ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

Archivi per il mese di “dicembre, 2013”

Surrogati, sostitutivi…uomini impiegati come medicina equivalente pe soddisfarmi della mancanza dell’unico che vorrei. Sostituti, palliativi, surrogati. Pervengono senza che io faccia nulla, senza che io li cerchi, senza che io li voglia, se non a riconfermare al mio ego che ”posso ancora”, ”posso sempre”, ci sarà sempre uno, due, dieci uomini ci saranno a ricordarmi che sono giovane e appetibile. Il mio harem di estimatori…

 Anche belli.Anche ben vestiti, e anche intelligenti. Obiettivamente non potrei cercare di meglio. Eppure gli strani meccanismi del cuore promettono altro, guardano dove non si puo’. Altrove, e indietro. Altrove, dove quel cuore che probabilmente non corrisponde alle intenzioni del mio ora dimora. Indietro, ricercando le vie battute dal sole ardente d’agosto, il vitalismo estremo di una brutta estate, che per quanto mal vissuta e’ stata sempre un’estate, ed e’ ora sospesa come in un insieme di ricordi ovattati, persi per sempre nel tempo , diventati stranamente lontani. Un capitolo chiuso, roba persa.

L’abbronzatura, le sere balorde e pure le medicine, roba finita.

Eppure…ora mi rendo conto di aver vissuto intensamente. In quel periodo così surreale, ho vissuto rendendomi conto di farlo.

Mica come ora, che il tempo sta scivolando via inesorabile.

 E ripenso alle maniche corte e ai tuoi tatuaggi folli, penso e ripenso, folle anch’io, che dovresti essere roba archiviata. Eppure, forse…spero in un illusorio giro del destino, un eterno ritorno, un ricongiungimento, spero siano stati solo puntini di sospensione, spero che torni col cuore propenso a rivedermi.

Illusa.

Per quattro mesi ho sfatto e rifatto la tela…

Penelope accecata da un Ulisse che vaga per cazzi suoi, e che ho il sospetto sia pure un coglione.

Eppure, l’idealizzazione, da quella non fuggi. Se il cuore testardo si ostina che vuole una cosa, lui la vuole, punto. E sono sempre le più impossibili, guarda un po’ , quelle che non si trovano mai sotto le tue dita, sfuggono, non ci sono.

Amare e’ una continua rincorsa del troppo e dell’impossibile.

Anziprobabile non sia amore, parola troppo grande. Ma voglia ostinata, capriccio unito all’idealizzazione folle e non corrispondente alla realtà.

Ma mi piace leggerci un destino dietro. Attendo ancora un mese.

 

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salve

Torno con un post molto sentito. Perdonate l’assenza.

 

In culo all’anno e’ necessariamente tempo di bilanci.

Si sta chiudendo cosi’ anche il 2013, un anno che per molti versi ho trovato semplicemente grottesco e assurdo.

Un anno in cui la vita mi ha schiaffeggiato in tutta la sua cruda, spietata, essenza. Ho avuto modo di vedere il volto gelido del mondo, rendermi conto forse per la prima volta in tutta la vita dei suoi meccanismi spietati, necessari, tutto questo snodarsi di ingranaggi freddi e cigolanti, nazisti, logicamente folli.

Mi ci sono ficcata in mezzo come Chaplin in Tempi moderni.

Si riassume per immagini, e la primissima immagine mi vedeva ammantata di un altro spirito, a Roma, in quella notte fredda di San Silvestro, i gomiti appoggiati al travertino ( e’ travertino, vero?)della terrazza del pincio.

Fissando una stella cometa di neon davanti a me, aspettando quell’indolente mezzanotte che sembrava in ritardo di una vita. Per poi veder scoppiare un po’ di casino sotto di me, e io sorridente-ma non troppo- sentirmi come liberata da un peso. Un 2012 un po’ irrequieto. Ma almeno, ecco, ero fidanzata…

Non innamorata, ma fidanzata, vuoi mettere?

Una collocazione sociale che non comporti irrequietezza e smania di fare, sperimentare, zompettare di letto in letto e cacciarmi nei guai.

So, ora so, come mai avevo deciso di mettermici insieme. Per frenare gli istinti, e non sono tipo quegli istinti felici del ”su hai venti anni goditeli e scopa senza ritegno”. Ma istinti più sottili, incomprensibili, eminentemente autodistruttivi. La mia parte lucida sapeva che, per come si stavano mettendo le cose, sarei finita male, molto male, senza un freno.

 Mi serviva un freno ora e subito, anche un tizio a caso.

Ed e’ seguito quindi questo anno di delusioni, di ansiolitici, di antidepressivi, dimagrisco-ingrasso-dimagrisco, la fine inesorabile e inevitabile di quella storia, gli aghi del tatuatore, due milioni di sigarette consumate con gli occhi persi nel vuoto, il senso di nullità totale, di dissoluzione, di completo annichilimento, il desiderio di morte, caos familiari, gli esami cannati, l’insonnia e l’ipersonnia, l’ estate d’inferno, la mancanza di veri amici, le fobie e le paranoie, la solitudine più dilaniante, e le tante, troppe, delusioni sentimentali. 

Le sale d’attesa degli ospedali, le scartoffie sulla scrivania, una sensazione di vuoto annichilente. A che vivere? A che vivere?

Un altro amore, un altro inganno? A che vivere…

Un futuro, certo, e poi cosa…quando arriva il futuro?

 

Ma, anche stordita dalle pasticche e col cuore spappolato, e con la bellezza che e’ totalmente sfiorita, e col sorriso che si e’ spento, e coi ricordi di quando l’inganno del mio ego ultra pompato mi faceva vivere da Dio, nei miei deliri superomistici…io…

 

Oh, io sono andata avanti.

Mattina dopo mattina ho aperto gli occhi, mi sono fatta il caffè, mi sono vestita e truccata alla cazzo e ho fatto tutto quello che dovevo fare. Che e’ stato, essenzialmente, ricacciare il senso di vomito e l’incoffessabile desiderio di morte, smettere di credere che farsi scopare da qualche viscido potesse far bene alla mia autostima. Aver davvero visto negli occhi tutta l’inconsistenza dei rapporti umani, non l’aver trovato una cazzo di mano tesa che fosse una…soprattutto da parte di chi sosteneva di amarmi. Ma sapete che ho imparato?

A sbattermene il cazzo dell’altrui amore e dell altrui sostegno, e a andare avanti, a oltranza, fiera, mutilata, delusa, tradita, incattivita, indipendente, testarda, cazzuta.

Nelle più nere delle mie giornate, ho capito che solo gli spiriti più alti possono toccare gli abissi. Dopo aver fatto pompini alla follia, ho capito che li’ sta la libertà. Dopo aver perso tutto, ed esserne uscita, contemplo la desolazione candida di questa tela bianca con tutti altri occhi.

 

Che io sono in piedi, e le disgrazie, come il vento che si e’ abbattutto senza limiti contro una quercia, non hanno scardinato le mie radici.

 

Io, caro destino, caro mondo, caro fato, sono un passo più consapevole del mio valore.

Io, caro destino, caro mondo, caro fato, anche all’ultimo esame ho preso trenta, anche quando volevo piangere ho riso, e mi sono fatta scivolare addosso giornate di merda, una dietro l’altra.

 

Io, in un certo senso, sono un piccolo dio, schernito dalla stupidità delle masse che sanno ben vivere, ingabbiate nei loro schemetti che poco hanno di geniale.

Io sono il genio, sono l’irregolarità, sono il male, sono l’arrivismo, sono la consapevolezza, sono il fiore dei germi del genere umano.

Sono una che ha avuto anni di Vate come guida, il vate, il vate d’annunzio…un maestro che, nell’arte di saper vivere, credo di aver abbondantemente superato.

perché lui, vile, si e’ piegato al potere. E memento audere sto cazzo, io ho osato davvero, e tutto quello che vivo lo vivo osando, e ora tutto ciò che oso lo oso a cuore piu’ leggero. Un cuore pienamente libero, epurato dall’aver qualcosa da perdere.

 

E ringrazio il destino crudele che voleva distruggermi, beatamente lo ringrazio.

Perché ho pregato anni che se ne andassero ”le foglie morte”.

 E ora che si e’ sradicato l’albero sai che ti dico, Fato di merda?

1- che te l’ho messa in culo, 2- che hai soltanto tastato il polso alla mia forza, 3- che ora so che non c’e’ NIENTE che non possa superare e 4- che mi hai solo sgombrato il campo, hai solo ripulito un po’ in giro, hai solo fatto spazio al nuovo.

 

E io al nuovo credo, al successo credo, alla rinascita credo, alla speranza io credo, ai tempi migliori io credo, al meglio, al buono, al sacro, io, CREDO.

In me, anche fossi l’ultimo essere umano a farlo, io CREDO.

 

 

E tornerò a Roma, prima che finisca l’anno, con un treno qualsiasi, come a auspicare che si chiuda un circolo tremendo. Nella mia Roma bella e illuminata, risaliro’ per il Pincio, contemplando ancora la fiumana di persone, le luci di natale, le vie belle di lusso.

 Pregando a che vengano tempi migliori. E che gli insegnamenti di questo anno non si disperdano. Non lo sopporterei…

Il male non può succedere a vuoto.

 

Buone Feste a voi.

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