ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

Mi sono vista allo specchio, in piena febbre, in pieni disastri vissuti e compiuti. E mi sono chiesta come si faccia ad avere occhiaie così a ventidue anni.
Non riconosco più niente di me, l’immagine che mi rimanda è quella di una bambina invecchiata senza mai aver acquisito il fascino di una donna. Sono comparse delle brutte linee ai lati della bocca, come se a forza di ghignare in modo amaro il segno sia restato. la faccia gonfia, gli occhi piccoli e infossati, i capelli una massa secca e indomabile. Il corpo totalmente lasciato andare, diventato pesante, goffo.
Non mi riconosco più. non ho più il barlume di quella splendida arroganza che mi caratterizzava, e che rivorrei con tutto il cuore. Non posso più permettermela: mi sono imbruttita.
Mio padre se n’è andato di casa con una grassona. Non voglio più saperne di lui. Sono stata preferita a una grassona.
L’evento si è aggiunto ad altre cicatrici, ha solcato vecchie ferite, ha rinvigorito il senso d’abbandono che provo, che ho sempre provato.
Maledico ogni giorno Dio per essere stato così crudele.
Io non me lo meritavo. Ero una creatura troppo perfetta per meritarmelo.
Ero vincente, strafottente, combattiva.
Lotto ancora, ma battaglie che non posso vincere.
Continuo a combattere, a schiantarmi contro i mulini a vento.
Che vita di merda.

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