ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

My god

torno dopo mesi e leggo un mare di commenti. Ma tanti, ma tanti, ma tanti. Polemici, aspri, ma comunque tantissimi. Questo blog e’ seguitissimo… Non me lo sarei mai aspettata!

Ulteriori aggiornamenti: proseguo la mia vita tra battaglie giudiziarie e cazzy e mazzy, ascolto Rino Gaetano, sono bionda, mi sono fidanzata.

Anche questa è una storia assurda. Ma di questo ne parleremo poi. Qui tanto vale riprendere l’attività di blogging con criterio, quindi nei prossimi giorni modererò i commenti e eliminerò un po di post inutili/spazzatura. Voglio che non sia un blog dove parlo di me stessa, quella era la linea che seguivo a 16 anni… Per queste cazzate ora c’è tumblr. Voglio un blog dove si parli di cose che riguardino VOI, consigli, tutorial, un po’ di foto, un po’ di articoli di opinione.

Ad ogni modo io vorrei farvi notare che amanitafalloide ora e petitemirabelle prima sono personaggi. Esasperano lati del mio carattere ma non corrispondono a ciò che sono realmente. Sono esercizi di scrittura creativa e di immedesimazione.

Quindi non polemizzate 😂

Un bacio a tutti dal fungo più velenoso della rete.

aggiornamenti

Oggi è stato strano, in un certo senso duramente rivoluzionario.
Sono adulta.
L’ho scoperto poco fa, ed è stato come svegliarmi all’improvviso dopo un letargo durato un paio d’anni.
Ho sollevato la testa dai libri di diritto (domani ho un esame) e mi sono resa conto
1- di essere matematicamente in ritardo con gli studi
2- di studiare male e in modo pasticcione, anche se ho la media alta alta
3- che del diritto privato comparato fotte una sega

e a catena diversi corollari:
a) quanto cazzo sono imbruttita/ingrassata
b) quante cazzo me ne sono successe
c) quanto cazzo di tempo fa perdere lo stare depressi.

ora: non per giustificarmi, ma ho avuto tutte le buone ragioni per deprimermi e ingozzarmi come un porco.
Mio padre è andato via di casa perché ha l’amante, ergo mi ha abbandonata con mia madre depressa a seguito.
i miei nonni, con cui vivo, stanno male.
E’ iniziata una sega di corsi e ricorsi dagli avvocati per la pratica di divorzio.
La mia vita sociale si è ridotta a meno uno, quella sentimentale… non ricordo manco che forma ha un cazzo, l’autostima stra-sotto zero.
Problemi di salute e problemi di ansia, problemi con gli esorcisti e tutto quanto.
Un inferno.

E all’inferno si perde tempo, cazzo.
Col mio libro sono indietro. Con un sacco di cose sono indietro.
Perché quando ti si rovesciano tanti problemi addosso puoi sfoderare tutto l’ottimismo che vuoi, non serve a una sega.

Io stessa sono l’essere più arrogante ed egoista al mondo.
Ho barattato l’autostima per salvarmi la pelle. Per non morire.
Ho lottato per non morire.

Non sono morta.

Lucidamente spietata a discapito delle seghe mentali che mi facevo prima, alla post adolescenza favoleggiante.
Sono molto nazista, ora.

Da circa un mese ho iniziato a rimettere ordine. Mangio meno e meglio, più lentamente, meno rabbiosamente.
Ripreso a fare sport. (avevo del tutto smesso diventando un sacco di merdosi rotoli di lardo)
Già va meglio. La strada è buona.
Ho anche escogitato un metodo di studio che dovrebbe funzionare. (in quarto, complimenti)

Ma di tempo tra ansie, paure, dolori, ricordi… ne ho sprecato tanto.
Ho osservato la mia vita scorrere e quella degli altri marciare spedita.

Adesso mi sono rotta il cazzo.
Seguaci qui ne abbiamo più, oppure?

Come state?

società

Il mondo ci vuole allegri.
Ci vuole scattanti.
Ci vuole vincenti.
Ci vuole produttivi.
Ci vuole poco riflessivi e molto attivi.
Macchine del sesso.
Lavoratori sorridenti.
Ci vuole giovani.
Ci vuole atletici.
Ci vuole agonisti.
Ci vuole energici.
Ci vuole che acquistiamo. Quindi ci vuole… coi soldi.

E sinceramente non credo che tutto ciò sia negativo. L’allegria è negativa? Vincere è negativo? Sorridere è negativo?

La nostra è, di fatto, una società edonistica e… ottimista.
Se non sei così ti tagliano fuori, vero. Ma in sé, gli obiettivi che si pone non sono affatto negativi.
Anzi.
E’ una società che mette al centro il singolo, costringendolo a sgomitare nella democraticità della massa.
E’ una società che spinge all’eccellenza, perché sopprime in modo darwiniano i soggetti deboli.

Io la sto rivalutando molto.
Dall’alto (se lo raggiungo) vi saprò dire che visuale si ha.
Dall’alto, io ci scommetto, questa società non la si può che adorare.

Mi sono vista allo specchio, in piena febbre, in pieni disastri vissuti e compiuti. E mi sono chiesta come si faccia ad avere occhiaie così a ventidue anni.
Non riconosco più niente di me, l’immagine che mi rimanda è quella di una bambina invecchiata senza mai aver acquisito il fascino di una donna. Sono comparse delle brutte linee ai lati della bocca, come se a forza di ghignare in modo amaro il segno sia restato. la faccia gonfia, gli occhi piccoli e infossati, i capelli una massa secca e indomabile. Il corpo totalmente lasciato andare, diventato pesante, goffo.
Non mi riconosco più. non ho più il barlume di quella splendida arroganza che mi caratterizzava, e che rivorrei con tutto il cuore. Non posso più permettermela: mi sono imbruttita.
Mio padre se n’è andato di casa con una grassona. Non voglio più saperne di lui. Sono stata preferita a una grassona.
L’evento si è aggiunto ad altre cicatrici, ha solcato vecchie ferite, ha rinvigorito il senso d’abbandono che provo, che ho sempre provato.
Maledico ogni giorno Dio per essere stato così crudele.
Io non me lo meritavo. Ero una creatura troppo perfetta per meritarmelo.
Ero vincente, strafottente, combattiva.
Lotto ancora, ma battaglie che non posso vincere.
Continuo a combattere, a schiantarmi contro i mulini a vento.
Che vita di merda.

disclaimer

sì, ma ragazzi.
A me non me ne fotte un cazzo delle vostre storie d’amore finite male, quindi smettetela di raccontarmele sotto ai mila commenti di “le 50 cose da fare quando si viene lasciati”.
E’ un post che ho scritto unicamente per le visualizzazioni, e non perché di voi me ne importi davvero.
Grazie.
Compratemi il libro.

chessega

La mia vita viaggia tre palmi sotto le mie ambizioni.
Nelle mie ambizioni sono laureata con 110, sono un avvocato, faccio i soldi, sono bionda, sono sposata, ho venti kg di meno e ho un bel cazzone piantato nella fregna.

nella vita vera ho ancora due anni di studi, single, castanetta stoppa, ingrassata, niente cazzi, un manoscritto incompleto.

Chessega.
Possiamo mandare avanti a quando scopo e il resto, per cortesia?

l’imperfezione

Da ragazzina facevo i gargarismi con la parola “perfezione”.

Poi ho capito che non solo è una gran troiata, ed è anche molto noiosa.

Quanta bellezza è contenuta sotto un’occhiaia o un po’ di barbettta incolta, un vinile graffiato , un caffè troppo allungato, un bacio che non somiglia a quelli da cinemascope e la riga storta d’eyeliner.

Dio la benedica, cazzo.

nodi

Tutto mi ricordo, anche a distanza di anni, e tutto mi lego al dito.

Ce l’hanno insegnato che il rancore non insegna, contamina e intossica solo l’anima. Ma quelli che ce lo dicevano sono solo dei buonisti viscidi e falsi, capaci di impartire la buona omelia, persi poi agli atti…tra le belle donne. 

Che Gesù Cristo perdonava le puttane per farsele gratis, e ti imponeva di porgere l’altra guancia, incurante del fatto che suo Padre fosse un grande vendicatore.

Che secondo voi, quelli che gli hanno crocifisso il figlio (che lui ha fatto nascere per far crocifiggere, così da perdonare agli uomini una sua incazzatura precedente, che sarebbe bastato dire “oh cari. vi porgo l’altra guancia” e tanti saluti) dove sono ora, alle Maldive?

O li ha sbattuti all’Inferno? Opto per la seconda scelta, e, caro Dio, non parlarmi di libero arbitrio. Che quella che hai impartito a quel ragazzo di 30 anni col tumore al cervello è solo una dimostrazione di crudeltà gratuita. Posto che tu esista e, davvero, faresti meglio a non esistere. 

In fondo, agli uomini servi nella misura in cui tu gli sei utile. E se non salvi i Giusti, a cosa servi? Sì, il paradiso. Posto anche esistesse me ne sbatto il cazzo di starti a pregare a oltranza avvolta da luce, preferisco coltivare i vizi, e non le virtu’. hic et nunc, ora, qui.

Grazie Signore, che ci fai soffrire.

E in questa vita, che poi è l’unica, i nodi che ho intrecciato alle dita mi ricordano di ricordare, sempre. Il torto, l’offesa subita. Ma non tanto per soffrire a causa di esse. Ma perché si è rotto un equilibrio, e di conseguenza quell’equilibrio deve essere ripristinato, e se deve essere ripristinato schiacciando le teste finché non grondano sangue, ben venga. Perdonare, rimettere un debito…sol perché qualcuno ti fa pena al cazzo, è un atto da coglioni o da inferiori, che poi è la stessa cosa. E non ci vuole forza a perdonare, perché corrisponde a deporre le armi in battaglia. E quelli che in guerra gettano le armi non ottengono la pace, ma la sottomissione al nemico. E’ arrendersi, non è…VINCERE.

Vincere, vincere, vincere, distinguermi, emergere, svettare, sgomitare, arrampicarmi, frodare, sfruttare…cosa cazzo me ne farei delle pari opportunità se poi dovessi essere costretta a vedere la mia povera testa allo stesso livello di chi odio?

Ed è così che io ricordo tutto.

ricordo quell’inetta della professoressa di lettere, persa nella sua inutile vita romanzata, e il suo dirmi che “non combinerò mai niente nella vita con questa arroganza”, e anche che non sapessi scrivere, perché era uno stile senza binari, retorico e ampolloso, basato sulla ricerca dannunziana della parola e non del significato. Estetico e vuoto. Come tutta me.

Giuro, quanto cazzo godrò a inviarle una copia autografata con dedica del mio romanzo scritto solo per profitto, “soldi, e non grazie ai tuoi insegnamenti, continua a goderti i tuoi 1000 euro scarsi al mese, e fammi sapere se ti serve un prestito o se stai bene così”

E a quella stronza della professoressa di matematica, che mi disse che di Legge non si fa carriera, e che i numeri contano nella vita. Saper contare, poi.

Copia autografata della mia parcella (la parte non in nero, almeno…) e poi: “vero, i numeri contano, ma non li so contare. Contami un po’ questi, visto che ci hai studiato matematica, grazie. Preferisco una calcolatrice di carne, non ho voglia di accendere l’iphone per usare l’applicazione”.

E tutti i miei ex. Passati, presenti, futuri.

Possano morire, tutti. Soffrire, uno per uno, possano essere soli come i cani.

Possano ai miei nemici schizzare le budella dagli occhi, e continuino…

i miei amici…

ad essermi utili.

Le mie dita staranno meglio quando sarà allentata la morsa dei nodi che li avvolge. Questione di tempo, la sacra Vendetta richiede sacrificio, macchinazione, tempo, giri di karma, azione.

Non c’è problema. Se il demonio m’assiste e Dio è occupato a fingere d’ascoltare le preghiere e spargere aministie agli empi, 

è solo questione di tempo.

Ricordati sempre di osare.

Immagine

ed è questo, che devo fare.

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notti magiche

Mondiali e maturità sono parole non solo accomunate dalla lettera “m”, ma anche da una certa…nostalgia.

Aridaje co sta nostalgia, si vabbè ma e’ un bell’intervento lo giuro. 

Ogni Mondiale vissuto e’ il ricordo di un mondiale lontano. Ed è del tutto ininfluente se siamo o meno appassionati di calcio, i mondiali sono un fenomeno talmente grande per portata mediatica che finiscono inevitabilmente per coinvolgerti. A volte misuriamo le estati in base ai mondiali, i nostri ricordi in base ai mondiali etc. Notti magicheeeeh inseguendo un goal sotto il cielo di un’estateee italiana…

Insomma, è sempre un periodo un po’ sui generi, spesso ovattato da una certa sembianza di “mito”.

e così funziona anche il periodo della maturità. Che sia stato il momento piu’ orrendo della tua vita o un periodo d’oro continuerà a conservare una certa allure sacra o pseudo tale negli anni a venire. Probabilmente anche per tutta la roba che ci hanno cucito su, da Venditti a venire avanti con quella canzone abusata.

Di quella canzone, tuttavia, un verso merita particolarmente, forse racchiude il succo di tutto. “come i pini di Roma, la vita non li spezza “

E credo che sia proprio questo il fulcro. Quel sentirsi invincibili, drammaticamente accentuato nel post maturità, perdurante per tutto il primo anno universitario (per l’effetto novità) e poi destinato a spompare amaramente.

Ci vedo molto di questo, sì, e il passaggio almeno per quanto mi riguarda è stato molto, molto duro. Ho percepito quel periodo come un allegro inferno, e quelle sensazionacce di tensione sono le stesse che torno ad avvertire ora, centuplicate, prima di ogni esame. E non sono tipa da abbattermi o cosa, ma negli esami a venire tutto perde questo alone di magia, e non certo per assuefazione. Così, col corpo adolescente fatto scivolare attraverso varie notti, e tante sigarette, e le tue compagne a prepararsi con te per quel momento, e le grigliate estive e i pronostici e il beviamo e non ci pensiamo. Innumerevoli stelle di notte, che sì va bè sono le stesse di sempre ma le si guardava con occhi piu’ ingenui, e la lucida follia di credere di poter diventare, potenzialmente, qualsiasi cosa.

E’ però quando inizia a ridursi il cerchio delle possibilità, quando firmi e addio, esci dalla stanza, ti vai a immatricolare all’università e ti incagli nei suoi meccanismi. E’ li’ che, dopo la residuata onnipotenza, capisci che forse c’è qualcosa di peggio rispetto alla versione di latino, che magari non eri poi così geniale considerando la mole molto ridotta delle nozioni, che non puoi piu’ fare il cazzo che ti pare e che l’imbuto delle possibilità si stra stringendo.

Ed e’ brutto , e sempre di piu’, ogni anno che passa.

Ora che sto alla fine del terzo anno universitario e’ un po’ tardi per chiedermi “che voglio fare da grande”, giurisprudenza continua chiaramente a piaciucchiarmi ma non a entusiasmarmi, eppure e’ troppo tardi per tornare indietro (non lo avrei fatto comunque), e conviene stringere i denti e tirare avanti.

Ma con che approccio.

Con l’approccio di un adulto. Ed essere adulti significa fuoriuscire da tante scialbe idee di ragazzina, e chiedersi anche che forse, all’atto pratico e considerata la situazione italiana, magari non è stata questa gran scelta. Ma intanto tiriamo avanti, e qualcosa di buono dovrà pur venir fuori, e ogni esame non e’ emozione positiva, ma solo una pesante incombenza burocratica, da togliersi di mezzo dopo una fase di stress, chiusura in casa, noia, dimenticanza, vuoti di memoria, rotture di coglioni.

E quindi non posso, appunto, non ripensare a quelle estati in cui ero libera, non mi faceva male la schiena, non soffrivo di spotting continuo, scopavo pure, avevo il corpo ben piu’ atletico, i mal di testa non erano martellanti, le occhiaie forse c’erano ma tanto “fa figo” , i libri si leggevano per piacere e forse si cercava di scriverli pure.

Ed e’ questo il punto, e mi ricollego in parte a quanto scritto stamattina, relativamente all’ordine e ai troppi parametri. (la mia facoltà è questo, schemi su schemi su schemi su punti su distinzioni, su categorizzazioni, su elenchi su roba che appunto devi prima sminuzzare e poi sorbirti a memoria)

Che noi abbiamo bisogno del sogno, cazzo, per vivere bene. Abbiamo bisogno di tenere alte le ambizioni, fosse anche in maniera utopistica, abbiamo bisogno di staccare un po’ dal reale e tornare ragazzini, abbiamo bisogno del mare, dei sabati e delle domeniche in famiglia, di innamorarci e di imbrattare una tela con le mani, di addentare una succosa fetta di cocomero prima di guardare una partita, di canticchiare l’inno e di fare qualche stronzata ogni tanto.

Così penso a due mie coetanee che già hanno partorito, agli anelli al dito, alle feste di laurea che svettano nella mia home, alle foto di coppia “seria” e tutto il resto. E tutto mi si sbassa, e mi ricordo che il tempo stringe e di quanto sia immersa, imprigionata, in un presente che non mi piace affatto, perché significa asetticamente essere  “tra” i fasti del passato e l’incertezza futura, aggravata dalla tragica situazione attuale in questa Nazione confusa e malandata. 

E che ho 21 anni e niente in mano.  Forse si stava meglio a copiare alla matura.

E 21 anni sono proprio un’età del cazzo, ora che ci penso.

Notti magicheeee eh.

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