ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

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acqua liscia

Il tempo dovrebbe essere messo lì apposta per smussare qualche spigolo, ripulire un’intercapedine, e sigillare tutto il buono con una patina di nostalgia che di conseguenza regali un’immagine splendente di quello che fu, nascondendo abilmente il marcio.

E invece fa esattamente il contrario. Guasta un dente sano – per rimanere in tema, sono reduce da una buona scalpellata ai denti- , rende aguzze, pungenti, le rotondità. Corrode le persone, e non solo fisicamente. Le erode, e togli togli quella patina di finto buono che le avvolge tipo Domopak quando fai loro comodo, esse si rivelano per quello che sono. Non è che il tempo t i cambia, semplicemente ti svela.

Il tempo ha rivelato quello che in fondo ho sempre creduto e pensato, di quelle del mio liceo. Mi ha fatto capire, oggi, il perché mi sentii sollevata l’ultimo giorno di scuola. Ora, non che io sia uno stinco di santo, ma per lo meno dimostro maggiore coerenza, maggiore cura per le persone. Delle persone bisogna avere cura (ognuno a suo modo) come quando da piccoli si trovavano gli uccellini caduti dai nidi. Teneramente, ognuno a suo modo, ognuno con le sue forme di tenerezza.

Le cose preziose davvero, sono cose preziose per sempre. O se non altro a lungo, o se non altro non bastano due annetti scarsi per fare tabula rasa del buono. Due anni, due anni sono stati appena il tempo sufficiente per scordarsi, letteralmente scordarsi, di essere stati amici un giorno, ma amici quelli duri a morire -si pensava- dalle vacanze insieme ai pomeriggi ai compleanni ai viaggi a tutto il companatico. Ovviamente stronzate.

Una, una in particolare, un’amicizia decennale…accantonata, per leccare il culo a gente che diceva di non sopportare, solo perché sono sicuramente considerate “in” , ragionando nell’ottica del paesino ottuso dove vivo.

Ho una caratura spirituale per cui queste cose mi scivolano addosso, quell’ipocrisia non mi tange, nei miei venti anni ho amato e odiato davvero, non per comodità, senza palesi doppi fini. Ho avuto perfino cura dei miei nemici: li ho odiati al meglio di me, voglio dire. Una persona si può anche detestare senza impegno, svogliatamente. Invece ho odiato ardentemente , con tutte le forze, e secondo me è comunque un nobile sentimento.

Il passato, dice il mio Vate, è una tomba che non rende mai i suoi morti. Bisogna riempirsi di nuove sensazioni, nuove emozioni. Essere pronti nella vita a voltare pagine, a volte interi capitoli, a volte cambiare libro.

Tenendo presente che ciò che finisce in un certo modo, non era. O meglio, si è rivelato per quello che era, qualcosa di diverso rispetto a ciò ce si pensava. E come detto all’inizio è il tempo che ci ha pensato, a svelare il tutto.

Ragionando poi sulla tenacità del male, devo dire che sì, le sue radici attecchiscono meglio.

Sono crollate le super-amicizie, ma non si sono estirpate le piccole-medio-grandi antipatie, al massimo sono state appena appena coperte, e sono pronte a riemergere.

In questi due anni la nostalgia non mi ha minimamente sfiorato, l’università, tolto il periodo di smarrimento iniziale, è stata la mia rinascita. Vita nuova.

Si vive il presente in fondo, tutto il resto serve a fare un bilancio o una previsione.

Ma all’atto pratico, è  acqua liscia.

 

 

 

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le (non) prospettive

accendo la tv. tg1. sondaggi: GIURISPRUDENZA è la facoltà che offre MENO prospettive in tempo di crisi in Italia. considerazioni: cazzo solo oggi ho speso 80 euro di libri 2-cazzo sto studiando mattoni per nulla? 3-Italia? e chi dice che devo restarci? 4-“conosco la legge, bastardi”, ed è un’arma potente. Se lo Stato non offre prospettive “legali”, saprò (potenzialmente) tutto su come “aggirare l’ostacolo”. 5- seri dubbi su prospettive che offrono scienze delle merendine e similiaria. 6-seri dubbi sull’attendibilità dei telegiornali in Italia. 7-ci credo che la giustizia non serve, e quindi manco studiarla, in Italia 8-fanculo, io torno fieramente a studiare i contratti.

 

Così deciso, l’udienza è tolta.

metodo di studio parte due: la ripetizione

Pochi post fa ho trattato del metodo di studio, nelle sue prime fasi.  Post molto visualizzato, mi fa piacere.

Resta ora la rielaborazione di quanto avete appreso (dovreste già avere una “visione globale”dell’ argomento studiato, in tutti i suoi aspetti fondamentali. )Per ottenere una buona preparazione è necessario dare grande importanza alla ripetizione, che deve costituire un buon 50% del vostro studio. Ripetere oralmente (non mentalmente e basta) un argomento permette di fissare nella mente tutti i concetti, di saperli rielaborare, di seguire un filo logico (le parole e i relativi connettivi fanno da “legante”) e quindi di acquisire davvero tutte le informazioni necessarie. Senza contare che ripetendo acquisite più fluidità, più sicurezza, eccetera.

Se studiare bene è fondamentale, ripetere BENE lo è ancora di più, perché al momento di un esame, mi duole doverlo dire, non conta tanto CIò che si sa, ma il COME lo si sa. Potreste essere padroni di un argomento, saperne più del professore, ma se poi quando vi fa una domanda questa non è ben rielaborata, per il professore sarà esattamente come se voi non aveste studiato per nulla o comunque in modo sommario e disordinato. E voi dopo calendari, letture, riletture, schemi, eccetera, non volete dare questa impressione, vero?

1-quando ripetere.

Questo è abbastanza soggettivo, c’è chi “legge e ripete” subito, c’è chi legge e rielabora, e poi ripete. C’è chi ripete solo alla fine. Io sto nella seconda categoria. Apro bocca solo quando ho già mentalmente un’idea globale della materia, quindi non “studio ripetendo” ma “aggiungo ripetendo”. Questo mi consente di sprecare meno fiato ed essere più rapida: in meno ripetizioni riesco a ottenere lo stesso risultato di chi inizia subito a ripetere. E poi la mia memoria è prettamente visiva, poco uditiva: memorizzo se scrivo. Che è comunque una bella seccatura.

Di certo è errato ripetere solo dieci giorni dall’esame, o anche meno. Deleterio, non ripetere affatto.

2-come ripetere. (sia prima sia durante la prova)

E’ noioso, ma, almeno quando iniziamo a essere vicini all’esame, è bene ripetere “come se” stessimo all’esame. Seduti composti. Dritta la schiena.Il cervello è più reattivo. Simulate possibili domande. Evitate le introduzioni. Ripetete per argomento, in modo da essere esaustivi anche in vista di domande secche.

Attenzione allo stile: non ripetete “a fiume” (cosa che la tensione provoca) perché darete l’idea di aver studiato “a memoria”: le domande diventeranno più “cattive”, più di ragionamento. Oltre tutto rischierete di esaurire l’argomento in troppe poche parole, Attenti.

Non ripetere nemmeno troppo lentamente, darete l’idea di non essere in grado di elaborare bene la domanda. Oltre tutto le vostre pause di silenzio inducono il professore a aggiungere domande su domande, precisazioni su precisazioni, rischiate di perdervi.

-Adottate una via di mezzo: una ripetizione spedita, gesticolando moderatamente ma non troppo, con un tono di voce sicuro (anche se state per dire la più grossa, grassa, cazzata. Non indugiate. Pensate prima di parlare, ma evitate i tempi morti, al massimo sarete corretti. Non rispondere PER NULLA equivale a dare l’idea di non aver studiato affatto. Se anche avete un dubbio, parlate). Partite dal nocciolo della questione, passate poi a ulteriori spiegazioni. Solo dopo gli esempi, solo dopo le eccezioni, solo dopo i “dibattiti della dottrina”.Date un ordine logico a ciò che ripetete. Non fate “creare” il filo del discorso al vostro interlocutore, fate in modo che non debba guidarvi lui. Se ritenete vi siano argomenti collegati, muovetevi a esporli. Potreste indirizzare le future domande verso argomenti che sapete bene.

-Attenzione ai termini: vietate parole come “cosa” e “fare”, vietato un lessico troppo comune, ma, se non siete DAVVERO in grado di padroneggiarlo, evitate il lessico che adotta il manuale (e quindi avverbi usati di continuo, termini ultra-tecnici eccetera…pensate la grande figura di merda se il professore vi chiedesse di “delucidarlo” su un’espressione particolarmente forbita che avete appena snocciolato, e voi non siete in grado). Ricordate che semplicità non significa ignoranza e sintesi non significa pochezza.

-Attenzione ai connettivi logici: evitate come la peste “cioè” “appunto”, “allora” , “dunque” e “insomma”, “poi”. Appunto presuppone che voi stiate rimarcando un concetto già espresso (come ho appunto detto prima…). Il che, è superfluo. Il professore SA cosa avete detto prima, quindi date l’impressione di girare a vuoto intorno all’argomento. Ben vengano i “quindi/per cui, “qualora”, “affinché” “successivamente- in seguito/precedentemente”, “ma”, “perciò”, “in quanto”.

-i congiuntivi non mordono.

-Ehmmmm….allora….quindi….mmmmmmmmh….  : NO. Se dovete balbettare, preferite una pausa di silenzio breve /pausa respiro.

-ponetevi al PARI del vostro interlocutore. Siete sicuramente meno preparati, ma non date l’idea di essere delle nullità. Il rapporto tra di voi è un distaccato rapporto di professionalità che intercorre tra due adulti, non tra studentello sottomesso e professore giudicante. Mostratevi competenti. Assumete una posizione corretta, guardate l’interlocutore negli occhi.

-se vi sentite in soggezione, pensate a quando ripetevate a casa, da soli. Oppure, consiglio molto efficace (fa un po’ sorridere, ma è moooolto efficace), immaginate quel professore in situazioni imbarazzanti o ridicole (canta in un karaoke, sta al bagno seduto sopra la tazza): forse questo vostro “blocco” psicologico non è dato dalla poca confidenza in voi stessi, ma dal vedere il professore come un colosso perfido e crudele. Sono umani.Ah, non ascoltate più di tanto le “leggende” che aleggiano intorno ai professori di turno o ai loro assistenti.

-se si fermano a spiegarvi qualcosa, o si mettono a raccontare di cose che non sono propriamente oggetto della domanda (capita che a volte per loro soddisfazione personale o per effettivo amore della materia si mettano a “conversare” di essa con voi, aggiungendo ulteriori spiegazioni e precisazione che comunque non eravate tenuti a sapere) fingetevi interessati: annuite, sorridete. Ponete voi stessi delle domande. Cercate di captare il momento in cui potete “aggiungere voi qualcosa”, magari anche cambiando argomento, purché pertinente a queste “osservazioni aggiuntive.”

-preparatevi uno o due argomenti a piacere. Cioè argomenti che sapete alla perfezione.O anche uno per capitolo se l’esame è grosso. Potreste avere il CULO che vi facciano partire da quello. O che ve lo chiedano nei momenti di difficoltà. O che semplicemente ve lo chiedano, e basta. Cioè vi facciano la domanda, ed è il vostro argomento a piacere. A me è successo all’ultimo esame. Fu la domanda d’apertura (mi si è aperto un sorriso maligno interiore che era una meraviglia, già sapevo che avrei preso un bel voto)

-presentatevi BENE, anche l’occhio vuole la sua parte. Curate l’abbigliamento. Non siate troppo informali: vi state mettendo di fronte a un interlocutore adulto, da adulti. Senza eccessi eh, però io non rinuncio mai alla camicia, bianca, sobria. Non eccedete col trucco. Capelli puliti. Raccolti o sciolti non importa, purché in ordine.

 

e…se vengo bocciato?

Capita.

1- forse c’è da rivedere il metodo.

2- non avete studiato bene.

3- possono influire (in minima parte) anche altri elementi: domande cattivelle, stato di salute, poco tempo a disposizione, esame “provato” senza una vera preparazione di fondo.

Ad ogni modo l’importante è non svilirsi con un atteggiamento da “ecco, non valgo niente, non so fare niente, sono una nullità”. Ricordate che si giudica UNA SINGOLA PROVA, UNA PRESTAZIONE, NON VOI STESSI. Per cui, due giorni di mea culpa (capite gli errori, riprogettate l’esame), tre giorni di relax ASSOLUTO (ne avete bisogno, forse non siete stati al top per colpa di stress o problemi personali), e poi, rimboccatevi le maniche. Restituirete un doppio schiaffo morale. La gioia sarà molto più alta.

Ad ogni modo, dispiacetevi, ma non colpevolizzatevi. Se saprete celebrare i vostri fallimenti, costruirete solide vittorie.

 

In bocca al lupo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Metodo di studio: tecniche e consigli

Un po’ per esperienza diretta, un po’ per consigli, un po’ per suggerimenti online. Questo “collage”, schematico, strutturato a punti, (in due parti, due post separati) è finalmente un qualcosa di UTILE. Una sorta di pubblicità progresso, uno slancio di altruismo. Strutturato per accompagnare lo studente dalla preparazione del suo esame fino al momento della “prestazione”.

a chi mi rivolgo:  a studenti universitari (ciò non toglie che possa essere utile, magari semplificando il tutto essendo più easy ciò che si studia, a uno studente delle superiori). Faccio però riferimento a uno specifico tipo di prova, QUELLA ORALE. Non dico chiaramente che una prova scritta sia più facile di un orale, ma di certo il metodo che si va applicando è “diverso”: può mancare del tutto la ripetizione orale anche ai fini della memorizzazione, che è invece NECESSARIA per l’altro tipo di prova, può essere meno incidente il fattore emozionale, viene un po’ meno l’effetto “domanda a bruciapelo”, avendo più tempo per pensarci (potete chiaramente “saltare” una domanda, soffermandovici dopo, senza che questo comporti necessariamente un cattivo esito della prova. Se invece “saltate” una domanda a un orale, ammettendo candidamente “non lo so” , siete a un passo dalla bocciatura).

Pronti partenza via.

 

1- prima dello studio vero e proprio. Anche se non sembra, è la fase più importante, perchè è quella dove VOI avete un ruolo decisionale più attivo. Dovrete infatti stabilire QUANDO dare l’esame, COME dare l’esame, in QUANTO TEMPO (indicativamente) prepararvelo, QUALI obiettivi prefissarvi. E organizzarvi di conseguenza.

Domanda iniziale: FREQUENTO O NO?

E’ da lì che dovete partire, siamo al momento in cui ancora ci sono le lezioni. Chiaramente questa domanda potete porvela solo nel caso in cui la frequenza non sia obbligatoria.

PRO: frequentando IN MODO ATTIVO si ha modo di avere appunti PROPRI, personalmente elaborati, si ha modo di capire (anche a grandi linee) l’argomento in questione, tanto che si può saltare la prima fase di studio sul manuale (vedi sotto), si ha modo di ricordare prima e meglio, si ha modo di porre domande nel caso in cui qualcosa non sia chiaro, si ha modo di capire quali argomenti il professore tratta con più attenzione e quali più velocemente (se non è un completo bastardo, in linea di massima sono quelli più trattati a lezione gli argomenti che verranno anche più chiesti). Ricordate che diversi professori, probabilmente per proprio autocompiacimento, AMANO sentirsi citare, per cui se alla domanda X sarete in grado di utilizzare PROPRIO quell’espressione lì, sarà una marcia in più per voi.

Ma come appena detto dovete frequentare IN MODO ATTIVO, SE frequentate. Ossia:

-prendete appunti non a tirar via, ma accuratamente.

-STATECI con la testa

-cercate di interiorizzare l’argomento trattato

-chiedete, o a studenti più preparati o (meglio) al professore stesso (e alzatela sta mano pubblicamente, mica vi mangia!) cosa non avete capito.

E’ DEL TUTTO INUTILE SE NON ADDIRITTURA CONTROPRODUCENTE FREQUENTARE SE:

-1) notate che il professore tutto sommato segue il manuale per filo e per segno, e il manuale è chiaro.

-2) non riuscite per qualsiasi motivo a frequentare in modo attivo, per cui diventa una perdita di tempo e basta

-3) la materia è in linea generale di facile comprensione, l’esame vale pochi crediti, siete un po’ in ritardo, state preparando più esami contemporaneamente.

-4) le lezioni sono UN CONTINUO RIMANDO al manuale. Quando cioè il professore a lezione non spiega e approfondisce, ma si limita (anche per questioni di tempo) a enunciare a grandi linee i concetti base, scarni, per poi rifilarvi frasi come : “per questo, vi rimando al manuale”. “questo non mi ci soffermo, è fatto bene sul manuale”. Insomma, in tal caso frequentate solo se il manuale è effettivamente poco chiaro, o non sapete un’ acca di quella materia, per cui vi serve qualche “input” iniziale.

Ricordate poi che UN CONTO è frequentare SPORADICAMENTE UN CORSO (ed è DEL TUTTO inutile: se decidete di frequentare quel corso, è perché lo dovete frequentare costantemente nei limiti del possibile e in modo attivo) e un conto è frequentare IL GIORNO CHE SAPETE CHE IL PROFESSORE TRATTERà DI UN ARGOMENTO UN PO’ DIFFICILOTTO E POCO CHIARO. In tal caso è utile, tenetevi informati dagli altri colleghi in merito a dove è arrivato il professore e, se lo sanno, quando tratterà quella parte che proprio non vi va giù.

SE DECIDETE DI NON FREQUENTARE, questo non giustifica che dovrete girarvi i pollici a casa, anzi in quel caso sarete I VERI ARTEFICI del vostro esame, e potrebbe essere più difficile.

Ricordate comunque di:

-farvi fornire gli appunti, anche se ritenete che il manuale sia chiaro, da chi ha frequentato con costanza. Visto mai che il professore possa aggiungere delle parti, oppure dire di saltare parti sul manuale eccetera.

-informarvi su “che tipo” è il professore. Se ha argomenti prediletti, se è un tipo puntiglioso ecc. Sono “informazioni” che uno studente frequentante sa. Voi, di contro, poco più che sapete che faccia ha il professore che vi esaminerà. INFORMATEVI.

 

FASE DUE: LO STUDIO NEL MANUALE.

E’ il “cuore” della vostra preparazione. Molti studenti commettono l’errore di prendere in mano il manuale nel giorno x, iniziare a studiare dalla prima all’ultima pagina, magari essendo iper lenti e iper puntigliosi all’inizio, per poi dover accelerare bruscamente alla fine, costretti a estenuanti maratone di studio. Ora, al liceo era mia abitudine (anche perchè avevo ben 11 materie ed erano molto esigenti i professori, tant’è che per me il liceo è stato un MASSACRO) rimanere quasi volutamente indietro. Insomma, sono stata interrogata? Bene, non studio quella materia finché la prof  dice di nuovo che interrogherà. Così mi ritrovavo capitoli interi da studiare in pochissimo tempo, e mi esponevo al rischio dell’interrogazione bastarda di una prof che ti interroga anche se non ha finito il giro. Questo per me è stata una grande lezione di vita: un bel dito medio alzato nei confronti della tortura delle interrogazioni costanti, ora scomparse (e meno  male!) , ma dall’altra parte devo un grazie al liceo per l’essermi abituata a studiare TANTO e VELOCEMENTE. Che, per carità, non saranno mai i ritmi di 600 PAGINE AL MESE, 1400 A ESAME. Ma comunque è un buon avvio. Se in quel caso avessi studiato SEMPRE con costanza, avrei percepito di più la differenza ABISSALE tra liceo= cazzata (in linea di massima, ripeto, il mio fu una tortura) e università: mattoni su mattoni da studiare.

ALL’UNIVERSITà è OBBLIGATORIO STUDIARE TANTO (O MEGLIO…BENE!), VELOCEMENTE (NON VORRETE MICA METTERCI UNA VITA?), E COSTANTEMENTE.

Uno studio senza metodo, è disordinato. Uno studio senza passione, è noioso. In entrambi i casi c’è il rischio IMPRODUTTIVITà. Dove IO per produttività intendo MASSIMO RISULTATO  COL MINIMO SFORZO POSSIBILE. Il che non significa “non impegnarsi”, ma IMPEGNARSI BENE. Sono INUTILI mesi di studio per un diciotto, per dire. In quel caso è necessario rivedere il proprio metodo. Anche per ritagliarsi più tempo libero, mica solo per vedere voti più alti, chi se ne frega alla fine.

Metodo serve anche a chi prende voti alti. Servirà magari per snellire la preparazione dell’esame, mantenendo sempre lo stesso risultato. Metodo serve a tutti. Insieme alla passione per ciò che si studia o , se la materia non vi va giù, per la passione di APPRENDERE cose nuove, di sollevarsi di un gradino (quell’esame) per raggiungere la meta (la laurea). Capita a tutti di dire: CHE SCHIFO QUESTA MATERIA, NON SONO ALL’ALTEZZA DI QUESTA FACOLTà, IO SMETTO, IO VERRò COSTANTEMENTE BOCCIATO. E’ capitato a tutti. Considerate però, prima di dire che quella facoltà non fa per voi, che:

1- potrebbe piacermi strada facendo. Come il diritto. Il diritto è una lingua straniera, né più né meno. All’inizio non ci capite un cazzo e stentate a mettere in fila parole con i linguaggio tecnico, a poco a poco diventa spontaneo, e arrivate a percepire la realtà in un altro modo. Siete più attivi, più consapevoli di ciò che vi circonda eccetera. Un discorso analogo vale per tutte le facoltà.

2- potrei aver trovato solo delle difficoltà momentanee, magari perchè non vedo i risultati sperati. In tal caso, rivedete il vostro metodo di studio. Impegnatevi di più.

Insomma: prima di gettare la spugna, tirate fuori le palle.

Per il resto, io vi lascio a vostre considerazioni, vostra è la vita, vostri sono gli obiettivi, vostro è il futuro, vostre le passioni.

Trovate l’atteggiamento psicologico giusto. Pensate anche a QUANTO punto per questo esame e regolatevi di conseguenza (io per esempio punto sempre al massimo, assumendomi il rischio di ripetere un esame o rimanere indietro, ma è una scelta personalissima. Mi sono promessa che sarò un po’ più flessibile)

– fatevi un calendario e , se necessario un indice personale: Per calendario intendo: segnare col rosso la data x, CONTARE LE PAGINE DEL LIBRO, CONTARE I GIORNI A DISPOSIZIONE, DIVIDERE LE PAGINE PER I GIORNI PER AVERE UNA MEDIA DI PAGINE AL GIORNO. Non spaventatevi se risultano “tante”, è indicativa. Considerate gli imprevisti: poniamo che il vostro obiettivo sono (indicativamente) le 30 pagine al giorno. Non sempre riuscirete a farne trenta. (influenza, gita inaspettata, eccetera, insomma, come è giusto che sia…la vostra VITA) Considerate quindi nel calendario DUE GIORNI IN MENO A SETTIMANA, che potrete anche non dedicare allo studio. A patto che, nei giorno rimanenti, studierete di più.

-dividetevi i giorni quanto segue: se avete, mettiamo, due mesi e mezzo. Esamone grosso. Non dedicate due mesi AL SOLO STUDIO. Ponete che per lo scoccare del mese e mezzo IL GROSSO DELLO STUDIO L’AVRETE FATTO, RIPETIZIONE INCLUSA. Il resto è  ripasso, FONDAMENTALE, anche per essere più sicuri di sé il giorno X.

Quindi direi: una settimana, dieci giorni: tempo per acquisire un’infarinata “globale” della materia. Basta anche un’attenta lettura e una sottolineatura, purchè siano chiari i passaggi chiave.

Un mese e dieci giorni pieni: studio “VERO” , e più “mnemonico”, più accurato. Seguito da ripetizione.

Il resto: ripasso, ripasso, ripasso. Anche se vi sentirete stupidi. Anche se vi verrà la nausea di ripetere sempre le stesse cose. Può risultare “noioso”, rendetelo attivo: confrontatevi con un collega (non consiglio il gruppo di studio, cioè più di un collega, a meno che non sia un gruppo davvero efficiente. Il ripasso a due è più immediato e più attivo, e serve a chiarirsi dei dubbi. Nonché a ripetersi gli argomenti a vicenda, “simulando” già l’esame)

Sconsiglio di studiare in due. Ripassare in due, ok. Studiare in due può essere noioso e dispersivo.

COME STUDIARE?

Anche se è quanto di più soggettivo vi sia, a occhio, e non solo dai risultati, si capisce subito qual è lo studente che studia bene e quello che studia male. Chi non pianifica, studia male. Chi rimanda sempre, studia male. Chi non ripete, studia male. Chi si riduce all’ultimo, studia male.

Per il resto può essere utile LA RIELABORAZIONE, anche tramite schemi e simili, fatti da voi. Aiuta a memorizzare. E’ inutile se effettivamente il tempo stringe (in quel caso, leggete e ripetete, leggete e ripetete, se vi mettete a schematizzare un libro di 1400 pagine quando il tempo è poco, non arriverete più; oppure compratevi un COMPENDIO, purchè BEN FATTO e purché non studiate solo su quello)

– oppure, se memorizzate “ascoltando la vostra voce”, iniziate a ripetere quasi da subito.

-interiorizzate la materia: quasi niente (a meno che sia filosofia pura) è AVULSO da riscontri pratici, nella realtà. Pensate anche alle vostre situazioni personali, pensate all’attualità (col diritto è facile), associate le parti più mnemoniche a aneddoti, aforismi, acrostici, create rime, “immaginate” la scena come se la vedeste coi vostri occhi, se viene descritta una situazione. Vi sentirete stupidi, è probabile. Però fidatevi, non state perdendo tempo.

-studiate cose nuove nel momento della giornata in cui siete più freschi (l’ideale è la mattina). Il resto del giorno, passate al ripasso, o alla ripetizione. Dovete interiorizzare il tutto, ripetendo le cose del giorno prima, anche velocemente, per rinfrescarle e fissarle nella memoria a lungo termine, edi tanto in tanto le cose dei giorni precedenti, per non dimenticarvele. Non studiate la sera, semmai rileggete appena prima di andare a dormire le cose (o gli schemi, meglio) del giorno stesso. Ma superficialmente: il grosso dello studio del giorno è fatto.

-se sapete che quel giorno avrete degli impegni (e ci mancherebbe altro, siete persone!), puntate la sveglia. Vi velocizzerete di conseguenza, ottimizzandovi. Invece di dire “alle 5 dal dentista, prima non studio.” Iniziate alle 2, puntate la sveglia alle 4 e mezza. Dalle 2 alle 4 e mezza sarete super reattivi e super veloci. Alle 4 e mezza, andate a prepararvi.

-fate delle pause di 10 minuti ogni ora di studio. Meglio pause brevi.

-fate attività fisica.

-non rinunciate alla vostra vita sociale.

-non è necessario che a mano a mano che l’esame si avvicina, aumentiate anche le pagine da studiare. E’ vero che “l’ansia sale” e con essa sarete più frettolosi, ma se avete pianificato bene e rispettato i piani, non ci sarà bisogno di “aumentare” il carico di studio, fidatevi.

-non procrastinate: muovetevi ORA, studiate ORA, l’argomento più difficile SUBITO, vi sentirete più gratificati.

-studiate PRIMA le cose principali, e le più difficili, le postille dopo

-NON DOVETE SEGUIRE NECESSARIAMENTE L’ORDINE DEL LIBRO. PURCHè CI SIA UNA CERTA LOGICITà E DOVE SIA POSSIBILE…POTETE STABILIRE UN ORDINE PIù CONSONO ALLE VOSTRE ESIGENZE.

-non abbiate paura se, a ridosso dell’esame, vi sembra di “non ricordare niente”. E’ un giochetto dell’ansia. Se avete studiato, e con metodo, tutto tornerà a galla.

 

Nella prossima “puntata” parlerò delle ultime fasi dello studio, dalla ripetizione, al ripasso, AL MOMENTO DELLA PROVA, che è un po’ il momento x.

Stay tuned.

 

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