ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

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anche se, anche se…

Andare con uno fidanzato.

Non solo non ci vedo niente di male, anzi, la cosa a volte mi stuzzica.

E mi e’ capitato in più occasioni di essere l’altra.

Mi piace sfidare i limiti del consentito, laddove non ci sono rogne legali in vista, si intende.

Faccio anche sedute spiritiche,figuriamoci.

Ah, tra l’altro si’, gli spiriti esistono , coi morti si può parlare e mi sono fatta spappardellare da loro il mio futuro.

Ma di questo ne parlerò in un’altra occasione, tra l’altro sto aspettando che il corriere mi consegni una tavola spiritica ”professionale”, per così dire. Macabro e fine oggetto d’arredo, lo vedo stupendo come cimelio nella mia seconda casa. Bella, dovreste vederla,di legno nero con tutte le impunture dorate e i simboli esoterici e tutto.

Tornando pero’ a parlare banalmente di maschi.

Un tizio fidanzato, perché no. Ovviamente deve lasciare lei, essere relegati al ruolo d-amante e’ squallido.

E lì sta il difficile: bisogna non farsi raggirare dalle trappole maschili, abili incantantori.

Però ogni tanto ripenso a quegli occhi chiari, quella cena di amici in comune, quel suo parlare forbito…quel ”e’ stato davvero un grandissimo piacere conoscerti, spero di rivederti presto”…e baci che mi parevano tutt’altro che il solo frutto di cortesia.

Era il tono di voce,più pastoso.

Si’. Lo avrei fatto, spudoratamente, anzi, meglio.

Se solo…

Non fosse stato alto il rischio diventare ”la terza”.

Solo l’anno scorso avrei osato comunque. Oggi capisco che ”non conviene”

Ma non dal punto di vista morale, eh, ripeto, la moralità per me non esiste.

Ma per svantaggio personale. Insomma, se il rischio e’ altissimo e la posta in gioco non poi cosi’ alta ( un bel ragazzo, OK, anche intelligente, ma non basta) , per quanto appetibile…

Il gioco non vale la candela.

Anche se, anche se…

 

 

 

 

arcani maggiori

Guardare con sereno distacco il proprio avvenire.

Tenera, glaciale,tranquilla serenità: sono furba come un diavolo, onderagionpercui il modo per cavarmi fuori dagli impicci lo trovo, e l’ho sempre trovato.

Finita anche la smania di perdere il controllo nel tuffo nel godereccio, come l’arcano del matto .

Io sono la papessa e i due imperatori, il matto, il diavolo e il sole rovesciato.

 

Ho chiuso gli occhi. Tranquilla, che in futuro soldi , successo e scopate.il_matto

 

Quindi non temo nulla.

à la santè

E così apprendo che il mio ex storico si è messo con una tizia simil civetta situata dall’altra parte dello stivale. Zero amici in comune su facebook, bambini miei.

Sapete che significa questo?

(sussurrando ammiccante): Che se l’è andata a pescare in un sito d’incontri o similaria circa al 99 percento dei casi. Quindi dai, sega dopo sega c’è scappato l’incontro. Ma non ditelo a nessuno, shhhhh.

Voglio dire, tesoro. Ti sei ridotto a essere talmente sfigato che, considerando che il genere umano è in sovrabbondanza, la prima creatura del sesso opposto che ti si caga è situata a 600 km da te?

Poi guardo le foto della suddetta. Ah sì sì, una fotomodella proprio. Che studia? scienze delle merendine, pppppppft.

Così tipo flashback da film vedo un’immagine di me un po’ sbiadita e un po’ ossessionata. Liceale, in combriccola coi brufoli, col parlare francese, coi capelli ribelli, coi tratti somatici troppo da bambina, e con lui. Sfigata almeno quanto la nuova tizia che ha, e che gli si confà.

E mi vedo anni dopo fiera dei miei successi e dei miei risultati. Delle storie che ho avuto dopo…e ricordo con un sorriso malizioso pure le promiscue grasse scopate che mi sono fatta quando sono voluta restare un annetto single. Vi dirò, un anno da leoni, di eccessi, l’anno in cui sono cresciuta di dieci anni, l’anno che mi ha marchiato a sangue con l’effige dannunziana, plasmando e deviando la mia personalità.

Mi sono data (ehm…ehm) così tanto da fare tra il 2010 e diciamo fino a metà 2011 , che adesso il sesso mi disgusta e se bevo una tazza di tè sento che ho compiuto un vezzo trasgressivo. Dovreste vedermi: ogni tanto entrare in un bar, vedere a destra e manca gente coi loro shortini alcolici a berciare cose senza senso italiotiche, io che chiedo “la carta dei tè”, lo scelgo, mi faccio portare la tazza, metto in infusione, attendo, verso, sorseggio.

Penso che ho perso la verginità troppo precocemente, che davo troppo peso alle cose, che tutto sommato è inverno ma non freddo…

e che sono una fica della madonna e prospetto ancora di migliorare, una musa di una bellezza becera e ambigua, barocca di savoir-faire, troppo troppo fica per non ricordare al mondo e a chi ho doppiato, che se una donna come me si volta indietro, è solo per rendersi conto dello stacco che ha dato agli altri.

A’ la santé!

S.E.M

Sento nel cuore un pizzicorino piacevole e tiepido, forse senza eclatanti motivi. Lo ascolto. E’ la felicità.

O, se non si vogliono usare iperboli perché si deve sempre sbassare un po’ tutto (poi, di grazia, perché?), lo si può chiamare stato di duratura e piacevole serenità e equilibrio e calma interiore. Baricentro. Fulcro di energia positiva. Ho i chakra allineati bene.

Mi sento appagata, sicura, libera, sana, bella, forte, giovane. -Mordo i frutti terrestri con saldi e bianchi denti voraci, guardo il volto di fiamma del mondo come un amante guarda la sua amata-. A potermi azzannare il cuore sentirei in bocca (in senso figurato eh) un sapore dolciagnolo. E’ tutto piacevole.

S.E.M     Senza. Eclatanti. Motivi.

 

… e non sono fatta! Non mi sono MAI fatta (tranne una volta per sbaglio, ero convinta mi avessero offerto una sigaretta, giuro, ma sbaglio tante cose, tante persone. Una volta stavo per limonarmi il fratello gemello di un mio ex convinto fosse lui, figuriamoci). Sono cocaina di carne.

Non traggo serotonina dalla cioccolata o simili, non dormo fino a tardi, non sono plurimiliardaria, non ho vinto un nobel né un oscar, non ho comprato praticamente niente per i saldi, e la crisi la sento perché non sono sorda. Eppure io sono felice perché non mi manca niente per esserlo. Stupefatta senza stupefacenti. Appagata senza surrogati e palliativi. La salute, la famiglia, i miei affetti integri, nonno che frigge le trote fresche fresche, questo tempo che è tutto nuvolo ma chi se ne fotte, i venti anni…carpe diem qua e carpe diem là, ebbene poche chiacchiere io sto dies lo sto carpendo e me la godo di brutto. E poi strano perché carpe diem non è manco il mio motto.

I  miei motti sono meno inflazionati (semper adamas- sempre come il diamante, il mio memento audere, l’habere non haberi, ex adversis semper resurgo…)

Sì.

I miei motti sono decisamente più fighi.

A’ la prochaine mes choux.

il polline di Dio

Ci sono varie cose che non mi mancano del liceo, tra queste ci sono i compleanni. Vorrei poter dire anche i brufoli, ma quelli sono intatti, ogni tanto tornano a far capolino, ma a parte ciò.

I diciottesimi in particolare, tragici.

Avrete sicuramente presente quelle feste ingessate, dove si fa la foto dietro al tavolo, coi sorrisi tirati. Dove la battuta più fresca risale al 95 . Ci si “issava” sopra ai tacchi. Contadini ripuliti. O veri borghesotti dall’aria beffarda. Il  momento in cui Tizia apriva i vari pacchetti.

Si facevano le collette. Mettevi o cinque o dieci euro, a seconda di quanto ti stava simpatica Tizia, o meglio, in linea di massima era così.

Relativamente, sì. Andai al compleanno di una della mia classe, apposi la mia firma insieme alla firma delle altre. Un bel bigliettino con frasi sceme, e tante firme. Tizia non mi era poi così vicina, ma pensai che visto che aveva organizzato questa festa con tanto di dj bla bla bla fosse quasi dovuto sganciare questi dieci cazzutissimi cazzo di euro, e tanti saluti. Sapete cosa scoprii?

Che le VERE amiche di Tizia, voglio dire quelle che considerava tali, voglio dire quelle che ci faceva le vacanze insieme, voglio dire quelle con cui esce, voglio dire quelle cui rivela i suoi segreti (presumo), voglio dire quelle …avevano approfittato del “mucchio” fatto dalle altre (una cinquantina di persone, tra cui io, invitate esclusivamente per il regalo, presumo), avevano messo la loro firma sul biglietto, NON avevano messo manco un euro.

Poi ok, magari risulto superficiale io perché “l’amicizia non si commisura in base al denaro”, e va bene. Ma ti prego, non fingere. Allora di’: guarda non ti ho fatto niente, perché (aggiungere motivazione). No che fai finta di aver contribuito , e anche PIù di qualsiasi altro stronzo invitato a quella festa penosa. Cosa ti vuoi fingere. Si, vabbè.

Anche perché cazzo, ora che ci penso. Il regalo era consegnato dalle mani di Caina (amica stretta), alle mani di Tizia. Caina era la prima a prendersi i bacetti sulle guance, falsi, di Tizia. Voglio dire, frena frena frena, sei una  vile paracula.

Altrettanto penoso era il “pre” festa, voglio dire a scuola. Ognuna aveva il diritto a un vassoio di paste. Comprato con colletta dalle altre.

Al mio diciottesimo si sono dimenticate, e finché sono le altre, amen. Ma lo hanno fatto le mie ex amiche, al che mi dico, be’, liceali.

Liceali, sì, nel senso, persone che non mi appartengono, non mi sono mai appartenute. Una fase un po’ insipida della mia vita, con poco o nulla da rimpiangere…

Oggi è il mio ultimo giorno da teen. A meno che non arrivo a cento anni, la cifra non comprenderà mai più un “UNO” come inizio. Al liceo avevo la Smemoranda, che è probabilmente la sola cosa che mi manca, dopo storia dell’arte e filosofia. Quella vera, dico, i discorsi sull’anima. Ci prendevo sempre 10.  Che ad averli fatti ora sarebbe stata roba da uscirne scemi. La Smenoranda dicevo, c’erano i personaggi famosi che una volta al mese riversavano qualche battuta su quelle pagine. E ricordo due cose in particolare. Simoncelli che diceva: gran giorno quando diventai campione del mondo. E ripenso che ora Simoncelli si trova dentro un’urna, incenerito. Al che penso: e che cazzo. E poi la Gucciari, quando ancora faceva Zelig, che scrisse una roba che ricordo perfettamente, forse testuale: QUANDO LA CIFRA DEI TUOI ANNI INIZIA CON UN “UNO”, L’UNICA COSA PER CUI DOVRESTI PIANGERE  è SE SBATTI IL MIGNOLINO DEL PIEDE CONTRO UNO SPIGOLO.

Ma le cose non sono andate esattamente così. Ricordo quindi tutti quegli inutili pianti per cose di cui francamente ora non me ne fotte un cazzo. Persone che ora non mi interessa cosa fanno, cose che è insulso ricordare. Ricordo appena finii la maturità, sfatta, stressata. La prima cosa che feci fu prendere un grosso scatolone, e scaraventarci dentro la ROBA del liceo. La prima cosa che feci fu liberarmi delle converse, delle felpine, delle cose con i pupazzetti, delle mollettine colorate, dei glitter, di tutto ciò che fosse fluo, sgargiante, degli smalti rosa, dello zaino Seven azzurro scialbo (invicta! Volevo un cazzo di zaino dell’invicta, anni 80! Sarebbe costato 2 lire!), della Smemoranda, di tutti i libri ( CON LE FIGURE!), del dizionario di latino, dei dizionari di lingua, di “melibeo tibi patulens recubans”, o giù di lì.

Insomma, avevo la patente, la macchina, la maggiore età. Tutto il quinto superiore era stato un “che  ci faccio in mezzo a gente che mi dice cosa devo fare e mi dice di fare i compiti? Come osi?”

E lo penso tutt’ora.

Sono uscita presto dall’adolescenza, l’umore mi si  è sintonizzato pacificamente in uno stato di quiete, in via di massima. Vira ogni tanto o verso l’ansia o verso la collera, ma sono solo scosse di assestamento.

Ogni tanto le rivedo quelle del liceo, e penso che non mi interessa sapere quello che fanno, o cosa combinano.

E penso che l’età d’oro è questa, quella che scocca domani. Voglio dire, se non sei in grado di essere bella, o almeno guardabile, a venti anni, fidati, non lo sarai mai più. A vent’anni è l’apice, la cresta dell’onda, il non plus ultra. Si assesta in questo stato di grazia fino diciamo ai 25, 26. Poi, inesorabile, la discesa, il tracollo ai 50, l’accettazione, il declino.

Per questo, vanno goduti. Domani inizia ufficialmente la mia età dell’oro, sono curiosa di una cosa. Degli auguri.

Perché quando compi gli anni, risbuca gente altrimenti dimenticata. Voglio vedere quali ex, e quali cadaveri salteranno fuori. Non ricordo se all’ultimo mio ex ho fatto gli auguri per i suoi ventuno. Dovrebbe averne ventuno. Penso che da oggi posso anche recidere l’ “obbligo” degli auguri di Natale o Pasqua. Penso che lo stesso valga con le tipe del liceo, penso si sia creata la giusta distanza, penso che chi non è in grado di guardare avanti sa solo perdere. Penso che dal passato vadano solo presi gli insegnamenti, e poi il resto è carta straccia. Penso che se si perde tempo a rimuginare non ci si focalizza BENE sull’oggi. Penso che finalmente sono adulta e che la vita non può che sorridermi.

Penso che i diciannove sono un’età di transizione SCIALBA. Penso sia stato solo un anno cuscinetto per attutire il colpo tra il prima e il dopo. Penso che Legge sia la mia strada, penso di aver fatto a modo mio, e di aver fatto, quindi, bene.

Tanti auguri a me. E un brindisi alla libertà, con una strofa a LEI dedicata.

E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

T’ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell’altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.

Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.

 

” “

Ex adversis SEMPER resurgo.

 

50 sfumature

Porno-soft. Perché da qui a parlare di buona letteratura erotica ce ne corre.

Porno-soft. Una volta era Melissa P. , ora sono le 50 sfumature di grigio, rosso, nero.

Porno-soft, i libri che leggi affrettando le parti di trama, per soffermarti  sulle pagine delle descrizioni.

Porn-soft. Quando capisci che la trama-banale- è esattamente come quella di un cortometraggio porno. Messa lì solo per far da cornice, da legante impossibile, a tratti surreale, col resto.

L’idraulico che bussa alla porta, aggiusta i tubi, lei non sa come pagare, si spoglia e via.

Professore-alunna.

O viceversa maestrina e tizio inesperto che ba-ba-ba-balbetta di non essere in grado e poi si scopre essere Rocco Siffredi.

E  qui non ci vedo niente di diverso. Ste sfumature di grigio o quello che ti pare, non le colgo.

Il magnate miliardario con il pallino per la sottomissione e il sadomaso. La tizia remissiva che si lascia possedere e sottomettere.

Che poi, se proprio vogliamo dirla tutta, qui l’elemento novità sta solo nel fatto che di solito la sessualità si gioca a ruoli invertiti.

Poiché eccita l’ignoto o il particolare o il diverso o l’estremo (a voi la fantasia, ci mancherebbe), solitamente le personalità “forti” gradiscono la sottomissione, viceversa quelle un po’ più fragili acquistano una certa sicurezza in quei momenti se tirano fuori le unghie… in entrambi i casi è l’inusuale che vince.

Esempio classico e, secondo me, più attinente alla realtà (per quanto anche questo molto caricato) è offerto dal secondo uomo di Carrie di Sex and the city, contentino in mancanza di Mr Big. Uomo politico, una certa posizione sociale. Vuole che Carrie gli pisci addosso, pardon la finesse. E lo vuole proprio perché è una cosa “strana” rispetto al suo ruolo di leader.

Ma a parte questa constatazione porno-psicologica. (o porno-psicotica, se preferite) , chiediamoci il perché.

Perché va tanto di moda il porno-soft, voglio dire.

Avevo circa tredici anni, e leggevo di sotterfugio Melissa P. emettendo una profusione di “ooooooooooooooh” mentali per quelle poche pagine di letteratura commerciale e affettata.

A distanza di tempo, molto tempo, non posso che elogiarla, sta Melissa P.

Davvero.

Perché, nonostante la scarsa qualità eccetera, il suo racconto ha il pregio di essere vero. Anzi dai, Veritiero.

Considerato il personaggio, non è secondo me troppo difficile che ciò che narra corrisponda a realtà. Per quanto la vita reale ed esperienze sessuali annesse siano(e meno male) forzate, esasperate, esagerate.

Mi piace leggerla così.

La storia della ragazzina ingenua vissuta in una realtà chiusa che -proprio perché sconosciuto, misterioso- idealizza il sesso e lo vede come qualcosa di totalizzante, coinvolgente fino all’ultima cellula. Insieme all’amore inestinguibile.

Salvo poi rimanere delusa e rimanerci “fregata” quando il primo tizio che incontra si rivela non essere l’uomo della sua vita. Grazie al cazzo, direi.

Da lì, poiché ormai sente di essersi svenduta, decide di “vendicarsi” dandola a destra e a manca, indifferentemente.

Tanto di cappello se tutto ciò è veramente vero, anzi, ci vuole un certo coraggio per scriverlo.

Ma ste sfumature, boh.

Porno-soft. Un libro che cerca di generare degli “oooooooooooh” mentali, e considerato quanto ha venduto, ci sta riuscendo.

Perché abbiamo bisogno di questi “ooooh” mentali?

Giustificata è -spero- la mia lettura a tredici anni della Melissa. Cento colpi di spazzola.

L’ ho letto per curiosità, quella curiosità e quello sballamento ormonale che quando sei più grandino ti fa arrossire. E’ la stessa curiosità che scuote la mente e porta a idealizzare il sesso, caricandolo di aspettative. Come aveva fatto Melissa.

Io avevo altissime aspettative sul sesso, giuro. Mi chiedevo: oddio, considerato QUANTO se ne parla, e al contempo QUANTO se ne parla con poca naturalità  (bisbigli, “quella cosa lì”), e al contempo ancora quanto se ne parla tramite vezzeggiativi di vario tipo, sia per le “pratiche” sia per i nomi degli organi sessuali (qui si potrebbe aprire un elenco che non finisce più)….deve essere una figata. Sì, deve essere una figata una cosa che merita di essere chiamata almeno con una decina di verbi diversi, fatta con organi che si chiamano con almeno una trentina di termini diversi, tutti fuori dizionario.

E invece poi ti accorgi, che sì, ok, carino e tutto, ma di tutto quel “ooooooooooooooooooooooh” non ha proprio niente.

E così immagini, hai bisogno di immaginare. Anche perché la pornografia esplicita e spudorata te la sbattono davanti ogni giorno.

E hai bisogno di immaginare,  e servono le parole, e non le foto o i video ,per ‘immaginare. Serve la letteratura.

Il sessanta percento del piacere dato dal sesso deriva dall’elaborazione mentale che c’è dietro.

E allora giustifico, a livello sociale, tutto questo attaccamento al porno soft, un po’ più velato, più…educato. Ma sempre basso, commerciale, alla buona, alla portata di tutti. Per risvegliare a livello celebrare l’erotismo.

Così mi chiedo, mi dico. Ma leggetevi d’Annunzio, cazzo.

Leggetevi de Sade.

Ci sono certi sguardi di donna che l’uomo amante non confonderebbe con l’intero possesso del corpo di lei. … Dopo, nessun attimo eguaglierà più quell’attimo.

O ancora.

Mh.

Ogni poro della mia pelle era una bocca. Una piccola bocca che suggeva piacere. Ogni bocca era invidiosa dell’altra, e tu dovevi baciarle tutte. E io non sapevo dove si sarebbe posato quel bacio. E nell‘attesa mi prostravo.

E questo-con parole un po’ più dannunzieggianti, lo diceva Elena Muti.

La stessa donna crudele che una volta “fatto” , strappava uno a uno i petali delle rose che trovava dentro casa, li spargeva sul pavimento. Faceva inchinare l’amante affinché le allacciasse i nastri delle scarpe.

Lacci, violenza, bondage, sadomaso. Non vi siete inventati nulla.

Solo che sapevano scriverlo meglio, più elegantemente. E’ un erotismo più “ideale”, più alto, più stimolante.

Che altro vi siete inventati? Il mito dell’androgino?

C’è una donna-dandy, che fuma e intrattiene conversazioni con uomini, che si veste da uomo, nel libro di d’annunzio.

La donna sottomessa?

“Love me tonight Andrew, please, love me tonight Andrew”, supplicava una tizia inglese di fronte a Sperelli e i suoi amici snob. Tanto che questi ultimi la deridevano dicendo : “cos’è questa lagna?”

Non vi siete inventati niente, punto.

E queste immondizie letterarie non stimolano la mia mente. Non risvegliano le mie fantasie.

Come fa D’annunzio, se BEN letto e capito, o come fanno cose più vere e più pratiche…come andare in profumeria, e mettersi tra i polsi o dove il sangue scorre più caldo, qualche goccia di profumo da uomo. Che sia fresco e amarognolo. Perché mi ricordi costantemente cosa mi eccita.

ma questa è un’altra storia. E comunque i profumi da uomo sono oggettivamente meglio di quelli da donna, troppo dolciastri, troppi bouquet floreali, troppo fruttati, troppo rosa, troppo frivoli.

Stereotipati. Come sta letteratura.

Sono un altro tipo di donna.

Cheers.

La mano che obbedisce all’intelletto

Sgarbi a leggere ciò che segue intonerebbe una profusione di “capra , capra, capra” recitati monotoni come Ave Maria. Perché sto osando trattare del “suo” settore.

Ma, dato che il conoscere non si offende della testolina che cerca di carpirne un pezzettino, schiaffo qui i due David (principali) della nostra Storia dell’Arte. Tutto ha un suo perché.

Donatello. Abbastanza realistico. Davide è un suonatore d’arpa, un pastore, un ragazzino. Con un corpo da ragazzino. Si presente di fronte al gigante completamente disarmato, non potendo muoversi agilmente con l’armatura di un soldato. Golia, la Forza Bruta, vede il ragazzino e lo deride.

Armato solo di Mente, una fionda, un pugno di sassi di fiume, precisione.

E poi la storia la sapete, sassata in piena fronte, Golia è stordito, Davide ne approfitta decapitandolo e esibendone fiero la testa.

Donatello ha scelto un modo di narrare (tramite la scultura  ça va sans dire) “classico”, canonico. Rappresenta il “dopo”, la vittoria, la sconfitta di Golia.

In modo molto simile tra l’altro a come viene rappresentato Gabriele Arcangelo quando schiaccia col piede la testa di Lucifero e brandisce fiero la spada.

E poi c’è Michelangelo, 1501.

Dal marmo fuoriesce una figura anatomicamente perfetta (sì, anche lì, perché nei canoni classici il pene “grosso” non era simbolo di virilità, ma di bestialità. )

Colto nell’atto che PRECEDE l’azione. E’ un David pensante, e in questo sta la sua bellezza. Aggrotta le sopracciglia. Studia l’avversario.

Senza il pensiero a precedere l’azione, senza il controllo della mente sul corpo e sull’impulsività, David si sarebbe fatto massacrare. L’intelletto (e non la divina provvidenza), l’intelletto (e non la fortuna) , l’intelletto (e non un assalto non meditato)…ha salvato un ragazzino da una fine sicura.

Non ha l’ottimo artista alcun concetto
c’un marmo solo in sé non circonscriva
col suo superchio, e solo a quello arriva
la man che ubbidisce all’intelletto.

Se non fosse che qui Michelangelo si riferisse al lavoro dell’artista, che è PRIMA mentale e POI manuale (non esistono bravi disegnatori che non siano ottimi osservatori, bravi fotografi privi d’introspezione ecc), questo passo potrebbe essere usato per descrivere il suo stesso Davide.

Mi piace cogliere questo, in questo David. E non l’ennesimo esaltare le gesta di personaggi biblici. Un inno all’intelligenza, così come il (pagano) Odisseo (mio personaggio letterario preferito).

Che, guarda un po’, uccide anche lui un gigante, e lo fa con l’astuzia.

E non è un caso che Dante gli metta in bocca un’ode all’intelletto, ed è onorevole il fatto che non faccia pronunciare questi versi celeberrimi al santo di turno.

Considerate la vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.

Plotino poi, lega strettamente l’anima all’intelletto. Ok, letteralmente “sdoppia” l’anima in due gradi, uno più alto e uno più basso, (ora banalizzo un po’, una sorta di anima del mondo che guida il cosmo e l’anima dei viventi che singolarmente guida i corpi…Plotì, non ti rivoltare nella tomba). E l’anima PROCEDE dall’intelletto.

E’ un vero peccato che da noi spesso si valuti prettamente l’ “involucro”. La nostra società esalta i corpi, di certo non le menti.

Esalta? Oddio, secondo me finisce per mortificarli. Poveri corpi. Sempre a doversi piegare a sfidare gli anni e a dimostrarne di meno, a spianarsi le rughe, a strapparsi i peli, a coprirsi i capelli bianchi, a nascondere i visi sotto il trucco, a esibire e ostentare, a fiaccarsi con diete insane.

Anche questo carpe diem del cazzo pluri-abusato e pluri sputtanato e deviato rispetto al suo vero significato…questo dover rincorrere la sensazione immediata, superficiale, la sensazione di sola pelle, quasi con uno scatto animalesco…

boh. Non è per questo che siamo stati “progettati”. O meglio. Con tutta la fatica che abbiamo fatto a emergere dal caso, ciò rappresenta un triste spreco di risorse.

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