ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

Archivi per il mese di “agosto, 2012”

Ex che non hanno capito di essere ex. Manuale di sopravvivenza, DISTRUZIONI PER L’USO (versione ridotta)

Una pagina su facebook è consacrata a questo assai simpatico fenomeno : Ex che non hanno capito di essere ex.

Una delle pagine meglio riuscite del social network ,direi. Ho pensato: massì, dedichiamo un post agli ex, e a cosa si cela dietro questa dicitura. E disciplina di contorno. E rendiamo sto discorso hilarious, pizzichiamo pure da Nonciclopedia. E da esperienze di vita vissuta.

1-che succede…

…Quando ti vengono appiccicate quelle due lettere, come un marchio d’infamia.

Qui stiamo entrando nel pesante, premetto. E’ un argomento da trattare con le pinze. Partiamo dal presupposto che tutti siamo gli ex di qualcuno e tutti abbiamo degli ex (a meno che non mi stia rivolgendo a uno stuolo di vergini, ma di questi tempi non credo proprio), per la serie, chi non ha peccato scagli la prima pietra…

Tra l’altro, se posso aprire parentesi…ora, non ho mai cercato in giro pubblico badate bene, ma io dalle statistiche vedo che le visualizzazioni sono BUONE, buonissime.

Allora per cosa quale cazzo di motivo non commentate, ammasso di frigidi astenuti ignavi spioni cacacazzo? E’ maleducazione, stronzi.

Dicevo.

Quando tu realizzi di essere un’ ex…(donna, ho messo l’apostrofo ma preciso)…e che sei stata lasciata…IMAO (in my arrogant opinion), la migliore cosa che si può fare non è tanto cercare di rianimare il cadavere o peggio ancora torturare il malcapitato con i peggiori espedienti, poiché:

 

“Riaccendere un amore è come riaccendere una sigaretta, il tabacco s’invelenisce e l’amore anche”

o leggi liberamente come:

“Non importa la cazzo di scusa che ha adottato nel lasciarti, perché all’ottanta percento era una scusa. Fottitene il più possibile (così fai valere A, il mio post di sotto, e vivi bene) e tira avanti. Il mare è pieno di pesci. Morto un papa (magari) se ne fa un altro (vorrei che questo detto smettesse di essere vero, un giorno). Chiusa una porta si apre un portone (e guarda chi c’è? Un altro coglione!). E altre frasi fatte del genere, più fatte di Vasco, ma bada, sono vere.”

Il tuo obiettivo dicevo, non è quello di toglierti di dosso l’etichetta EX. Ma anzi, di indossarla con disinvoltura, gloriarti di essa. Tu devi diventare LA ex, capito. La ex storica, quella che si ricorderà sempre e solo come “quella stronza della mia ex”, quella che gli ha lasciato il dente avvelenato, quella che sarà sempre costretto a rimuginarci su, quella che tutte le future fidanzate del tipo odieranno perché non fa che parlare di te.

E’ una cosa che puoi capire fino in fondo solo quando…quando ti imbatti A TUA VOLTA in una EX.

Giuro, da quando ho toccato con mano l’esperienza il mio sogno è diventato, a parte fare un pacco di soldi e comprarmi casa a Malibu, essere SEMPRE la ex di qualcuno. LA ex, e mai “una ex” o “l’ultima ex”. LA Ex.

La EX , un totem. Roba SACRA.

Ricordo molto bene certi episodi. La mia ex di qua, la mia ex di là. La ex che diventa una magnifica scusa. Sapete che vi dico: SE MAI VI RIFILASSE FRASI DEL GENERE:

“Andare in questo posto? Ci andavo sempre con la mia ex”

“Questa POSIZIONE piaceva molto alla mia ex” (O.o   —> in quel caso vi prego, signore, siete costituzionalmente legittimate a lanciargli una molotov)

“Sai, non riesco a innamorarmi perché ho sofferto molto con la mia ex…e dopo di lei non ci sono più riuscito a lasciarmi andare” (FRASE CLASSICA E GIURO, ME LA RIFILARONO. LO GIURO.)

E cose del genere, con piccole varianti…

scappate. Fidatevi, tanto non potrete competere.

Ci sono persone che idealizzano il proprio passato senza considerare che è il PRESENTE che conta. Il presente e il FUTURO.  Gente stupidotta che si chiede: Ma il passato è passato?

Per il passato è inutile starcisi ad allambiccare il cervello. E’ uno spreco di tempo e energie.

Secondo me imparare a lasciarsi vivere è un’arte.  E spesso imparare a lasciarsi vivere significa anche imparare a lasciarsi e punto. In quel senso lì. E bisogna saperlo fare. E più parti dalla considerazione che non siamo certo eterni e immutabili, e soprattutto non siamo i migliori e non potremo mai avere la pretesa di esserlo. E più ti rendi conto che nulla resiste al fluire degli eventi e allo scorrere del tempo, e al deterioramento, eccetera. Più ti rendi conto di questo e più accetti il cambiamento con serenità. O per lo meno, impari a tenerlo in conto, come è giusto che sia. E a non farne una tragedia.

Noi siamo solo nostri, e per un periodo di tempo pure abbastanza limitato. Per il resto siamo monadi, entità autonome, libere. Non possediamo mai veramente nulla, e non possediamo mai veramente nessuno. Come è giusto che sia.

Per cui smettete di essere possessivi, vivete liberi. Ci pensa già la società a ingabbiarci in mille modi, almeno spiritualmente, imparate ad essere liberi, e a non svendere e non regalare mai la vostra libertà,che coincide con la vita e ha un valore inestimabile.

Questa sviolinata spiritualistica vale a maggior ragione quando voi siete la EX che ha lasciato lui.

Sapete già che siete stata bollata quale: gran visir delle puttane, quella bastarda testa di cazzo, quella scrofa…eccetera, eccetera, eccetera.

Per cui, defilatevi.

Veramente, defilatevi.

Non c’è niente di peggio di dire cose come: “ma io ci tengo a te!” (se ci tenevi non lo lasciavi), “è un brutto periodo” (ti prego…) ,”non mi sento pronta”(che cazzo devi fare!???) , “non ti merito!” (buahahahahah), “il problema non sei tu, sono io!” “Ti amo troppo” , restiamo amici.

Restiamo amici.

Restiamo amici è la frase più odiosa da sentirsi dire. Restiamo cosa? Non si diventerà mai amici di un ex, a meno che a te non te ne sia mai fottuto un cazzo e lui sfrutti questa amicizia per riprovarci.

E non esistono altri casi contemplati.

E poi…non fatevi sentire più, non richiedetegli di uscire, glissate su future storie, per la serie…non lasciatelo con un “ti amo troppo” e la settimana dopo pubblicate foto di un altro tipo che vi fa auscultazioni tonsillari con la lingua. In quel modo è patetico e triste.

Semplicemente, abbiate il coraggio di dire la verità, ovvero:

“non ero sicura sin dall’inizio”

oppure

“non mi sono piaciuti questi tuoi comportamenti: questo, questo e questo.”

“Non provo più quello che provavo prima per cui non posso stare a illuderti ulteriormente.”

“Mi sono invaghita di un altro”

“Voglio una storia più seria/meno seria mentre vedo che tu vuoi una storia meno seria/più seria”

“Ho altri progetti per il futuro”

Che ne so, scegliete voi il modo meno peggiore per dirlo. Indorate un po’ la pillola, ma siate sincere.

E soprattutto CONVINTE di ciò che fate, CONVINTE che sia il passo definitivo, convinte che insieme all’etichetta EX state anche scrivendo la parola FINE, e fine significa fine, non intervallo o fine primo tempo.

Convinte insomma, che se sapete che si ritrova una…voi ve ne starete a cuccia, buonine, a farvi la vostra vita. Con la speranza, al massimo, se vi può consolare, di essere LA EX.

 

Quanto ai rapporti con gli ex questa è una storia vecchia come il mondo, ed è soprattutto soggettiva. E dipende dal perchè ci si è lasciati.

Io coi miei , sotto i sei mesi di relazione, non ho mai voluto avere nulla a che fare. Roba che tipo, ok, ti incontro ti saluto, ma per il resto niente, nulla. Chi se ne incula. Niente buon compleanni e auguri di qui e li, niente quattro chiacchiere.  Poi ok, se ci si è lasciati “bene” è diverso. (esiste il lasciarsi bene?)

Poi se la storia è stata lunga e importante, o peggio se col tipo ti ci devi vedere nello stesso ufficio…lì i rapporti “civili” sono d’obbligo.

Per rapporti civili intendo semplicemente quello che inizia una tacchetta dopo un freddo ciao e finisce una tacchetta prima di una battuta amichevole nella quale ci si sganascia.

Secondo me sta cosa la dovrebbero scrivere nel codice civile o almeno nel galateo,cristo. Se sei la ex/ l’ex di qualcuno, non rompere i coglioni e non farti rompere i coglioni a tua volta.

Ascoltatevi amici mai di Venditti. Amici mai, e ha ragione. A parte un invito a boicottare il programma della de Filippi, è una regola di buona creanza.E non nel senso che non siete amici perchè dovete essere un po’ più che amici. Ma perché lo siete meno, sempre un po’ meno.

Quel rapporto tiepido che è l’anticamera del dimenticatoio e del “ma chi me l’ha fatto fare!”

Come è giusto che sia. E se così vuole il destino: vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole.

E più non dimandare

quindi A.

Per un tempo discretamente lungo della mia (ancora) non lunga vita il mio motto -quello vero, intendo…- è stata una bambagia di frasi, un corollario di effetti che si dipanavano tutti da una considerazione. Molto tagliente nella sua acutezza. Molto superficiale/egoistica/cinicobastarda/ in apparenza. Molto vera , di fatto.  Quel tipo di osservazione che in fondo in fondo è il  punto fermo di un sacco di gente, ma non sono in grado di ammetterlo.

A: Se una cosa non mi riguarda in prima persona, non me ne fotte un cazzo.

1-Fottendomene qualcosa, mi attivo.

2-Se non me ne fotterà più un cazzo, mi disattiverò.

(se è vero B  , -uso B perché A già l’ho usato, e i numeri li impiego dopo-, quindi C.) A= B, quando implica C. Quindi 1 e 2.

E badate che è vero.

B, “in prima persona” può anche essere una cosa che riguarda persone care. Di conseguenza da togliere dalla lista degli alti meriti. “Ah, non sono egoista, io penso alle persone care.”  Quindi B non implica C, perché B non è B.

Puttanate. Se una cosa lede una persona cara, intacca la tua sfera degli affetti e quindi intacca te, punto. E quindi ti riguarda comunque in prima persona, da qui il ritorno ad A.

 

A :”Se una cosa non mi riguarda in prima persona, non me ne fotte un cazzo.”

E’ di una logica inoppugnabile, non c’è possibilità di contraddire un’affermazione del genere. Per questo ne vado fiera.

Manco se mi veniste a dire: “AH, a me interessano le farfalle del Madagascar, però la cosa non mi riguarda in prima persona”.

Falso. Riguarda i tuoi interessi-bacati- e quindi ti riguarda comunque in prima persona. B implica C.

Ah, ma è soggettivo. Non è vero.

Corollari.

1-Se non me ne fotte un cazzo, non me ne occupo. Torno ad occuparmene solo quando me ne fotte qualcosa.

Se è C, implica D. Se non è più, o non è proprio, D, torno ad A.

A è uno stato di calma. Probabilmente il cerchio si chiude morendo , perché nulla ti interessa più direttamente, per cui “il resto” è un eterno “non me ne fotte un cazzo”. Che secondo me è un modo innovativo e assai sublime di intendere l’aldilà.

Finché sei costretto a occuparti di cose che ledono i tuoi interessi, sei costretto a vivere.

E tutta la vita è un continuo discernere tra “questo mi interessa quindi mi tocca in prima persona quindi mi attivo”, “questo non me ne fotte un cazzo quindi non me ne fotte un cazzo”.

2- Non c’è NULLA di veramente disinteressato. Neppure i sentimenti.  Se una cosa è disinteressata, è fuori dalla sfera degli interessi. Quindi non te ne fotte un cazzo. Quindi non è un sentimento.

Ovvero: Non c’è il non A, non è possibile.

Nessuno fa nulla per nulla. Se devi fare qualcosa per nulla, non la fai. (a meno che non sei obbligato, ma anche in quel caso non è affatto un “per nulla”, perché la costrizione è comunque A. , entra nella sfera dei tuoi interessi)

Obiezioni: esiste un sentimento disinteressato, ed è quello che lega genitori-figli.

Ovvero:  non è vero A, nel caso in cui si verifica una relazione “particolare” che è quella tra …mh…altre lettere, mettiamo F (figli) e G (genitori).

Da F si dipana una freccia che va verso G, da G una freccia che punta a F.

Falso. Sia Da F verso G, sia da G verso F. Implicano comunque A. Ovvero non solo te ne frega di fare figli (e quindi c’è interesse) ma te ne frega anche di mantenerli. Quindi è addirittura un sentimento doppiamente interessato.  E l’interesse va anche dal figlio verso il genitore, ma solo dopo la nascita, chiaramente. Quindi solo in fase di mantenimento.

In quanto:

1- G è “interessato” a avere F per motivi che, per quanto soggettivi si ricollegano a una gamma di opzioni precise. In pratica, è vero A, e per renderlo vero è sufficiente lo “scegliere” soggettivamente tra alternative obbligate, che sono le seguenti-

 

prima alternativa :  F (figli) è UTILE  a G (genitori), e quindi si verifica A, nel caso in cui si segua l’istinto di conservazione della specie, che spinge, esattamente come per gli animali, alla riproduzione. Motivo “nobile”, ma sempre interessato: contribuire IN PRIMA PERSONA  alla specie . E’ inconscio, ma c’è.

seconda alternativa: F (figli) è UTILE  a G (genitori), e quindi si verifica A, egoistico bisogno di sentirsi ” a posto”, “completi” . Di aver dato un “senso” alla propria esistenza generando e mantenendo un figlio, inteso quale prolungamento di sé. Tutto ciò che sarà A per il figlio (“se una cosa non mi riguarda in prima persona, non me ne fotte un cazzo) sarà A anche per i genitori. Ma non per disinteresse, ma perché si torna al punto di interesse delle persone care, di cui ho trattato su. Più labile sarà l’interesse (A) per F, più labile sarà ‘interesse di G. Ovvero: una cosa che interesserà tanto il figlio interesserà tanto anche il genitore, perché il figlio intacca direttamente la sfera di interessi del genitore, e quindi i rapporti che legano F a G saranno sempre TUTT’ALTRO che DISINTERESSATI.

altre alternative possibili: F (figli) è UTILE  a G (genitori), e quindi si verifica A: nel caso in cui…ti senti “moralmente a posto” e credi di aver dato “più senso alla coppia” se fai un figlio.

Dove questo moralmente a posto è la morale cristiana. L’universo non ha morale. Ha visto scomparire, estinguersi, tante specie viventi, non farà una piega (anzi, sarebbe un toccasana per l’ecosistema) se vedesse scomparire il genere umano per blocco della riproduzione.

Oppure: faccio un figlio per bisogno d’amore.

Che è il sentimento da cui nasce veramente l’amore umano, ed è di per sè un atto di egoismo. Quindi A.

oppure, questa è la vostra preferita immagino: faccio un figlio per DARE, donare, Amore.

No no no no.  Si dona amore per bisogno d’amore. Quindi A.

Seconda relazione da F verso G: , più easy, dai…

1chi MI mantiene? Chi MI nutre, chi MI ha dato la vita? (condizione fondamentale affinché ci sia interesse, per cui si verifichi A)? MAMMA. Quindi A.

 

Quindi A, quindi A. Quindi A.

Non ve ne è fottuto un cazzo di questo articolo?

Se ve ne è fottuto, è A.

Se non ve ne è fottuto, quindi non A.

 

Cheers

 

 

 

 

forward

Irritabilità, capelli sfibratissimi da portare sempre tirati su, molta meno tonicità, nervosismo, pessima forma fisica, unghie rovinate.

Se quest’estatella del cazzo, eterna, rovente,non accenna a finire sclero.

Non ne posso più, ne ho le palle piene. Voglio lasciar perdere la depilazione e e voglio che i vestiti mi restino asciutti addosso.

Voglio che se mi trucco, il trucco regga.

Voglio tenere i capelli sciolti senza svenire.

Voglio riprendere palestra senza agonizzare di caldo sul tapis-roulant.

Voglio che se la finiscano co ste cazzo di repliche in tv e passiamo a programmi nuovi.

Voglio che finiscano anche ste cazzo di pallosissime sagre.

Voglio dormire in pace sotto il piumoncino senza stare col condizionatore a palla.

Voglio calze e scarpe chiuse, molto più igieniche.

Voglio giornate più corte: mangio e penso meno, produco di più, sono più efficiente.

Voglio tornare in facoltà. Darmi un tono prendendo il caffè alla macchinetta come vedevo fare da piccola. Dire che ho sempre fretta. Tornare ad avere sempre fretta.

Ridefinire priorità e obiettivi. E perseguirli fino al sanguinamento.

Maledire le code in superstrada. Ah no,quello lo faccio ancora, sotto il sole, quei cantieri aperti, quelle cazzo di deviazioni.

Voglio dare questo esame al fresco.

Voglio meno luce,più idee, più propositi. Più fatti, meno ilarità.

Il cinema, la sera.

Un profumo vero e non queste eau languide.

Abolire queste cazzo di bibite zuccherate, solo acqua. Limiterò anche il caffè. Fa male.

E la nicotina.

Mangiare meglio, togliere i dolciumi, abolire i gelati. Tanto non ti “tirano”.

Mi mancano persino le arance  e pure i raffreddori da mezza stagione.

Il mio chiodo di pelle.

I leggins di ecopelle nera lucida.

Gli anfibi.

Le unghie rosso scuro.

La pelle bianca col rossetto rosso scuro.

I cappottini.

I jeans a sigaretta.

Tornano le borchie sapete, si, tornano le borchie. Bene.

Sono molto trash, viro verso il kitsch.

 

Perfino quell’idiotissima festa, il natale…

io non la festeggio. Per coerenza con le mie credenze…non credenze diciamo.

Troppo facile fare gli atei e pretendere regali.

però dai, è carina l’atmosfera. Ci sono gli idioti che dicono-ogni cazzo di anno- “manco mi sembra natale”, “non lo sento!”

Atri tizi che si vestono da babbo natale. Ci sono quei film su elfi e simili che ti diverti a sfottere i personaggi uno per uno.

Cazzo, ci saranno 40 gradi, i soliti 40 cazzo di gradi. Perché pensi al Natale.

 

A, bè…io….

io sto avanti.

 

50 sfumature

Porno-soft. Perché da qui a parlare di buona letteratura erotica ce ne corre.

Porno-soft. Una volta era Melissa P. , ora sono le 50 sfumature di grigio, rosso, nero.

Porno-soft, i libri che leggi affrettando le parti di trama, per soffermarti  sulle pagine delle descrizioni.

Porn-soft. Quando capisci che la trama-banale- è esattamente come quella di un cortometraggio porno. Messa lì solo per far da cornice, da legante impossibile, a tratti surreale, col resto.

L’idraulico che bussa alla porta, aggiusta i tubi, lei non sa come pagare, si spoglia e via.

Professore-alunna.

O viceversa maestrina e tizio inesperto che ba-ba-ba-balbetta di non essere in grado e poi si scopre essere Rocco Siffredi.

E  qui non ci vedo niente di diverso. Ste sfumature di grigio o quello che ti pare, non le colgo.

Il magnate miliardario con il pallino per la sottomissione e il sadomaso. La tizia remissiva che si lascia possedere e sottomettere.

Che poi, se proprio vogliamo dirla tutta, qui l’elemento novità sta solo nel fatto che di solito la sessualità si gioca a ruoli invertiti.

Poiché eccita l’ignoto o il particolare o il diverso o l’estremo (a voi la fantasia, ci mancherebbe), solitamente le personalità “forti” gradiscono la sottomissione, viceversa quelle un po’ più fragili acquistano una certa sicurezza in quei momenti se tirano fuori le unghie… in entrambi i casi è l’inusuale che vince.

Esempio classico e, secondo me, più attinente alla realtà (per quanto anche questo molto caricato) è offerto dal secondo uomo di Carrie di Sex and the city, contentino in mancanza di Mr Big. Uomo politico, una certa posizione sociale. Vuole che Carrie gli pisci addosso, pardon la finesse. E lo vuole proprio perché è una cosa “strana” rispetto al suo ruolo di leader.

Ma a parte questa constatazione porno-psicologica. (o porno-psicotica, se preferite) , chiediamoci il perché.

Perché va tanto di moda il porno-soft, voglio dire.

Avevo circa tredici anni, e leggevo di sotterfugio Melissa P. emettendo una profusione di “ooooooooooooooh” mentali per quelle poche pagine di letteratura commerciale e affettata.

A distanza di tempo, molto tempo, non posso che elogiarla, sta Melissa P.

Davvero.

Perché, nonostante la scarsa qualità eccetera, il suo racconto ha il pregio di essere vero. Anzi dai, Veritiero.

Considerato il personaggio, non è secondo me troppo difficile che ciò che narra corrisponda a realtà. Per quanto la vita reale ed esperienze sessuali annesse siano(e meno male) forzate, esasperate, esagerate.

Mi piace leggerla così.

La storia della ragazzina ingenua vissuta in una realtà chiusa che -proprio perché sconosciuto, misterioso- idealizza il sesso e lo vede come qualcosa di totalizzante, coinvolgente fino all’ultima cellula. Insieme all’amore inestinguibile.

Salvo poi rimanere delusa e rimanerci “fregata” quando il primo tizio che incontra si rivela non essere l’uomo della sua vita. Grazie al cazzo, direi.

Da lì, poiché ormai sente di essersi svenduta, decide di “vendicarsi” dandola a destra e a manca, indifferentemente.

Tanto di cappello se tutto ciò è veramente vero, anzi, ci vuole un certo coraggio per scriverlo.

Ma ste sfumature, boh.

Porno-soft. Un libro che cerca di generare degli “oooooooooooh” mentali, e considerato quanto ha venduto, ci sta riuscendo.

Perché abbiamo bisogno di questi “ooooh” mentali?

Giustificata è -spero- la mia lettura a tredici anni della Melissa. Cento colpi di spazzola.

L’ ho letto per curiosità, quella curiosità e quello sballamento ormonale che quando sei più grandino ti fa arrossire. E’ la stessa curiosità che scuote la mente e porta a idealizzare il sesso, caricandolo di aspettative. Come aveva fatto Melissa.

Io avevo altissime aspettative sul sesso, giuro. Mi chiedevo: oddio, considerato QUANTO se ne parla, e al contempo QUANTO se ne parla con poca naturalità  (bisbigli, “quella cosa lì”), e al contempo ancora quanto se ne parla tramite vezzeggiativi di vario tipo, sia per le “pratiche” sia per i nomi degli organi sessuali (qui si potrebbe aprire un elenco che non finisce più)….deve essere una figata. Sì, deve essere una figata una cosa che merita di essere chiamata almeno con una decina di verbi diversi, fatta con organi che si chiamano con almeno una trentina di termini diversi, tutti fuori dizionario.

E invece poi ti accorgi, che sì, ok, carino e tutto, ma di tutto quel “ooooooooooooooooooooooh” non ha proprio niente.

E così immagini, hai bisogno di immaginare. Anche perché la pornografia esplicita e spudorata te la sbattono davanti ogni giorno.

E hai bisogno di immaginare,  e servono le parole, e non le foto o i video ,per ‘immaginare. Serve la letteratura.

Il sessanta percento del piacere dato dal sesso deriva dall’elaborazione mentale che c’è dietro.

E allora giustifico, a livello sociale, tutto questo attaccamento al porno soft, un po’ più velato, più…educato. Ma sempre basso, commerciale, alla buona, alla portata di tutti. Per risvegliare a livello celebrare l’erotismo.

Così mi chiedo, mi dico. Ma leggetevi d’Annunzio, cazzo.

Leggetevi de Sade.

Ci sono certi sguardi di donna che l’uomo amante non confonderebbe con l’intero possesso del corpo di lei. … Dopo, nessun attimo eguaglierà più quell’attimo.

O ancora.

Mh.

Ogni poro della mia pelle era una bocca. Una piccola bocca che suggeva piacere. Ogni bocca era invidiosa dell’altra, e tu dovevi baciarle tutte. E io non sapevo dove si sarebbe posato quel bacio. E nell‘attesa mi prostravo.

E questo-con parole un po’ più dannunzieggianti, lo diceva Elena Muti.

La stessa donna crudele che una volta “fatto” , strappava uno a uno i petali delle rose che trovava dentro casa, li spargeva sul pavimento. Faceva inchinare l’amante affinché le allacciasse i nastri delle scarpe.

Lacci, violenza, bondage, sadomaso. Non vi siete inventati nulla.

Solo che sapevano scriverlo meglio, più elegantemente. E’ un erotismo più “ideale”, più alto, più stimolante.

Che altro vi siete inventati? Il mito dell’androgino?

C’è una donna-dandy, che fuma e intrattiene conversazioni con uomini, che si veste da uomo, nel libro di d’annunzio.

La donna sottomessa?

“Love me tonight Andrew, please, love me tonight Andrew”, supplicava una tizia inglese di fronte a Sperelli e i suoi amici snob. Tanto che questi ultimi la deridevano dicendo : “cos’è questa lagna?”

Non vi siete inventati niente, punto.

E queste immondizie letterarie non stimolano la mia mente. Non risvegliano le mie fantasie.

Come fa D’annunzio, se BEN letto e capito, o come fanno cose più vere e più pratiche…come andare in profumeria, e mettersi tra i polsi o dove il sangue scorre più caldo, qualche goccia di profumo da uomo. Che sia fresco e amarognolo. Perché mi ricordi costantemente cosa mi eccita.

ma questa è un’altra storia. E comunque i profumi da uomo sono oggettivamente meglio di quelli da donna, troppo dolciastri, troppi bouquet floreali, troppo fruttati, troppo rosa, troppo frivoli.

Stereotipati. Come sta letteratura.

Sono un altro tipo di donna.

Cheers.

Arthur’s theme

 

Ultimamente i miei post -causa tempo sono il semplice copia-incolla di poesie, canzoni, film. Pezzi d’arte che per qualche motivo mi hanno colpito.

Questa è un evergreen, per esempio.

 

Arthur’s theme. Cristopher Cross.

 

L’idillio.

 

Quando venite presi in mezzo tra la Luna e New york city, miei cari, il meglio che potete fare è innamorarvi.

cheers.

 

 

 

 

Once in your life you find her

Someone that turns your heart around
And next thing you know you’re closing down the town
Wake up and it’s still with you
Even though you left her way across town
Wondering to yourself, “Hey, what’ve I found?”

When you get caught between the Moon and New York City
I know it’s crazy, but it’s true
If you get caught between the Moon and New York City
The best that you can do ……

The best that you can do is fall in love

Arthur he does as he pleases
All of his life, he’s mastered choice
Deep in his heart, he’s just, he’s just a boy
Living his life one day at a time
And showing himself a really good time
Laughing about the way they want him to be

When you get caught between the Moon and New York City
I know it’s crazy, but it’s true
If you get caught between the Moon and New York City
The best that you can do …..
The best that you can do is fall in love

When you get caught between the Moon and New York City
I know it’s crazy, but it’s true
If you get caught between the Moon and New York City
The best that you can do …..
The best that you can do is fall in love .

 

“…”

KOROLYEVNA: tutta questa disciplina, per cosa?

Nina: voglio essere perfetta, voglio solo essere perfetta.

K: La perfezione non è solo un problema di controllo, bisogna metterci il cuore. sorprendi te stessa e sorprenderai chi ti guarda

(L’UNICO VERO OSTACOLO AL TUO SUCCESSO SEI TU. LIBERATI DA TE STESSA.)

Miching Mallecho.

La convalescenza è purificazione, e rinascita.

Mai il senso della vita è soave come dopo l’angoscia del male [piacer, figlio d’affanno]

mai l’anima è incline alla bontà come dopo aver guardato negli abissi…

si capisce, nel guarire, che il pensiero, il desiderio, la volontà, la vita, la coscienza della vita…non sono la vita.

 

Qualche cosa è più vigile del pensiero, più continua del desiderio, più potente della volontà e più forte della coscienza.

Ed è la sostanza, la natura dell’essere, […] l’impercettibile sviluppo di tutte le metamorfosi, di tutto ciò che si rinnova.

 

Questa vita compie in lui il miracolo della convalescenza: richiude le piaghe, ripara le perdite, riallaccia le trame infrante, rammenda i tessuti lacerati, mette in sesto gli organi, rinfonde nelle vene la ricchezza del sangue, riannoda sugli occhi la benda dell’amore, rintreccia intorno al capo la corona dei sogni, riaccende nel cuore la fiamma della speranza, riapre le ali alle chimere della fantasia.

 

Dopo la sua mortale ferita, dopo una specie di lunga agonia…

Andrea Sperelli ora rinasceva. […], come un uomo nuovo, una creatura riemersa da un fresco bagno nel Lete, immemore e vacua.

 

 

Ritrovarti tra queste pagine, ogni tanto, quando le sfoglia il ventilatore, Andrea…

Anche se forse non è questo il passo giusto, è sempre perfetto.

 

 

 

Va’, Mallecho….va’.

 

short

I miei poveri capelli dopo un infelice anno di tinte, extensions e decolorazioni…sono ridotti abbastanza male. Sciupati, crespi, diradati. YOU DON’T SAY?

E sono costretta a correre ai ripari, questa sarà l’ultima applicazione di extensions, (altre 50), per sostituire quelle vecchie. E per sfoggiare diciamo massimo fino a natale i capelli lunghi (SOB) e neri.

Poi, dovrò darci un colpo di forbice.

Farli “respirare”. E attendere che mi ricrescano.

Nel frattempo, manco a dirlo, in tv o simili troverò sempre gente con bei capelli sciolti e flluenti.

Comincio ad adocchiare qualche taglio corto. A me i capelli corti non convincono, o donano molto o tolgono molto, e secondo me appartengo a quest’ultima categoria.

 

 

 

 

 

 

Probabilmente, un taglio del genere. Non mi fanno impazzire affatto, ma tant’è che mi tocca.

Secondo me una donna coi capelli corti è un po’ “mutilata”.

anche se oggettivamente qualcuna migliora…

 

mumble, mumble….

 

30 Cose che non sai.

1- Donna giunonica, aggettivo che richiama Giunone, è attribuito alle donne formose e imponenti (es. Manuela Arcuri…) perché Giunone era anche Dea della fertilità, grande madre, e di conseguenza veniva rappresentata con curve mozzafiato e due tette da paura.

2- L’insegna luminosa più grande del mondo si trova a Las Vegas, e rappresenta un cow-boy. Dicono sia visibile anche dallo spazio.

3- Le comuni mucche d’allevamento provocano più vittime umane degli squali. Risulta infatti dieci volte statisticamente più probabile morire schiacciato da una mucca che sbranato da uno squalo.

4-I leoni si accoppiano oltre 600 volte la settimana nella stagione degli amori. Se vi ritenevate bravi, ricredetevi.

5- La schermata di errore della windows è volutamente blu perché il blu è un colore che induce alla calma. Infatti dipingere le pareti di una camera da letto di un tenue azzurro cielo o di un bel blu mare concilia il sonno.

6- Uno studente di ingegneria dell’università di Siena ha ideato un robottino in grado di risolvere il cubo di Rubik. Ha chiamato tale progetto “Lego Rubik utopy project”

7- Alcuni molluschi, tra cui le cozze, sono transessuali. Riescono a cambiare sesso nel corso della loro vita, e tale cambiamento è irreversibile.

8-Il seno siliconato più grosso del mondo appartiene a Sabrina Sabrok, e pesa ben sette chili.

9- Le Van, vietnamita, è stato processato per aver disseppellito il cadavere di sua moglie e di averlo adagiato sul letto dove dorme lui. La macabra scoperta, dopo sette anni. Sogni d’oro.

10- in Libano l’uomo è autorizzato ad avere rapporti sessuali con animali, purché di sesso femminile. Accoppiarsi con un animale di sesso maschile può portare alla pena di morte.

11- In Indonesia la masturbazione è punita con la decapitazione.

12- Una volta ogni 2737 anni si verifica un interessantissimo allineamento planetario con le piramidi di Giza.

13- L’orgasmo femminile provoca perdita di coscienza momentanea (non mi risulta)

14- Non riuscirai mai a baciarti un gomito.

15- Smetti di provare a baciarti un gomito.

16- Il cuore di un gamberetto è posto nella sua testa.

17-l’accendino l’hanno inventato prima dei fiammiferi

18- gli struzzi non mettono la testa nella sabbia.

19-Il domatore di cavalli si chiama in gergo tecnico scozzonatore.

20- nelle loro conversazioni gli italiani dedicano mediamente 52 minuti al calcio, 37 al lavoro, 20 minuti al sesso, 2 alla politica e 30 secondi alla cultura.

21-la figura di Maria non è mai stata oggetto di alcun tipo di venerazione all’interno della bibbia.

22-anticamente in cina era chic farsi crescere a dismisura le unghie della mano sinistra, e un servo le leccava a comando.

23- gli indumenti degli eschimesi proteggono efficacemente il corpo fino a quaranta gradi sotto lo zero.

24-in un solo anno nel mondo sono ingeriti 37 miliardi di aspirine.

25- 25 miliardi di dollari (30.000 miliardi di lire) sono stati spesi negli stati uniti fin’ora per finanziare le missioni spaziali, dall’apollo in poi.

26- Darwin voleva fare il prete.

27- la parola più pronunciata dagli inglesi è “io”.

28- il cappello da cowboy deriva dal sombrero messicano.

29-secondo gli scienziati nelle prossime tappe evolutive umane il cranio si dilaterà enormemente.

30- le cavallette diventano all’occorrenza carnivore, e possono divorarsi tra di loro. Gnam!

 

La mano che obbedisce all’intelletto

Sgarbi a leggere ciò che segue intonerebbe una profusione di “capra , capra, capra” recitati monotoni come Ave Maria. Perché sto osando trattare del “suo” settore.

Ma, dato che il conoscere non si offende della testolina che cerca di carpirne un pezzettino, schiaffo qui i due David (principali) della nostra Storia dell’Arte. Tutto ha un suo perché.

Donatello. Abbastanza realistico. Davide è un suonatore d’arpa, un pastore, un ragazzino. Con un corpo da ragazzino. Si presente di fronte al gigante completamente disarmato, non potendo muoversi agilmente con l’armatura di un soldato. Golia, la Forza Bruta, vede il ragazzino e lo deride.

Armato solo di Mente, una fionda, un pugno di sassi di fiume, precisione.

E poi la storia la sapete, sassata in piena fronte, Golia è stordito, Davide ne approfitta decapitandolo e esibendone fiero la testa.

Donatello ha scelto un modo di narrare (tramite la scultura  ça va sans dire) “classico”, canonico. Rappresenta il “dopo”, la vittoria, la sconfitta di Golia.

In modo molto simile tra l’altro a come viene rappresentato Gabriele Arcangelo quando schiaccia col piede la testa di Lucifero e brandisce fiero la spada.

E poi c’è Michelangelo, 1501.

Dal marmo fuoriesce una figura anatomicamente perfetta (sì, anche lì, perché nei canoni classici il pene “grosso” non era simbolo di virilità, ma di bestialità. )

Colto nell’atto che PRECEDE l’azione. E’ un David pensante, e in questo sta la sua bellezza. Aggrotta le sopracciglia. Studia l’avversario.

Senza il pensiero a precedere l’azione, senza il controllo della mente sul corpo e sull’impulsività, David si sarebbe fatto massacrare. L’intelletto (e non la divina provvidenza), l’intelletto (e non la fortuna) , l’intelletto (e non un assalto non meditato)…ha salvato un ragazzino da una fine sicura.

Non ha l’ottimo artista alcun concetto
c’un marmo solo in sé non circonscriva
col suo superchio, e solo a quello arriva
la man che ubbidisce all’intelletto.

Se non fosse che qui Michelangelo si riferisse al lavoro dell’artista, che è PRIMA mentale e POI manuale (non esistono bravi disegnatori che non siano ottimi osservatori, bravi fotografi privi d’introspezione ecc), questo passo potrebbe essere usato per descrivere il suo stesso Davide.

Mi piace cogliere questo, in questo David. E non l’ennesimo esaltare le gesta di personaggi biblici. Un inno all’intelligenza, così come il (pagano) Odisseo (mio personaggio letterario preferito).

Che, guarda un po’, uccide anche lui un gigante, e lo fa con l’astuzia.

E non è un caso che Dante gli metta in bocca un’ode all’intelletto, ed è onorevole il fatto che non faccia pronunciare questi versi celeberrimi al santo di turno.

Considerate la vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.

Plotino poi, lega strettamente l’anima all’intelletto. Ok, letteralmente “sdoppia” l’anima in due gradi, uno più alto e uno più basso, (ora banalizzo un po’, una sorta di anima del mondo che guida il cosmo e l’anima dei viventi che singolarmente guida i corpi…Plotì, non ti rivoltare nella tomba). E l’anima PROCEDE dall’intelletto.

E’ un vero peccato che da noi spesso si valuti prettamente l’ “involucro”. La nostra società esalta i corpi, di certo non le menti.

Esalta? Oddio, secondo me finisce per mortificarli. Poveri corpi. Sempre a doversi piegare a sfidare gli anni e a dimostrarne di meno, a spianarsi le rughe, a strapparsi i peli, a coprirsi i capelli bianchi, a nascondere i visi sotto il trucco, a esibire e ostentare, a fiaccarsi con diete insane.

Anche questo carpe diem del cazzo pluri-abusato e pluri sputtanato e deviato rispetto al suo vero significato…questo dover rincorrere la sensazione immediata, superficiale, la sensazione di sola pelle, quasi con uno scatto animalesco…

boh. Non è per questo che siamo stati “progettati”. O meglio. Con tutta la fatica che abbiamo fatto a emergere dal caso, ciò rappresenta un triste spreco di risorse.

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