ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

Archivi per il mese di “febbraio, 2013”

Smarrita ogni volontà, e moralità. La volontà, abdicando, aveva lasciato lo scettro agli istinti, il senso estetico aveva sostituito il senso morale. La sua vita era una continua lotta di forze contrarie chiusa nei limiti di un certo equilibrio. Gli uomini di intelletto, educati al culto del Piacere, conservano sempre, nelle peggiori depravazioni, un senso di ordine.

…Così, d’un balzo, Sperelli si rigettò nel Piacere.

Nella vita, come una grande avventura senza scopo, alla ricerca del godimento, dell’occasione e dell’attimo felice, affidandosi al destino, aggrappandosi ad essa con mani improntate di vizio, mani sadiche. Corrompendosi, corrompeva.

 

(Una vita di trappole, vorace, ipocrita, mascherata da un velo di falsa schiettezza, una vita fredda, cercando l’idealità con occhi disillusi, una vita di sopraffazione del prossimo, di vuota baldanza, di corrotta avidità di lusso e lussuria, degli egoismi più bassi, di atti “buoni e eroici” per cercare la gloria, di sorrisi bianchi per simularsi puri, di ricerca di una libertà forzata e sfrenata, cercata tra le sbarre spesse di una prigione d’oro. Vivere corrosi dal proprio Ego, dal proprio straripante e vuoto IO, nelle proprie poche convinzioni, amare gli adulatori, cercare adulatori, sperare di non entrare mai nel cuore di nessuno, fuggire quando il cerchio si stringe, vedere l’amore come un divorante dominio da imporre, vivere di corsa, calcolando, computando, escogitando, simulando.)

Si ama ciò che si è, in fondo.

Così ho cercato per anni altro, nelle librerie, sperando di non essere davvero così. Dopo di Lui, non ho trovato altro, se non simile, che mi piacesse leggere entrando dentro le pagine.

Cerco delle pause, eppure ogni tanto torno di nuovo a quella lettura maledetta. C’è un qualcosa di sinistro in quel libro, e in tutti i dandy dannunziani, e in tutte le donne che lui descrive. Maniaca, morbosa, infima e avida di quelle 268 pagine. Che mi attirano ogni volta, e rileggo malignamente, rigirandomi in bocca le parole come un rosario.

 

Forse ve l’hanno propinato al liceo o cose del genere.

Però…state lontani da quel libro.  Davvero.

 

 

Alice nel paese delle meraviglie, e il cappellaio matto.

Premettendo ovviamente che a me quella favola è sempre andata di traverso, troppo british.

E premettendo che Alice è un’idiota ingenua tonta col vestito a ruota.

IO ero Alice, e me la stavo facendo sotto, nella mia orrenda gonna a ruota azzurra. Già tipo mi immaginavo seviziata e sgozzata a grondare di sangue dentro a un dirupo.

Allora, immaginatevi sto tipo. Completamente, e per completamente intendo- Dio, chiamate la neuro- schizzato.

21 febbraio e lui vestito con le converse panna, jeans stretti strappati dai cui buchi si intravedevano le gambe magre e lunghe, felpa grigia anche lei strappata e come sporcata d’olio di motore (effetto voluto, alias,ce l’ha comprata) e giacchetto nero di pelle. Pure una mise figa, devo dire.

Aspetta un attimo. Dio, sto narrando in uno “stile” estremamente adolescenziale-problematico-bambina cretina, ma stanotte mi sono sognata coniglietti e merli morti, e mirabilandia, zucchero, lui, Beppe Grillo, ecc.

Secondo me, Alice che si è impadronita di me, ancora non ha levato le tende.

“Monta, su, sali! Che mi racconti, dai raccontami qualcosa, ho un accendino bellissimo bianco e l’ho perso, devo comprare le sigarette, scendi, c’è il distributore, sììì ce l’ho la tessera sanitaria , me la porto sempre dietro a posta, mi serve una fidanzata, non ci vai a ballare?, ma come ti saltano le unghie se premi un tasto, si vede che non lavori eh, domani mi faccio un tatuaggio da solo, ma hai già visto, mi sono tatuato un cervello che viene lavato -ah ah, lavaggio del cervello, suuu, sorridi, ah ma quindi hai un cane, io voglio un serpente per il mio studio-”

“Sono ventitre anni che…”

“tu non hai ventitre anni.”

squilla telefono-spiticchio sull’iphone-vagare a caso in macchina, arrivare davanti a un bar, ho cambiato idea, vieni a casa mia.

 

Coooosa!?

 

“e dai vieni non ti stupro lo giuro, sei fidanzata. Sei fidanzata, sei fidanzaaaata!!!! Ah ma se ero io il tuo ragazzo mi incazzavo di brutto, esci con me e sei fidanzata, io ti lasciavo, cara, ti avrei lasciato subito”.

“Ma veramente io devo solo vedere dei disegni per un tatuaggio.”

“Appuntooo, vieni a casa mia ho l’ipad e tutti i disegni che vuoi, ho pure la macchinetta, vuoi un tatuaggio al volo?”

Cristo di un dio.

Però mi sembrava un matto innocuo. Voglio dire, sono cose che si capiscono a pelle.

Entra, si butta a 4 di spade sul divano – grande considerazione nei miei confronti, devo dire commuovente- accende la tv, mi chiede se voglio giocare all’x-box , se voglio fumare, se voglio dell’acqua, vede che c’è Silvio in tv, dice che è un grande, che fa troppo ridere, che è simpatico, che lo voterà.

Sul tappeto c’è un osso fucsia di gomma smangiucchiato, per il resto è tutto abbastanza in ordine, per vivere da solo.

Si alza di nuovo nervosamente di scatto, va verso il computer, parliamo di sta benedetta fenice.

La vuoi così, la vuoi cosà, la coda come la vuoi, la scarabocchia nervosamente su un foglio, e me lo immagino con gli stessi gesti nervosi a scarnificarmi un’anca. Misura la grandezza del disegno con pollice e indice, mi appoggia le dita magre sull’inguine, dice che quella grandezza va bene, mi dice “anche subito, anche ora, anche domani, quando vuoi, te lo faccio gratis.” Poi mi fa vedere i tatuaggi che ha fatto lui, quasi tutte farfalle, sono l’addetto alle farfalle, mi riescono perfette, sembrano vere, sono un farfallaro.

Mi accendo una sua sigaretta e mi rimetto sul divano. C’è Bersani in tv, per la prima volta Bersani mi sembra un soggetto rassicurante e normale.

“Ma come si fa a votà sto quiiii, ma guarda come parla, ragassi, ma chi lo vota? E tu, non lo votà saaaa’, comunistella!”

“…”

“Belle, le tue foto. Tranne quelle con la mela.”

Cristo di un Dio.

“No, quelle non mi piacciono.”

Si è rimesso sul divano in un’attitudine quasi dolce, un po’ malinconica, nonostante il tono scanzonato con cui aveva portato avanti la conversazione.

Ero lì lì per chiedergli di suo figlio, del perché si lasciasse vivere, eccetera, eccetera.

“Ma se ti chiedono foto più sconce, le fai?”

“No.”

“Ma falla a tutta schiena la feniceee”

“Voglio una cosa piccola.”

“Che palle, vogliono tutte cose piccole.”

(dipende dai contesti, però non mi sono sognata di ribattere, avevo paura delle conseguenze di un assist così clamoroso)

“Non ho voglia di togliermi i jeans, sennò ti facevo vedere l’ultimo tatuaggio.”

“riportami a casa.”

“Cooooosa? Dai su ma di già”

“sono passate 2 ore e mezza.”

“dopo riposino?”

“No.”

“E dai però.”

“Bene, torno da sola.”

“va bene va bene va bene, dai su, conto fino a 3 e mi alzo, giuro mi alzo, uno, due, tre”

Si mette in piedi saltando come una molla.

Mi riporta al parcheggio.

Allora, buonanotte.

In fondo-penso-non mi ha sfiorato manco con un dito, al che, considerando il tipo…deduco che devo avergli fatto decisamente schifo.

Per una volta in vita mia sono contenta di aver fatto schifo a qualcuno.

Però immagino che il tizio, se uno è in grado di gestirlo, debba fare un certo effetto sulle donne

. Di fronte a persone sfacciate, dirette e sfrontate, imprevedibili, “matte”, irrazionali, illogiche e impulsive, io, che sono la rigidità, il controllo, la razionalità, il calcolo, mi sentivo affossare i piedi nelle sabbie mobili. O vagavo in una stanza buia come un non vedente. Non sapevo che dire, come mostrarmi, cosa ribattere, non sapevo quali potevano essere le sue reazioni e mi sono sentita decisamente in soggezione, “timida”.

Gli idioti, passate il termine, completamente fuori da ogni schema, mettono timore.

Ho letto qualche frase inglese che gli correva lungo polsi e malleoli. “Me ne sbatto” e “giovane, selvaggio e libero.”

Appunto.

In radio c’era zucchero.

“ti piace zucchero?”

“solo sul caffè. A te no?”

“Io lo bevo amaro.”

“e ti pareeeeeva che avevamo una cosa in comune”.

Sorrido, chiudo lo sportello, lo ringrazio per la disponibilità.

Addio.

(nel mio sogno c’era un prato battuto dal sole, ci zompettavano conigli piccolissimi, c’era odore di merli morti rigonfi di vermi, lui non ricordo che faceva, zucchero sedeva su una panchina, e io, a un certo punto, lucidamente, ho pensato che volevo svegliarmi e farmi un caffè.

Rigorosamente amaro.)

 

chiavi

mumble, mumble. Spulcio tra le chiavi di ricerca che avete digitato. 

Mi incuriosisce quel “chi è davvero ballata sadica?”.  Rispondo: the dark side of the moon.

L’ennesima delle mie doppie vite.

Ora.

Leggo anche “stronza, la magnifica stronza, agli uomini piacciono le stronze”.

E’ vero. 

Diranno di no, ma è così. Per “stronza” intendo solo una persona di polso, col massimo controllo di sé, indipendente, fiera, che non smania per nessuno.

Se non siete così, lasciate perdere. E’ un po’ come essere alti o bassi. O sei alto, o ti metti i tacchi, ok, ma sempre basso rimani.

Sei te più un’appendice, te più una protesi, sei una forzatura.

Se sei una brava (tonta) ragazza zerbino, resta tale, perché a fare la “stronza” risulterai solo un’acida.

Oltre che sta cosa: gli uomini preferiscono le stronze, è vera solo se puoi permetterti di essere stronza. Se sei cessa e stronza non per questo attirerai qualcuno, anzi.

Quindi ecco, ponderate un attimo. E non leggeteli quegli inutili manuali, non vi insegneranno niente.

Per me, “stronza” è un complimento

narciso

E poi niente, scopri di essere malata di sindrome narcisistica della personalità.

Il disturbo narcisistico di personalità è un disturbo della personalità il cui sintomo principale è un deficit nella capacità di provare empatia verso altri individui. Questa patologia è caratterizzata da una particolare percezione di sé del soggetto definita “Sé grandioso”. Comporta un sentimento esagerato della propria importanza e idealizzazione del proprio sé – ovvero una forma di amore di sé che, dal punto di vista clinico, in realtà è fasulla – e difficoltà di coinvolgimento affettivo. La persona manifesta una forma di egoismo profondo di cui non è di solito consapevole, e le cui conseguenze sono tali da produrre nel soggetto sofferenza, disagio sociale o significative difficoltà relazionali e affettive.

Eccomi là, cioè io e i miei tre drughi, cioè me, mysef, and I.

“Sé grandioso”, è una sorta di cosiddetto “Falso Io” o “Falso Sé”, che conserva alcune delle caratteristiche primitive dell’Io infantile, un’immagine interiore eccessivamente idealizzata ed “onnipotente” che l’individuo percepisce come il vero “Io”. I soggetti affetti sono spesso caratterizzati da un bisogno affettivo specifico, quello di essere ammirati, in misura superiore al normale o che appare inappropriato ai contesti. Tuttavia non è un sintomo che compare necessariamente. Alcune persone possono ritenere in qualche modo di essere “speciali” o superiori, esprimere in modi diversi aspettative di soddisfacimento di una idea di sé irrealistica e tendenzialmente onnipotente.

Allora, io non è che sono irrealisticamente e tendenzialmente onnipotente, wikipé. Sto avanti e basta. Fattene una ragione, e la modestia lasciala agli ipocriti o a gente che effettivamente non avrebbe motivo di vanto alcuno.

Sintomi:

 

  1. Senso grandioso del sé ovvero senso esagerato della propria importanza.        -Non capisco perché “esagerato”.
  2. È occupato/a da fantasie di successo illimitato, di potere, effetto sugli altri, bellezza, o di amore ideale.     -Chiaro.
  3. Crede di essere “speciale” e unico/a, e di poter essere capito/a solo da persone speciali; o è eccessivamente preoccupato da ricercare vicinanza/essere associato a persone di status (in qualche ambito) molto alto.    -Non è che “credo”, sono.
  4. Desidera o richiede un’ammirazione eccessiva rispetto al normale o al suo reale valore. “eccessiva”, sono fica, punto. Sono una mente, punto.
  5. Ha un forte sentimento di propri diritti e facoltà, è irrealisticamente convinto che altri individui/situazioni debbano soddisfare le sue aspettative. –semplicemente, se non soddisfano, vaffanculo e arrivederci e grazie.
  6. Approfitta degli altri per raggiungere i propri scopi, e non ne prova rimorso.  E perché? Se gli altri sono coglioni ho colpa io? 
  7. È carente di empatia: non si accorge (non riconosce) o non dà importanza a sentimenti altrui, non desidera identificarsi con i loro desideri. Identificarmi coi desideri? Cioè io divento desideri altrui? Ma che ti fumi, wikipé.
  8. Prova spesso invidia ed è generalmente convinto che altri provino invidia per lui/lei.  Non è che “sono convinta”, se rosicate rosicate.
  9. Modalità affettiva di tipo predatorio (rapporti di forza sbilanciati, con scarso impegno personale, desidera ricevere più di quello che dà, che altri siano affettivamente coinvolti più di quanto lui/lei lo sia) Chiaro.

 

 

 

 

7 vite

Se vivessi sette vite come i gatti

una la impiegherei solo ed esclusivamente per leggermi tutta la letteratura del mondo (non basterebbe)

una la impiegherei solo per vedere più albe che tramonti,

in una sarei sempre e solo in viaggio

in un’altra sarei dottore,

in un’altra amerei solo, sempre. E stringerei la mano a d’annunzio,

In un’altra sarei un magistrato (che è quello che ho scelto per questa)

e nell’ultima vorrei essere un monaco tibetano, imperturbabile

 

…voi?

 

Vi amo, ragazzuoli che mi leggete.

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