ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

Archivi per il mese di “luglio, 2013”

scale

ho asciugato al cielo, e ancora le asciugo, numerose, numerose lacrime

Ma sempre con gli occhi dignitosamente coperti dai Persol, dai Gucci, dai Ray-Ban.

Sono stati pianti genuini, spontanei, amari, dannatamente amari, dietro quelle lenti scure, sfumate, aranciate.

Non esiste piu’ nulla in grado di sottrarmi dalla profonda infelicita’ in cui e’ piombato il mio cuore. Ne’ la famiglia, ne’ il sole, ne’ il mare, ne’ l’estate.

Anzi, non vedo l’ora finisca, se devo essere sincera.

Annaspo in una solitudine nera, vivo solo di illusioni, che si smantellano una dopo l’altra.

Mi sento brutta, piccola, insignificante, debole, inculata, ingannata, infiacchita. Grassa.

Saranno sei mesi buoni che questa morsa non mi lascia pace.

Il male, l’orribile male che ho fatto, i miei tradimenti, la mia mancanza di lealta’, mi si è ritorto contro, come un incantatore di serpenti che si fa uccidere proprio da uno di loro.

Il bene che fai, si disperde, se lo porta via il vento.

Ma il male, il male no. Per qualche strano motivo le leggi circolari del nostro universo fanno sì che puntuali arrivino i conti. Meno puntuali, i premi.

Ho supplicato Dio di darmi pace.

Ho implorato di tornare a far girare la mia ruota, perche’ cosi’, queste interminabili ore hanno il gusto stantio delle venti e passa sigarette che mi fumo ogni giorno, nervosamente, con gli occhi vitrei, sbarrati, a fissare un punto vuoto.

Neppure la piu’ alta, la piu’ bella letteratura americana mi aggrada.

Certe mattine mi sveglio per colpa del sole, mi ricordo che dovrei tenere le tapparelle abbassate, la prossima volta, così il sole non mi ferisce le iridi da sotto le palpebre, vedrei nero e non arancione, e potrei continuare a dormire a oltranza.

Una vita meschina, di attese, ansie, silenzi, frecciate al cuore una dopo l’altra, le unghie massacrate, l’autostima persa chissa’ dove.

Accarezzare un vago desiderio di morte, come se fosse l’unica via d’uscita.

Ma c’e’ la speranza , a tirarmi su.

La stessa speranza che tutti reputano “inutile”, sciocca, un “sogno”.

Perche’ io devo morire oggi, non saprei mai se domani tornerei a sorridere, no?

Ed è in nome di Lei che alla fine scelgo di aprire gli occhi e tirami giu’ dal letto, che alla fine anche se nel pieno del disgusto scelgo di prendere a schiaffi la vita, correre, scrivere un romanzo che si sta componendo a velocita’ direi folli, sperare di potermi finalmente decolorare i capelli, perche’ questo nero è orrendo. Orrendo. 

luce, io voglio la luce!

L’innocenza, il castano miele.

Tornero’ a sorridere, sì.

Verra’ anche il tempo in cui potro’ togliermi gli occhiali da sole, ghignare in faccia al mondo il mio desiderio di rivalsa

Verra’ il tempo in cui trovero’ un uomo degno di questo nome, mio degno compagno, mia perfetta meta’.

Verra’ il tempo in cui tutti avranno in bocca il mio nome

Il tempo di vendette inflitte sorridendo .

Il tempo di distruggere io, qualche cuore.

Il tempo di tornare a pensare in modo piu’ lucido

il tempo di rialzare la testa, tornare a vivere emozioni positive.

Tornare a credere che il karma che domina la mia vita è positivo, e che aveva ragione il santone indiano che incontrai per caso a Loreto, da piccola.

Quando poco piu’ che camminavo, eppure scesi dal passeggino, senza aspettare che i miei genitori mi prendessero in braccio, e scalino dopo scalino, un po’ gattonando e un po’ camminando, mi ero arrampicata su su su su su , fino in cima. “Salgo, salgo, salgo, io ci arrivo. Salgo!”

Tutte quelle fottutissime scale.

E c’era quest’uomo. Che in mezzo alla folla fermo’ mia madre, senza ovviamente sapere che quella donna a caso che aveva approcciato fosse mia madre.

“io questo ti dico. Sento un krisma buono. So che quella bambina su in cima è tua figlia, so che quella bambina su in cima è nata per fare grandi cose. Diventera’ una persona importante”

E se n’era andato, voltandosi, senza chiedere nulla in cambio , senza udire nessuna risposta

Io sono ancora quella bambina , smaniosa di vedere com’è la visuale dalla cima.

Quella bambina vive ancora dentro di me.

Ed è in suo nome, solo in suo nome, che stringo fortissimamente i denti, asciugo le lacrime, sopporto il peso centuplicato di ogni gradino.

Io ce la faro’, perche’ sono di fibra forte, sono nata, progettata, per farcela.

Mi chiamo Letizia, e di conseguenza devo portare alto il messaggio insito nel mio nome.

Porto il nome della felicita’, la cui ricerca è il motivo che spinge a vivere, quindi il mio nome parla di vita, di speranza, di piacere, di luce, di sacro.

Io mi chiamo Letizia.

E usciro’ dall’incubo di questo male.

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Ricordo un tempo in cui per me la liberta’ era sacra.

Non avevo padroni.

C’ero solo io, mi adoravo sopra tutte le cose.

Indipendente e  piena di entusiasmo, interessi, cose da fare.

La mia macchina, e fanculo tutti. Ci arrivavo  ovunque, uscivo anche sola . Indipendente, e fiera.

Stavo bene con me stessa, felice di essere single. Ero serena. Di certo stavo meglio di ora.

Non riesco piu’ a ricreare quello stato di grazia. La liberta’ e’ oggi per me…una parola che rima pesantemente con  ”solitudine”.

Io ho bisogno di un compagno, di un completamento.

Di emozioni forti. di follie!

Madame bovary, c’est moi.

Me ne rendo conto sempre di piu’ , andando avanti.

Questa donna sciocca che vive di fantasie e romanzi. Che cerca sempre quel qualcosa che la strappi dalla monotonia di una vita che non le basta. Sogna le rivoluzioni, gli eroi, le grandi imprese, gli amori clandestini, il lusso, lo sfarzo, una vita facile. Tutto cio’ che possa coprire la banalita’, la noia esistenziale, il vuoto.

Ama e non e’ corrisposta.

Si uccide.

Forse, se non si vuole fare quella fine, a volte…sarebbe bene o meglio sacrificare l’ideale, per il concreto. Si’, prosaico, banale, tedioso, uggioso, concreto.

Aberrante concreto.

Va bene, ok. La vita e’ fatta anche di questo. Periodi di soffocante nulla. Dove sembra tutto immobile, fermo, morto.

Periodi in cui il cuore resta freddo.

Attese, apnee.

Stanchezza, apatia.

Il trovarsi nel ”cul de sac”, la strada senza uscita, un muro davanti.

Quest’ estate maledetta sembra qui da un secolo.

Ho finito gli antidepressivi, devo tornare a prenderli, dottore in ferie.

Cazzo, e’ tutto  cosi’ fermo!

Ora l’ardito sta aBudapest, il drogato proprio non so. Sono curiosa di uscirci con il camerata.

Fa sempre tutti quei viaggi coi compagni, le proteste, le occupazioni.

Mi fa strano incontrare gente cosi’, fanatica , certo. Pero’ per lo meno con un ideale. Avere un ideale e’ rpba molto anni di piombo. Oggi, una chimera.

Un ideale, un motivo per andare avanti.

La rivoluzione!

Altro che la droga come obiettivo del giorno. Il sogno! Il cambiamento. Un’idea da amare.

Anche io vorrei qualcosa da amare.

E invece guarda, che apatia.

Ahahaha stupida, e’ l’ennesimo romanzo che vivi.

Guarda la realta’, cazzo

E’ una merda, la realta’.

MadamBovary, c’est moi

uomo avvisato

Amo e sono innamorata persa. Ma che devo fare, andare avanti, riempire, riempire, riempire.

Le lunghe ore che mi separano sempre da un incontro e l’altro. I silenzi, le attese snervanti. Quei ricordi maledetti.

E’ passata solo una settimana scarsa da quei due giorni di passione. E ci siamo rivisti, domenica.

Ma…

Ma non mi basta mai.Un giorno e’…

Dio, un secolo, un secolo, un secolo.

Devo dimenticarmi di te. Forse con un altro chiodo. ..quanto sono malata.

Me ne stavo aspettando l’esame, la settimana scorsa, appunto.

Tutti tesi e in ansia fuori dalla facolta’. Se hai fegato i fumatori rimorchiano che e’ una meraviglia.

A un certo punto, seduta su una panchina. Mi soffermo su un polpaccio, un polpaccio tatuato, tatuato di un motto fascista. E uno stemma , fascista. Mi accendo una sigaretta.

Sollevo i Gucci sopra il polpaccio, poi su su fino a inquadrarlo tutto, protetta da quelle lenti scure. Curiosa di sapere chi ne fosse il padrone.

Belloccio. Alto, piu’ del tossico. Moro, e quindi yummy yummy, atletico, ray ban scuri, sorriso sfrontato. Occhi grigi.

Non sbarbarti, stai bene.

Yummy yummy.

”Ehi”esclamo sfrontatamente ”camerata!”

Lui si gira a guardarmi un po’ stupito. Ma sono una bella donna, mi si perdona tutto.

”Bel tatuaggio, hai fegato. In una facolta’ rossa come questa poi rischi che te lo usano come bersaglio per giocarci a freccette”. 

Sorride.

”Nobis!”

Allungo la mano tesa a rincorrere la mia. Una stretta di mano ferma e franca.

”Nobis camerata, semper”.

Dio, fa cosi’ strano capirsi.

”Sai. Anche io ho un tatuaggio simile al tuo, altro motto pero’. Il M.A.S”

Ah! IlMAS, certo. Ma davvero, grande stima.

”Si’ ma non perche’ sono fascista, ma perche’ sono dannunziana.”

”Tutti noi amiamo il vate.”

”Militi?”

”Si’.”

E’ una cosa che ti passera’, laureato e ingessato. Tutti a venti anni fanno rivoluzioni. A che anno sei?

”Quarto”

”Ah, io secondo.”

”E tu, non ti stuferai del tuo m.a.s?”

”Stancarsi d’osare significa morire. Quando accadra’, sara’ gia’ troppo tardi, gia’ saro’ finita.”

”Che esame dai?”

”Commerciale”

”A me manca, lo do alla fine del corso, lo odio”.

”Prima me lo levo, meglio e’.”

E cosi’ giu’, a parlare di questo e quello. Finche’ mi sono dovuta presentare per l’appello.

 

Mi ha chiesto di uscire.

Si’,  ci esco. Un aperitivo.

Mi incuriosisce il tipo.

Sto cercando un rimpiazzo?

A me pareva cosi’ bello…

Be’, spero solo non finisca come con Patty pravo.

Lei che pensa a ”lui” mentre sta tra le braccia del nuovo.

Dio, no.

Amore mio ti prego, domani come sai fare, rimettimi in riga.

Sta’ con me. Fatti sentire.

Cio’ che tu trascuri, amore, diventa roba d’altri.

Uomo avvisato.

sta’ con me

La butto li’?

Dai, la butto li’, sperando di dire solo una frase grossa, dettata dal momento e dal mio giovane cuore. Giovane cuore che, checche’senedica,  e’ uscito l’altroieri dai vapori dell’adolescenza.

Dio quanto sono giovane, non ho ventun anni. E a settembre , quando ancora non avro’ ventun anni, gia’ avro’ iniziato il terzo anno d’uni.

Col cervello sono avanti.

Ma i miei sentimenti no, quelli sono immaturi.

Quelli e’ un po’ come se fossero rimasti tra i banchi del liceo. Mi innamoro follemente, senza pensare che possono essere storie con soggetti sbagliati, o senza futuro. Mi innamoro totalmente, buttandomi di pancia nel mare degli gli eventi,  mi innamoro brutalmente, commetto follie, mi innamoro con ogni cellula.

Io, se amo, amo in modo forte, esasperato, disperato, totalizzante, invalidante, mortale.

Come se..come se fosse l’unica cosa al mondo, in grado di farmi sentire viva.

Amo davvero i corpi? Amo un’idea? Chissa’.

So solo che ho oltrepassato ogni limite, ovviamente finendo la cosa…ti senti come un frutto piovuto giu’ da un ramo, un fico che si e’ staccato dal suo ramo viscoso, e cadendo si sfracella,aprendosi sull’asfalto. O come quei gatti troppo avventati, che balzano giu’ dai pendii, e da li’ corrono verso le autostrade. Dove te li ritrovi sbudellati, a marcire sul ciglio della stessa, poco dopo.

Eppure la butto li’.

Io , cosi’, non mi innamorero’ mai piu’.

Come di lui, non mi innamorero’ mai piu’.

 

…dai, mi concedo fino alla laurea. Trovami, da qui a quando ti laurei, una storia cosi’. Innamorati cosi’, se ne sarai capace. 

Non lo farai piu’, non sara’ piu’ cosi’. Soffrirai meno, va bene.

Ma il resto non sara’ mai che una pallida imitazione di quello che hai provato e provi per quell’uomo.

Un amore cosi’forte da annebbiarti la chiara strada del tuo futuro. Un amore cosi’ forte da distruggere ogni certezza, mandati in fumo l’ego. Un amore cosi’ forte perche’ inaspettato, arrivato a tradimento, dritto al cuore come un dardo, ti ha colpito cosi’ a caso, un giorno.

Di quella persona che ti cercava e tu snobbavi .

Perche’ e’ successo cosi’,con te?  Quanto ti amo.

Ti amo cosi’ tanto da pensare di essere triste a avere il ciclo.

Perche’, forse, un figlio…sarebbe stato un collante perfetto.

Questa e’pura follia.

Provero’ a giocarmi le ultime carte, giusto perché ho tatuato ”ricordati di avere coraggio”.

Provero’ a tenerti a me. Lo so che ti stai innamorando e so anche che non vorresti. Lo so.

Ma so anche che mi infilo dentro i tuoi pensieri, e cerchi di scacciarmi, di mandarmi via da li’Ma lo so che tu mi ami e allora ti chiedo di non rinunciare.

Sta’ con me.

Non potresti trovare di meglio.

Certo e’ che..,se te ne vai…io sarei salva.

Avrei salvato la vita.

Forse e’ un bene.

Talmente abituata a medicarti le ferite da non capire che sanguino da tutte le giunture.

Per colpa tua.

Ringraziero’ dio…?

Vorrei poterlo maledire invece. E stringere i denti per tutta la vita. Anche a stentare

Ma con te.

Dio, ti prego..ascoltami.

il peso di un cuore

E cosi’ vuoi partire, eh.Trasferitii all’estero.

Mi si spacca il cuore, non tanto per le distanze,perche’ per esperienza so che un giorno sei li in Italia e il giorno dopo in Australia. E che e’ solo una stupida ora e mezzo d’aereo.

Ma evidentemente…qui…non hai un motivo valido per restare.

E neppure io lo sono.

E che sia, allora, sara’ meglio per tutti, per me per dimenticarti, per te per…boh.

Infilarti nel letto di altre donne, credo.

O fare il cameriere sottopagato.

E che sia, vai a far baldoria.

Io ho una vita da costruire, anche senza mezzo cuore.

E che sia, sai..,io mi sono stufata di questi continui inferni e paradisi.

Queste attese, ansie, paure, non e’ amore e’ solo roba corrosiva.

E allora va’. Vaffanculo. Riporta il resto.

Aaaaaah che amarezza, cuore, maledetto  cuore masochista, perche’ hai scelto lui?

Perche’?Perche’ di tutte le persone che ho calpestato lui e’ stato l’unico in grado da distogliermi da me stessa, fino a umiliarmi?

Dio dio dio, perche’ un amore cosi’ forte,e perche’ non me l’hai corrisposto?

Non era ”amor che nullo amato amar perdona?”

Dio, onnipotente, da lassu’, ti prego.

Impedisciglielo. Fossero anche solo sei mesi di soggiorno, sono sempre sei mesi.

Dio ascoltami ti prego, lo voglio con me. Esaudiscimi ti prego.

Non tenerti il peso di un altro cuore spezzato, dio, tu che ci hai creati dall’amore.

Non portarmelo via.

Non andare.

Non…

 

Io ti amo.

cerveaux

Non sono lunatica, ma camaleontica. Mi adatto alla situazione.

Un uomo quando si tratta di tirar su pesi in palestra, correre o utilizzare tutta la lucida razionalita’ di cui sono capace.

Una tigre all’universita’, soprattutto quando e’ tempo d’esami e li vedo tutti tremanti aspettare il loro turno. Io sono sempre imperturbabile, al di la’ di quanto sono preparata, al di la’ di come vado. Anzi, nelle attese, a volte di ore, ho sonno.

Strafottente e sicura di me, , un tono di voce squillante, alto,importante.

Io so. 

Spesso dolce coi miei amanti.

Spietata fuori dal letto.

Cerco sempre di rigirare le situazioni a mio vantaggio, mentendo spudoratamente se necessario. Ardita nell’impegno politico, romantica  ascoltando canzoni, quasi una bambina nelle letture segrete, brava ragazza virginale in famiglia, una salamandra dentro un letto o quando amo. Buona con gli amici, vendicativa se subisco un torto. Ma perdono, se devo.

E su tutto, un’incrollabile tenacia e forza di volonta’, che attingo da un perno spirituale, quasi un midollo interiore, purpureo.

Su tutto, una voglia sfrenata si dil’autodeterminazione e un orgoglio forte, incrollabile, una forza. Una forza che mi ricorda costantemente chi sono, da dove vengo e dove voglio e posso arrivare

. La mente che piega il mio corpo, lo educa all’equilibrio, all’ordine, alla perfezione, al bello, al risultato.

Gli occhi che brillano di dolcezza, a volte, una dolcezza materna. Per poi diventare cupi, freddi, spietati, inespressivi, di fronte a una sfida o a un sentimento d’odio.

Che bello l’animo umano. Cioe’ premetto, le persone sono delle teste di cazzo, ma la complessita’ del cervello umano e’ disarmante. 

giorni di fuoco

”L’esame, l’esame”…

Io che mi presento, sfatta e ripiena di farmaci, misuro quelle lunghissime ore di attesa.

Ma vinco io. E pure alla grande, ex adversis semper resurgo.

Fiera di essermi tolta quel peso, gironzolo a caso per l’ateneo, poi invio messaggi a tutti per la bella notizia.

 Ci penso un po’ a inviarne uno in particolare. Poi mi dico che non lo faro’.

I miei esami sono salutati dai miei fans come grandi eventi. Tutti a chiedermi come e’ andata..se li cagano piu’ loro che io. Rispondo stancamente.

Ed eccomi qui, tornare a casa di pomeriggio inoltrato, forse le cinque.

Ho pensato che il destino fosse stato buono, ho avuto l’istinto di ripassare proprio l’argomento che mi avrebbero chiesto. Ho sentito il destino tutta la giornata. Non so se il destino esiste, o se noi ne cerchiamo i segni. Non so fin quanto ne siamo artefici, ma credo poco.

Lo chiamo.

Non e’ vero che era scomparso lui, mi aveva risposto. Mi aveva risposto, io non avevo letto e essendo quello un messaggio importante lui ha pensato la stessa cosa che avevo pensato io: ma tu guarda sta stronza, e per ripicca non si era fatto sentire. Poi non ha ricevuto gli auguri del suo compleanno, che non avevo mandato credendomi scaricata, e lui si e’ sentito scaricato non avendoli ricevuti. Io ho passato la settimana a studiare, e lui ha resistito una settimana senza bamba.

Ma poiche’ io e lei nella sua mente siamo la stessa donna, ovviamente non poteva durare a lungo. Ha vinto l’orgoglio di un uomo ferito, e mi ha ricercata.

E ci ha ricercate, perche’ entrambe mancavamo.

‘Ti passo a prendere”

Io per lui sono al massimo delle mie possibilita’. La doccia aveva lavato via la puzza d’esame e d’ateneo, ero fresca, coi capelli ancora un po’ bagnati, il corpo fasciato da un tubino di jeans corto, scollato e borchiato, il trucco leggero, le vans per sdrammatizzare, una borsa bianca.

Lo nota subito. Nota un ulteriore dimagrimento, forse altri due chili.

Mi dice che sono sempre piu’ perfetta.

Lo so.

Gli racconto dell’esame. Del piu’ e del meno. Lo faccio con entusiasmo, con entusiasmo perche’ nella sua vita sono un uccellino scampanellante. 

Pero’ poi una striscia, e la serata precipita.

Mi viene voglia di usurpare il mio ex liceo, mi ci faccio portare, mi ci infilo dentro come un ladro, salto le inferriate neanche fossi un grillo. E lui fa lo stesso.

Folli.

“Ma tu sei matta, ma tu sei matta!”

“Shhh, che è notte, chi ci vede.”

”Matta. Sei la donna dei sogni di qualsiasi uomo. Mora, bella, alta, abbronzata, amore. Le tue labbra grandi, morbide, i tuoi seni perfetti, sodi, tondi, la schiena divina. Le spalle aperte, maschili…e poi quella vita stretta, i fianchi larghi, come fossi una vespa. Le gambe lunghe, sinuose, tu sei perfetta. Bella anche struccata e in tuta. Matta come un cavallo ma…tu sei…

Mia.”

Ringrazio, non sapendo bene che altro

Dire.

”Tu sei mia, capito? Mia e di nessun altro.”

Parole che mi fanno paura.

”Io non conosco dominii, io non ho padroni, regole, morale. Io sono libera, io sono mia”.

Cosi’ mi si avvicina, natante nel piacere. E mi sussurra, piano.

”Se non fossi cosi’, non ti amerei.

Vado avanti in funzione di te.

Mi ammazzo di allenamenti in funzione di te, senti, senti gli addominali…li ho fatti uscire per te. Sto troppo bene in cio’ che siamo. Sei dolce, sei bellissima, sei intelligente, fai cose per me che vanno contro la tua natura. Io voglio la tua felicita’, vivo di quello. Io sono ossessionato da te. Come non lo sono stato mai. Ne ho avute tante tra le braccia, ma un’intesa come con te, cio’ che ho provato…non l’ho sentito mai. Siamo una cosa sola. Una cosa sola, e perfetta.

Poi siamo altrove. Lo facciamo una seconda volta.

Poi siamo ai  giardinetti pubblici. 

Poi ci beviamo un po’ di stelle, parlando. Baciandoci, parlando. Lui che mi sussurra parole dolci, belle.

”Andiamo a convivere…”

Sono sogni campati in aria, come tutti i sogni che si rispettano.

”Se conviviamo tu pero’ sarai quella che guadagnera’ tanto”

”Mi difenderesti da avvocato?”

Cambiamo giardini.

Mentre mi bacia mi squilla il telefono. E’ un mio ammiratore. Avevo in bocca una delle sue marlboro rosse. Lui fumava le mie. Le merit. Merit o Winston blu .

”Rispondi”

Esito.

Lo faccio.

”Metti il vivavoce”

Cosi’ mi dice che mi ama. Si’, tu tu…avevo avuto a che fare con te verso aprile, ma sei passato, non vedi?

”Passamelo.”

”Ma…”

”Ti ho detto di passarmelo”

”Pronto, ciao? Si’ senti stronzo, lascia stare la mia donna se non vuoi finire male. Va bene? Cosa, che? Quale parte della parola levati dal cazzo non ti e’ chiara?”

Assisto alla scena, ghignando, fumandomi tranquillamente la mia sigaretta.

Uomini, uomini, siete cosi’ stupidi.

”Dimmi quanti ne hai ” dice dopo aver riattaccato.

”Quanti ne ho di cosa?”

‘Gente che ci prova, ti cerca, ti vuole.”

”Boh, venti?”

”Venti!” Esclama. 

Glieli elenco uno per uno, in ordine alfabetico.

”Credi di essere l’unico a interessarsi a me ? Credi che non mi basterebbe alzare il telefono per trovarne un altro? Tu credi? ”

Rido.

”Io pero’ voglio solo te. Che me ne faccio di altre donne…”

Annuisco.

”Tu DEVI volere solo me”.

“Chi altro devo volere, chi, se non te. Quando un uomo raggiunge la vetta che cazzo se ne fa della pianura.”

Poco dopo ci salutiamo, e’ circa mezzanotte. 

“No ti prego, cazzo, non te ne andare, resta a dormire da me…”

“No, non posso, devo tornare.”

“ma cazzo ti prego dormiamo insieme stanotte, ti prego.”

“NO! Riportami a casa.”

Sei di mattina di oggi.

Accendo il telefono.

I suoi ti amo. I suoi devo vederti ora e subito.

Non erano le sette che stava sotto casa mia.

“Ooooh geeeesu’, non sarai mica venuto? Sto in pigiama, voglio dormire, mi devo lavare.”

“Rosico, cazzo, rosico! Ci ho rosicato una notte intera, non dormendo, per via di quel coglione che ti scrive, scendi, ti prego.”

Mi sistemo con cura , non mi importa se ci metto del tempo. Non mi importa far aspettare la gente.

E” nervoso. E’ la bamba.

Il resto del giorno lo passiamo tra doccia, vasca da bagno, divano, letto.

Riempire la jacuzzi di acqua calda e schiuma e’ stato bello. Ci e’ entrato come un bambino.

Nel sesso non abbiamo remore, pudori. I nostri orgasmi si mescolano, a volte simultanei. Accorda il mio corpo come fosse una viola suonata da un arcangelo. Ascolta i miei respiri. Non ha freni, non sente fatica.

Lo abbiamo fatto almeno dieci volte. Di nuovo, una notte e una mattina, un breve intervallo.

”Toccati” mi chiede. ”Fammi vedere come godi da sola”.

Lui e’ il primo che mi fa arrivare gli umori alle cosce.

E’ un dio. Forse perche’ e’ folle, e il sesso è follia senno’ se pensi troppo ti intimidisci e non godi.

Lo vedo dormire, vicino a me. Un metro e ottanta di perfezione. Anzi, non credo sia un metro e ottanta, sinceramente. 

I muscoli rilassati, quella schiena bellissima, ampia, la vita stretta ma non troppo. E’ anatomicamente perfetto, magro e muscoloso, la barba tagliata quasi a pelle, i capelli rasati, nerissimi. E’ magnifico.

Ma non ci si puo’ innamorare solo della bellezza, no?

Per me la bellezza è TUTTO.

Ho come l’idea che i belli siano baciati da Dio. Come se siano automaticamente buoni, felici, forti.

Ieri la radio ha mandato ”what’s my age again ” dei blink. Virgin radio. Era la canzone della mia precedente storia.

Buffo.

E’ del cancro pure lui, come mia mamma, le mie due storie importanti, la mia ex migliore amica; tutte le persone importanti della mia vita, lo sono state.

“e tu?”

“io bilancia, croce e delizia ; il segno dei vanitosi”

mi bacia il collo, dolcemente.

“Sì, sei vanitosa. Anche io.”

Abbiamo troppe cose in comune, purtroppo. Non mi drogo di bamba, e’ vero, ma mi drogo d’ambizioni, obiettivi a volte eccessivi, desiderio di perfezione, caos, sport.

Soffriro’ e probabilmente è solo una passionale agonia che si protrae.

Questo è un amore atroce, tormentato, acceso, tremendo.

Soffriro’,

ma quanto ho goduto. Oggi. Ieri. Manco capisco se il tempo passa o meno

Ma l’effetto della bamba si’.

la fase di “up”, che premetto in lui non è che faccia quest’effetto eclatante, è così da lucido come non. Guida pure, per dire. la fase di up diventa down. Un down profondo, depressivo.

Pieno di sensi di colpa.

Perche? perche’ ci sono ricascato, ero stato così’ bravo, avevo resistito, perche’? Perche’?

Non lo so, dico accompagnandolo a casa, freddamente. Dormi. Non ci pensare. Ok. Domani e’ un altro giorno.

 

E tristemente, molto tristemente, mi saluta.

 

paradisi

Un’altra intera notte di sesso, poi dormirci accanto.

E’ la mia idea di paradiso.

Lenzuola bianche e pulite, un letto dove si affondaSi’, in un mondo dove non dovessi serbare l’orgoglio, il paradiso sarebbe quello.

Quanto sei perfetto.

Se mi svegliassi mordendomi.

Certo, me l’hai promesso il mare…

Parole.

Ma quanto sarebbe bello…

Svegliarmi tra le tue braccia nervose.

 

prenditela in culo

Tornato.

Incazzato.

Perche’ non gli ho fatto gli auguri.

Grassa , grassa, risata.

Defilarmi, trattarlo con freddezza, fargli intessere le mie lodi.

Quanto mi sei mancata, io mi sono allenato tanto. E sono stato in casa, mi sto disintossicando, sono fiero di me.

 si’,bravo OK adesso io pero’ vado, ciao ciao. 

Pensavo ad altro. Al mio imminente esame. Ah, e pure al vestito che ai saldi ho tolto dal manichino, mettendomelo io. Porto la taglia di un manichino.

DOVE vai?

ESCO. ( e non ti devo spiegazioni) 

Ma che ne dici se dopo ci vediamo?

“Visualizzato alle”, e nessuna  risposta.

Prenditela in culo, carino.

hope.

Credo nel destino, nella circolarita’ del mondo e delle vicende, credo nell’eterno ritorno .

Credo nel karma, il demoneceleste.

Credo che quello che oggi la vita mi toglie, mi ridara’ domani.Credo negli insegnamenti del dolore, credo che il meglio della vita sgorghi fuori dal male.

Credo nell’amore, nonostante tutto io ci credo ancora. Nonostante il disgusto, il dolore, le paure, le illusioni, io credo che avro’ altre storie

Credo che la contentezza di un periodo d’oro, quando verra’, mi ripaghera’ abbondantemente di questi giorni cupi.

Credo che i conti rimasti aperti, verranno chiusi.

Credo che sulla superficie del mio fiume vedro’ passare tanto cadaveri.

Credo alla vita ebete e matta, alla sua imprevedibilita’, sprridero’ ancora.

Credo alla luce , credo al tempo che rammenda le trame infrantE.

Credo che questo ti nove e’ una merda.

Credo alla ”mano di Dio”.

Credo Battiato quando canta ”la stagione dell’amore vene e va, e ancora un altro entusiasmo ti fara’ pulsare il cuore”.

Credo al mio vate, quando dice ”habere e non haberi”, possedere e non essere posseduto. Lo so, vate mio, lo so. Tu dalla tua parte avevi la fortuna d’essere maschio. Si sa…sapete mentire cosi’ bene, scindere cosi’ bene sesso e amore. Per me sono e devono essere un tutt’uno.

Credo alla forza di chi sa aspettare, credo che varra’ l’attesa.

Non amo le persone, amo l’amore. Amo l’idea di sentirmi amata. Amo il riflesso di me stessa.

Trovero’ il modo di rivederlo ancora,negli occhi di un altro.

Un uomo bello che sia la proiezione della mia vanita’. Ma voglio un uomo anche leale. Alla mia altezza.

La versione maschile di me stessa.

Lo trovero’. Non importa metterci una vita.

Tu, non ti conosco, non so come sei fatto ne’ come ti chiami, ma ti amo.

Ti amo, e ti trovero’.

Ma prima di te, mi serve trovare dell’altro.

La pace dentro di me.

Si’. Ce la faccio. Grazie. So fare tutto da sola, non mi serve un rammollito, un coglione inerte.

O il meglio, oppure niente. Aut caesar, aut nihil.

E se, dio, e’ destino morir di sete, be’ e’ meglio che saziarsi con le briciole. 

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