ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

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anche se, anche se…

Andare con uno fidanzato.

Non solo non ci vedo niente di male, anzi, la cosa a volte mi stuzzica.

E mi e’ capitato in più occasioni di essere l’altra.

Mi piace sfidare i limiti del consentito, laddove non ci sono rogne legali in vista, si intende.

Faccio anche sedute spiritiche,figuriamoci.

Ah, tra l’altro si’, gli spiriti esistono , coi morti si può parlare e mi sono fatta spappardellare da loro il mio futuro.

Ma di questo ne parlerò in un’altra occasione, tra l’altro sto aspettando che il corriere mi consegni una tavola spiritica ”professionale”, per così dire. Macabro e fine oggetto d’arredo, lo vedo stupendo come cimelio nella mia seconda casa. Bella, dovreste vederla,di legno nero con tutte le impunture dorate e i simboli esoterici e tutto.

Tornando pero’ a parlare banalmente di maschi.

Un tizio fidanzato, perché no. Ovviamente deve lasciare lei, essere relegati al ruolo d-amante e’ squallido.

E lì sta il difficile: bisogna non farsi raggirare dalle trappole maschili, abili incantantori.

Però ogni tanto ripenso a quegli occhi chiari, quella cena di amici in comune, quel suo parlare forbito…quel ”e’ stato davvero un grandissimo piacere conoscerti, spero di rivederti presto”…e baci che mi parevano tutt’altro che il solo frutto di cortesia.

Era il tono di voce,più pastoso.

Si’. Lo avrei fatto, spudoratamente, anzi, meglio.

Se solo…

Non fosse stato alto il rischio diventare ”la terza”.

Solo l’anno scorso avrei osato comunque. Oggi capisco che ”non conviene”

Ma non dal punto di vista morale, eh, ripeto, la moralità per me non esiste.

Ma per svantaggio personale. Insomma, se il rischio e’ altissimo e la posta in gioco non poi cosi’ alta ( un bel ragazzo, OK, anche intelligente, ma non basta) , per quanto appetibile…

Il gioco non vale la candela.

Anche se, anche se…

 

 

 

 

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Zuzu brainstorm 1

Cose positive.

Mi sono rinfilata in una dignitosa 42, pantaloni skinny, neri.

Piccola annotazione. Il tutto scorre assai meglio con il body snellente, alias una guaina che ti leva il respiro, ti strizza le tette, ti comprime i fianchi, ti solleva il culo, e ti comprime lo stomaco facendoti a momenti rigurgitare la cena di natale ’94.

Ho addosso la camicia che Mattia che mi sarei volentieri fatta mi lasciò.

Prima che fu il mio ex, a lasciarmi.

Mattia che mi sarei volentieri fatta era uno dei migliori amici del mio ex. Come mai avevo e ho tutt’ora addosso la camicia di mattia che mi sarei volentieri fatta? Per una sottile forma di feticismo, per cui mi accontento dell’appendice invece dell’individuo. Scherzo. Sento caldo, tienimela in borsa.

Veramente bella sta camicia intendo, da boscaiolo, bianca, grigia e nera, a quadrotti grossi, bei bottoni, ben rifinita. Sento caldo, tienimela in borsa. Sì Sì. Certo certo.

E giuro, glie l’avrei anche voluta ridare, ma è stata l’ultima volta che li ho rivisti, povero Mattia che mi sarei volentieri fatta. Lui e gli altri amici.

Tizio molto…be’, non era un luminare, ecco. Roba che non me lo filerei di striscio. Ma…quelle cose che alla fine a diciassette, diciotto anni, ci stanno. Sedotto e abbandonato. Ma non era abbastanza intelligente manco per quello.

Quindi non andava bene. Poi ero fidanzata. Quindi non andava bene. Ero fidanzata col suo amico stretto. Quindi non andava bene.

E poi non mi ci sarebbe stato mai, quindi non andava bene. E se la faceva con una mia amica stretta, sì, stavo mio malgrado sacrificando il delizioso bocconcino per combinare quelle tristissime uscite a quattro, cercando di far fidanzare le mie amiche con gli amici di lui, e diventare tutti un’odiosa e vagamente promiscua e quanto mai falsa e edulcorata graaaande famiglia tutti amici, mi capite.

Poi la cosa non andò in porto.

Niente, ho aperto l’anta dell’armadio con la solita domanda in mente…che mi metto, e ho visto ochieggiare gli scacchi di questa camicia. E allora tipo flashback mi è tornata in mente la storia di questa camicia, e tutto ciò che ne consegue, e penso che Mattia che mi sarei volentieri fatta vive ancora molto alla giornata facendosi mettere i punti quando in discoteca sbatte contro gli spigoli da ubriaco e si risveglia da qualche parte con un cerotto sotto il mento o altre zone.

Poi penso, non vado mai a ballare.

Penso che sono una persona troppo tranquilla e seria, e mi chiedo se un giorno me ne pentirò, se diventerò una di quelle babbione di mezza età che rispolverano vestiti anni 80 e comprimono le cosce cicciotte dentro calze a rete, per poi trascinarsi in un locale dove incontrare ragazzini e recuperare il tempo perduto. O se, tipo, coerente con la mia fibra interiore, mi trascinerò questa serietà fino alla tomba, integerrima, serissima, un cappotto grigio sartoriale vivente.

E magari tipo smetterò ben presto di scrivere male e discorsivo e allora sarà tutto più romanzato e forse con bei periodi articolati, e parole un po’ più ingessate, tipo il tutto sarebbe :

Notizie positive. Mi sono rientrati i pantaloni neri, stretti, che mettevo un tempo. Utilizzo anche una guaina snellente, che comprimendo molto il busto, rimodella un po’ le forme. Sto per uscire e ho addosso una camicia a scacchi neri, stile boscaiolo, appartenuta a suo tempo a Mattia, amico del mio ex, tizio con il quale, confesso, se non fossi stata fidanzata e altri fattori vagamente trascurabili, avrei avuto tranquillamente rapporti sessuali. Sogno erotico dei miei diciassette anni, sebbene cercassi, forse per redimermi, di combinare incontri tra lui e una mia amica del liceo. Credo che ora sia ancora un soggetto un po’ particolare, che vive in modo abbastanza estremo, da eterno giovane. Penso così che sono una persona molto seria, chiedendomi se manterrò questa serietà anche in età adulta, o se subirò una regressione, e mi trasformerò in quelle signore demodé e discinte che cercano divertimento in locali frequentati da un pubblico più giovane.

 

ps: straprobabile che questa camicia verrà adibita a pigiama, avendomi dato una sòla della madonna la mia amica anoressica tira sòle, ovviamente due secondi prima di uscire. Ma vaffanculo.

che in romanzesco è: mi è appena giunta notizia dalla mia conoscente estremamente magra e assai probabilmente affetta da disturbi alimentari che non usciremo. Notificato, circa minuti uno prima di uscire. Esprimo questo disappunto con un linguaggio colorito. Adibirò la camicia a pigiama, lasciandomela addosso.

 

nothing more, nothing less than it.

Esame tra pochissimo.

Nessuna ansia.

Mi sono somministrata 100 domande sulla materia. In cento domande ne azzecco un novantacinque percento, considerando che trattava anche di argomenti che non fanno parte dell’ambaradan, e quindi dovevo andarci a intuito. Bene.

Il mio stato di imperturbabilità potrebbe fare invidia al Dalai Lama.

Namastè!

Ho i chakra ben allineati.

La quiete PRIMA della tempesta?

Certo, vivo in uno strano stato d’attesa, penso all’esame circa tutto il giorno. Poi penso al dopo esame, al sospiro di sollievo. Spero. E concentro tutte le energie per quello.

Però…essere messi alla prova non significa essere messi alla gogna.

Penso all’importanza dell’equilibrio psico-fisico, penso che il mio vacilla, ogni tanto. Si mantiene solitamente stabile, non sono una persona particolarmente “squilibrata”, non dopo aver conosciuto persone svalvolate davvero, intendo.

Che convivono con ossessioni di perfezione e magrezza condite da stupide quanto innumerevoli ansie, milioni di capricci e lamentele, guaiti per pene d’amori inconsistenti, che sono tali solo per la mente malata del soggetto che le amplifica e deforma a suo piacimento. Un’amicizia, o quello che è, non può essere una sfilza di “sfoghi”, lamentele, “segreti.” A volte torni a casa che hai assorbito le ansie inconsistenti di queste “confessioni” vuote, adolescenziali.

Fin’ora ho visto questo, nelle amicizie femminili. Sfoghi continui su problemi inesistenti.

Su questo sono al cento percento maschio. Da bambina giocavo con i maschi e incidevo buche per scavare le biglie coi coltellini svizzeri. All’asilo coi maschi non ci litigavo mai, se non altro.

Le donne mi odiano, è matematico. Mi odiano. I maschi sono più affabili, non ti invidiano, non ti giudicano, non ti criticano, sdrammatizzano, non se la prendono, vivono con naturalezza, non si tengono il muso per decenni, fanno più battute, ridono di più. Non è un caso secondo me che il mio gruppo di colleghi sia costituito per un buon sessanta percento da maschi, e che con le femmine del gruppo non che corra buon sangue. O per lo meno, c’è meno affiatamento. Innegabile.

Tempo fa Goldenlady propose una pubblicità che mi rispecchia… una tipa che cammina su un corridoio, molto femminile tra l’altro (la tipa, non il corridoio) che si mette a dire tipo: “staccare la coda alle lucertole, sbucciarmi le ginocchia…” insomma da lasciare intendere che nell’infanzia era un “maschiaccio”, e poi conclude “tutto questo per studiarli, gli uomini”.

Per carità, la solita pubblicità maschilista eh. Come a dire che la tipa in questione ha vissuto per gli uomini, si fa bella per gli uomini (pubblicizza collant e intimo”sexy” del resto)

Però il messaggio più superficiale e immediato mi piace: le donne , certe donne, hanno una marcia in più.

Io diciamo che ho la sesta.

Di reggiseno no, seconda/terza, va be’. Anzi meglio, meno ingombrante.

Però li capisco, sono incredibilmente più semplici. Insomma, dopo anni che cerco di decifrare le paturnie del genere femminile, “come abbino…? che dico/faccio/credo/penso in questa situazione? Che mi metto…? Secondo te lui…? E se intendesse…? E se magari…? Ma se io…? Ma se lui…? E se lo lascio? E se mi lascia? No dai lo lascio… (e tu che pensi…se lo lasci o meno è uguale. Come la metti la metti è uguale. Se lo lasci dovrò scaramellarmi i coglioni a sentire delle tue motivazioni per circa un secolo, e dei tuoi eventuali ci ho ripensato. Se non lo lasci dovrò stare a sentire comunque per un secolo dei vostri problemi di coppia. Se lui ti lascia, Dio ce ne scampi e liberi. Quindi che cambia? Come la metti la metti, il compito di somministrarmi sta sega assurda spetta a me.)

Poi mi chiedo…perché le donne non sono come me? Me che se mi chiedono “come va con…” rispondo semplicemente “bene” o “male” ?

Non “bene ma…” , “male ma se io…”. Bene. Male. Dopo una rapida analisi razionale dei fatti.

So che è superba questa affermazione, ma perché non riescono a raggiungere i miei livelli di pragmatismo?

Voglio dire: se va bene, va bene. Se va male, va male. Se va male, si estirpa il problema, se va bene si continua. Se si sta da sole, amen. Fase transitoria da vivere serenamente e magari per “riossigenarsi un po’ “, ridefinire le priorità, rivedere alcune cose, iniziare progetti individuali.

Perché lambiccarsi il cervello?

Perché la tizia mi racconta dei suoi stupidi attacchi di panico immotivati?

Voglio dire, con uno che l’ultima volta che l’hai visto è stato ferragosto,e che ci sono state volte che non l’hai visto per due mesi,  il problema non sussiste, lo lasci. E’ una soluzione così semplice, semplice e pulita.  Anche perché il tizio non lavora,non fa niente, è tuo vicino di casa. Pure Obama trova il tempo di dedicarsi a Michelle, non vedo perché non dovrebbe trovarlo un coglione nullafacente . Mah. Io non gli avrei dato tutta sta importanza.

Poi anche ieri ho sentito ripetere una frase che non mi è piaciuta “quando sei innamorata…” come a dire “quando sei innamorata passi sopra a tutto.”

Boh. Sarà. Anzi. No.Non è. E’ da cretine diventare cieche/sorde/mute/ per amore. Amore , poi …diciamo pure solo attaccamento emotivo e dipendenza affettiva.

Ma  a parte che son ben 4 o 5 le donne che hanno detto sta frase…ma un’opinione diffusa non è detto non sia una cazzata.

“Ehh…” (sospiro) io e Massimo viviamo una storia a distanza, quindi è sentita molto di più. Quando sei innamorata…”

Mah.

“Ehh…lui è strano, ma quando sei innamorata…”

“Eh sì, lui mi ama meno di quanto lo amo io, ma quando sei innamorata…”

“Eh, si, esce sempre con gli amici, ma quando sei innamorata…”

Donnette, voi non avete capito un cazzo , a mio modestissimo parere.

I vostri aerei cervellini sono infarcite di quelle balorde stronzate che vi hanno lobotomizzato, le favole prima, le serie televisive poi, i film, i romanzi struggenti. Per carità.

Dico, nella vita reale. Avete mai sentito che ne so, il sottofondo musicale al momento giusto, la frasetta perfetta, la storia idilliaca?

No. No. No.

Ma Idilliaco non significa corretto. La storia corretta è possibile. E la correttezza di una storia non è garantita dal compromesso. Per amore si fa tutto, ma che stronzata è.

Direi che è la rivisitazione commercializzata, banalizzata, adattata alle masse, e globalizzata…dell’ omnia vincit amor.

Ma non c’entra niente.

A parte che ho un’idea diversa d’amore. Voglio dire, non quella roba per cui “non puoi vivere senza” (ahahhahaha) ma diciamo… “vivere bene con”.

E’ un’incentivo ad essere soddisfatti/felici/allegri, non certo…il motivo fondante della felicità, come molte lo vedono.

Sarà che io più che un fuoco che divampa e un mare in tempesta vedo una storia corretta come un ruscello calmo o un focolare domestico.

Semplificare. Secondo me è questo che ci manca spesso, quale genere femminile.

Ridimensionare. Semplificare. Vedere meno dettagli, meno fronzoli, meno decorazioni, puntare all’essenza, al “basic”.

Come fa un uomo.

La concretezza è segno di intelligenza, intelligenza che si applica, utile.

Basta con questo: “le donne ci capiscono di più”.

Diciamo che…secondo me vedono “oltre”. Oddio ,non tutte. Diciamo “certe”, vedono oltre.

Il punto è fare il passetto indietro, che non si significa regredire, significa “togliere il troppo”.

And that’s it. Nothing more, nothing less.

50 sfumature

Porno-soft. Perché da qui a parlare di buona letteratura erotica ce ne corre.

Porno-soft. Una volta era Melissa P. , ora sono le 50 sfumature di grigio, rosso, nero.

Porno-soft, i libri che leggi affrettando le parti di trama, per soffermarti  sulle pagine delle descrizioni.

Porn-soft. Quando capisci che la trama-banale- è esattamente come quella di un cortometraggio porno. Messa lì solo per far da cornice, da legante impossibile, a tratti surreale, col resto.

L’idraulico che bussa alla porta, aggiusta i tubi, lei non sa come pagare, si spoglia e via.

Professore-alunna.

O viceversa maestrina e tizio inesperto che ba-ba-ba-balbetta di non essere in grado e poi si scopre essere Rocco Siffredi.

E  qui non ci vedo niente di diverso. Ste sfumature di grigio o quello che ti pare, non le colgo.

Il magnate miliardario con il pallino per la sottomissione e il sadomaso. La tizia remissiva che si lascia possedere e sottomettere.

Che poi, se proprio vogliamo dirla tutta, qui l’elemento novità sta solo nel fatto che di solito la sessualità si gioca a ruoli invertiti.

Poiché eccita l’ignoto o il particolare o il diverso o l’estremo (a voi la fantasia, ci mancherebbe), solitamente le personalità “forti” gradiscono la sottomissione, viceversa quelle un po’ più fragili acquistano una certa sicurezza in quei momenti se tirano fuori le unghie… in entrambi i casi è l’inusuale che vince.

Esempio classico e, secondo me, più attinente alla realtà (per quanto anche questo molto caricato) è offerto dal secondo uomo di Carrie di Sex and the city, contentino in mancanza di Mr Big. Uomo politico, una certa posizione sociale. Vuole che Carrie gli pisci addosso, pardon la finesse. E lo vuole proprio perché è una cosa “strana” rispetto al suo ruolo di leader.

Ma a parte questa constatazione porno-psicologica. (o porno-psicotica, se preferite) , chiediamoci il perché.

Perché va tanto di moda il porno-soft, voglio dire.

Avevo circa tredici anni, e leggevo di sotterfugio Melissa P. emettendo una profusione di “ooooooooooooooh” mentali per quelle poche pagine di letteratura commerciale e affettata.

A distanza di tempo, molto tempo, non posso che elogiarla, sta Melissa P.

Davvero.

Perché, nonostante la scarsa qualità eccetera, il suo racconto ha il pregio di essere vero. Anzi dai, Veritiero.

Considerato il personaggio, non è secondo me troppo difficile che ciò che narra corrisponda a realtà. Per quanto la vita reale ed esperienze sessuali annesse siano(e meno male) forzate, esasperate, esagerate.

Mi piace leggerla così.

La storia della ragazzina ingenua vissuta in una realtà chiusa che -proprio perché sconosciuto, misterioso- idealizza il sesso e lo vede come qualcosa di totalizzante, coinvolgente fino all’ultima cellula. Insieme all’amore inestinguibile.

Salvo poi rimanere delusa e rimanerci “fregata” quando il primo tizio che incontra si rivela non essere l’uomo della sua vita. Grazie al cazzo, direi.

Da lì, poiché ormai sente di essersi svenduta, decide di “vendicarsi” dandola a destra e a manca, indifferentemente.

Tanto di cappello se tutto ciò è veramente vero, anzi, ci vuole un certo coraggio per scriverlo.

Ma ste sfumature, boh.

Porno-soft. Un libro che cerca di generare degli “oooooooooooh” mentali, e considerato quanto ha venduto, ci sta riuscendo.

Perché abbiamo bisogno di questi “ooooh” mentali?

Giustificata è -spero- la mia lettura a tredici anni della Melissa. Cento colpi di spazzola.

L’ ho letto per curiosità, quella curiosità e quello sballamento ormonale che quando sei più grandino ti fa arrossire. E’ la stessa curiosità che scuote la mente e porta a idealizzare il sesso, caricandolo di aspettative. Come aveva fatto Melissa.

Io avevo altissime aspettative sul sesso, giuro. Mi chiedevo: oddio, considerato QUANTO se ne parla, e al contempo QUANTO se ne parla con poca naturalità  (bisbigli, “quella cosa lì”), e al contempo ancora quanto se ne parla tramite vezzeggiativi di vario tipo, sia per le “pratiche” sia per i nomi degli organi sessuali (qui si potrebbe aprire un elenco che non finisce più)….deve essere una figata. Sì, deve essere una figata una cosa che merita di essere chiamata almeno con una decina di verbi diversi, fatta con organi che si chiamano con almeno una trentina di termini diversi, tutti fuori dizionario.

E invece poi ti accorgi, che sì, ok, carino e tutto, ma di tutto quel “ooooooooooooooooooooooh” non ha proprio niente.

E così immagini, hai bisogno di immaginare. Anche perché la pornografia esplicita e spudorata te la sbattono davanti ogni giorno.

E hai bisogno di immaginare,  e servono le parole, e non le foto o i video ,per ‘immaginare. Serve la letteratura.

Il sessanta percento del piacere dato dal sesso deriva dall’elaborazione mentale che c’è dietro.

E allora giustifico, a livello sociale, tutto questo attaccamento al porno soft, un po’ più velato, più…educato. Ma sempre basso, commerciale, alla buona, alla portata di tutti. Per risvegliare a livello celebrare l’erotismo.

Così mi chiedo, mi dico. Ma leggetevi d’Annunzio, cazzo.

Leggetevi de Sade.

Ci sono certi sguardi di donna che l’uomo amante non confonderebbe con l’intero possesso del corpo di lei. … Dopo, nessun attimo eguaglierà più quell’attimo.

O ancora.

Mh.

Ogni poro della mia pelle era una bocca. Una piccola bocca che suggeva piacere. Ogni bocca era invidiosa dell’altra, e tu dovevi baciarle tutte. E io non sapevo dove si sarebbe posato quel bacio. E nell‘attesa mi prostravo.

E questo-con parole un po’ più dannunzieggianti, lo diceva Elena Muti.

La stessa donna crudele che una volta “fatto” , strappava uno a uno i petali delle rose che trovava dentro casa, li spargeva sul pavimento. Faceva inchinare l’amante affinché le allacciasse i nastri delle scarpe.

Lacci, violenza, bondage, sadomaso. Non vi siete inventati nulla.

Solo che sapevano scriverlo meglio, più elegantemente. E’ un erotismo più “ideale”, più alto, più stimolante.

Che altro vi siete inventati? Il mito dell’androgino?

C’è una donna-dandy, che fuma e intrattiene conversazioni con uomini, che si veste da uomo, nel libro di d’annunzio.

La donna sottomessa?

“Love me tonight Andrew, please, love me tonight Andrew”, supplicava una tizia inglese di fronte a Sperelli e i suoi amici snob. Tanto che questi ultimi la deridevano dicendo : “cos’è questa lagna?”

Non vi siete inventati niente, punto.

E queste immondizie letterarie non stimolano la mia mente. Non risvegliano le mie fantasie.

Come fa D’annunzio, se BEN letto e capito, o come fanno cose più vere e più pratiche…come andare in profumeria, e mettersi tra i polsi o dove il sangue scorre più caldo, qualche goccia di profumo da uomo. Che sia fresco e amarognolo. Perché mi ricordi costantemente cosa mi eccita.

ma questa è un’altra storia. E comunque i profumi da uomo sono oggettivamente meglio di quelli da donna, troppo dolciastri, troppi bouquet floreali, troppo fruttati, troppo rosa, troppo frivoli.

Stereotipati. Come sta letteratura.

Sono un altro tipo di donna.

Cheers.

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