ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

Archivi per il mese di “novembre, 2012”

Sempre risorge la speranza, come un fungo velenoso.

Credi in Dio?

Credi nella Giustizia?

Credi nella politica?

Credi nell’amore?

Credi nell’amicizia?

Credi alla fata dei denti?

Credi in Babbo Natale?

Credi alla religione?

Credi ai manifesti delle campagne elettorali?

Credi all’ecologico?

Credi al paranormale?

Credi al normale?

credi all’aldilà?

Credi alla speranza?

Credi nel futuro?

 

Se hai risposto tutti no sei un nichilista della madonna e ti stringerei la mano e potresti scrivere al mio posto.

Se hai risposto un po’ troppi sì, mi dispiace per te.

Se hai risposto tutti sì, smetti di leggere ogni mio post.

 

Au revoir

 

 

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Due giorni un mal di testa martellante, mi ci sono addormentata e ce l’ho ora più forte di prima. Mi pulsano le tempie come i martelletti che stanno dietro ai pianoforti o le macchine da scrivere.

Ti amo Gian, sopra l’Inverno e l’Italia che va a sfascio. E sopra tutte le brutte cose.

 

Stanotte ho sognato un bambino come quello della foto (foto) che mi diceva che ero custode del più grande segreto del mondo, cioè la vera verità su Dio, cioè che davvero non esiste, e che questa era tipo la scoperta dell’acqua calda per gli atei, ma che dovevo considerare tuuuuutti i credenti al mondo, così da capire la portata di tale rivelazione.

E niente, mi ha detto di non dire niente a nessuno.

E che se avessi detto qualcosa tanto nessuno mi avrebbe creduto.

Fico.

Nel cuore della sera c’è sempre una piaga rossa languente

Noto con un sottile senso di compiacimento (verso ciò che imputridisce e muore, la disfatta ) che c’è un certo incremento di gente che si lascia, o coppie in crisi, sul finire degli anni.

Prima delle feste, precisamente. Fateci caso, le zone allarme rosso sono il periodo novembre-dicembre, e ovviamente in estate.

Una tizia, una tipa così…penosamente zuccherosa mi capite. Biondo caramello, sempre sorridente, sempre così gentile e carina, con i suoi vestitini a palline coi pupazzetti, quelle persone “buone”, scioccamente buone, stucchevolmente buone, che vorrei demolire e sradicare per quanto sono idiote. Ah sì sì, era estremamente carina mano nella mano col suo tipo, mentre era sotto natale, ma l’anno scorso. Passeggiavo per le “navate” di un centro commerciale, il viso cupo, l’ansia che mi mettevano quelle cazzo di lucette perchè ero schifosamente sola. Anzi, non schifosamente. Stoicamente, regalmente sola. Una magnifica solitudine fatta di mani fredde e occhi disincantati. E l’avevo incontrata, col suo tipo, io un cappotto nero e scarponi neri e lucidi, lei un qualcosa di sfrontatamente blu vivo. Sembravamo l’allegoria della vita e della morte. “Coma va?” “Beeeeeeeeeeeeene stavo col mio ragazzo a vedere un po’ di vetriiiiiiiine, tu sei da sola?”

Sì brutta idiota.  Così, un sorriso stentato digrignando i denti e mostrando i canini, ho sottilmente sperato “durerà poco”.

E così è stato.

Ha cancellato tuuuuuutte le foto (non si faceva foto SE NON con lui) e ora ha scritto tipo “sembrava per te fosse la fine del mondo, invece ti sei consolato”.

Da ciò sottilmente deduco che è pure cornuta. E s’insinua serpentina, la soddisfazione nell’altrui male. Marameo. Così impari. Un colpo alla botte e uno al cerchio. Mica-sempre-tutte-a-me.

E niente. Rivedo di nuovo le lucine. Non ci sono soldi.

Serpeggia comunque il male sopra una nuova solitudine. Striscia sempre con te, ogni giorno, non ti lascia mai.

quanto a te Buon Natale, cogliona.

In tutto questo non ci vedo né qualcosa di “sano” né qualcosa di “normale”.

Se poi nella nostra società c’è quella spinta sinistroide ipocrita e rivoltante che fa dire che tutto è normale, non significa che ciò corrisponda a realtà. Pare che o sei pro gay- o sei omofobico. Fobia direi proprio no, fobia è “paura”, io ho semplicemente repulsione. E soltanto verso certi gay, questi.

Repulsione di questa tolleranza inetta e di questa rivoltante perdita di valori. Repulsione di un uomo che si rifà le tette e va a battere in giro. Repulsione di un maschio che sculetta e parla come una donna, e di una pseudo donna che pare una camionista. Repulsione di donne che si “fanno prestare lo sperma” per poter procreare, come se lo sperma fosse così, un accessorio, e non il cinquanta percento del patrimonio genetico di una persona. Repulsione della vostra repulsione per la tradizione, la famiglia, il buoncostume.

Massima stima per quei gay che si fanno i cazzi loro (in tutti i sensi), non ostentano, così come io non ostento di essere eterosessuale. Lo sono, e basta.

Ma questo branco di checche promiscue mi fa schifo e sono un insulto all’omosessualità stessa. E badate, ne ho conosciute di checche promiscue, giovano a “incularella”, senza controllo, senza freni, senza la minima idea di coppia.

Questo mi fa schifo anche negli etero, ma ho notato ciò essere molto più raro. Esistono etero promiscui, ma i gay promiscui sono più, oh, c’è poco da fare.

E poi ti additano come se l’anormale sei tu. Oh, bello, io non vado in giro a sculettare con una gonnellina di piume e il pacco a vista, e non sto nuda in piazza a Roma, fatti due domande sul tuo senso di normalità.

 

Rivoltante degrado sociale.

i morti a vent’anni

E siamo morti a vent’anni coi nostri progetti di vita alternativa,
coi troppi negroni barcollando in centro
E i tuoi cd della Nannini per farci qualcos’altro
E siamo morti a vent’anni con le tue apologie del mai e i miei per sempre

Detesto le frasi che iniziano con gli “e…” , i “ma…”. Premessa secca.

Le fanno così per dare a quelle frasi un senso di vuoto e sospensione, mi capite. Come se le avessero estrapolate dall’iperuranio, a afferrate con le loro manine sensibili che “solo loro possono” e te le hanno schiaffate lì, con fare finto-filosofico. Poi vai a stringere e sono le solite quattro menate sentimentalistiche. Provare per credere:

“Non ci sono più le mezze stagioni” Ok? Esempio di boiata ritrita.

Basta prendere l’ “E” e spezzettare la frase, come se fosse frutto di un pensiero sofferto. Guarda che roba che ti stampo su, eh:

“E…le  stagioni parziali, no, non sono più.”

Poi diciamocelo chiaro e tondo, fa estremamente figo “essere morto a vent’anni”.

Ogni generazione “moderna”, dove moderna è inteso in senso dispregiativo, si è gloriata di essere morta a vent’anni.

Dopo la beat generation, tutti hanno fatto a gara a essere più beat dei beat. Nell’eterna manfrina della gioventù bruciata, sbandata, che fila via veloce, nevrotica, insicura, nervosa, “estrema”.

Che poi quando vai a stringere la massima trasgressione concessa è un cinemino il venerdì sera. Ma li conosco i ventenni di oggi, si rigirano in bocca frasi retoriche per darsi un tono. C’è di buono che di “beat” questa generazione ha molto. Ma senza quella patina esteticamente suggestiva, senza arte, senza vero fascino.

Una generazione di gente che picchietta le unghie ricostruite col gel sopra gli schermi di un iphone. E che scrive che odia il sistema, da facebook. E che si lascia scivolare l’esistenza addosso, senza il minimo coraggio di ambire, progettare, sperare. Questo c’è di beat. La loro ottusità è molto beat. Scrivere con le kappa è beat. Rigirare frasi fatte, è beat. Comprarsi tutti le stesse scarpe, è beat. Non avere idea- bada, parlo di idee, non di “ideali”, non pretendo ideali, solo idee, sale in zucca, spirito, spina dorsale- è quanto di più beat si potesse immaginare.

Questa è una generazione che ha riciclato il peggio del beat ricavando solo il cheap. [cheap: “poco costoso”, “a buon mercato”, “di scarso valore o cattivo gusto” n.d.r]

Magari sì, in quest’ottica quella canzonetta ha un senso .”siamo morti a vent’anni”. Cazzo che bello, sei un vero duro. Uno spaccato di vita vissuta e, involontariamente, un traguardo raggiunto. Ma nel suo senso pieno e effettivo, il più triste, patetico, che di “figo” non ha veramente niente.

E datevi una svegliata, che dormite in piedi.

la fine della saga di twilight (FORSE!)

 

E’ questo “forever” che mi risulta agghiacciante, sinceramente.

Questi due sono vampiri e vivono per sempre, ci sei. Hanno una figlia mezza e mezza, ma che vive per sempre anche lei.

Quindi la famiglia Cullen ha circa un’eternità per continuare a intaccare l’integrità dei gioielli di famiglia, alias fracassare le noci cutanee, alias rompere i maroni, disintegrare i coglioni, liofilizzare le palle, macinare gli attributi, sminuzzare i testicoli.

Vuoi che l’autrice non sforni qualche altro junk book della saga? Vuoi che non faranno le “avventure di Renesmee”, figlia di Bella, moglie di Edward?

Ci credo poco, come credo poco che questo svolazzare di vampiri, ululare di lupi, moltiplicarsi di primi piani diafani con gli occhi o gialli o marroncino-rosso possa davvero avere un finale.

Gli elementi per far presa sui preadolescenti  ci sono tutti:

1- la storia d’amore tra tipi “impossibili” (che è il banalissimo cliché del “bello e dannato” e della “brava ragazza ingenua”, solo trasposto in chiave fantastica e fiabesca)

2- il tipo e la tipa: dove per tipo e la tipa si indicano due modelli “eterei”, ideali, lei, cioè quello che le ragazzine vorrebbero essere e lui, cioè quello che le ragazzine vorrebbero avere.

3-la magia: che genera un collegamento con l’infanzia, che i preadolescenti non hanno del tutto o quasi per nulla abbandonato.

4- le scene di sesso: a lungo promesse, annunciate, smentite, sospirate. Dove per sesso si intende giusto l’intrecciarsi delle mani e primi piani di visi che sbrilluccicano, ma basta e avanza per far palpitare i cuoricini di talune bimbominkia, che, a dirla tutta e visti i tempi potrebbero benissimo pensare “ohhh, proprio come ho fatto io con quello del  primo b l’anno scorso!”

Guardiamo il lato positivo -cinematograficamente inteso: più film stupidi sfornano, più parodie ci saranno. Anche se fare parodie di successo diventa sempre più difficile: certe volte è la riproposizione dello stesso copione proponendo attori un po’ meno “fashion”. Anche perché sfido a rendere ulteriormente più ridicolo qualcosa che fa già ridere di per se’. E’ come se facessero la parodia di un cinepanettone, cosa ti vuoi infierire ulteriormente?

Quelle SI’ che sono la vera sfida. Intanto attendo quella di Willwoosh, ormai tradizione. Me lo immagino mentre va al cinema tenendosi l’ipad sopra le ginocchia per prendere appunti pensando a chi attribuire le parti (anche se lui è sempre Bella)  e a quali aneddoti creare.

Chi vivrà, vedrà.  Quanto ai Cullen, loro non hanno problemi di longevità, ahinoi.

 

Don’t you remember
(‘Member, ‘member)

Marconi plays the Mamba, listen to the radio, don’t you remember…?
We built this city, we built this city on rock and roll
We built this city, we built this city on rock and roll
Built this city, we built this city on rock and roll
Built this city, we built this city on rock and roll
Built this city, we built this city on rock and roll

(We built, we built this city)
Built this city
(We built, we built this city)
(We built, we built this city)
Built this city
(We built, we built this city)

(We built, we built this city)
Built this city…

 

Ragazzina del secondo superiore che scrive su facebook: ah , tu stai col mio ex? dimmi com’è baciare la bocca di chi me l’ha leccata.

 

Degrado, degrado, degrado, degrado.

Puah, stasera mi tocca andare a ballare in una discoteca piena di ragazzini, sai che palle. Sono vestita alla cazzo, truccata alla cazzo , e preferirei il tomo di diritto privato, ora che stiamo diventando amici.

Mi sento un cotechino,forse è il ciclo, però mi sento un cotechino. Sticazzi.

Diversivi per la serata? Sigarette?

Naaaah che ho smesso…inalerò fumo passivo seduta sul divanetto,  Dio che palle… tamarri e ragazzini, mio Dio…

 

 

 

E’ uno strano stato di sospensione, questo: studiare nella speranza che nel frattempo la crisi passi, si riassorba, come un ematoma.

Pensare che tra quattro anni verrò immessa in un mondo feroce, fuori dal nucleo protettivo delle “teorie” dei manuali universitari. Fatto di cv, porte sbattute in faccia, e forse una laurea appesa a mo’ di quadro.

Mi accorgerò di scoprire che il mondo non è quello delle dottrine…e sarà una bella botta, anche se me l’aspetto. Saranno tempi duri, pur sapendolo.

Fosse per me rimarrei ventenne all’infinito, prolungherei l’ansia d’esame all’infinito, è perfino confortante. Ma non sarebbe un comportamento da me.

Così penso solo “che il Karma me la mandi buona”, farò il resto. Però sento qualcosa che mi rincuora, forse è una sciocca illusione, ma sono sempre vissuta con il sentore interno che a me la vita sarebbe riuscita bene, e fin’ora ne ho avuto conferma, dove ho provato sono riuscita sempre, con qualche difficoltà a volte, ma sono sempre riuscita. La vita fin’ora mi ha fatto tanti doni, in molti ambiti, sono nata con la camicia. Mi sono sempre sudata le mie vittorie, ma me le sono costantemente prese. Ovviamente tutto commisurato all’età. Ho tante persone che mi vogliono bene. Ho una vita tranquilla e appartata, uscire al cinema è quasi una trasgressione, eppure riscuoto lo stesso successo di chi esce continuamente con l’ansia di piacere a qualcuno o conoscere qualcuno.

Non ho mai dovuto cercare nessuno.

Spero  di non dovermi ricredere, spero non si inverta la tendenza, spero di sfilare tra i binari lisci che sento che il Karma ha delineato. Spero che la mente mi assista a lungo, che la tempra del mio carattere tenace mi sorregga, che la combattività non m’abbandoni, che possa vedere ancora numerosi successi, spero che ciò che so fare dia dei frutti, che la mente resti fervida e produttiva, e che mi dia sempre qualcosa da raccogliere. E che resti sempre “strana” come sono, perché è ciò che amo più di me stessa, e non è nulla da reprimere. E’ un dono.

Ho preso qualche batosta, e ne sono uscita ridimensionata e cresciuta.  Ci sono cose per cui non vale la pena prendersela, e in questo vedo che sono avanti rispetto a molte mie coetanee, ancora troppo favoleggianti. Quelle persone mi irritano, non possono che irritarmi, e le disprezzo. Vivono in un mondo fatto di  piccole scaramucce di cuore, come se al mondo fottesse qualcosa delle loro insulse vicende sentimentali, come se tutto ruotasse intorno a sentimenti infantilmente enfatizzati, gente ingenua e sciocca che batte i piedi per delle cazzate, completamente disinteressata alle cose serie. Io ci faccio, ma per ridere. Gente miseramente attaccata alla vita che loro stesse rendono mediocre, gente che sa solo lamentarsi, gente che si indebita per la ricostruzione delle unghie, o si impunta su stupide ossessioni, ripetendotele a random tutto il giorno, come se possa minimamente interessate te,  o qualsiasi altro essere umano, cosa accade in quelle zucche vuote.

Mi sento donna da un po’, e sono una donna attaccata alla terra, con delle idee nitide, so dove voglio arrivare, so come farlo.  Ed è concreto, vero, realizzabile. Ogni tanto saboto me stessa per il desiderio di una costante perfezione, o per troppa inflessibilità nei miei riguardi, ma tiro sempre avanti.

Ora sono anche libera da ogni vizio, quasi come stoica. Ho smesso di fumare dopo anni che lo facevo, senza batter ciglio, semplicemente perché era una sfida nuova tra me e la sigaretta, non potevo far dipendere il mio organismo da lei, da un accessorio, da un feticcio, e ora mi sento rinata. Non fumo, non bevo

simulo bene, dissimulo ancora meglio, vivo calcolando, ponderando, agendo, in un silenzio incantevole fatto di relativamente poche parole, solo quelle che servono, e dove servono.

Solo le mie liste non devono mai venire meno, le liste dove annoto i miei obiettivi, meticolosamente, a inizio di ogni anno, per poi avere la gioia di spuntare tutto ciò che ho ottenuto.

Sto simpatica a chi voglio stare simpatica, so farmi credere cretina per risultare odiosa e ridere delle altrui reazioni, e sono perfettamente neutra e cordiale coi conoscenti.  Di certo, mi imprimo nella mente dei miei interlocutori, non sono di quelle che passano lisce come l’olio, inosservate.

Basta gloriarmi, però ragazzi questo è  savoir-faire.

Che nella vita è un’arma potente, e lo affino giorno per giorno, invecchiando.

 

 

 

 

 

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