ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

Archivio per la categoria “diario”

arcani maggiori

Guardare con sereno distacco il proprio avvenire.

Tenera, glaciale,tranquilla serenità: sono furba come un diavolo, onderagionpercui il modo per cavarmi fuori dagli impicci lo trovo, e l’ho sempre trovato.

Finita anche la smania di perdere il controllo nel tuffo nel godereccio, come l’arcano del matto .

Io sono la papessa e i due imperatori, il matto, il diavolo e il sole rovesciato.

 

Ho chiuso gli occhi. Tranquilla, che in futuro soldi , successo e scopate.il_matto

 

Quindi non temo nulla.

grazie

“Leggo i tuoi post da molto tempo, e più li leggo e più mi convinco che tu sia una persona totalmente diversa da tutte le altre. Avanti anni luce rispetto alla massa. Ti elevi rispetto agli altri con disinvoltura e carisma, ma allo stesso tempo non hai peli sulla lingua nell’esternare quello che hai dentro.. Tu sei nata per fare grandi cose!”

 

Zepho, ti ringrazio di cuore e spero che una vita basti per fare grandi cose.

Sei anni che scrivo, e finché resterà anche solo una visualizzazione continuerò a farlo. E, critiche o complimenti che siano, vi ringrazio uno per uno.

acqua liscia

Il tempo dovrebbe essere messo lì apposta per smussare qualche spigolo, ripulire un’intercapedine, e sigillare tutto il buono con una patina di nostalgia che di conseguenza regali un’immagine splendente di quello che fu, nascondendo abilmente il marcio.

E invece fa esattamente il contrario. Guasta un dente sano – per rimanere in tema, sono reduce da una buona scalpellata ai denti- , rende aguzze, pungenti, le rotondità. Corrode le persone, e non solo fisicamente. Le erode, e togli togli quella patina di finto buono che le avvolge tipo Domopak quando fai loro comodo, esse si rivelano per quello che sono. Non è che il tempo t i cambia, semplicemente ti svela.

Il tempo ha rivelato quello che in fondo ho sempre creduto e pensato, di quelle del mio liceo. Mi ha fatto capire, oggi, il perché mi sentii sollevata l’ultimo giorno di scuola. Ora, non che io sia uno stinco di santo, ma per lo meno dimostro maggiore coerenza, maggiore cura per le persone. Delle persone bisogna avere cura (ognuno a suo modo) come quando da piccoli si trovavano gli uccellini caduti dai nidi. Teneramente, ognuno a suo modo, ognuno con le sue forme di tenerezza.

Le cose preziose davvero, sono cose preziose per sempre. O se non altro a lungo, o se non altro non bastano due annetti scarsi per fare tabula rasa del buono. Due anni, due anni sono stati appena il tempo sufficiente per scordarsi, letteralmente scordarsi, di essere stati amici un giorno, ma amici quelli duri a morire -si pensava- dalle vacanze insieme ai pomeriggi ai compleanni ai viaggi a tutto il companatico. Ovviamente stronzate.

Una, una in particolare, un’amicizia decennale…accantonata, per leccare il culo a gente che diceva di non sopportare, solo perché sono sicuramente considerate “in” , ragionando nell’ottica del paesino ottuso dove vivo.

Ho una caratura spirituale per cui queste cose mi scivolano addosso, quell’ipocrisia non mi tange, nei miei venti anni ho amato e odiato davvero, non per comodità, senza palesi doppi fini. Ho avuto perfino cura dei miei nemici: li ho odiati al meglio di me, voglio dire. Una persona si può anche detestare senza impegno, svogliatamente. Invece ho odiato ardentemente , con tutte le forze, e secondo me è comunque un nobile sentimento.

Il passato, dice il mio Vate, è una tomba che non rende mai i suoi morti. Bisogna riempirsi di nuove sensazioni, nuove emozioni. Essere pronti nella vita a voltare pagine, a volte interi capitoli, a volte cambiare libro.

Tenendo presente che ciò che finisce in un certo modo, non era. O meglio, si è rivelato per quello che era, qualcosa di diverso rispetto a ciò ce si pensava. E come detto all’inizio è il tempo che ci ha pensato, a svelare il tutto.

Ragionando poi sulla tenacità del male, devo dire che sì, le sue radici attecchiscono meglio.

Sono crollate le super-amicizie, ma non si sono estirpate le piccole-medio-grandi antipatie, al massimo sono state appena appena coperte, e sono pronte a riemergere.

In questi due anni la nostalgia non mi ha minimamente sfiorato, l’università, tolto il periodo di smarrimento iniziale, è stata la mia rinascita. Vita nuova.

Si vive il presente in fondo, tutto il resto serve a fare un bilancio o una previsione.

Ma all’atto pratico, è  acqua liscia.

 

 

 

Zuzu brainstorm 1

Cose positive.

Mi sono rinfilata in una dignitosa 42, pantaloni skinny, neri.

Piccola annotazione. Il tutto scorre assai meglio con il body snellente, alias una guaina che ti leva il respiro, ti strizza le tette, ti comprime i fianchi, ti solleva il culo, e ti comprime lo stomaco facendoti a momenti rigurgitare la cena di natale ’94.

Ho addosso la camicia che Mattia che mi sarei volentieri fatta mi lasciò.

Prima che fu il mio ex, a lasciarmi.

Mattia che mi sarei volentieri fatta era uno dei migliori amici del mio ex. Come mai avevo e ho tutt’ora addosso la camicia di mattia che mi sarei volentieri fatta? Per una sottile forma di feticismo, per cui mi accontento dell’appendice invece dell’individuo. Scherzo. Sento caldo, tienimela in borsa.

Veramente bella sta camicia intendo, da boscaiolo, bianca, grigia e nera, a quadrotti grossi, bei bottoni, ben rifinita. Sento caldo, tienimela in borsa. Sì Sì. Certo certo.

E giuro, glie l’avrei anche voluta ridare, ma è stata l’ultima volta che li ho rivisti, povero Mattia che mi sarei volentieri fatta. Lui e gli altri amici.

Tizio molto…be’, non era un luminare, ecco. Roba che non me lo filerei di striscio. Ma…quelle cose che alla fine a diciassette, diciotto anni, ci stanno. Sedotto e abbandonato. Ma non era abbastanza intelligente manco per quello.

Quindi non andava bene. Poi ero fidanzata. Quindi non andava bene. Ero fidanzata col suo amico stretto. Quindi non andava bene.

E poi non mi ci sarebbe stato mai, quindi non andava bene. E se la faceva con una mia amica stretta, sì, stavo mio malgrado sacrificando il delizioso bocconcino per combinare quelle tristissime uscite a quattro, cercando di far fidanzare le mie amiche con gli amici di lui, e diventare tutti un’odiosa e vagamente promiscua e quanto mai falsa e edulcorata graaaande famiglia tutti amici, mi capite.

Poi la cosa non andò in porto.

Niente, ho aperto l’anta dell’armadio con la solita domanda in mente…che mi metto, e ho visto ochieggiare gli scacchi di questa camicia. E allora tipo flashback mi è tornata in mente la storia di questa camicia, e tutto ciò che ne consegue, e penso che Mattia che mi sarei volentieri fatta vive ancora molto alla giornata facendosi mettere i punti quando in discoteca sbatte contro gli spigoli da ubriaco e si risveglia da qualche parte con un cerotto sotto il mento o altre zone.

Poi penso, non vado mai a ballare.

Penso che sono una persona troppo tranquilla e seria, e mi chiedo se un giorno me ne pentirò, se diventerò una di quelle babbione di mezza età che rispolverano vestiti anni 80 e comprimono le cosce cicciotte dentro calze a rete, per poi trascinarsi in un locale dove incontrare ragazzini e recuperare il tempo perduto. O se, tipo, coerente con la mia fibra interiore, mi trascinerò questa serietà fino alla tomba, integerrima, serissima, un cappotto grigio sartoriale vivente.

E magari tipo smetterò ben presto di scrivere male e discorsivo e allora sarà tutto più romanzato e forse con bei periodi articolati, e parole un po’ più ingessate, tipo il tutto sarebbe :

Notizie positive. Mi sono rientrati i pantaloni neri, stretti, che mettevo un tempo. Utilizzo anche una guaina snellente, che comprimendo molto il busto, rimodella un po’ le forme. Sto per uscire e ho addosso una camicia a scacchi neri, stile boscaiolo, appartenuta a suo tempo a Mattia, amico del mio ex, tizio con il quale, confesso, se non fossi stata fidanzata e altri fattori vagamente trascurabili, avrei avuto tranquillamente rapporti sessuali. Sogno erotico dei miei diciassette anni, sebbene cercassi, forse per redimermi, di combinare incontri tra lui e una mia amica del liceo. Credo che ora sia ancora un soggetto un po’ particolare, che vive in modo abbastanza estremo, da eterno giovane. Penso così che sono una persona molto seria, chiedendomi se manterrò questa serietà anche in età adulta, o se subirò una regressione, e mi trasformerò in quelle signore demodé e discinte che cercano divertimento in locali frequentati da un pubblico più giovane.

 

ps: straprobabile che questa camicia verrà adibita a pigiama, avendomi dato una sòla della madonna la mia amica anoressica tira sòle, ovviamente due secondi prima di uscire. Ma vaffanculo.

che in romanzesco è: mi è appena giunta notizia dalla mia conoscente estremamente magra e assai probabilmente affetta da disturbi alimentari che non usciremo. Notificato, circa minuti uno prima di uscire. Esprimo questo disappunto con un linguaggio colorito. Adibirò la camicia a pigiama, lasciandomela addosso.

 

parte malenca

Contenere l’orgasmo. Un’espressione appena appena un po’ ecco…che se proprio proprio ti avvicini un pizzico la puoi anche decifrare. Ma da questa distanza, no. Poi lei sta anche un po’ girata, potresti sgranare un gran cazzo di sorriso. Invece no, contenere. Ma sì, una di quelle facce vaghe tra il pacatamente stupito e il leggermente sorpreso, un dettaglio impercettibile, una spolverata di senso di meraviglia, un’espressione facciale, lieve, un po’ paracula. “Ah, sì?” Bene così Letizia, tono di voce disinteressato e risoluto, e ingenuo, e svampito, e come casuale… come a chiedere: “ah sì, piove?”. Bene così.

“Eh…sì.”

“Ah. Ma tu pensa.”

Questo è un numero da Stella coi giochi pirotecnici, questo è il momento in cui ( internamente) la Parte Malenca stappa la bottiglia delle grandi occasioni, la porge a Parte Benevola, deridendola. Si sollevano i calici per i brindisi. Parte Malenca manda affanculo parte benevola, ancora una volta. Ed è quel godimento sottile, da ghigno interiore… mentre Parte Malenca sbrana Parte Benevola che balbetta pietà, solidarietà femminile, empatia. Non me ne fotte un cazzo. Cazzo! Sì, cazzo. Era ora.

Il godimento sottile di quando da piccola bruciavo i formicai e vedevo quelle masse nere fuoriuscire dai loro buchi, e fuggire, e scontrarsi, creare file estremamente disordinate, mentre io le avevo sempre viste ordinate e precise, le formiche.

Il sottile piacere della dissoluzione, del male, della disgrazia altrui, capite. La rivalsa, lo schiaffo morale al tuo rivale, il momento in cui estirpi un dente guasto, ti togli una spina da sotto un dito, il momento in cui tutto ciò che vorresti fare…o che avresti voluto fare…sarebbe stato poter assistere alla scena.

“Ah, ma dai!”

“Guarda lo so che sei contenta.”

“Racconta! Dai!”

Sono momenti di una gioia troppo intima, per poter essere esternata, capite.

“L’ha lasciato lei”.

Ah.

Ora, la sostanza non cambia. Certo, forse il mio godimento sarebbe stato più completo. Più completo, voglio dire, così è come un ottimo pasto cui manca il dolce, ma fa niente. Le cose sono andate come sono andate.

E come sono andate? Io mi chiedo…come. La mia scena preferita, potessi proprio plasmarla come fossi un Dio, sarebbe prendere lui, lei, e un’altra. Mettere insieme lui e l’altra. Far sì che lui lasci lei, per un’altra.

Invece le cose sembrano essere andate diversamente. Se è lei che ha lasciato…oh, non starà lì a rimuginarci troppo sopra, conoscendola, perché conosco di che pasta è fatta, conoscendola dicevo, già starà con un altro. O quanto meno, frequentando un altro.

Ma poco male. Di questa favola, il finale aperto, diciamo…quello che un po’ sai che tanto le cose vanno così, ma che ti lascia un po’ in forse. Il finale peggiore tra i migliori.

La mia rivale da sempre, dalle medie. Si-è-lasciata-dopo-due-anni-e-passa-di-storia-con-il-suo-bellissimo-ragazzo-e-io-risveglio-la-mia-parte-infantile-sopravvissuta-indenne-all’adolescenza-e-alla-mia-nuova-età-adulta-e-risveglio-la-memoria-di-un-paio-d’anni.

Un paio d’anni, appena quello che basta. E lui qui, e lui là. Ma quale paio d’anni, bastano due mesi. Sì, davanti a una pizza, un compleanno ingessato, e lei a raccontare di quando è andata a Sharm con lui, poi è tornata, ha dato un esame, così, al volo, e ci ha preso trenta. Abbronzatissima e perfetta, un vestito fantastico. Che cazzo. Mi capite?

O a scuola, Dio.

Appena io mi ero lasciata…e lui è qui, e lui è là, e stiamo coooosì bene, bla bla bla. Ah, Lety ti sei lasciata? Nooo, va bè, dai, adesso passa.

E’ un odio che voi gente, non potete capire. Perché interferiva col mio ego. Perché sembrava imperturbabile, lei, i suoi addominali scolpiti, il suo fisico perfetto. Perfettissima anche struccata, mai un capello fuori posto, voti altissimi. Mi capite. Quella sua smania di supremazia, di rivaleggiare, come la mia. Ora, le starò probabilmente indifferente, mi capite. Forse le stavo indifferente anche allora. Ma quando una ti sta sul cazzo ti sta sul cazzo, punto. L’invidia mi montava su stile sufflè… e io ero pure stata lasciata.

Oh ragazzi lo so, è infantile, ma quanto cazzo ci godevo quando le capitava qualcosa di diciamo non bellissimo. Sembrava riuscirle tutto, oh. E poi stavamo sempre a insultarci.

Lasciata. Sì. Tiè. Karma, grazie!

Grazie grande Karma. Ti ho molto sollecitato affinché avvenisse, da quando smessaggiava con lui furtivamente e con un grosso sorriso dietro quei banchi, direi.

Quella stronza che si lamentava sempre ed era pure francamente inutile perché manco ti faceva copiare un cazzo.

Piagnucolosa.

Iper-puntigliosa.

Bamboccia.

Sono tutto io.

Mammona.

Indietro per i suoi anni.

Superficiale.

Ottusa.

E che cazzo, io non ti conosco, conosco solo quello che avevo voluto conoscere di te, va bene. E adesso manco importa più, chissà che fine hai fatto, e chi se ne frega.

Ma mi ricapiterai sotto tiro, io ne sono sicura, ancora. Nel mio studio, magari.

Fantasie? Eppure sento che il Karma che mi ha sottilmente legato e te, che sei una sorta di mio combattutissimo alter ego, ha ancora qualcosa in serbo. Perché va bene l’antipatia, ma il non poter PROPRIO andare d’accordo mi sembra assolutamente eccessivo, sì.

Ci rincontreremo, sono sicura, come i grandi nemici. Intanto assaporati sta ferita, tanto, anche se hai lasciato tu è sempre una ferita, un piccolo fallimento, no. Ti sei dovuta ricredere su qualcosa, su qualcuno, in vita tua. Dopo due o tre anni di simbiosi, è sempre strano, no.

Sì, lo sento. In fondo se non avessi conosciuto te, e l’altro…e l’altro…e il terzo…in minima parte…non sarei come sono. Che può essere bene o no, ma non sarei così. Sei servita anche tu…

Sorella.

Mi piace immaginare che esista un filo sottile, costituito da successioni (casuali, causali?) di attimi e vita. Compongono un insieme di sequenze precise, e funziona tipo lo Shangai. Basta un movimento impercettibile di un bastoncino per passare un turno, voglio dire. Per modificare lo schema. Se in queste successioni si modifica impercettibilmente anche un solo elemento, tutta la struttura cambia. Fatti provocati da scelte o solo da eventi esterni, che scaturiscono altri fatti e così via. Ogni decisione, più o meno importante (prendo un caffè,  mi licenzio!) , dalla più stupida alla più macroscopica, modifica in maniera irreversibile la successione. Se da quando esiste l’uomo, anche quello conseguenza della successione, non si fossero conosciute e accoppiate proprio QUELLE persone, vinto la loro corsa proprio quegli spermatozoi, allora qualcosa nell’albero genealogico si sarebbe alterato. E non saremmo mai nati. Noi, singolarmente, proprio questi 7 miliardi di tizi. Ogni volta che il caso generava la combinazione giusta, era uno sbalorditivo, se non “impossibile”, schiaffo agli eventi. Non sapendolo, non potendolo sapere, si stavano creando condizioni idonee alla nascita, proprio quelle e solo quelle, le uniche, in milioni di miliardi di combinazioni possibili. Mi piace pensare che ogni singola vita sia stata l’immensa cospirazione del caso. Penso a come si sono conosciuti i miei genitori, e prima ancora i miei nonni e così via. Penso a quante altre potenziali persone ho “scansato”, nascendo. Di quante persone ho usurpato la vita, per prendermi la mia. Di quante combinazioni ho interrotto, di quante e quali, potrei generare. Anche non facendo nulla, per il solo fatto di vivere, ognuno di noi scombina il mondo e la Storia e scuote le probabilità, neanche fossero palline da estrarre in una lotteria.

E penso a queste connessioni sottili, fragili e sofisticate, e penso che sì, ok. Sono le tessere del domino, e non c’è “personalità”, dietro. Non una volontà intesa umanamente parlando, coi nostri standard.

ma non c’è reazione che non sia innescata da azione, e non c’è movimento che si generi dal nulla.

Guardate tutte le persone che vi circondano, anche tutte quelle che vi sembrano le più inutili/stupide/sciocche/antipatiche.

Vi state rivolgendo a materiale organico sacro, unico. Irripetibile.

Nella vita seguiamo il filo della nostra successione, percorrendo un percorso assolutamente irripetibile, e modificandolo via via, in modo irreversibile. Leggendo questo impieghi istanti che mai più nella Storia si verificheranno di nuovo. Corrono gli anni, dicono, dopo i 18 arrivi ai 50 che manco te ne rendi conto.

Voglio rendermene conto. Se lo soppesi, il tempo si dilata. Se lo impieghi e non lo sprechi, si dilata.

Se ci fosse data la possibilità di rivivere la stessa vita, come l’eterno ritorno, non sarebbe comunque più questa, più così.

Non sarebbe meglio scivolare dolcemente sopra la successione, dal primo all’ultimo punto, invece di mutilarsi di continuo l’esistenza coi “un giorno”, “dopo”, “domani”, “tra un po’ “, “non ora”, “non oggi”, “non subito”, “ma”, “se”, “è tardi”, “se avessi…”, “peccato.” , “ormai.” …?

 

Scottandosi la lingua col tè in bustina rosso, retrogusto cioccolato. liquido scuro. Aroma non poi così percettibile.

Penso, nessuno fa mai sufficientemente caso ai dettagli, penso. Se ti soffermi sulle piccole cose e sui minimi particolari, a volti passi o per uno strambo, o uno con strane manie. O, paradossalmente, a una persona poco concreta, penso. Mentre la tua vita è un costante sminuzzare gli istanti, e barcamenarti tra la materia, e suggere quello che va oltre e che c’è dietro. Analisi pura, penso.

 

 

il polline di Dio

Ci sono varie cose che non mi mancano del liceo, tra queste ci sono i compleanni. Vorrei poter dire anche i brufoli, ma quelli sono intatti, ogni tanto tornano a far capolino, ma a parte ciò.

I diciottesimi in particolare, tragici.

Avrete sicuramente presente quelle feste ingessate, dove si fa la foto dietro al tavolo, coi sorrisi tirati. Dove la battuta più fresca risale al 95 . Ci si “issava” sopra ai tacchi. Contadini ripuliti. O veri borghesotti dall’aria beffarda. Il  momento in cui Tizia apriva i vari pacchetti.

Si facevano le collette. Mettevi o cinque o dieci euro, a seconda di quanto ti stava simpatica Tizia, o meglio, in linea di massima era così.

Relativamente, sì. Andai al compleanno di una della mia classe, apposi la mia firma insieme alla firma delle altre. Un bel bigliettino con frasi sceme, e tante firme. Tizia non mi era poi così vicina, ma pensai che visto che aveva organizzato questa festa con tanto di dj bla bla bla fosse quasi dovuto sganciare questi dieci cazzutissimi cazzo di euro, e tanti saluti. Sapete cosa scoprii?

Che le VERE amiche di Tizia, voglio dire quelle che considerava tali, voglio dire quelle che ci faceva le vacanze insieme, voglio dire quelle con cui esce, voglio dire quelle cui rivela i suoi segreti (presumo), voglio dire quelle …avevano approfittato del “mucchio” fatto dalle altre (una cinquantina di persone, tra cui io, invitate esclusivamente per il regalo, presumo), avevano messo la loro firma sul biglietto, NON avevano messo manco un euro.

Poi ok, magari risulto superficiale io perché “l’amicizia non si commisura in base al denaro”, e va bene. Ma ti prego, non fingere. Allora di’: guarda non ti ho fatto niente, perché (aggiungere motivazione). No che fai finta di aver contribuito , e anche PIù di qualsiasi altro stronzo invitato a quella festa penosa. Cosa ti vuoi fingere. Si, vabbè.

Anche perché cazzo, ora che ci penso. Il regalo era consegnato dalle mani di Caina (amica stretta), alle mani di Tizia. Caina era la prima a prendersi i bacetti sulle guance, falsi, di Tizia. Voglio dire, frena frena frena, sei una  vile paracula.

Altrettanto penoso era il “pre” festa, voglio dire a scuola. Ognuna aveva il diritto a un vassoio di paste. Comprato con colletta dalle altre.

Al mio diciottesimo si sono dimenticate, e finché sono le altre, amen. Ma lo hanno fatto le mie ex amiche, al che mi dico, be’, liceali.

Liceali, sì, nel senso, persone che non mi appartengono, non mi sono mai appartenute. Una fase un po’ insipida della mia vita, con poco o nulla da rimpiangere…

Oggi è il mio ultimo giorno da teen. A meno che non arrivo a cento anni, la cifra non comprenderà mai più un “UNO” come inizio. Al liceo avevo la Smemoranda, che è probabilmente la sola cosa che mi manca, dopo storia dell’arte e filosofia. Quella vera, dico, i discorsi sull’anima. Ci prendevo sempre 10.  Che ad averli fatti ora sarebbe stata roba da uscirne scemi. La Smenoranda dicevo, c’erano i personaggi famosi che una volta al mese riversavano qualche battuta su quelle pagine. E ricordo due cose in particolare. Simoncelli che diceva: gran giorno quando diventai campione del mondo. E ripenso che ora Simoncelli si trova dentro un’urna, incenerito. Al che penso: e che cazzo. E poi la Gucciari, quando ancora faceva Zelig, che scrisse una roba che ricordo perfettamente, forse testuale: QUANDO LA CIFRA DEI TUOI ANNI INIZIA CON UN “UNO”, L’UNICA COSA PER CUI DOVRESTI PIANGERE  è SE SBATTI IL MIGNOLINO DEL PIEDE CONTRO UNO SPIGOLO.

Ma le cose non sono andate esattamente così. Ricordo quindi tutti quegli inutili pianti per cose di cui francamente ora non me ne fotte un cazzo. Persone che ora non mi interessa cosa fanno, cose che è insulso ricordare. Ricordo appena finii la maturità, sfatta, stressata. La prima cosa che feci fu prendere un grosso scatolone, e scaraventarci dentro la ROBA del liceo. La prima cosa che feci fu liberarmi delle converse, delle felpine, delle cose con i pupazzetti, delle mollettine colorate, dei glitter, di tutto ciò che fosse fluo, sgargiante, degli smalti rosa, dello zaino Seven azzurro scialbo (invicta! Volevo un cazzo di zaino dell’invicta, anni 80! Sarebbe costato 2 lire!), della Smemoranda, di tutti i libri ( CON LE FIGURE!), del dizionario di latino, dei dizionari di lingua, di “melibeo tibi patulens recubans”, o giù di lì.

Insomma, avevo la patente, la macchina, la maggiore età. Tutto il quinto superiore era stato un “che  ci faccio in mezzo a gente che mi dice cosa devo fare e mi dice di fare i compiti? Come osi?”

E lo penso tutt’ora.

Sono uscita presto dall’adolescenza, l’umore mi si  è sintonizzato pacificamente in uno stato di quiete, in via di massima. Vira ogni tanto o verso l’ansia o verso la collera, ma sono solo scosse di assestamento.

Ogni tanto le rivedo quelle del liceo, e penso che non mi interessa sapere quello che fanno, o cosa combinano.

E penso che l’età d’oro è questa, quella che scocca domani. Voglio dire, se non sei in grado di essere bella, o almeno guardabile, a venti anni, fidati, non lo sarai mai più. A vent’anni è l’apice, la cresta dell’onda, il non plus ultra. Si assesta in questo stato di grazia fino diciamo ai 25, 26. Poi, inesorabile, la discesa, il tracollo ai 50, l’accettazione, il declino.

Per questo, vanno goduti. Domani inizia ufficialmente la mia età dell’oro, sono curiosa di una cosa. Degli auguri.

Perché quando compi gli anni, risbuca gente altrimenti dimenticata. Voglio vedere quali ex, e quali cadaveri salteranno fuori. Non ricordo se all’ultimo mio ex ho fatto gli auguri per i suoi ventuno. Dovrebbe averne ventuno. Penso che da oggi posso anche recidere l’ “obbligo” degli auguri di Natale o Pasqua. Penso che lo stesso valga con le tipe del liceo, penso si sia creata la giusta distanza, penso che chi non è in grado di guardare avanti sa solo perdere. Penso che dal passato vadano solo presi gli insegnamenti, e poi il resto è carta straccia. Penso che se si perde tempo a rimuginare non ci si focalizza BENE sull’oggi. Penso che finalmente sono adulta e che la vita non può che sorridermi.

Penso che i diciannove sono un’età di transizione SCIALBA. Penso sia stato solo un anno cuscinetto per attutire il colpo tra il prima e il dopo. Penso che Legge sia la mia strada, penso di aver fatto a modo mio, e di aver fatto, quindi, bene.

Tanti auguri a me. E un brindisi alla libertà, con una strofa a LEI dedicata.

E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

T’ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell’altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.

Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.

 

” “

Ex adversis SEMPER resurgo.

 

quote

“Tutto ciò che si fa per amore è sempre al di là del bene e del male…”

 

F. Nietzsche-

 

!!!

Bene, io ne ho le palle piene.

Di questo caldo, fortuna si è sciacquato dai coglioni. E non torni.

Del mio grasso corporeo

di vivere in pigiama,

di questo senso di apnea,

della gente, meno ne vedo e meglio sto,

di sto esame del cazzo

delle mattine

del mal di testa fisso,

del fatto che non mi frega niente, di niente, di niente, di niente

del portafoglio troppo vuoto per i miei gusti

della noia,

di questa soffocante immobilità,

dei rumori

del telefono che squilla

della mia incapacità e continua costante perpetua irrinunciabile imperfezione

dei conti che non tornano

degli oggetti che non trovo

di questa cittadina

dei miei capelli

dove cazzo sono le mie sigarette?

Le chiavi della macchina, va bene che la benzina sta a 2 euro ma devo uscire

e non pensare…

scelte sbagliate?

Mi sto rovinando con le mie sudicie manine, con le unghie mangiucchiate.

AAAAAAAAAAAAAH!

Navigazione articolo