ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

Archivi per il mese di “ottobre, 2012”

lapsus

Del Tizio mi sono decisamente scordata tutto, pure il  nome. Credo fosse tipo Luca o Andrea o Marco, propendo più per Luca, ma non sono sicura. Il cognome mi sfugge ancora di più.

Però era Inverno o forse tardo Autunno, ma non ricordo il mese. Forse quest’anno era già iniziato, ma non so.

Mi pareva uno che ci teneva, voglio dire, ci teneva a farsi piacere. Ma che era uno completamente andato, io lo sapevo. Voglio dire, uno che ti si presenta in cravatta, e cappotto e scarpe così incredibilmente da vecchio, è uno decisamente andato.

Per carità, ognuno si veste come vuole, ma ognuno si approccia anche con chi vuole. E se permettete l’approccio con uno che ti porta in un bar drammaticamente anni settanta-primi ottanta- tipo barsport- a smangiucchiare noccioline e bevacchiare acqua tonica, mentre ti squadra, ti fissa, e ti racconta della sua vita usando troppi termini desueti, troppi avverbi, troppi virtuosismi…be’, potevo aver passato sabati migliori anche con febbre e magari annesse placche alla gola. A spararmi un film balordo alla tv, replicato e replicato, ciabatte, pigiama, copertina, dolcetti in una ciotola, mi capite.

Ma dicevo, su non essere così chiusa con le persone, non tutte rientrano in certi parametri rigidi, su, magari è un tipo per lo meno simpatico, no?

Così ho pensato: Ma dai, non c’è niente di male se gli piace Oscar Wilde. Se è un tizio che si esprime per citazioni. Se vive per citazioni. Se fa foto tutto incravattato. Se perfino nelle foto di qualche gita di classe, lo era. Segno che questa sua “usanza” è radicata da anni, e nelle occasioni più errate. Cazzo è come se andassi in palestra in vestito da gran gala, non puoi calarti una cazzo di giacca e cravatta ogni santissimo giorno, non sei Obama, e non sei null’affatto produttivo per la società. Forse lo sei più di me, ma il tuo contributo non è rilevante. Vestiti più easy.

No, ma che vai pensando, ecco, la solita antiquata rigida, o esiste il tuo gusto, o il cattivo gusto. Sprovincializzati, Lety, il mondo è bello perché è vario.

Poi, nel sorriso tirato a seguito di una stretta di mano, un pensiero mi ha attraversato la mente, da orecchia a orecchia: prima e ultima volta che ti vedo.

Il pensiero si è poi rafforzato ascoltando i suoi racconti, ciancicavo noccioline.

Ho staccato completamente la mente mentre mi raccontava di qualche vecchio-ovviamente!- libro che aveva letto e si ritrovava nel personaggio e oddio-come-sono-filosoficamente-impegnato.

Desueto, sapete come dire, desueto. Io non mi sarei stupita se tipo a un certo punto avesse tirato fuori tipo quegli orologi a cipolla. Fumava quelle sigarette tutte bianche con la scritta argentata, le più care in assoluto, le aveva in un portasigarette argentato, vecchio stile. Ovviamente.

Non era brutto. Da quella bardatura demodé forse si poteva intuire un bel fisico. Era uno di quei tipi magri, occhi verdi, e piti piti piti pì.

Forse il numero due con ci sono uscita nel 2012, sono forse arrivata a quota sei. Forse uscivo con due tizi insieme, ma non ricordo.

So solo che ero drammaticamente combattuta tra il “cazzo voglio uscire da questo bar schifo” e “poraccio, questo si è impegnato settimane su settimane in citazioni-sviolinate-inviti, tutto nell’infelice tentativo di darsi un tono, era quasi doveroso uscirci una volta, dico, giusto una volta. “Poi ok, mi sarei inventata la solita roba, periodacci, ex, sono lesbica, mi trasferisco in Tibet, cambio sesso, ho avuto la vocazione e vado a farmi suora. Di clausura. Senza contatti col mondo esterno, per sempre.

Che era appunto ciò che stavo pensando. Non di farmi suora chiaramente, ma QUALE scusa avrei potuto rifilargli.

Freddamente osservavo i suoi movimenti labiali, bla bla bla. Dai racconti delle sue vacanze con gli amici (non osai immaginare che tipi), alle sue tecniche di abbordaggio in vacanza, finché solo due cose di tutto il suo monologo mi interessarono. Dovetti un attimino parafrasare il tutto, togliere gli arcaicismi, le figure retoriche, parole con troppe sillabe, eccetera, eccetera.

Il succo del discorso- il Tizio era sfondato nel teologico e nel metafisico- era: io credo che siamo come i dadi, un giorno esce una certa combinazione. Succedono cose, tanti passaggi, poi si ritirano due dadi e a un certo punto nella storia si ripete la stessa identica combinazione, nello stesso modo, e rifai le stesse identiche cose che fai ora, per cui, molto dopo essere morti, un giorno, in un’altra epoca, magari ritroverò te a mangiare noccioline, in questo bar.

“Ah be’, spero che per allora gli abbiano dato una ristrutturatina.”

Che era, banalizzato, assorbito, storpiato…l’eterno ritorno.

“immagina che dovessimo fare in eterno le stesse cose, che tedio…”

(Sì, infatti. Sta scena moltiplicata in eterno, anche con secoli in mezzo, mi pare da non doversi ripetere, insomma.)

“Eh, già…”

“Hai un’opinione tua su qualche argomento?”

Prelevo la mia manciata di noccioline, le sgranocchio amabilmente a bocca piena e aperta. La mia unghia smaltata si protrae verso di lui, tipo lo indica . “Ah bè” -ciomp ciomp “io ho opinioni su praticamente tutto. Mi dai l’idea che te di tuo, sei poci. Sei tu che mangi citazioni, io al massimo”-sgrunc sgrunc- “noccioline”

Seconda cosa, forse era venuta prima o forse un po’ dopo: “io una volta sono arrivato in macchina fino a firenze per vedere una ragazza.”

“Ci stavi insieme?”

“No.”

“L’hai più rivista?”

“No.”

Non le piacevo. Ma quando a un maschio interessa una ragazza, finisce in capo al mondo.

Al che ho pensato che nessuno era mai finito in capo al mondo per me. E ho solo detto: “Solo gli idioti lo fanno.” E ho pure pensato: habere, non haberi. Ma non l’ho detto, sapeva di citazione.

Il bello è che il tipo mi ha scaricata, o meglio, mentre, dopo tipo tre giorni che non mi ero in alcun modo fatta sentire (optai per la tattica meschina, la scomparsa) sebbene lui l’avesse fatto SUBITO (con annesse altre incantevoli logorroiche cagacazzo smancerie), cercai di rifilare una scusante a caso, o un insieme di scusanti, variamente combinabili, lo sentii dire: “guarda che in realtà sono IO che ti dico che non mi interessi, non siamo per nulla simili.”

Meno male, scrissi.

E lo pensavo davvero, e lo penso tutt’ora.

Perché ci pensavo?

Perchè voglio segnalarlo a Enzo e Carla per come ti vesti.

Ma non mi ricordo il nome, che palle, non me lo ricordo proprio.

 

 

Ho bisogno di una brutta idea. Talmente scialba e talmente sciatta da farti guadagnare un botto di soldi.

Ho bisogno di entrare nei meccanismi pragmatici, ma in fondo assai semplici, per la superficie che mi basta cogliere…del mercato editoriale.

Chi legge, oggi?

I pensionati.

E i pre-adolescenti, per darsi un tono.

Devo trovare qualcosa che possa essere l’incontro di queste due categorie. Non saprei scriverla, se non in modo molto disincantato, disilluso, crudo.

E mi serve un’idea banale, talmente banale che la mia mente non è in grado di partorire. L’idea, ecco, mi serve l’idea, che smuova l’intelletto, che mi faccia battere i tasti sopra un portatile per circa un’annata, che diventi dattiloscritto, che qualcuno reputi abbastanza facile per essere venduto, ho bisogno di soldi, ho bisogno di qualcuno che scommetta su di me, ho bisogno di non fare come il tizio di quella cazzo di parabola del vangelo che sotterrava le proprie monete, i talenti, senza farli fruttare.

Poi giunge, l’illuminazione, che se esistesse diresti il volere del cielo.

“Ciao! Procedono sti studi di psicologia? Come ti trovi?”

“Bene bene, ho scoperto cose interessantissime. Ho scoperto che non esiste nessuna mente sana, nessuna mente che funzioni perfettamente. Studiando psicologia ho scoperto che siamo tutti nevrotici, siamo tutti colpiti da piccole nevrosi, eppure non sappiamo dar loro un nome. Semplicemente ci conviviamo, credendo sia tutto nella norma, e invece no.”

Così penso a qualcosa che alle adolescenti piace tanto, e sono i libri sui disturbi alimentari. Così penso a quella pazza di una mia amica completamente anoressica e completamente schizzata. Così penso al sesso, che fa sempre molto scalpore. Così penso a questo contesto socio culturale. Così penso alle nevrosi, così metto tutto insieme, dico. Così mi vengono in mente tante, tantissime altre cose, che ovviamente non sto qui a dire perché so quanto vale un’idea sciocca ma ben formulata, e so quanto è importante saperla mescere con sapienza, quando anche la penna è buona, di qualità. Quando anche scrivi assai bene insomma.

Così rivolgo una preghierina al mio vate, punto la sveglia, penso a quanti libri mi serva scopiazzare con sapienza per imbastire la trama. Penso che tutti gli ultimi grandi successi letterari sono state sapienti ma banali scopiazzature.

E poi penso alle mie nevrosi.

E che sono in ritardo.

 

 

le (non) prospettive

accendo la tv. tg1. sondaggi: GIURISPRUDENZA è la facoltà che offre MENO prospettive in tempo di crisi in Italia. considerazioni: cazzo solo oggi ho speso 80 euro di libri 2-cazzo sto studiando mattoni per nulla? 3-Italia? e chi dice che devo restarci? 4-“conosco la legge, bastardi”, ed è un’arma potente. Se lo Stato non offre prospettive “legali”, saprò (potenzialmente) tutto su come “aggirare l’ostacolo”. 5- seri dubbi su prospettive che offrono scienze delle merendine e similiaria. 6-seri dubbi sull’attendibilità dei telegiornali in Italia. 7-ci credo che la giustizia non serve, e quindi manco studiarla, in Italia 8-fanculo, io torno fieramente a studiare i contratti.

 

Così deciso, l’udienza è tolta.

Zuzu brainstorm 1

Cose positive.

Mi sono rinfilata in una dignitosa 42, pantaloni skinny, neri.

Piccola annotazione. Il tutto scorre assai meglio con il body snellente, alias una guaina che ti leva il respiro, ti strizza le tette, ti comprime i fianchi, ti solleva il culo, e ti comprime lo stomaco facendoti a momenti rigurgitare la cena di natale ’94.

Ho addosso la camicia che Mattia che mi sarei volentieri fatta mi lasciò.

Prima che fu il mio ex, a lasciarmi.

Mattia che mi sarei volentieri fatta era uno dei migliori amici del mio ex. Come mai avevo e ho tutt’ora addosso la camicia di mattia che mi sarei volentieri fatta? Per una sottile forma di feticismo, per cui mi accontento dell’appendice invece dell’individuo. Scherzo. Sento caldo, tienimela in borsa.

Veramente bella sta camicia intendo, da boscaiolo, bianca, grigia e nera, a quadrotti grossi, bei bottoni, ben rifinita. Sento caldo, tienimela in borsa. Sì Sì. Certo certo.

E giuro, glie l’avrei anche voluta ridare, ma è stata l’ultima volta che li ho rivisti, povero Mattia che mi sarei volentieri fatta. Lui e gli altri amici.

Tizio molto…be’, non era un luminare, ecco. Roba che non me lo filerei di striscio. Ma…quelle cose che alla fine a diciassette, diciotto anni, ci stanno. Sedotto e abbandonato. Ma non era abbastanza intelligente manco per quello.

Quindi non andava bene. Poi ero fidanzata. Quindi non andava bene. Ero fidanzata col suo amico stretto. Quindi non andava bene.

E poi non mi ci sarebbe stato mai, quindi non andava bene. E se la faceva con una mia amica stretta, sì, stavo mio malgrado sacrificando il delizioso bocconcino per combinare quelle tristissime uscite a quattro, cercando di far fidanzare le mie amiche con gli amici di lui, e diventare tutti un’odiosa e vagamente promiscua e quanto mai falsa e edulcorata graaaande famiglia tutti amici, mi capite.

Poi la cosa non andò in porto.

Niente, ho aperto l’anta dell’armadio con la solita domanda in mente…che mi metto, e ho visto ochieggiare gli scacchi di questa camicia. E allora tipo flashback mi è tornata in mente la storia di questa camicia, e tutto ciò che ne consegue, e penso che Mattia che mi sarei volentieri fatta vive ancora molto alla giornata facendosi mettere i punti quando in discoteca sbatte contro gli spigoli da ubriaco e si risveglia da qualche parte con un cerotto sotto il mento o altre zone.

Poi penso, non vado mai a ballare.

Penso che sono una persona troppo tranquilla e seria, e mi chiedo se un giorno me ne pentirò, se diventerò una di quelle babbione di mezza età che rispolverano vestiti anni 80 e comprimono le cosce cicciotte dentro calze a rete, per poi trascinarsi in un locale dove incontrare ragazzini e recuperare il tempo perduto. O se, tipo, coerente con la mia fibra interiore, mi trascinerò questa serietà fino alla tomba, integerrima, serissima, un cappotto grigio sartoriale vivente.

E magari tipo smetterò ben presto di scrivere male e discorsivo e allora sarà tutto più romanzato e forse con bei periodi articolati, e parole un po’ più ingessate, tipo il tutto sarebbe :

Notizie positive. Mi sono rientrati i pantaloni neri, stretti, che mettevo un tempo. Utilizzo anche una guaina snellente, che comprimendo molto il busto, rimodella un po’ le forme. Sto per uscire e ho addosso una camicia a scacchi neri, stile boscaiolo, appartenuta a suo tempo a Mattia, amico del mio ex, tizio con il quale, confesso, se non fossi stata fidanzata e altri fattori vagamente trascurabili, avrei avuto tranquillamente rapporti sessuali. Sogno erotico dei miei diciassette anni, sebbene cercassi, forse per redimermi, di combinare incontri tra lui e una mia amica del liceo. Credo che ora sia ancora un soggetto un po’ particolare, che vive in modo abbastanza estremo, da eterno giovane. Penso così che sono una persona molto seria, chiedendomi se manterrò questa serietà anche in età adulta, o se subirò una regressione, e mi trasformerò in quelle signore demodé e discinte che cercano divertimento in locali frequentati da un pubblico più giovane.

 

ps: straprobabile che questa camicia verrà adibita a pigiama, avendomi dato una sòla della madonna la mia amica anoressica tira sòle, ovviamente due secondi prima di uscire. Ma vaffanculo.

che in romanzesco è: mi è appena giunta notizia dalla mia conoscente estremamente magra e assai probabilmente affetta da disturbi alimentari che non usciremo. Notificato, circa minuti uno prima di uscire. Esprimo questo disappunto con un linguaggio colorito. Adibirò la camicia a pigiama, lasciandomela addosso.

 

parte malenca

Contenere l’orgasmo. Un’espressione appena appena un po’ ecco…che se proprio proprio ti avvicini un pizzico la puoi anche decifrare. Ma da questa distanza, no. Poi lei sta anche un po’ girata, potresti sgranare un gran cazzo di sorriso. Invece no, contenere. Ma sì, una di quelle facce vaghe tra il pacatamente stupito e il leggermente sorpreso, un dettaglio impercettibile, una spolverata di senso di meraviglia, un’espressione facciale, lieve, un po’ paracula. “Ah, sì?” Bene così Letizia, tono di voce disinteressato e risoluto, e ingenuo, e svampito, e come casuale… come a chiedere: “ah sì, piove?”. Bene così.

“Eh…sì.”

“Ah. Ma tu pensa.”

Questo è un numero da Stella coi giochi pirotecnici, questo è il momento in cui ( internamente) la Parte Malenca stappa la bottiglia delle grandi occasioni, la porge a Parte Benevola, deridendola. Si sollevano i calici per i brindisi. Parte Malenca manda affanculo parte benevola, ancora una volta. Ed è quel godimento sottile, da ghigno interiore… mentre Parte Malenca sbrana Parte Benevola che balbetta pietà, solidarietà femminile, empatia. Non me ne fotte un cazzo. Cazzo! Sì, cazzo. Era ora.

Il godimento sottile di quando da piccola bruciavo i formicai e vedevo quelle masse nere fuoriuscire dai loro buchi, e fuggire, e scontrarsi, creare file estremamente disordinate, mentre io le avevo sempre viste ordinate e precise, le formiche.

Il sottile piacere della dissoluzione, del male, della disgrazia altrui, capite. La rivalsa, lo schiaffo morale al tuo rivale, il momento in cui estirpi un dente guasto, ti togli una spina da sotto un dito, il momento in cui tutto ciò che vorresti fare…o che avresti voluto fare…sarebbe stato poter assistere alla scena.

“Ah, ma dai!”

“Guarda lo so che sei contenta.”

“Racconta! Dai!”

Sono momenti di una gioia troppo intima, per poter essere esternata, capite.

“L’ha lasciato lei”.

Ah.

Ora, la sostanza non cambia. Certo, forse il mio godimento sarebbe stato più completo. Più completo, voglio dire, così è come un ottimo pasto cui manca il dolce, ma fa niente. Le cose sono andate come sono andate.

E come sono andate? Io mi chiedo…come. La mia scena preferita, potessi proprio plasmarla come fossi un Dio, sarebbe prendere lui, lei, e un’altra. Mettere insieme lui e l’altra. Far sì che lui lasci lei, per un’altra.

Invece le cose sembrano essere andate diversamente. Se è lei che ha lasciato…oh, non starà lì a rimuginarci troppo sopra, conoscendola, perché conosco di che pasta è fatta, conoscendola dicevo, già starà con un altro. O quanto meno, frequentando un altro.

Ma poco male. Di questa favola, il finale aperto, diciamo…quello che un po’ sai che tanto le cose vanno così, ma che ti lascia un po’ in forse. Il finale peggiore tra i migliori.

La mia rivale da sempre, dalle medie. Si-è-lasciata-dopo-due-anni-e-passa-di-storia-con-il-suo-bellissimo-ragazzo-e-io-risveglio-la-mia-parte-infantile-sopravvissuta-indenne-all’adolescenza-e-alla-mia-nuova-età-adulta-e-risveglio-la-memoria-di-un-paio-d’anni.

Un paio d’anni, appena quello che basta. E lui qui, e lui là. Ma quale paio d’anni, bastano due mesi. Sì, davanti a una pizza, un compleanno ingessato, e lei a raccontare di quando è andata a Sharm con lui, poi è tornata, ha dato un esame, così, al volo, e ci ha preso trenta. Abbronzatissima e perfetta, un vestito fantastico. Che cazzo. Mi capite?

O a scuola, Dio.

Appena io mi ero lasciata…e lui è qui, e lui è là, e stiamo coooosì bene, bla bla bla. Ah, Lety ti sei lasciata? Nooo, va bè, dai, adesso passa.

E’ un odio che voi gente, non potete capire. Perché interferiva col mio ego. Perché sembrava imperturbabile, lei, i suoi addominali scolpiti, il suo fisico perfetto. Perfettissima anche struccata, mai un capello fuori posto, voti altissimi. Mi capite. Quella sua smania di supremazia, di rivaleggiare, come la mia. Ora, le starò probabilmente indifferente, mi capite. Forse le stavo indifferente anche allora. Ma quando una ti sta sul cazzo ti sta sul cazzo, punto. L’invidia mi montava su stile sufflè… e io ero pure stata lasciata.

Oh ragazzi lo so, è infantile, ma quanto cazzo ci godevo quando le capitava qualcosa di diciamo non bellissimo. Sembrava riuscirle tutto, oh. E poi stavamo sempre a insultarci.

Lasciata. Sì. Tiè. Karma, grazie!

Grazie grande Karma. Ti ho molto sollecitato affinché avvenisse, da quando smessaggiava con lui furtivamente e con un grosso sorriso dietro quei banchi, direi.

Quella stronza che si lamentava sempre ed era pure francamente inutile perché manco ti faceva copiare un cazzo.

Piagnucolosa.

Iper-puntigliosa.

Bamboccia.

Sono tutto io.

Mammona.

Indietro per i suoi anni.

Superficiale.

Ottusa.

E che cazzo, io non ti conosco, conosco solo quello che avevo voluto conoscere di te, va bene. E adesso manco importa più, chissà che fine hai fatto, e chi se ne frega.

Ma mi ricapiterai sotto tiro, io ne sono sicura, ancora. Nel mio studio, magari.

Fantasie? Eppure sento che il Karma che mi ha sottilmente legato e te, che sei una sorta di mio combattutissimo alter ego, ha ancora qualcosa in serbo. Perché va bene l’antipatia, ma il non poter PROPRIO andare d’accordo mi sembra assolutamente eccessivo, sì.

Ci rincontreremo, sono sicura, come i grandi nemici. Intanto assaporati sta ferita, tanto, anche se hai lasciato tu è sempre una ferita, un piccolo fallimento, no. Ti sei dovuta ricredere su qualcosa, su qualcuno, in vita tua. Dopo due o tre anni di simbiosi, è sempre strano, no.

Sì, lo sento. In fondo se non avessi conosciuto te, e l’altro…e l’altro…e il terzo…in minima parte…non sarei come sono. Che può essere bene o no, ma non sarei così. Sei servita anche tu…

Sorella.

looking for…

Ogni mese sul mio vecchio blog mi divertivo a pubblicare post commentati delle chiavi di ricerca di chi mi cercava. E non vedo perché non dovrei farlo ora. Certe volte non controllavo le statistiche perché quello che usciva fuori era un po’ inquietante, e c’entrava poco col mio blog. C’est la vie. Voilà. Ps: le chicche sono in grassetto corsivo

 

capelli corti (59 persone)

tagli capelli (15)

capelli corti donna (10)

tagli capelli corti (8) 

Come si può notare, l’estetica e consigli in merito…sono le cose più richieste in assoluto. E’ bastato un post sui capelli per questo centinaio di visualizzazioni (dai motori di ricerca). Ma proseguiamo:

falli soffrire (6)

Ecco. Immagino che queste sei tizie sono state puntualmente sedotte e abbandonate, e si sono andate rifugiando da queste parti e su internet in generale cercando i consigli di qualche stronza in grado di farle diventare stronze? Purtroppo ci si nasce, al massimo potrai sembrare una donna simpatica e remissiva che cerca di imitare una stronza nel tentativo di sembrare stronza. Ma allora, potevi pensarci prima. Io il tizio per cui tu hai digitato questo grido d’aiuto (un vero e proprio “voglio cambiare me stessa”) l’avrei liquidato in due parole. Anzi una. Vaffanculo.

Alessandro borghese moglie (6)

Lo so, care amiche, lo so. E’ stato un brutto colpo anche per me. E’ sposato…e devo dire che si tratta pure bene, il signorino.

Capelli diradati ricrescono (5)

Sì, per crescere ricrescono…se è alopecia da stress o trazione intendo. Evitate per un po’ meches, decolorazioni, tinte e simili. Se potete anche la piastra… e tagliateveli, non dico cortissimi, ma cortini, si rinvigoriscono. Mangiate pulito. Nel frattempo comprate uno shampoo volumizzante. Evitate di tirarli troppo con code e simili.

mantide religiosa morso (4): gnam!

capelli corti donna neri (4): presente!

sono bella sono fotomodella (3): beata te!

giusy buscemi selezioni regionali (3): ah, la miss. Che fine ha fatto?

tagli capelli corti (3): daje.

capelli rihanna (3): ma per favore.

giusy buscemi (3): come sopra.

fenici tatuate (2): magari!

capelli taglio bob (2): mai più il caschetto.

insetto detto signorina di fronte (2): ????

foto tagli capelli corti (2): allora, io non sono una parrucchiera.

falling in love (2): finalmente sbuca qualche romantico.

mantide religiosa pericolosa (2): ebbene sì.

film il corvo sara (2): da rivedere.

tatuare l’ano (2): ahaha i gusti sono gusti, disse il gatto che si leccava il culo.

50 sfumature di grigio piscio (2): sì, direi che “piscio” è un sostantivo che si sposa bene con codesta opera letteraria.

invito cena classe (2) : mi dispiace per voi due.

fenice e sole (2): uno sorge e una risorge.

puppami la fava (2): ti chiami almeno Alessandro Borghese?

rihanna prima e dopo (2): ma quando mai l’ho nominata sta Rihanna, che non mi piace proprio?

tagli capelli diradati (2): taglia ogni cosa.

tagli capelli neri (2): Vi consiglio lunghi leggermente mossi. O corti liscissimi.

pornografia (2): hai sbagliato sito.

mantide-uccello (2): eh?

giusy buscemi nuove foto (2): avete caramellato le palle co sta giusy buscemi.

stronza (2): grazie.

Audrey Hepburn seno (2): non pervenuto.

Audrey Hepburn sorriso (2): divino.

Audrey Hepburn frasi (2): sono tutte abbastanza ottimistiche per fortuna.

carrie capelli corti (2): non sta bene, fidatevi. Aspetta eh. Secondo me sta meglio in lungo, ha il viso troppo allungato per i capelli corti.

viso donne belle (2): è soggettiva la cosa.

Alessandro borghese prima e dopo (2): si è ingrassato, ahinoi…

cazzi in culo (2)se vuoi provare una nuova esperienza, cerca il tizio del tatuaggio sull’ano, che ti devo dire…

mano addams moto (2): la vedura.

hair style donna tagli corti (2): signore, contenete l’orgasmo, farò un post sui capelli corti.

mantide mangia maschio (2): non gradiresti dei deliziosi cereali cheerios?

amanita falloide sintomi (2): morte.

hair style corti (2): baaaasta!

Stefania Bivone hard (2): spero di no.

peggio divorziati che assassini (2): secondo la chiesa cattolica, si.

Federica Pellegrini mentre nuota (2): una mastodontica sirena.

Federica Pellegrini e la fenice (2): dietro il collo e sulla caviglia.

acconciature capelli lunghi (2): almeno siamo passati al lungo.

manita falloide (1): Amanita. Si dice l’amanita. Non La Manita.

indonesia masturbazione pena di morte (1): paura per il tuo prossimo viaggio?

Alessandro Borghese sposato con…(1): non con me.

tatuaggio love e infinito dito (1): che pacchianata poco originale.

Infinito tatuaggio Federica Pellegrini (1): boh.

extensions su capelli corti (1): si notano troppo.

50 sfumature di grigio nonciclopedia (1): ma penso che Nonciclopedia non è riuscita a creare una definizione stupida per una cosa più stupida della parodia.

ex che non hanno capito di essere ex (1): servirebbe un corso accelerato di “salagadula ma chi te se incula, bibidi bodidi bu”

auguro il peggio al mio ex (1): no dai, la tortura basta.

si chiude una porta, si apre un portone e guarda chi c’è un altro coglione (1): bubusettete!

vezzeggiativi hard amante (1): ti avviso che hai digitato questo sul computer di tua moglie senza cancellare la cronologia,coglione.

eros porno soft: leggiti d’annunzio.

frasi sulle ex ragazze che non hanno capito di essere ex: mh…vaffanculo e muori?

insegna cowboy a las vegas (1): figo eh.

dov’è l’insegna cowboy a las vegas? (1): a las vegas.

las vegas insegna cowboy immagine con cappello (1):  se lo toglie?

allineamento planetario piramidi, una volta ogni 2,237…(1): Abbiamo un baldo Indiana Jones.

I’m wearing my heart on a noose (1): ci piace.

occhi spauriti (1):

riconoscere lepiota cristata (1): …?

la pornografia nella società bene (1): no, lì direttamente le escort minorenni, nipoti di eminenti personaggi. Sono un passo avanti.

la man che guida l’intelletto, david di donatello (2):ci piace.

oh love plagio (1): le note sono solo sette.

blog pro anoressia (1): brutti.

pro ana (1): vedi sopra.

storie depilazione forzata e sottomissione (1): LOL.

capelli inglesi(1): hair.

Perché magnifica stronza (1): chapeau.

Ce ne sono alcuni un po’ ripetitivi che non ho scritto, ad ogni modo questa è la rassegna completa:

capelli corti 59
tagli capelli 15
capelli corti donna 10
tagli capelli corto donna 9
tagli capelli corti 8
falli soffrire 6
alessandro borghese moglie 6
capelli diradati ricrescono 5
mantide religiosa morso 4
capelli corti donna neri 4
sono bella sono fotomodella 3
giusy buscemi selezioni regionali 3
tagli di capelli corti 3
capelli rihanna 3
giusy buscemi 3
fenici tatuate 2
capelli taglio bob 2
insetto detto signorina di fronte 2
foto tagli capelli corti 2
falling in love 2
mantide religiosa pericolosa 2
il corvo film sara 2
tatuare l’ano 2
cinquanta sfumature di grigio piscio 2
invito cena classe 2
fenice e sole 2
puppami la fava 2
rihanna prima e dopo 2
tagli capelli diradati 2
tagli capelli neri 2
pornografia 2
giusy buscemi nuove foto 2
mantide- uccello 2
stronza 2
carrie capelli corti 2
audrey hepburn seno 2
viso donne belle 2
audrey hepburn sorriso 2
alessandro borghese prima e dopo 2
mano addams moto 2
audrey hepburn frasi 2
cazzi in culo 2
hair style donna tagli corti 2
mantide mangia maschio 2
amanita phalloides sintomi 2
hair style corti 2
stefania bivone hard 2
vanity fair peggio divorziati che assassini 1
federica pellegrini mentre nuota 1
taglio capellicorti donna 1
acconciature capelli lunghi 1
federica pellegrini e la fenice 1
indonesia masturbazione pena di morte 1
manita falloide 1
alessandro borghese sposato con 1
tatuaggio love e infinito dito 1
l’infinito tatuaggio di federica pellegrini 1
piramide allineamento planetario una volta ogni 2,737 1
extensions su capelli corti 1
nonciclopedia 50 sfumature di grigio 1
ex che non hanno capito di essere ex 1
auguro il peggio ex 1
si chiude una porta si apre un portone ma guarda chi ce un altro coglionee 1
taglio capelli 1
vezzeggiativi hard amante 1
i’m wearing my heart on a noose 1
frasi sulle ex ragazze che non hanno capito di essere ex 1
eros porno soft 1
dov’è insegna cowboy las vegas 1
alessandro borghese 1
tatuaggi corvo 1
fenice tatuaggio pellegrini 1
occhi spauriti 1
las vegas insegna cow boys immagine con cappello 1
foto tagli capelli corti dietro 1
fenice tatuata sul collo 1
cena di classe invito 1
giusy buscemi ultime foto 1
riconoscere lepiota cristata 1
ex he non hanno capito di essere ex 1
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Alla prossima.

metodo di studio parte due: la ripetizione

Pochi post fa ho trattato del metodo di studio, nelle sue prime fasi.  Post molto visualizzato, mi fa piacere.

Resta ora la rielaborazione di quanto avete appreso (dovreste già avere una “visione globale”dell’ argomento studiato, in tutti i suoi aspetti fondamentali. )Per ottenere una buona preparazione è necessario dare grande importanza alla ripetizione, che deve costituire un buon 50% del vostro studio. Ripetere oralmente (non mentalmente e basta) un argomento permette di fissare nella mente tutti i concetti, di saperli rielaborare, di seguire un filo logico (le parole e i relativi connettivi fanno da “legante”) e quindi di acquisire davvero tutte le informazioni necessarie. Senza contare che ripetendo acquisite più fluidità, più sicurezza, eccetera.

Se studiare bene è fondamentale, ripetere BENE lo è ancora di più, perché al momento di un esame, mi duole doverlo dire, non conta tanto CIò che si sa, ma il COME lo si sa. Potreste essere padroni di un argomento, saperne più del professore, ma se poi quando vi fa una domanda questa non è ben rielaborata, per il professore sarà esattamente come se voi non aveste studiato per nulla o comunque in modo sommario e disordinato. E voi dopo calendari, letture, riletture, schemi, eccetera, non volete dare questa impressione, vero?

1-quando ripetere.

Questo è abbastanza soggettivo, c’è chi “legge e ripete” subito, c’è chi legge e rielabora, e poi ripete. C’è chi ripete solo alla fine. Io sto nella seconda categoria. Apro bocca solo quando ho già mentalmente un’idea globale della materia, quindi non “studio ripetendo” ma “aggiungo ripetendo”. Questo mi consente di sprecare meno fiato ed essere più rapida: in meno ripetizioni riesco a ottenere lo stesso risultato di chi inizia subito a ripetere. E poi la mia memoria è prettamente visiva, poco uditiva: memorizzo se scrivo. Che è comunque una bella seccatura.

Di certo è errato ripetere solo dieci giorni dall’esame, o anche meno. Deleterio, non ripetere affatto.

2-come ripetere. (sia prima sia durante la prova)

E’ noioso, ma, almeno quando iniziamo a essere vicini all’esame, è bene ripetere “come se” stessimo all’esame. Seduti composti. Dritta la schiena.Il cervello è più reattivo. Simulate possibili domande. Evitate le introduzioni. Ripetete per argomento, in modo da essere esaustivi anche in vista di domande secche.

Attenzione allo stile: non ripetete “a fiume” (cosa che la tensione provoca) perché darete l’idea di aver studiato “a memoria”: le domande diventeranno più “cattive”, più di ragionamento. Oltre tutto rischierete di esaurire l’argomento in troppe poche parole, Attenti.

Non ripetere nemmeno troppo lentamente, darete l’idea di non essere in grado di elaborare bene la domanda. Oltre tutto le vostre pause di silenzio inducono il professore a aggiungere domande su domande, precisazioni su precisazioni, rischiate di perdervi.

-Adottate una via di mezzo: una ripetizione spedita, gesticolando moderatamente ma non troppo, con un tono di voce sicuro (anche se state per dire la più grossa, grassa, cazzata. Non indugiate. Pensate prima di parlare, ma evitate i tempi morti, al massimo sarete corretti. Non rispondere PER NULLA equivale a dare l’idea di non aver studiato affatto. Se anche avete un dubbio, parlate). Partite dal nocciolo della questione, passate poi a ulteriori spiegazioni. Solo dopo gli esempi, solo dopo le eccezioni, solo dopo i “dibattiti della dottrina”.Date un ordine logico a ciò che ripetete. Non fate “creare” il filo del discorso al vostro interlocutore, fate in modo che non debba guidarvi lui. Se ritenete vi siano argomenti collegati, muovetevi a esporli. Potreste indirizzare le future domande verso argomenti che sapete bene.

-Attenzione ai termini: vietate parole come “cosa” e “fare”, vietato un lessico troppo comune, ma, se non siete DAVVERO in grado di padroneggiarlo, evitate il lessico che adotta il manuale (e quindi avverbi usati di continuo, termini ultra-tecnici eccetera…pensate la grande figura di merda se il professore vi chiedesse di “delucidarlo” su un’espressione particolarmente forbita che avete appena snocciolato, e voi non siete in grado). Ricordate che semplicità non significa ignoranza e sintesi non significa pochezza.

-Attenzione ai connettivi logici: evitate come la peste “cioè” “appunto”, “allora” , “dunque” e “insomma”, “poi”. Appunto presuppone che voi stiate rimarcando un concetto già espresso (come ho appunto detto prima…). Il che, è superfluo. Il professore SA cosa avete detto prima, quindi date l’impressione di girare a vuoto intorno all’argomento. Ben vengano i “quindi/per cui, “qualora”, “affinché” “successivamente- in seguito/precedentemente”, “ma”, “perciò”, “in quanto”.

-i congiuntivi non mordono.

-Ehmmmm….allora….quindi….mmmmmmmmh….  : NO. Se dovete balbettare, preferite una pausa di silenzio breve /pausa respiro.

-ponetevi al PARI del vostro interlocutore. Siete sicuramente meno preparati, ma non date l’idea di essere delle nullità. Il rapporto tra di voi è un distaccato rapporto di professionalità che intercorre tra due adulti, non tra studentello sottomesso e professore giudicante. Mostratevi competenti. Assumete una posizione corretta, guardate l’interlocutore negli occhi.

-se vi sentite in soggezione, pensate a quando ripetevate a casa, da soli. Oppure, consiglio molto efficace (fa un po’ sorridere, ma è moooolto efficace), immaginate quel professore in situazioni imbarazzanti o ridicole (canta in un karaoke, sta al bagno seduto sopra la tazza): forse questo vostro “blocco” psicologico non è dato dalla poca confidenza in voi stessi, ma dal vedere il professore come un colosso perfido e crudele. Sono umani.Ah, non ascoltate più di tanto le “leggende” che aleggiano intorno ai professori di turno o ai loro assistenti.

-se si fermano a spiegarvi qualcosa, o si mettono a raccontare di cose che non sono propriamente oggetto della domanda (capita che a volte per loro soddisfazione personale o per effettivo amore della materia si mettano a “conversare” di essa con voi, aggiungendo ulteriori spiegazioni e precisazione che comunque non eravate tenuti a sapere) fingetevi interessati: annuite, sorridete. Ponete voi stessi delle domande. Cercate di captare il momento in cui potete “aggiungere voi qualcosa”, magari anche cambiando argomento, purché pertinente a queste “osservazioni aggiuntive.”

-preparatevi uno o due argomenti a piacere. Cioè argomenti che sapete alla perfezione.O anche uno per capitolo se l’esame è grosso. Potreste avere il CULO che vi facciano partire da quello. O che ve lo chiedano nei momenti di difficoltà. O che semplicemente ve lo chiedano, e basta. Cioè vi facciano la domanda, ed è il vostro argomento a piacere. A me è successo all’ultimo esame. Fu la domanda d’apertura (mi si è aperto un sorriso maligno interiore che era una meraviglia, già sapevo che avrei preso un bel voto)

-presentatevi BENE, anche l’occhio vuole la sua parte. Curate l’abbigliamento. Non siate troppo informali: vi state mettendo di fronte a un interlocutore adulto, da adulti. Senza eccessi eh, però io non rinuncio mai alla camicia, bianca, sobria. Non eccedete col trucco. Capelli puliti. Raccolti o sciolti non importa, purché in ordine.

 

e…se vengo bocciato?

Capita.

1- forse c’è da rivedere il metodo.

2- non avete studiato bene.

3- possono influire (in minima parte) anche altri elementi: domande cattivelle, stato di salute, poco tempo a disposizione, esame “provato” senza una vera preparazione di fondo.

Ad ogni modo l’importante è non svilirsi con un atteggiamento da “ecco, non valgo niente, non so fare niente, sono una nullità”. Ricordate che si giudica UNA SINGOLA PROVA, UNA PRESTAZIONE, NON VOI STESSI. Per cui, due giorni di mea culpa (capite gli errori, riprogettate l’esame), tre giorni di relax ASSOLUTO (ne avete bisogno, forse non siete stati al top per colpa di stress o problemi personali), e poi, rimboccatevi le maniche. Restituirete un doppio schiaffo morale. La gioia sarà molto più alta.

Ad ogni modo, dispiacetevi, ma non colpevolizzatevi. Se saprete celebrare i vostri fallimenti, costruirete solide vittorie.

 

In bocca al lupo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi piace immaginare che esista un filo sottile, costituito da successioni (casuali, causali?) di attimi e vita. Compongono un insieme di sequenze precise, e funziona tipo lo Shangai. Basta un movimento impercettibile di un bastoncino per passare un turno, voglio dire. Per modificare lo schema. Se in queste successioni si modifica impercettibilmente anche un solo elemento, tutta la struttura cambia. Fatti provocati da scelte o solo da eventi esterni, che scaturiscono altri fatti e così via. Ogni decisione, più o meno importante (prendo un caffè,  mi licenzio!) , dalla più stupida alla più macroscopica, modifica in maniera irreversibile la successione. Se da quando esiste l’uomo, anche quello conseguenza della successione, non si fossero conosciute e accoppiate proprio QUELLE persone, vinto la loro corsa proprio quegli spermatozoi, allora qualcosa nell’albero genealogico si sarebbe alterato. E non saremmo mai nati. Noi, singolarmente, proprio questi 7 miliardi di tizi. Ogni volta che il caso generava la combinazione giusta, era uno sbalorditivo, se non “impossibile”, schiaffo agli eventi. Non sapendolo, non potendolo sapere, si stavano creando condizioni idonee alla nascita, proprio quelle e solo quelle, le uniche, in milioni di miliardi di combinazioni possibili. Mi piace pensare che ogni singola vita sia stata l’immensa cospirazione del caso. Penso a come si sono conosciuti i miei genitori, e prima ancora i miei nonni e così via. Penso a quante altre potenziali persone ho “scansato”, nascendo. Di quante persone ho usurpato la vita, per prendermi la mia. Di quante combinazioni ho interrotto, di quante e quali, potrei generare. Anche non facendo nulla, per il solo fatto di vivere, ognuno di noi scombina il mondo e la Storia e scuote le probabilità, neanche fossero palline da estrarre in una lotteria.

E penso a queste connessioni sottili, fragili e sofisticate, e penso che sì, ok. Sono le tessere del domino, e non c’è “personalità”, dietro. Non una volontà intesa umanamente parlando, coi nostri standard.

ma non c’è reazione che non sia innescata da azione, e non c’è movimento che si generi dal nulla.

Guardate tutte le persone che vi circondano, anche tutte quelle che vi sembrano le più inutili/stupide/sciocche/antipatiche.

Vi state rivolgendo a materiale organico sacro, unico. Irripetibile.

Nella vita seguiamo il filo della nostra successione, percorrendo un percorso assolutamente irripetibile, e modificandolo via via, in modo irreversibile. Leggendo questo impieghi istanti che mai più nella Storia si verificheranno di nuovo. Corrono gli anni, dicono, dopo i 18 arrivi ai 50 che manco te ne rendi conto.

Voglio rendermene conto. Se lo soppesi, il tempo si dilata. Se lo impieghi e non lo sprechi, si dilata.

Se ci fosse data la possibilità di rivivere la stessa vita, come l’eterno ritorno, non sarebbe comunque più questa, più così.

Non sarebbe meglio scivolare dolcemente sopra la successione, dal primo all’ultimo punto, invece di mutilarsi di continuo l’esistenza coi “un giorno”, “dopo”, “domani”, “tra un po’ “, “non ora”, “non oggi”, “non subito”, “ma”, “se”, “è tardi”, “se avessi…”, “peccato.” , “ormai.” …?

 

Scottandosi la lingua col tè in bustina rosso, retrogusto cioccolato. liquido scuro. Aroma non poi così percettibile.

Penso, nessuno fa mai sufficientemente caso ai dettagli, penso. Se ti soffermi sulle piccole cose e sui minimi particolari, a volti passi o per uno strambo, o uno con strane manie. O, paradossalmente, a una persona poco concreta, penso. Mentre la tua vita è un costante sminuzzare gli istanti, e barcamenarti tra la materia, e suggere quello che va oltre e che c’è dietro. Analisi pura, penso.

 

 

Metodo di studio: tecniche e consigli

Un po’ per esperienza diretta, un po’ per consigli, un po’ per suggerimenti online. Questo “collage”, schematico, strutturato a punti, (in due parti, due post separati) è finalmente un qualcosa di UTILE. Una sorta di pubblicità progresso, uno slancio di altruismo. Strutturato per accompagnare lo studente dalla preparazione del suo esame fino al momento della “prestazione”.

a chi mi rivolgo:  a studenti universitari (ciò non toglie che possa essere utile, magari semplificando il tutto essendo più easy ciò che si studia, a uno studente delle superiori). Faccio però riferimento a uno specifico tipo di prova, QUELLA ORALE. Non dico chiaramente che una prova scritta sia più facile di un orale, ma di certo il metodo che si va applicando è “diverso”: può mancare del tutto la ripetizione orale anche ai fini della memorizzazione, che è invece NECESSARIA per l’altro tipo di prova, può essere meno incidente il fattore emozionale, viene un po’ meno l’effetto “domanda a bruciapelo”, avendo più tempo per pensarci (potete chiaramente “saltare” una domanda, soffermandovici dopo, senza che questo comporti necessariamente un cattivo esito della prova. Se invece “saltate” una domanda a un orale, ammettendo candidamente “non lo so” , siete a un passo dalla bocciatura).

Pronti partenza via.

 

1- prima dello studio vero e proprio. Anche se non sembra, è la fase più importante, perchè è quella dove VOI avete un ruolo decisionale più attivo. Dovrete infatti stabilire QUANDO dare l’esame, COME dare l’esame, in QUANTO TEMPO (indicativamente) prepararvelo, QUALI obiettivi prefissarvi. E organizzarvi di conseguenza.

Domanda iniziale: FREQUENTO O NO?

E’ da lì che dovete partire, siamo al momento in cui ancora ci sono le lezioni. Chiaramente questa domanda potete porvela solo nel caso in cui la frequenza non sia obbligatoria.

PRO: frequentando IN MODO ATTIVO si ha modo di avere appunti PROPRI, personalmente elaborati, si ha modo di capire (anche a grandi linee) l’argomento in questione, tanto che si può saltare la prima fase di studio sul manuale (vedi sotto), si ha modo di ricordare prima e meglio, si ha modo di porre domande nel caso in cui qualcosa non sia chiaro, si ha modo di capire quali argomenti il professore tratta con più attenzione e quali più velocemente (se non è un completo bastardo, in linea di massima sono quelli più trattati a lezione gli argomenti che verranno anche più chiesti). Ricordate che diversi professori, probabilmente per proprio autocompiacimento, AMANO sentirsi citare, per cui se alla domanda X sarete in grado di utilizzare PROPRIO quell’espressione lì, sarà una marcia in più per voi.

Ma come appena detto dovete frequentare IN MODO ATTIVO, SE frequentate. Ossia:

-prendete appunti non a tirar via, ma accuratamente.

-STATECI con la testa

-cercate di interiorizzare l’argomento trattato

-chiedete, o a studenti più preparati o (meglio) al professore stesso (e alzatela sta mano pubblicamente, mica vi mangia!) cosa non avete capito.

E’ DEL TUTTO INUTILE SE NON ADDIRITTURA CONTROPRODUCENTE FREQUENTARE SE:

-1) notate che il professore tutto sommato segue il manuale per filo e per segno, e il manuale è chiaro.

-2) non riuscite per qualsiasi motivo a frequentare in modo attivo, per cui diventa una perdita di tempo e basta

-3) la materia è in linea generale di facile comprensione, l’esame vale pochi crediti, siete un po’ in ritardo, state preparando più esami contemporaneamente.

-4) le lezioni sono UN CONTINUO RIMANDO al manuale. Quando cioè il professore a lezione non spiega e approfondisce, ma si limita (anche per questioni di tempo) a enunciare a grandi linee i concetti base, scarni, per poi rifilarvi frasi come : “per questo, vi rimando al manuale”. “questo non mi ci soffermo, è fatto bene sul manuale”. Insomma, in tal caso frequentate solo se il manuale è effettivamente poco chiaro, o non sapete un’ acca di quella materia, per cui vi serve qualche “input” iniziale.

Ricordate poi che UN CONTO è frequentare SPORADICAMENTE UN CORSO (ed è DEL TUTTO inutile: se decidete di frequentare quel corso, è perché lo dovete frequentare costantemente nei limiti del possibile e in modo attivo) e un conto è frequentare IL GIORNO CHE SAPETE CHE IL PROFESSORE TRATTERà DI UN ARGOMENTO UN PO’ DIFFICILOTTO E POCO CHIARO. In tal caso è utile, tenetevi informati dagli altri colleghi in merito a dove è arrivato il professore e, se lo sanno, quando tratterà quella parte che proprio non vi va giù.

SE DECIDETE DI NON FREQUENTARE, questo non giustifica che dovrete girarvi i pollici a casa, anzi in quel caso sarete I VERI ARTEFICI del vostro esame, e potrebbe essere più difficile.

Ricordate comunque di:

-farvi fornire gli appunti, anche se ritenete che il manuale sia chiaro, da chi ha frequentato con costanza. Visto mai che il professore possa aggiungere delle parti, oppure dire di saltare parti sul manuale eccetera.

-informarvi su “che tipo” è il professore. Se ha argomenti prediletti, se è un tipo puntiglioso ecc. Sono “informazioni” che uno studente frequentante sa. Voi, di contro, poco più che sapete che faccia ha il professore che vi esaminerà. INFORMATEVI.

 

FASE DUE: LO STUDIO NEL MANUALE.

E’ il “cuore” della vostra preparazione. Molti studenti commettono l’errore di prendere in mano il manuale nel giorno x, iniziare a studiare dalla prima all’ultima pagina, magari essendo iper lenti e iper puntigliosi all’inizio, per poi dover accelerare bruscamente alla fine, costretti a estenuanti maratone di studio. Ora, al liceo era mia abitudine (anche perchè avevo ben 11 materie ed erano molto esigenti i professori, tant’è che per me il liceo è stato un MASSACRO) rimanere quasi volutamente indietro. Insomma, sono stata interrogata? Bene, non studio quella materia finché la prof  dice di nuovo che interrogherà. Così mi ritrovavo capitoli interi da studiare in pochissimo tempo, e mi esponevo al rischio dell’interrogazione bastarda di una prof che ti interroga anche se non ha finito il giro. Questo per me è stata una grande lezione di vita: un bel dito medio alzato nei confronti della tortura delle interrogazioni costanti, ora scomparse (e meno  male!) , ma dall’altra parte devo un grazie al liceo per l’essermi abituata a studiare TANTO e VELOCEMENTE. Che, per carità, non saranno mai i ritmi di 600 PAGINE AL MESE, 1400 A ESAME. Ma comunque è un buon avvio. Se in quel caso avessi studiato SEMPRE con costanza, avrei percepito di più la differenza ABISSALE tra liceo= cazzata (in linea di massima, ripeto, il mio fu una tortura) e università: mattoni su mattoni da studiare.

ALL’UNIVERSITà è OBBLIGATORIO STUDIARE TANTO (O MEGLIO…BENE!), VELOCEMENTE (NON VORRETE MICA METTERCI UNA VITA?), E COSTANTEMENTE.

Uno studio senza metodo, è disordinato. Uno studio senza passione, è noioso. In entrambi i casi c’è il rischio IMPRODUTTIVITà. Dove IO per produttività intendo MASSIMO RISULTATO  COL MINIMO SFORZO POSSIBILE. Il che non significa “non impegnarsi”, ma IMPEGNARSI BENE. Sono INUTILI mesi di studio per un diciotto, per dire. In quel caso è necessario rivedere il proprio metodo. Anche per ritagliarsi più tempo libero, mica solo per vedere voti più alti, chi se ne frega alla fine.

Metodo serve anche a chi prende voti alti. Servirà magari per snellire la preparazione dell’esame, mantenendo sempre lo stesso risultato. Metodo serve a tutti. Insieme alla passione per ciò che si studia o , se la materia non vi va giù, per la passione di APPRENDERE cose nuove, di sollevarsi di un gradino (quell’esame) per raggiungere la meta (la laurea). Capita a tutti di dire: CHE SCHIFO QUESTA MATERIA, NON SONO ALL’ALTEZZA DI QUESTA FACOLTà, IO SMETTO, IO VERRò COSTANTEMENTE BOCCIATO. E’ capitato a tutti. Considerate però, prima di dire che quella facoltà non fa per voi, che:

1- potrebbe piacermi strada facendo. Come il diritto. Il diritto è una lingua straniera, né più né meno. All’inizio non ci capite un cazzo e stentate a mettere in fila parole con i linguaggio tecnico, a poco a poco diventa spontaneo, e arrivate a percepire la realtà in un altro modo. Siete più attivi, più consapevoli di ciò che vi circonda eccetera. Un discorso analogo vale per tutte le facoltà.

2- potrei aver trovato solo delle difficoltà momentanee, magari perchè non vedo i risultati sperati. In tal caso, rivedete il vostro metodo di studio. Impegnatevi di più.

Insomma: prima di gettare la spugna, tirate fuori le palle.

Per il resto, io vi lascio a vostre considerazioni, vostra è la vita, vostri sono gli obiettivi, vostro è il futuro, vostre le passioni.

Trovate l’atteggiamento psicologico giusto. Pensate anche a QUANTO punto per questo esame e regolatevi di conseguenza (io per esempio punto sempre al massimo, assumendomi il rischio di ripetere un esame o rimanere indietro, ma è una scelta personalissima. Mi sono promessa che sarò un po’ più flessibile)

– fatevi un calendario e , se necessario un indice personale: Per calendario intendo: segnare col rosso la data x, CONTARE LE PAGINE DEL LIBRO, CONTARE I GIORNI A DISPOSIZIONE, DIVIDERE LE PAGINE PER I GIORNI PER AVERE UNA MEDIA DI PAGINE AL GIORNO. Non spaventatevi se risultano “tante”, è indicativa. Considerate gli imprevisti: poniamo che il vostro obiettivo sono (indicativamente) le 30 pagine al giorno. Non sempre riuscirete a farne trenta. (influenza, gita inaspettata, eccetera, insomma, come è giusto che sia…la vostra VITA) Considerate quindi nel calendario DUE GIORNI IN MENO A SETTIMANA, che potrete anche non dedicare allo studio. A patto che, nei giorno rimanenti, studierete di più.

-dividetevi i giorni quanto segue: se avete, mettiamo, due mesi e mezzo. Esamone grosso. Non dedicate due mesi AL SOLO STUDIO. Ponete che per lo scoccare del mese e mezzo IL GROSSO DELLO STUDIO L’AVRETE FATTO, RIPETIZIONE INCLUSA. Il resto è  ripasso, FONDAMENTALE, anche per essere più sicuri di sé il giorno X.

Quindi direi: una settimana, dieci giorni: tempo per acquisire un’infarinata “globale” della materia. Basta anche un’attenta lettura e una sottolineatura, purchè siano chiari i passaggi chiave.

Un mese e dieci giorni pieni: studio “VERO” , e più “mnemonico”, più accurato. Seguito da ripetizione.

Il resto: ripasso, ripasso, ripasso. Anche se vi sentirete stupidi. Anche se vi verrà la nausea di ripetere sempre le stesse cose. Può risultare “noioso”, rendetelo attivo: confrontatevi con un collega (non consiglio il gruppo di studio, cioè più di un collega, a meno che non sia un gruppo davvero efficiente. Il ripasso a due è più immediato e più attivo, e serve a chiarirsi dei dubbi. Nonché a ripetersi gli argomenti a vicenda, “simulando” già l’esame)

Sconsiglio di studiare in due. Ripassare in due, ok. Studiare in due può essere noioso e dispersivo.

COME STUDIARE?

Anche se è quanto di più soggettivo vi sia, a occhio, e non solo dai risultati, si capisce subito qual è lo studente che studia bene e quello che studia male. Chi non pianifica, studia male. Chi rimanda sempre, studia male. Chi non ripete, studia male. Chi si riduce all’ultimo, studia male.

Per il resto può essere utile LA RIELABORAZIONE, anche tramite schemi e simili, fatti da voi. Aiuta a memorizzare. E’ inutile se effettivamente il tempo stringe (in quel caso, leggete e ripetete, leggete e ripetete, se vi mettete a schematizzare un libro di 1400 pagine quando il tempo è poco, non arriverete più; oppure compratevi un COMPENDIO, purchè BEN FATTO e purché non studiate solo su quello)

– oppure, se memorizzate “ascoltando la vostra voce”, iniziate a ripetere quasi da subito.

-interiorizzate la materia: quasi niente (a meno che sia filosofia pura) è AVULSO da riscontri pratici, nella realtà. Pensate anche alle vostre situazioni personali, pensate all’attualità (col diritto è facile), associate le parti più mnemoniche a aneddoti, aforismi, acrostici, create rime, “immaginate” la scena come se la vedeste coi vostri occhi, se viene descritta una situazione. Vi sentirete stupidi, è probabile. Però fidatevi, non state perdendo tempo.

-studiate cose nuove nel momento della giornata in cui siete più freschi (l’ideale è la mattina). Il resto del giorno, passate al ripasso, o alla ripetizione. Dovete interiorizzare il tutto, ripetendo le cose del giorno prima, anche velocemente, per rinfrescarle e fissarle nella memoria a lungo termine, edi tanto in tanto le cose dei giorni precedenti, per non dimenticarvele. Non studiate la sera, semmai rileggete appena prima di andare a dormire le cose (o gli schemi, meglio) del giorno stesso. Ma superficialmente: il grosso dello studio del giorno è fatto.

-se sapete che quel giorno avrete degli impegni (e ci mancherebbe altro, siete persone!), puntate la sveglia. Vi velocizzerete di conseguenza, ottimizzandovi. Invece di dire “alle 5 dal dentista, prima non studio.” Iniziate alle 2, puntate la sveglia alle 4 e mezza. Dalle 2 alle 4 e mezza sarete super reattivi e super veloci. Alle 4 e mezza, andate a prepararvi.

-fate delle pause di 10 minuti ogni ora di studio. Meglio pause brevi.

-fate attività fisica.

-non rinunciate alla vostra vita sociale.

-non è necessario che a mano a mano che l’esame si avvicina, aumentiate anche le pagine da studiare. E’ vero che “l’ansia sale” e con essa sarete più frettolosi, ma se avete pianificato bene e rispettato i piani, non ci sarà bisogno di “aumentare” il carico di studio, fidatevi.

-non procrastinate: muovetevi ORA, studiate ORA, l’argomento più difficile SUBITO, vi sentirete più gratificati.

-studiate PRIMA le cose principali, e le più difficili, le postille dopo

-NON DOVETE SEGUIRE NECESSARIAMENTE L’ORDINE DEL LIBRO. PURCHè CI SIA UNA CERTA LOGICITà E DOVE SIA POSSIBILE…POTETE STABILIRE UN ORDINE PIù CONSONO ALLE VOSTRE ESIGENZE.

-non abbiate paura se, a ridosso dell’esame, vi sembra di “non ricordare niente”. E’ un giochetto dell’ansia. Se avete studiato, e con metodo, tutto tornerà a galla.

 

Nella prossima “puntata” parlerò delle ultime fasi dello studio, dalla ripetizione, al ripasso, AL MOMENTO DELLA PROVA, che è un po’ il momento x.

Stay tuned.

 

il polline di Dio

Ci sono varie cose che non mi mancano del liceo, tra queste ci sono i compleanni. Vorrei poter dire anche i brufoli, ma quelli sono intatti, ogni tanto tornano a far capolino, ma a parte ciò.

I diciottesimi in particolare, tragici.

Avrete sicuramente presente quelle feste ingessate, dove si fa la foto dietro al tavolo, coi sorrisi tirati. Dove la battuta più fresca risale al 95 . Ci si “issava” sopra ai tacchi. Contadini ripuliti. O veri borghesotti dall’aria beffarda. Il  momento in cui Tizia apriva i vari pacchetti.

Si facevano le collette. Mettevi o cinque o dieci euro, a seconda di quanto ti stava simpatica Tizia, o meglio, in linea di massima era così.

Relativamente, sì. Andai al compleanno di una della mia classe, apposi la mia firma insieme alla firma delle altre. Un bel bigliettino con frasi sceme, e tante firme. Tizia non mi era poi così vicina, ma pensai che visto che aveva organizzato questa festa con tanto di dj bla bla bla fosse quasi dovuto sganciare questi dieci cazzutissimi cazzo di euro, e tanti saluti. Sapete cosa scoprii?

Che le VERE amiche di Tizia, voglio dire quelle che considerava tali, voglio dire quelle che ci faceva le vacanze insieme, voglio dire quelle con cui esce, voglio dire quelle cui rivela i suoi segreti (presumo), voglio dire quelle …avevano approfittato del “mucchio” fatto dalle altre (una cinquantina di persone, tra cui io, invitate esclusivamente per il regalo, presumo), avevano messo la loro firma sul biglietto, NON avevano messo manco un euro.

Poi ok, magari risulto superficiale io perché “l’amicizia non si commisura in base al denaro”, e va bene. Ma ti prego, non fingere. Allora di’: guarda non ti ho fatto niente, perché (aggiungere motivazione). No che fai finta di aver contribuito , e anche PIù di qualsiasi altro stronzo invitato a quella festa penosa. Cosa ti vuoi fingere. Si, vabbè.

Anche perché cazzo, ora che ci penso. Il regalo era consegnato dalle mani di Caina (amica stretta), alle mani di Tizia. Caina era la prima a prendersi i bacetti sulle guance, falsi, di Tizia. Voglio dire, frena frena frena, sei una  vile paracula.

Altrettanto penoso era il “pre” festa, voglio dire a scuola. Ognuna aveva il diritto a un vassoio di paste. Comprato con colletta dalle altre.

Al mio diciottesimo si sono dimenticate, e finché sono le altre, amen. Ma lo hanno fatto le mie ex amiche, al che mi dico, be’, liceali.

Liceali, sì, nel senso, persone che non mi appartengono, non mi sono mai appartenute. Una fase un po’ insipida della mia vita, con poco o nulla da rimpiangere…

Oggi è il mio ultimo giorno da teen. A meno che non arrivo a cento anni, la cifra non comprenderà mai più un “UNO” come inizio. Al liceo avevo la Smemoranda, che è probabilmente la sola cosa che mi manca, dopo storia dell’arte e filosofia. Quella vera, dico, i discorsi sull’anima. Ci prendevo sempre 10.  Che ad averli fatti ora sarebbe stata roba da uscirne scemi. La Smenoranda dicevo, c’erano i personaggi famosi che una volta al mese riversavano qualche battuta su quelle pagine. E ricordo due cose in particolare. Simoncelli che diceva: gran giorno quando diventai campione del mondo. E ripenso che ora Simoncelli si trova dentro un’urna, incenerito. Al che penso: e che cazzo. E poi la Gucciari, quando ancora faceva Zelig, che scrisse una roba che ricordo perfettamente, forse testuale: QUANDO LA CIFRA DEI TUOI ANNI INIZIA CON UN “UNO”, L’UNICA COSA PER CUI DOVRESTI PIANGERE  è SE SBATTI IL MIGNOLINO DEL PIEDE CONTRO UNO SPIGOLO.

Ma le cose non sono andate esattamente così. Ricordo quindi tutti quegli inutili pianti per cose di cui francamente ora non me ne fotte un cazzo. Persone che ora non mi interessa cosa fanno, cose che è insulso ricordare. Ricordo appena finii la maturità, sfatta, stressata. La prima cosa che feci fu prendere un grosso scatolone, e scaraventarci dentro la ROBA del liceo. La prima cosa che feci fu liberarmi delle converse, delle felpine, delle cose con i pupazzetti, delle mollettine colorate, dei glitter, di tutto ciò che fosse fluo, sgargiante, degli smalti rosa, dello zaino Seven azzurro scialbo (invicta! Volevo un cazzo di zaino dell’invicta, anni 80! Sarebbe costato 2 lire!), della Smemoranda, di tutti i libri ( CON LE FIGURE!), del dizionario di latino, dei dizionari di lingua, di “melibeo tibi patulens recubans”, o giù di lì.

Insomma, avevo la patente, la macchina, la maggiore età. Tutto il quinto superiore era stato un “che  ci faccio in mezzo a gente che mi dice cosa devo fare e mi dice di fare i compiti? Come osi?”

E lo penso tutt’ora.

Sono uscita presto dall’adolescenza, l’umore mi si  è sintonizzato pacificamente in uno stato di quiete, in via di massima. Vira ogni tanto o verso l’ansia o verso la collera, ma sono solo scosse di assestamento.

Ogni tanto le rivedo quelle del liceo, e penso che non mi interessa sapere quello che fanno, o cosa combinano.

E penso che l’età d’oro è questa, quella che scocca domani. Voglio dire, se non sei in grado di essere bella, o almeno guardabile, a venti anni, fidati, non lo sarai mai più. A vent’anni è l’apice, la cresta dell’onda, il non plus ultra. Si assesta in questo stato di grazia fino diciamo ai 25, 26. Poi, inesorabile, la discesa, il tracollo ai 50, l’accettazione, il declino.

Per questo, vanno goduti. Domani inizia ufficialmente la mia età dell’oro, sono curiosa di una cosa. Degli auguri.

Perché quando compi gli anni, risbuca gente altrimenti dimenticata. Voglio vedere quali ex, e quali cadaveri salteranno fuori. Non ricordo se all’ultimo mio ex ho fatto gli auguri per i suoi ventuno. Dovrebbe averne ventuno. Penso che da oggi posso anche recidere l’ “obbligo” degli auguri di Natale o Pasqua. Penso che lo stesso valga con le tipe del liceo, penso si sia creata la giusta distanza, penso che chi non è in grado di guardare avanti sa solo perdere. Penso che dal passato vadano solo presi gli insegnamenti, e poi il resto è carta straccia. Penso che se si perde tempo a rimuginare non ci si focalizza BENE sull’oggi. Penso che finalmente sono adulta e che la vita non può che sorridermi.

Penso che i diciannove sono un’età di transizione SCIALBA. Penso sia stato solo un anno cuscinetto per attutire il colpo tra il prima e il dopo. Penso che Legge sia la mia strada, penso di aver fatto a modo mio, e di aver fatto, quindi, bene.

Tanti auguri a me. E un brindisi alla libertà, con una strofa a LEI dedicata.

E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

T’ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell’altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.

Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.

 

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