ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

Archivi per il mese di “luglio, 2012”

scartoffie

L’ultimo e chiudo, per la serie: sistemare le ultime cose prima di uscire. Mettere a posto le ultime scartoffie prima di serrare l’ufficio, seguire l’ultimo barlume d’ispirazione come a seguire con lo sguardo un’auto che corre nel tentativo di leggerne la targa, prima che scompaia dal tuo campo visivo. Ci mette un attimo.

Infilo le cose troppo bene e con troppa facilità nei dimenticatoi, fatico a memorizzare, per questo se mi viene in mente qualcosa è bene sempre avere sottomano un computer, una penna, un foglio, cose così. Se vale la pena appuntare.

Vedi, ormai nessuno bussa più alle porte, è desueto.

E’ questo che mi è venuto in mente prima.

Che nessuno bussa più, ci sono sti cazzo di campanelli e tutti suonano ai campanelli, a volte ci si attaccano maleducatamente, a volte suonano più volte come a sincerarsi che abbiano sentito.

Lo knoc knoc di nocche che percuotono piano il legno è musica pura.

La biblioteca non ha il campanello.

Ma nemmeno resta aperta.

A volte è socchiusa, a volte mi tocca bussare.

Forse per abitudine di leggere i manga, o forse perché mi piace sapere subito dove una cosa finisce, qual è il suo margine, il suo confine…inizio tutto dal fondo.

Inizio a leggere gli elenchi dalla fine. E gli scontrini. E sfoglio i giornali dall’ultima pagina alla prima,  con la scusa dell’oroscopo. Definire è limitare, ma mi piace partire dai punti di arrivo. Se già conosci dove devi arrivare pesa di meno il tragitto a ritroso.

Lara Cardella dicevo, o se non lo dicevo lo dico ora.

Gran cazzo di scrittice, non volendo mi ci ritrovo molto nel modo di scrivere.

Abbastanza spinto e diretto, indelicato. E’ probabilmente la mia scrittrice contemporanea preferita. Direi una sorta di J.T Leroy (Sarah) all’italiana.

Quando si inizia un romanzo, è bene scrivere l’incipit, e forse prima ancora l’ultima pagina. Per la serie devi arrivare da A a B, il tragitto inventatelo.

Fin’ora non sono mai riuscita a unire i punti in maniera coerente e precisa, lucida, logica. Si capisce poco di quello che scrivo.

Poi sti poveri cristi di personaggi li faccio parlare tanto e agire poco. Non ho fantasia volta alla logica, no, non ce l’ho. Ho bisogno di una mano che mi guidi. Di ordine mentale che a me manca. Di idee, di percorsi. So solo COME. Non so COSA.

Fondamentalmente il mio lato razionale lo odio, lo ascolto poco, perché è rigido, poco duttile, troppo severo. Il mio lato razionale è un freddo perfezionista cui io non piaccio.

La mia parte istintiva è sempre lì a far danni in compenso. E a lei piaccio. Mi lusinga.

Bof, digressioni.

Annunci

cotronè!!!!

“Non chiudemmo per ferie il primo anno.

-puoi togliere l’aria a un bambino appena nato?- aveva detto Edo.

Così comprò un ventilatore di quelli grandi: aveva tre velocità.

Quella più forte apriva e girava le pagine ai libri più vicini. Io mi divertivo a leggere le prime parole delle pagine aperte a caso dal vento. Ci sono frasi che non ho più ritrovato, come fossero volate via da tutti i libri del mondo per colpa del nostro ventilatore. Una me la ripeto sempre da allora, non l’ho dimenticata… “nella mia anima c’è un dondolo che non cessa di dondolare, un dondolo sull’orlo i un pozzo, difficile da cavalcare…”

 

Roberto Cotroneo, Questo amore (non solo Bruno Vespa ha adottato codesto originalissimo titolo)

 

Puoi togliere l’aria a un bambino appena nato?

Certo che sì, Cotronè. Io vado in vacanza, e non mi porto dietro portatili e simili e il mio telefono non va su internet. O meglio, non ce lo faccio andare.

Quindi certo che sì, Cotroneo dei miei coglioni coi tuoi libri melensi, certo che sì che io chiudo per ferie:

voilà.

 

Anche se la mia creaturina sghemba è appena nata.

Cheers.

tutto sommato

Se Dio mai potesse esistere in un mondo così,

tutto sommato lo ringrazierei di brutto

per quello che ha fatto per me.

O se fosse il caso, non potrei non pensare che grossa botta di culo.

Magari con qualcuno sì, è stato tipo parecchio testa di cazzo.

Ma con me, nulla da dire.

Veramente.

Ho svariati difetti e un carattere strano, e ok.

Ma probabilmente non mi sarei immaginata troppo diversa da come sono,

se avessi potuto disegnarmi.

Va quasi di moda dire che va tutto male e criticare anche il capello fuori posto

e ostentare una boria che si veste di finta modestia.

Thanks God, hai fatto un bel lavoretto.

cheers.

zerbinamenti sognati, zerbinamenti vissuti.

Stanotte ho sognato di trombarmi Alessandro Borghese di real time.

Un uomo che ti prende per la gola prima, per il culo poi. Uno stronzo.

C’aveva un sorriso a 32 denti e con la sua voce esattamente sospesa tra il simpatico e l’antipatico mi diceva “Mi dispiace, sono sposato.”

Cazzi tuoi, tua moglie sarà lieta di conoscermi.

Alessandro Borghese…mh…ma sai che era veramente bravo? Secondo me ha delle doti nascoste. Ha un non so che di sexy.

 

Poi non so, ha un’aria rassicurante. Le persone grassottelle sono maledettamente più simpatiche.

Tranne quando ti prendi quelle grasse per davvero. Quelle virano verso l’acido. Ma mai verso lo stronzo.

C’ ‘è una sottile differenza.

L’essere acidi fa rima con una forma di “cattiveria” goffa, immediata, anche scontata. Una forma di cattiveria figlia di frustrazioni.

Non a caso il termine è associato a soggetti determinati quanto (almeno per la società) palesemente frustrati: la zitella acida, la cessa acida…la casalinga “disperata”.

Ed è quasi solo una prerogativa femminile.

L’essere stronzi è arte pura.

Spesso non è sintomo di frustrazione, ma di successo. Per questo fa molto figo sembrare/essere stronzi.

La donna stronza che ha il mondo ai suoi piedi. La donna acida che si crea solo vuoto intorno.

Tra l’altro vi sarà ben noto che se bazzicate cinema-videoteche-librerie la “stronzaggine” è diventata un vero fenomeno culturale.

Come dimenticarsi di Miranda in “Il diavolo veste Prada” ? Anche se sì, lo ammetto, è un esempio fin troppo scontato.

 

Analizzate la figura. Capello corto e deciso, non tinto, perché è una donna che non ha minimamente paura di dimostrare i suoi anni, giacca dal taglio severo, sartoriale, e piglio molto deciso. Mai un sorriso, che non sia sadico, sarcastico, un ghigno.

Tempo fa mi imbattei in questo manuale: Falli soffrire, gli uomini preferiscono le stronze.

Non contenta, la tizia ne pubblicò un altro, copertina analoga,contenuti idem, grande segno di originalità devo dire:

La magnifica stronza: PERCHé GLI UOMINI LASCIANO LE BRAVE RAGAZZE.

 

Ora. Io ne lessi uno. Il primo.

E diceva una caterba di ovvietà, una caterba di cose che già sapevo, già applicavo. Basate su inutili chiché, poi.

Ve lo sintetizzo in pochi punti, non che ci voglia poi molto:

 

-farsi desiderare

-non dimostrare troppo interesse

-dimenticarsi di possedere un telefono

-anteporre se stessi a qualsiasi cosa

-essere evasive

-essere decise sempre e comunque

-non temere mai di “perdere” l’ ‘altro, non so se mi spiego. Come dire…far capire all’altro che se anche di punto in bianco un rapporto finisce, la vostra vita non cambierebbe di una virgola.

Insomma sbattersene i coglioni. Never mind the bollocks

La sottile arte di non farsi zerbinare, né più né meno-

Che è una giusta ovvietà.

 

Che vi devo dire. Io lessi quel “libro”, pensando di continuo “bella scoperta”.Applicavo questi magici consigli (bah) non perché “facessi finta di…” (sostituire i puntini di sospensione con uno dei punti sovra citati) ma perché ERA così.

Per dire, non è che ho “imparato”  ad anteporre le mie esigenze a quelle dell’altro.

Io lo faccio e basta.

Passai questo libro a una direi ormai mia ex amica.

Veramente, veramente, veramente, veramente ciò che si dice uno zerbino.

a- stava con uno. Un annetto giù di li. Una storiella da niente (per come era “impostata”). Lui la lascia. MESI, ANNI, di lamenti, strepiti, suppliche, pensieri ossessivi. Torna da meeee. Lei che si ubriaca e lo supplica. Lei che gli richiede di uscire, e lui accetta per cortesia.

Oh cristo di un Dio.

b- eravamo a una festa. Lo incontra. MI LASCIA LI TIPO “aspettami un attimo” PER ORE. ORE DI CHIACCHIERE VUOTE E INSULSE, MA IO DICO…

poi mi fa: TORNA A CASA DA SOLA.

TORNA A CASA DA SOLA!???

 

ahahahahaha. Dico, cara. L’hai più risentito dopo quella sera?

Come come come? Non ho sentito bene

..no? 

Oh ma guarda che casualità, e chi l’avrebbe mai detto, eh.

Io no, mai.

 

Sveglia! Secondo te LUI a parti inverse avrebbe PIANTATO IN ASSO I SUOI AMICI per stare lì a parlare con te!???

Fossi stata io ci avrei scambiato due parole e lo avrei liquidato con uno “scusa eh,devo andare”. Altro che mollare tutto per parlarci (poi chiaramente senza concludere un cazzo)…

 

Il top è stato quando ha scoperto che (sai com’è) UN ANNO DOPO la tragica rottura questo scopava un’altra.

grazie al cazzo, aggiungerei.

Scenate di gelosia.

 

Mah.  Gelosia di cosa?

Di un legame reciso, di una storia morta e sepolta?

Non è che il tipo se ne stava a rimpiangerla come lei ha fatto sprecando un anno della sua esistenza senza frequentare più un cane tra lacrime, sospiri, ricordi,futilità. Come è giusto che sia come ha fatto lui, eh. Grande stima per il tipo, avrei fatto esattamente la stessa cosa.

 

Così le avevo passato quel libro. Un atto di clemenza.

E lei l’ha visto come una rivelazione divina.

Io quel libro non l’ho più rivisto indietro.

Mah.

Che ti devo dire.

 

Semplicemente che il gene della stronzaggine ce l’abbiamo tutti dentro. E va coltivato.

Non perché “fa figo”, ma perché essere il perno della propria vita (e credo sia questo il fulcro del concetto quando vai a stringere) te la salva e te la tutela. Non significa essere egoisti (anche sì a volte), significa solo auto-tutelarsi.

Vedi, secondo me l’essere “stronzi”, diciamo così, è una neo-forma di stoicismo.

Vivere con se stessi PER se stessi.

 

Per dirvi, io se devo essere sincera, sto meglio single che in coppia.

Meno problemi, meno limiti, meno scazzi. Non temo minimamente la solitudine né tanto meno essere lasciata.

Credo che ora Lei l’abbia imparato questo sì. E’ cresciuta, deve esserlo.

Gli si possono perdonare simili scene perché era una storia adolescenziale…(18 anni giù di lì)

Dicevo. Non mi preoccupa essere lasciata.

Né tanto meno lasciare.

Le volte che l’ho fatto è stato pure divertente.

Sarà che io se lascio cerco il modo più crudele eh.

Ma semplicemente perché se lascio è perché ho subito un torto, e dico le cose come stanno. Infierendo.

Dalla mia bocca non fuoriuscirà mai una cazzata tipo : “ti lascio perché ho un brutto periodo o ti lascio perché TI AMO TROPPO. O facciamo una pausa o non mi sento pronta o non è il caso o magari in futuro.”

Semmai ti lascio (parlo in generale eh)  perché mi sei arrivato ai coglioni, ti lascio perché non mi interessi più, ti lascio perché c’è una terza persona eccetera.

Che sono i VERI motivi per cui uno/a lascia . Non giriamoci troppo intorno su.

Sono uno spirito libero.

Se sto con qualcuno non è perché mi sento incompleta, o per cercare a tutti i costi un riempitivo.

Se sto con qualcuno ci sto perché ci sto, punto. Ci voglio stare.

Oddio, forse non è stato sempre così.

Di solito arrivo a un punto in cui mi serve un “freno”, un limite appunto. Troppa libertà può portare alla dissolutezza. E a me non piace.

Così periodicamente decido di “mettere la testa a posto”.  Il mio lato peperino sbuffa. Il mio lato tranquillo tira un sospiro di sollievo.

 

Poi va be’, la sto banalizzando un po’.  Ogni caso, è un caso a se stante.

Magari mi innamoro irrazionalmente. (SE mi innamoro perché, mea culpa, sono stata anche con gente per cui non ero propriamente sicura di provare qualcosa) Ma poi porto avanti la cosa con molta lucidità. Facendo i miei calcoli. Razionalmente.

Sono fatta così.

 

Certo, stanotte Alessandro Borghese mi ha fregato.

E veramente, capita anche fuori dai sogni di prendere delle inculate (metaforicamente e basta perché materialmente ho la repulsione verso il sesso anale, mi fa veramente schifo, mai fatto, mai vorrò. E’ aberrante.)

Ma, come si suol dire…

c’est la vie.

Si da e si riceve, si vince e si perde, non è che siamo immuni alla vita, al suo dolce e salato.

Concludo con una banalità, che non so se l’ho letta da qualche parte o qualcuno me l’ha detto o tipo era la conclusione balorda della puntata di qualche stupido telefilm di sto cazzo: non posso sapere da che parte soffierà il vento. Ma posso servirmi delle vele.

 

Prego?

“per me sarebbe solo il minimo piccola… le passioni ed i sogni vanno portati avanti cercando di raggiungere ed avvicinarsi il più possibile all’obiettivo, è per questo che cerco di andare sempre alla fonte per quanto mi è possibile e non sognare solo ad occhi aperti …”

 

Faccettina.

 

Che cazzo stai dicendo?

Chi sei, chi ti conosce?

Sei uno nuovo, ah. Capisco.

Io non capisco come mai la gente quando ci prova deve sempre dar prova di sé in qualche modo. E raccontarmi la sua vita. E’una tecnica comune credo. Maschi che mi raccontano della loro vita credendo me ne fotta qualcosa.

 

Scusate sono troppo impegnata a tirarmela all’inverosimile.

E’ una strategia che funziona, tra l’altro.

 

 

Mico-parentesi.

Cioè parentesi sui funghi.

Esistono altri magnifici funghi velenosi quali un altro tipo di agaricus detto falso prataiolo, l’amanita muscaria, l’amanita panterina (questi sono solo velenosi)

Poi abbiamo i velenosi mortali di cui l’amanita falloide (moi)  capolista,

ma troviamo anche l’amanita verna e l’amanita virosa, sorelline.

Simpatici anche l’entoloma livido e il cortinario orellano, fratellini.

La lepiota cristata, alias margheritina, categoria velenoso mortale, e lo scleroderma. Che però dentro è viola, si riconosce, dai.

 

 

Niente, diffondo il Verbo per il bene del sapere, mi piace la biologia, e mi piace che le cose siano chiamate coi loro nomi esatti.

Tipo, quel tipo…mh, direi appartiene alla categoria coglionis vulgaris.

Linneo approverebbe.

Caino vs il mondo

Grossi occhi sgranati e spauriti, capelli eccentrici. Un topo fresco di cattura. La sua faccia ha fatto il giro del mondo.

Uno studentello di quelli che puoi incontrare tranquillamente alla metro, e che, se non fosse strafatto di calmanti e se non stesse vagamente realizzando che: “ok, ho ucciso 12 persone, ne ho ferite 58. Questa corte è qui per giudicarmi, questa corte è qui per giustiziarmi, eventualmente…” avrebbe anche un aspetto molto più normale.

Sapete chi è questo.

Questo è  il tipico ragazzo che, quando non studia, passa ore al pc. Segue le aste su e-bay, avrà molti account aperti dei quali magari dimentica anche la password, bazzica chat, guarda film, scarica musica, gestisce i suoi social, magari blogga anche qualcosa come sto facendo io ora. Passa ore e ore su internet, si immedesima, magari legge.

E pensate voi, state comodamente al cinema, lì per passare una tranquilla serata. E in un attimo, nemmeno il tempo di realizzare roba come “sti pop corn sono troppo salati”, “carino sto film”, “quando finisce sta pubblicità?” vi beccate una scarica di pallottole. E qualcuno spegne la luce, per sempre. La morte che vi toglie crudelmente impreparati, e che ha quell’aspetto allucinato e sconvolto. La faccia di James Holmes.

Ci vogliono le palle per essere i suoi avvocati.

Studio Legge. Mi sentirei più in pace con me stessa e col mio ruolo se, ipotetico avvocato, lo difendessi.

Sì ok, l’accusa è a sua volta difesa dei diritti lesi delle vittime, dei feriti, e dei familiari delle vittime. Ma che non chieda la pena di morte.

Sarebbe ancora più crudele. Spettacolarizzarla all’Americana, poi. Tutto qui.

Sarebbero in grado anche di intervistarlo pochi minuti prima.

Farei leva sulla sua palese insanità mentale, quindi semplicemente sulla realtà dei fatti.

Poi sì, è un individuo di merda e tutto quanto, e a avercelo sotto mano gli faresti saltare i denti uno per uno.

Ma è malato.

E probabilmente, per quanto lo controllino eccetera, troverà il modo di suicidarsi. Da solo. Evitando file e trafile e ricorsi, e processi.

La pena di morte poi, è una pena insensata, ma non poi così terribile, di fronte a quello che lo attenderà…

Una vita dietro le sbarre, a fare i conti con se stesso. Con quella sera a Denver. Con le armi che ha montato pezzo per pezzo, con le bombe intorno alla casa, col terrore negli occhi delle vittime, col terrore nei suoi occhi davanti alla corte.

Sto facendo retorica da due soldi, me ne rendo conto.

Magari lì in mezzo alle sue vittime potevo esserci io, o miei cari, o miei familiari. Poteva esserci chiunque.

Ma non sarebbe stato comunque un motivo oggettivamente sufficiente per condannarlo.

Spero che l’accusa non chieda la pena di morte.

Lo spero più per una questione di diritto che di fatto.

E adesso posso farmela finita con queste balorde e vuote quanto inutili e mal formulate prese di posizione e au revoir e scusate. Mi veniva così.

harley quinn

Detesto il soft.

Voglio scrivere di roba un po’ più conturbante.

Stanotte, per esempio, ho sognato un uomo.

Una notte.

Una macchina.

L’uomo era uno sconosciuto, e pure troppo adulto per la mia età. 

Mi trattava male, mi era presa una certa paura.

Da quello che ho vagamente capito, quel tipo doveva essere il mio compagno.

O meglio, credo avesse una moglie, e io fossi l’amante.

Mi afferrava i polsi, e io pensavo roba che tipo me lo meritavo e che quello era un film già visto.

In veste diversa, ma un film già visto.

Avete presente quando perdete la ragione in modo insano e per una persona crudele…

e solo dopo capite di aver fatto una stronzata?

sono forme d’attrazione sporca, spuria, violenta, viscida, aggressiva, solo sessuale, animalesca, 

l’attrazione dei vermi.

A questo associo quell’ingegnere ora,

e altri,

all’attrazione dei vermi,

germinale, batterica.

Solo sperma e saliva.

Dio (cui non credo), se ripenso a quanto sono piombata in basso , in quel periodo…

millantando un senso di libertà che non c’era mentre mercanteggiavo il corpo,

e non solo con quell’ingegnere ma con tanti, troppi, anche in contemporanea…

non credo al peccato, ma credo che ho commesso un insieme di succulente stronzate.

..tra cui recidere una coppia per il puro gusto (vagamente sadico) di farlo.

Ho rischiato seriamente di prenderle, quella volta.

Fingere buoni sentimenti. E’ ancora più grave.

Farmi a mia volta fregare…

decidere che mi sarei vendicata, che sarei stata crudele, indistintamente. Con tutti.

Ero già psicologicamente labile prima, quella storia mi ha guastato il sangue.

E’ probabile che la mia mente malata l’abbia enfatizzata, idealizzata a tal punto

che il dolore mi è esploso dentro come una granata,

e dopo quel boato,

mi sono completamente anestetizzata, come a aver subito un’amputazione,

sono diventata insensibile.

Osservo lo scorrere della mia esistenza con gli stessi occhi persi di chi appoggia la fronte contro il vetro di una finestra, e si mette a guardare i temporali estivi.

A proposito di temporali estivi,

Circe esplode in tutta la sua potenza,

ma spero si dilegui.

Devo partire in vacanza.

Esistono anche sentimenti buoni davvero. Che non si lacerano e non provocano palpitazioni, ossessioni o chissà cosa.

Ma si propagano sottili sottopelle come la morfina in endovena.

Senza fare rumore, senza clamore. In maniera dolce, lenta e tranquilla.

Esattamente come vibrano le corde delle arpe, tese.

Esistono momenti che eguagliano la perfezione,

esistono prose così ben fatte che sembrano poesie.

Gli uomini amano diversamente dai vermi.


fenici e mantidi

Lei sarà mia, è ufficiale.

Fondamentalmente mi tatuo una fenice perché la associo al coraggio e alla caparbietà.

Insomma prendi questo uccello (formulata così questa frase è  allettante.)

Prendi questo uccello, dicevo: nel mito ne esiste un unico esemplare. E solo uno può esistere.

Quindi non si riproduce. Ma non è nemmeno immutabile.

Semplicemente vive 500 anni in cui esiste solo per la sua bellezza, si nutre solo d’incenso e resine, e poi prende e arde. Anzi.

Si costruisce la pira, proprio. Prepara il suo patibolo. Si AUTODISTRUGGE volutamente. Una figata.

Poi, poi…per altri motivi lei conta per me…altri motivi, sì. Più profondi, più sottili, più intimi.

Invece M.A.S è il memento audere dannunziano, altro per così dire perno della mia vita.

 

Bene, passiamo oltre.

 

Questa signora qui dovrebbe diventare una maestra di vita, secondo me.

Innanzitutto è un insetto intelligente, non rompe i coglioni come zanzare, api e vespe (leggere post precedente), non ha spunzoni, pungiglioni, cose varie.

Semplicemente lei, aspetta. Elegantemente direi. Si mimetizza tra le foglie. Uccide l’ignaro insettucolo che passa senza che quest’ultimo manco se ne accorga.

E poi di certo ti è chiara quella storia che lei mangia il marito subito dopo averci consumato, o anche durante.

Vero.

E lo fa perché necessita di proteine per le sue uova.

Bear Grylls approverebbe.

Poi però azzannerebbe anche la signora mantide poverina, perché nel frattempo pure lei è diventata ricca di proteine.

Non me lo sposerei mai uno come sto tipo. Voglio dire, io non so cucinare.

Quindi dovrebbe provvedere.

Avrei un attimino paura di quello che sto coglione potrebbe sbattermi nel piatto. Chiusa parentesi.

Però signore, voglio dire.

MANGIATEVELI sti maschi.

Non vi istigo al cannibalismo, sono a non essere coglione e accondiscendenti.

E io di donne coglione e accondiscendenti-zerbino-camminami-sopra-amore ne ho conosciute diverse.

Più volte.

E sono rimaste tutte a bocca asciutta.

 

Cheers, ladies.

DDT

Fantastico.

Un neofidanzato deficiente, università che butta di merda, perturbazione Circe in arrivo.

Una zanzare del cazzo che mi sta divorando. Ooooh cristo.

 

1-Piazziamo il DDt contro la zanzara.

2- Se funziona, centuplicare la dose. Potrebbe valere anche per il fidanzato.

3- studiare. Se studio non penso. Sì, anche se studio materie di merda, esatto.

4-Circe. Contro il meteo avverso non so che fare, ma è il minimo.

 

E che cazzo, ho veramente i coglioni ESAUTORATI. 

Ma tratterò della questione più lucidamente. Più in là.

Buona vita, a presto. Se provate l’insetticida sui vostri amanti/compagni/fidanzati/mariti fatemi sapere se funziona.

sentirsi a casa

Ogni volta che riprendo il treno per tornare a casa, una volta tornata da Roma, mi pare di lasciarci un pezzetto di cuore.

E Ogni volta che vedo l’Umbria farsi Lazio, le scritte sui muri, l’odore di olio acre dentro il treno regionale, Orte e poi Roma, dove finisce la stazione, così che non ti puoi sbagliare, sei lì, ci sei arrivato. Ogni volta che succede quello penso “casa”, “sono a casa”, quella mia vera, che se ne frega dei cromosomi, la casa dove abita la mia parte più intima.

A Roma di solito son lì…di passaggio. Ma son sempre passaggi importanti.

Ero lì per andare in Australia e pure in Lituania, ero lì con le valigie capienti, trascinandomele dietro per i pavimenti lisci di Roma- Fiumicino. Ero lì aspettando gli imbarchi, per quelle cazzo di mete esotiche e gite di classe, quando quasi quasi sarei uscita da Fiumicino e compiuto la follia di lasciar partire quell’aereo dove meglio voleva, prendere il telefono, cercare un posto per dormire, i bagagli ce l’ho. E godermela sola, Roma, e non di passaggio, in tutto quello splendore disfatto che neanche una Linda e Pinta Firenze o una grigia Trieste o una verdeggiante Pisa o una solida Siena.

E quando tornavo dai miei viaggi, soprattutto dopo Perth, dopo aver attraversato aeroporti asettici, te ne torni lì, a Fiumicino, le valigie si inceppano nel nastro, le scaraventano per terra, imprecano, e penso solo che mi era mancato tutto ciò, sì, mi era mancato. Sono di nuovo a casa.

Ma sono cose che chi non ha a che fare con quella regione non può capire.

Perché sì, ok- l’ho pensato tante volte- troverai al mondo città più grandi di Roma, più pulite di Roma, più ordinate di Roma, più all’avant-garde di Roma, ma quello che respiri a guardare il Fontanone di notte o quando conservi come un intimo segreto il volo dei passeracci, e sai, che se volano quelli, a Roma piove. Quelle sono cose che non le troverai mai, neppure in capo al mondo, da nessuna parte.

Roma che si gira in un giorno.

Quinta elementare , Roma.

Molto spesso d’Inverno, Roma.

A guardare il Papa, Roma. Andare dal papa solo perchè viaggi gratis. E sai che non ti terrà molto. E poi sei libera, di girartela un po’, di spostarti coi taxi, come meglio credi. Tutto il pomeriggio.  E di sbagliare uscita della metro. Alle otto e mezza in piazza di Spagna, si ritrova sempre, tanto.

Trinità dei monti. Le scale e l’obelisco, via dei Condotti dall’altra, che si apre a “T” come stretta da edifici che le solcano il perimetro.

Quando aprono la pista del ghiaccio all’aperto. Quando cammini e ti becchi Marzullo e stai quasi lì per dirgli “fatti una domanda e datti una risposta”.

Le matriciane sincere di Roma. E quelle quattro chicce da gita. I musei, l’altare della patria, trinità, Colosseo, bocca della verità, i fori, sì ok. Tutto bello, ma sono cose che guardi una cartina e…

è via Frattina il punto. E le altre viuzze.

E’ lì che trovi sempre qualcosa di buono , è lì che se magna bene.

Quando, e che cazzo, raccogli una manciata di spicci, dai le spalle al Fontanone, e il tuo desiderio è “viverci”. 

Roma verace, schietta, alla buona, mai altera, sfatta, giocosa, e Dio, quanto cazzo so boni quei bucatini lì, tre dita di unto, tre dita di sugo, tre dita di pancetta, tre dita di pecorino.

Quei bucatini veri. Grassi. Unti. Sublimi.

A Roma se non altro quando vai a mangiare in questi posti, ti riempono il piatto.

Una cucina non gnè gnè gnè, capite.

Va bè.

Viverci, ecco.

Maledirla per il traffico sconclusionato.

Maledirla per i parcheggi.

Maledirla per ciò che vuoi, ma sentirsi a casa.

 

(c’incontreremo all’angolo, in quel bar di via Frattina,è bello non vedersi…come amanti, stamattina…)

Navigazione articolo