ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

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50 cose da fare (e non) quando si viene lasciati.

Ok, sei stato lasciato/a (parlo al maschile d’ora in poi perché non posso stare sempre a mettere delle barre a ogni aggettivo, anche se è assolutamente unisex il mio discorso).

TI ha lasciato, quindi è rapidamente passata da “quella eccezionale donna” a “sta gran mignotta!” . Ma non ci interessa cosa è diventata lei. Ci interessa come la supererai tu. E se hai cercato su google roba come “superare una rottura” “che fare se si viene lasciati”, bè, sei messo male. Ma non preoccuparti, ti metto a disposizione la mia esperienza ventennale in disastri sentimentali.

-LE 25 COSE DA NON FARE MAI. 

1-NON richiamare.   Questa è la numero 1 in assoluto. NON richiamare. Perché se richiami è un po’ come dire: ecco, zerbinami un altro po’, calpestami, strisciami sopra.  Niente scene supplichevoli per cortesia, ogni tentativo di impietosire è vano.

2-NON chiedere spiegazioni/ulteriori chiarimenti: non ti servono, il risultato è quello che è, che ti frega di sapere l’iter? Non forzare le cose, lasciale andare, lasciale scorrere, lascia seguire il flusso. Non richiamarla per ulteriori chiarimenti.

3-NON indagare/pedinare: la sua vita ha preso una direzione diversa dalla tua, benissimo. Al momento per te, malissimo, ok. Ma guarda e passa. Non ti curare. Non seguirla, non controllare la posta, non diventare uno stalker, non fare domande a amici comuni. Niente di tutto ciò. Torna piano piano a vivere la tua vita, e basta.

4-NON ingozzarti come un maiale/riprendere a fumare o iniziare ecc: insomma, non nutrire lo sconforto in  modo dannoso. Ti sentirai solo un rottame. Tranne i tre giorni d’urto (vedi sotto), assolutamente riprendi a vivere come facevi prima.

5-NON rimuginare: all’inizio è praticamente impossibile, ma se puoi distogli la mente. Non ascoltarti canzone strappalacrime, non piagnucolare, non rileggerti i messaggi, non fantasticare, non crearti scenari alternativi, non pensare a tecniche di riconquista: è andata come è andata, basta. Non cercare spiegazioni.

6-NON deprimerti: anche questa è abbastanza difficile, soprattutto all’inizio. Ti sentirai stanco e demotivato, apatico, l’autostima a picco. Eppure non deprimerti. Non pensare che ci sia per forza qualcosa di sbagliato in te, le storie finiscono per innumerevoli motivi (nel settanta percento dei casi, secondo me, motivi mascherati dall’esistenza di un’altra persona…), e anche se il motivo fosse un’altra persona, non ha senso starsi a flagellare.

7-NON credere nel lieto fine: uccidi la speranza. Prima uccidi la speranza e prima risorgerai. Non sperare in ricongiungimenti-riconciliazioni, neanche se la storia è durata tanto, neanche se è stata veramente importante. La speranza apre parentesi, aggiunge virgole, dilata il dolore. A te servono dei punti fermi. PUNTO. Prima estirperai la speranza e meglio è.

8-NON trascurare lo studio/il lavoro: anzi, questi sono degli ottimi occupa-mente. Buttatici a capofitto, quasi rabbiosamente. Dedica al lavoro tutto, metti soldi da parte (hai tempo e denaro in più, essendoti lasciato, fidati!). Il lavoro nobilita e sarà l’ “arma” per risalire.

9-NON trascurare gli amici, ma mettili da parte per due settimanelle buone. Peggio ancora se sono amici in comune. Insomma, quando la botta è fresca ti sentirai invaso di suggerimenti di cui non te ne fotte un cazzo. Bene, non ascoltare nessuno, non ascoltare altre versioni dei fatti. Ritagliati un periodo (relativamente breve) di “eremitaggio”, per attutire l’impatto. Questo non significa che devi diventare un monaco, ma semplicemente che per un po’ devi evitare troppe parole, troppo clamore, ecc.

10-NON cercare di divertirti per forza: ottieni l’effetto contrario. Non uscire se non hai voglia, nulla ti rende più sfigato del cercare di divertirti forzatamente, di andare a feste di controvoglia ecc. Per un po’, visto che non sei dell’umore adatto, defilati.

11-NON pubblicare stati mirati su facebook e simili.  NO a link a tema, no a canzoni smielate o allusive, no a stati depressi. Mantieniti dignitoso. Quando mi lasciai io, (o meglio venni lasciata n.d.r) pubblicai subito un inno alla libertà. Il che era abbastanza plateale, lo ammetto…era quello che mi sentivo di fare. Lui ci rosicò di brutto e mi chiese spiegazioni (per la serie: coooosa!? io ti lascio e tu scrivi di libertà? non te ne stai a piagnucolare in un angolino?). Poi feci altri errori, è vero ( VEDI richiamare ecc, altra storia), tu non devi farli.

12-NON farne una tragedia: soprattutto se sei ancora nei “venti” e non ci sono matrimoni o simili. E, nei limiti del possibile, non farlo nemmeno in stato di matrimonio. LIFE goes on, bro. Non è la fine di niente, non è vero che non ritroverai di meglio, quando sarà il momento.

13-NON idealizzare chi ti ha lasciato: non era un Dio, nessuno lo è. Non era insostituibile, nessuno lo è. Non era il/la migliore del mondo, nessuno lo è.

14-NON praticare il chiodo schiaccia chiodo: non cercare di rimorchiare squallidamente altre persone… non lo fare. Non sarà soddisfacente, ti lascerà solo un forte senso di vuoto, e tenderai a fare inutili paragoni senza senso.

15- NON farti nessun tatuaggio allusivo: sono uscita con uno che si era tatuato un cavallo alato a tutta schiena che calpestava 20 spine. Cristo di un Dio. A parte il dettaglio assolutamente trash, mi sono sorbita la spiegazione filosofica: “esiste un cavallo alato? NO, nemmeno la felicità. Perché venti spine? Io ho venti anni…” Va da sé che con il tizio non ci sono più uscita, ovvio.

16- NON provarci con sue amiche per ripicca. Abbi dignità.

17- NON farti vedere in giro con tizie nuove al solo scopo di fare in modo che lo sappia. Per cortesia.

18- NON meditare vendetta. Questo non significa “non essere vendicativo”, sacrosanto diritto, ma semplicemente non meditarla. Perdi solo tempo. Arriverà, il karma ti farà restituire uno schiaffo dieci volte più forte.

19- NON rimanerci amico/a. E’ solo un modo per non tagliare totalmente i ponti, invece è fondamentale, soprattutto i primi tempi, per uccidere del tutto la speranza. Se è lei a richiamarti (di solito lo si fa per compassione) , spiegagli che non provi rancore ma che preferisci non avere contatti di nessun tipo.

20- NON cedere a giochini psicologici: del tipo “mi serve una pausa”, “proviamo a rifrequentarci e…” NO. Non sei uno zerbino. Anzi, se aleggiano queste frasi prima che vi lasciate, cogli la palla al balzo, pensaci tu.

21- NON credere ai poeti: e per poeti intendo anche film, ecc. L’amore è solo un sentimento enfatizzato e commercializzato, ha fatto la fortuna di fiorai e ristoratori. Rientra nel business. Se ti dicessi scientificamente perché esiste te la sbasserei di brutto. Se ti dicessi che è solo uno stato mentale…     Se di dicessi che nella vita vera sole cuore e amore non fanno rima?

22-NON pensare che essere single significa essere sfigati, ANZI.

23-NON fare paragoni tra te il suo nuovo lui, non fare paragoni tra lei e le sue nuove conquiste. A che serve, a deprimerti? Bene, rileggiti il punto “non deprimerti”.

24-NON pensare che sia facile: superare una rottura è tutt’altro che semplice, ma ha molti risvolti positivi.

25- NON pensare sia impossibile: come una vecchia canzone diceva : “si può amare da morire ma morire d’amore no.” A meno che non sia tu uno stalker con gravi problemi mentali.

 

-le 50 cose da fare

1- sei libero, respira.   Concepisci la singletudine con come solitudine ma come libertà. Arriverai ad amare essere single, io ricordo quel periodo con molta gioia. Una volta tolte le seghe mentali, una volta che hai ripreso un po’ il via…cominci a vedere le cose davvero in modo diverso. Sei libero, respira!

2- considera i lati positivi: niente pranzi/cene coi parenti, niente parenti, niente ricorrenze, niente vorrei ma non posso, niente scazzi, niente cinemini tristi, niente regali da fare e serate da organizzare, ti pare poco? Niente fedeltà, niente spiegazioni da dare. Ti pare poco?

3- concediti  3 giorni di “bolla“, massimo una settimana. Cioè, per una settimana, isolati dal mondo. Sfogati, piangi se devi piangere, ecc. Concediti degli eccessi (ma NON richiamare!), ma poi, riguardati la lista delle cose da non fare.

4- fuori dalle palle fotografie e simili, nonché eventuali regali. Non ti servono, sono di cattivo gusto, emanano energie negative.

5-riattivati: non tutto il male viene per nuocere. Fai le cose che avresti voluto fare, e che non hai potuto fare, a causa della tua relazione (ce ne sono sempre, stare con una persona è routine e sacrificio). Io ho preso la patente in tempi record e ho fatto una maturità della madonna. E intanto scopavo a destra e a manca. Olè.

6-defilati: se ne hai la possibilità, parti per un viaggio.

7-minimizza, sdrammatizza, ironizza.

8-Evita l’effetto domino: non lasciare che il singolo evento negativo travolga tutta la tua vita.

9-non ascoltare tanti consigli, tranne i miei ovviamente.

10-stila una lista di “pro” e di “contro”. Perché questa persona mi piaceva? perché NO? Sicuro che ci sono solo pro?

11-Sii razionale, più che puoi. Diciamo che ora il tuo cervello è in stand-by, la tua vita pure. Cerca di pensare positivo, e di pensare razionale

12- cambia giro. Anche di amicizie, basta abitudini.

13-Cura il tuo aspetto fisico. Più di prima.

14- Dai tempo al tempo, e lascialo scorrere, ti ripagherà.

15-mai pensato allo yoga? Rilassa e distende la mente.

16- pensa a chi sta peggio: e se puoi, aiutalo.

17-pensa che al resto del mondo non gliene fotte un cazzo. E fidati, è vero.

18-e se ti dicessi che ci sono altri 3 miliardi di persone del sesso opposto e se sei bisessuale altri 6 miliardi oltre lui e te?

19-scrivi, suona, balla: fai quello che più ti riesce, sii creativo.

20- esci, scopri, vivi: nulla si ferma qui.

21-recita un mantra, possibilmente positivo: “oh bladì oh bla da life goes on bra” o similaria. Ripetitelo ogni volta che hai dubbi in merito

22-si vive una volta sola, vuoi fartela rovinare da una stronza?

23- riconosci i tuoi sbagli, riaddrizza il tiro, e mettici una pietra sopra.

24- scrivi un’altra lista: cosa ho imparato da… e tienila a mente! Ti servirà per le prossime storie. (sì, ce ne saranno).

25- nulla è per sempre. Questa è stata una grossa lezione di vita, non trovi?

 

 

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Metodo di studio: tecniche e consigli

Un po’ per esperienza diretta, un po’ per consigli, un po’ per suggerimenti online. Questo “collage”, schematico, strutturato a punti, (in due parti, due post separati) è finalmente un qualcosa di UTILE. Una sorta di pubblicità progresso, uno slancio di altruismo. Strutturato per accompagnare lo studente dalla preparazione del suo esame fino al momento della “prestazione”.

a chi mi rivolgo:  a studenti universitari (ciò non toglie che possa essere utile, magari semplificando il tutto essendo più easy ciò che si studia, a uno studente delle superiori). Faccio però riferimento a uno specifico tipo di prova, QUELLA ORALE. Non dico chiaramente che una prova scritta sia più facile di un orale, ma di certo il metodo che si va applicando è “diverso”: può mancare del tutto la ripetizione orale anche ai fini della memorizzazione, che è invece NECESSARIA per l’altro tipo di prova, può essere meno incidente il fattore emozionale, viene un po’ meno l’effetto “domanda a bruciapelo”, avendo più tempo per pensarci (potete chiaramente “saltare” una domanda, soffermandovici dopo, senza che questo comporti necessariamente un cattivo esito della prova. Se invece “saltate” una domanda a un orale, ammettendo candidamente “non lo so” , siete a un passo dalla bocciatura).

Pronti partenza via.

 

1- prima dello studio vero e proprio. Anche se non sembra, è la fase più importante, perchè è quella dove VOI avete un ruolo decisionale più attivo. Dovrete infatti stabilire QUANDO dare l’esame, COME dare l’esame, in QUANTO TEMPO (indicativamente) prepararvelo, QUALI obiettivi prefissarvi. E organizzarvi di conseguenza.

Domanda iniziale: FREQUENTO O NO?

E’ da lì che dovete partire, siamo al momento in cui ancora ci sono le lezioni. Chiaramente questa domanda potete porvela solo nel caso in cui la frequenza non sia obbligatoria.

PRO: frequentando IN MODO ATTIVO si ha modo di avere appunti PROPRI, personalmente elaborati, si ha modo di capire (anche a grandi linee) l’argomento in questione, tanto che si può saltare la prima fase di studio sul manuale (vedi sotto), si ha modo di ricordare prima e meglio, si ha modo di porre domande nel caso in cui qualcosa non sia chiaro, si ha modo di capire quali argomenti il professore tratta con più attenzione e quali più velocemente (se non è un completo bastardo, in linea di massima sono quelli più trattati a lezione gli argomenti che verranno anche più chiesti). Ricordate che diversi professori, probabilmente per proprio autocompiacimento, AMANO sentirsi citare, per cui se alla domanda X sarete in grado di utilizzare PROPRIO quell’espressione lì, sarà una marcia in più per voi.

Ma come appena detto dovete frequentare IN MODO ATTIVO, SE frequentate. Ossia:

-prendete appunti non a tirar via, ma accuratamente.

-STATECI con la testa

-cercate di interiorizzare l’argomento trattato

-chiedete, o a studenti più preparati o (meglio) al professore stesso (e alzatela sta mano pubblicamente, mica vi mangia!) cosa non avete capito.

E’ DEL TUTTO INUTILE SE NON ADDIRITTURA CONTROPRODUCENTE FREQUENTARE SE:

-1) notate che il professore tutto sommato segue il manuale per filo e per segno, e il manuale è chiaro.

-2) non riuscite per qualsiasi motivo a frequentare in modo attivo, per cui diventa una perdita di tempo e basta

-3) la materia è in linea generale di facile comprensione, l’esame vale pochi crediti, siete un po’ in ritardo, state preparando più esami contemporaneamente.

-4) le lezioni sono UN CONTINUO RIMANDO al manuale. Quando cioè il professore a lezione non spiega e approfondisce, ma si limita (anche per questioni di tempo) a enunciare a grandi linee i concetti base, scarni, per poi rifilarvi frasi come : “per questo, vi rimando al manuale”. “questo non mi ci soffermo, è fatto bene sul manuale”. Insomma, in tal caso frequentate solo se il manuale è effettivamente poco chiaro, o non sapete un’ acca di quella materia, per cui vi serve qualche “input” iniziale.

Ricordate poi che UN CONTO è frequentare SPORADICAMENTE UN CORSO (ed è DEL TUTTO inutile: se decidete di frequentare quel corso, è perché lo dovete frequentare costantemente nei limiti del possibile e in modo attivo) e un conto è frequentare IL GIORNO CHE SAPETE CHE IL PROFESSORE TRATTERà DI UN ARGOMENTO UN PO’ DIFFICILOTTO E POCO CHIARO. In tal caso è utile, tenetevi informati dagli altri colleghi in merito a dove è arrivato il professore e, se lo sanno, quando tratterà quella parte che proprio non vi va giù.

SE DECIDETE DI NON FREQUENTARE, questo non giustifica che dovrete girarvi i pollici a casa, anzi in quel caso sarete I VERI ARTEFICI del vostro esame, e potrebbe essere più difficile.

Ricordate comunque di:

-farvi fornire gli appunti, anche se ritenete che il manuale sia chiaro, da chi ha frequentato con costanza. Visto mai che il professore possa aggiungere delle parti, oppure dire di saltare parti sul manuale eccetera.

-informarvi su “che tipo” è il professore. Se ha argomenti prediletti, se è un tipo puntiglioso ecc. Sono “informazioni” che uno studente frequentante sa. Voi, di contro, poco più che sapete che faccia ha il professore che vi esaminerà. INFORMATEVI.

 

FASE DUE: LO STUDIO NEL MANUALE.

E’ il “cuore” della vostra preparazione. Molti studenti commettono l’errore di prendere in mano il manuale nel giorno x, iniziare a studiare dalla prima all’ultima pagina, magari essendo iper lenti e iper puntigliosi all’inizio, per poi dover accelerare bruscamente alla fine, costretti a estenuanti maratone di studio. Ora, al liceo era mia abitudine (anche perchè avevo ben 11 materie ed erano molto esigenti i professori, tant’è che per me il liceo è stato un MASSACRO) rimanere quasi volutamente indietro. Insomma, sono stata interrogata? Bene, non studio quella materia finché la prof  dice di nuovo che interrogherà. Così mi ritrovavo capitoli interi da studiare in pochissimo tempo, e mi esponevo al rischio dell’interrogazione bastarda di una prof che ti interroga anche se non ha finito il giro. Questo per me è stata una grande lezione di vita: un bel dito medio alzato nei confronti della tortura delle interrogazioni costanti, ora scomparse (e meno  male!) , ma dall’altra parte devo un grazie al liceo per l’essermi abituata a studiare TANTO e VELOCEMENTE. Che, per carità, non saranno mai i ritmi di 600 PAGINE AL MESE, 1400 A ESAME. Ma comunque è un buon avvio. Se in quel caso avessi studiato SEMPRE con costanza, avrei percepito di più la differenza ABISSALE tra liceo= cazzata (in linea di massima, ripeto, il mio fu una tortura) e università: mattoni su mattoni da studiare.

ALL’UNIVERSITà è OBBLIGATORIO STUDIARE TANTO (O MEGLIO…BENE!), VELOCEMENTE (NON VORRETE MICA METTERCI UNA VITA?), E COSTANTEMENTE.

Uno studio senza metodo, è disordinato. Uno studio senza passione, è noioso. In entrambi i casi c’è il rischio IMPRODUTTIVITà. Dove IO per produttività intendo MASSIMO RISULTATO  COL MINIMO SFORZO POSSIBILE. Il che non significa “non impegnarsi”, ma IMPEGNARSI BENE. Sono INUTILI mesi di studio per un diciotto, per dire. In quel caso è necessario rivedere il proprio metodo. Anche per ritagliarsi più tempo libero, mica solo per vedere voti più alti, chi se ne frega alla fine.

Metodo serve anche a chi prende voti alti. Servirà magari per snellire la preparazione dell’esame, mantenendo sempre lo stesso risultato. Metodo serve a tutti. Insieme alla passione per ciò che si studia o , se la materia non vi va giù, per la passione di APPRENDERE cose nuove, di sollevarsi di un gradino (quell’esame) per raggiungere la meta (la laurea). Capita a tutti di dire: CHE SCHIFO QUESTA MATERIA, NON SONO ALL’ALTEZZA DI QUESTA FACOLTà, IO SMETTO, IO VERRò COSTANTEMENTE BOCCIATO. E’ capitato a tutti. Considerate però, prima di dire che quella facoltà non fa per voi, che:

1- potrebbe piacermi strada facendo. Come il diritto. Il diritto è una lingua straniera, né più né meno. All’inizio non ci capite un cazzo e stentate a mettere in fila parole con i linguaggio tecnico, a poco a poco diventa spontaneo, e arrivate a percepire la realtà in un altro modo. Siete più attivi, più consapevoli di ciò che vi circonda eccetera. Un discorso analogo vale per tutte le facoltà.

2- potrei aver trovato solo delle difficoltà momentanee, magari perchè non vedo i risultati sperati. In tal caso, rivedete il vostro metodo di studio. Impegnatevi di più.

Insomma: prima di gettare la spugna, tirate fuori le palle.

Per il resto, io vi lascio a vostre considerazioni, vostra è la vita, vostri sono gli obiettivi, vostro è il futuro, vostre le passioni.

Trovate l’atteggiamento psicologico giusto. Pensate anche a QUANTO punto per questo esame e regolatevi di conseguenza (io per esempio punto sempre al massimo, assumendomi il rischio di ripetere un esame o rimanere indietro, ma è una scelta personalissima. Mi sono promessa che sarò un po’ più flessibile)

– fatevi un calendario e , se necessario un indice personale: Per calendario intendo: segnare col rosso la data x, CONTARE LE PAGINE DEL LIBRO, CONTARE I GIORNI A DISPOSIZIONE, DIVIDERE LE PAGINE PER I GIORNI PER AVERE UNA MEDIA DI PAGINE AL GIORNO. Non spaventatevi se risultano “tante”, è indicativa. Considerate gli imprevisti: poniamo che il vostro obiettivo sono (indicativamente) le 30 pagine al giorno. Non sempre riuscirete a farne trenta. (influenza, gita inaspettata, eccetera, insomma, come è giusto che sia…la vostra VITA) Considerate quindi nel calendario DUE GIORNI IN MENO A SETTIMANA, che potrete anche non dedicare allo studio. A patto che, nei giorno rimanenti, studierete di più.

-dividetevi i giorni quanto segue: se avete, mettiamo, due mesi e mezzo. Esamone grosso. Non dedicate due mesi AL SOLO STUDIO. Ponete che per lo scoccare del mese e mezzo IL GROSSO DELLO STUDIO L’AVRETE FATTO, RIPETIZIONE INCLUSA. Il resto è  ripasso, FONDAMENTALE, anche per essere più sicuri di sé il giorno X.

Quindi direi: una settimana, dieci giorni: tempo per acquisire un’infarinata “globale” della materia. Basta anche un’attenta lettura e una sottolineatura, purchè siano chiari i passaggi chiave.

Un mese e dieci giorni pieni: studio “VERO” , e più “mnemonico”, più accurato. Seguito da ripetizione.

Il resto: ripasso, ripasso, ripasso. Anche se vi sentirete stupidi. Anche se vi verrà la nausea di ripetere sempre le stesse cose. Può risultare “noioso”, rendetelo attivo: confrontatevi con un collega (non consiglio il gruppo di studio, cioè più di un collega, a meno che non sia un gruppo davvero efficiente. Il ripasso a due è più immediato e più attivo, e serve a chiarirsi dei dubbi. Nonché a ripetersi gli argomenti a vicenda, “simulando” già l’esame)

Sconsiglio di studiare in due. Ripassare in due, ok. Studiare in due può essere noioso e dispersivo.

COME STUDIARE?

Anche se è quanto di più soggettivo vi sia, a occhio, e non solo dai risultati, si capisce subito qual è lo studente che studia bene e quello che studia male. Chi non pianifica, studia male. Chi rimanda sempre, studia male. Chi non ripete, studia male. Chi si riduce all’ultimo, studia male.

Per il resto può essere utile LA RIELABORAZIONE, anche tramite schemi e simili, fatti da voi. Aiuta a memorizzare. E’ inutile se effettivamente il tempo stringe (in quel caso, leggete e ripetete, leggete e ripetete, se vi mettete a schematizzare un libro di 1400 pagine quando il tempo è poco, non arriverete più; oppure compratevi un COMPENDIO, purchè BEN FATTO e purché non studiate solo su quello)

– oppure, se memorizzate “ascoltando la vostra voce”, iniziate a ripetere quasi da subito.

-interiorizzate la materia: quasi niente (a meno che sia filosofia pura) è AVULSO da riscontri pratici, nella realtà. Pensate anche alle vostre situazioni personali, pensate all’attualità (col diritto è facile), associate le parti più mnemoniche a aneddoti, aforismi, acrostici, create rime, “immaginate” la scena come se la vedeste coi vostri occhi, se viene descritta una situazione. Vi sentirete stupidi, è probabile. Però fidatevi, non state perdendo tempo.

-studiate cose nuove nel momento della giornata in cui siete più freschi (l’ideale è la mattina). Il resto del giorno, passate al ripasso, o alla ripetizione. Dovete interiorizzare il tutto, ripetendo le cose del giorno prima, anche velocemente, per rinfrescarle e fissarle nella memoria a lungo termine, edi tanto in tanto le cose dei giorni precedenti, per non dimenticarvele. Non studiate la sera, semmai rileggete appena prima di andare a dormire le cose (o gli schemi, meglio) del giorno stesso. Ma superficialmente: il grosso dello studio del giorno è fatto.

-se sapete che quel giorno avrete degli impegni (e ci mancherebbe altro, siete persone!), puntate la sveglia. Vi velocizzerete di conseguenza, ottimizzandovi. Invece di dire “alle 5 dal dentista, prima non studio.” Iniziate alle 2, puntate la sveglia alle 4 e mezza. Dalle 2 alle 4 e mezza sarete super reattivi e super veloci. Alle 4 e mezza, andate a prepararvi.

-fate delle pause di 10 minuti ogni ora di studio. Meglio pause brevi.

-fate attività fisica.

-non rinunciate alla vostra vita sociale.

-non è necessario che a mano a mano che l’esame si avvicina, aumentiate anche le pagine da studiare. E’ vero che “l’ansia sale” e con essa sarete più frettolosi, ma se avete pianificato bene e rispettato i piani, non ci sarà bisogno di “aumentare” il carico di studio, fidatevi.

-non procrastinate: muovetevi ORA, studiate ORA, l’argomento più difficile SUBITO, vi sentirete più gratificati.

-studiate PRIMA le cose principali, e le più difficili, le postille dopo

-NON DOVETE SEGUIRE NECESSARIAMENTE L’ORDINE DEL LIBRO. PURCHè CI SIA UNA CERTA LOGICITà E DOVE SIA POSSIBILE…POTETE STABILIRE UN ORDINE PIù CONSONO ALLE VOSTRE ESIGENZE.

-non abbiate paura se, a ridosso dell’esame, vi sembra di “non ricordare niente”. E’ un giochetto dell’ansia. Se avete studiato, e con metodo, tutto tornerà a galla.

 

Nella prossima “puntata” parlerò delle ultime fasi dello studio, dalla ripetizione, al ripasso, AL MOMENTO DELLA PROVA, che è un po’ il momento x.

Stay tuned.

 

Ex che non hanno capito di essere ex. Manuale di sopravvivenza, DISTRUZIONI PER L’USO (versione ridotta)

Una pagina su facebook è consacrata a questo assai simpatico fenomeno : Ex che non hanno capito di essere ex.

Una delle pagine meglio riuscite del social network ,direi. Ho pensato: massì, dedichiamo un post agli ex, e a cosa si cela dietro questa dicitura. E disciplina di contorno. E rendiamo sto discorso hilarious, pizzichiamo pure da Nonciclopedia. E da esperienze di vita vissuta.

1-che succede…

…Quando ti vengono appiccicate quelle due lettere, come un marchio d’infamia.

Qui stiamo entrando nel pesante, premetto. E’ un argomento da trattare con le pinze. Partiamo dal presupposto che tutti siamo gli ex di qualcuno e tutti abbiamo degli ex (a meno che non mi stia rivolgendo a uno stuolo di vergini, ma di questi tempi non credo proprio), per la serie, chi non ha peccato scagli la prima pietra…

Tra l’altro, se posso aprire parentesi…ora, non ho mai cercato in giro pubblico badate bene, ma io dalle statistiche vedo che le visualizzazioni sono BUONE, buonissime.

Allora per cosa quale cazzo di motivo non commentate, ammasso di frigidi astenuti ignavi spioni cacacazzo? E’ maleducazione, stronzi.

Dicevo.

Quando tu realizzi di essere un’ ex…(donna, ho messo l’apostrofo ma preciso)…e che sei stata lasciata…IMAO (in my arrogant opinion), la migliore cosa che si può fare non è tanto cercare di rianimare il cadavere o peggio ancora torturare il malcapitato con i peggiori espedienti, poiché:

 

“Riaccendere un amore è come riaccendere una sigaretta, il tabacco s’invelenisce e l’amore anche”

o leggi liberamente come:

“Non importa la cazzo di scusa che ha adottato nel lasciarti, perché all’ottanta percento era una scusa. Fottitene il più possibile (così fai valere A, il mio post di sotto, e vivi bene) e tira avanti. Il mare è pieno di pesci. Morto un papa (magari) se ne fa un altro (vorrei che questo detto smettesse di essere vero, un giorno). Chiusa una porta si apre un portone (e guarda chi c’è? Un altro coglione!). E altre frasi fatte del genere, più fatte di Vasco, ma bada, sono vere.”

Il tuo obiettivo dicevo, non è quello di toglierti di dosso l’etichetta EX. Ma anzi, di indossarla con disinvoltura, gloriarti di essa. Tu devi diventare LA ex, capito. La ex storica, quella che si ricorderà sempre e solo come “quella stronza della mia ex”, quella che gli ha lasciato il dente avvelenato, quella che sarà sempre costretto a rimuginarci su, quella che tutte le future fidanzate del tipo odieranno perché non fa che parlare di te.

E’ una cosa che puoi capire fino in fondo solo quando…quando ti imbatti A TUA VOLTA in una EX.

Giuro, da quando ho toccato con mano l’esperienza il mio sogno è diventato, a parte fare un pacco di soldi e comprarmi casa a Malibu, essere SEMPRE la ex di qualcuno. LA ex, e mai “una ex” o “l’ultima ex”. LA Ex.

La EX , un totem. Roba SACRA.

Ricordo molto bene certi episodi. La mia ex di qua, la mia ex di là. La ex che diventa una magnifica scusa. Sapete che vi dico: SE MAI VI RIFILASSE FRASI DEL GENERE:

“Andare in questo posto? Ci andavo sempre con la mia ex”

“Questa POSIZIONE piaceva molto alla mia ex” (O.o   —> in quel caso vi prego, signore, siete costituzionalmente legittimate a lanciargli una molotov)

“Sai, non riesco a innamorarmi perché ho sofferto molto con la mia ex…e dopo di lei non ci sono più riuscito a lasciarmi andare” (FRASE CLASSICA E GIURO, ME LA RIFILARONO. LO GIURO.)

E cose del genere, con piccole varianti…

scappate. Fidatevi, tanto non potrete competere.

Ci sono persone che idealizzano il proprio passato senza considerare che è il PRESENTE che conta. Il presente e il FUTURO.  Gente stupidotta che si chiede: Ma il passato è passato?

Per il passato è inutile starcisi ad allambiccare il cervello. E’ uno spreco di tempo e energie.

Secondo me imparare a lasciarsi vivere è un’arte.  E spesso imparare a lasciarsi vivere significa anche imparare a lasciarsi e punto. In quel senso lì. E bisogna saperlo fare. E più parti dalla considerazione che non siamo certo eterni e immutabili, e soprattutto non siamo i migliori e non potremo mai avere la pretesa di esserlo. E più ti rendi conto che nulla resiste al fluire degli eventi e allo scorrere del tempo, e al deterioramento, eccetera. Più ti rendi conto di questo e più accetti il cambiamento con serenità. O per lo meno, impari a tenerlo in conto, come è giusto che sia. E a non farne una tragedia.

Noi siamo solo nostri, e per un periodo di tempo pure abbastanza limitato. Per il resto siamo monadi, entità autonome, libere. Non possediamo mai veramente nulla, e non possediamo mai veramente nessuno. Come è giusto che sia.

Per cui smettete di essere possessivi, vivete liberi. Ci pensa già la società a ingabbiarci in mille modi, almeno spiritualmente, imparate ad essere liberi, e a non svendere e non regalare mai la vostra libertà,che coincide con la vita e ha un valore inestimabile.

Questa sviolinata spiritualistica vale a maggior ragione quando voi siete la EX che ha lasciato lui.

Sapete già che siete stata bollata quale: gran visir delle puttane, quella bastarda testa di cazzo, quella scrofa…eccetera, eccetera, eccetera.

Per cui, defilatevi.

Veramente, defilatevi.

Non c’è niente di peggio di dire cose come: “ma io ci tengo a te!” (se ci tenevi non lo lasciavi), “è un brutto periodo” (ti prego…) ,”non mi sento pronta”(che cazzo devi fare!???) , “non ti merito!” (buahahahahah), “il problema non sei tu, sono io!” “Ti amo troppo” , restiamo amici.

Restiamo amici.

Restiamo amici è la frase più odiosa da sentirsi dire. Restiamo cosa? Non si diventerà mai amici di un ex, a meno che a te non te ne sia mai fottuto un cazzo e lui sfrutti questa amicizia per riprovarci.

E non esistono altri casi contemplati.

E poi…non fatevi sentire più, non richiedetegli di uscire, glissate su future storie, per la serie…non lasciatelo con un “ti amo troppo” e la settimana dopo pubblicate foto di un altro tipo che vi fa auscultazioni tonsillari con la lingua. In quel modo è patetico e triste.

Semplicemente, abbiate il coraggio di dire la verità, ovvero:

“non ero sicura sin dall’inizio”

oppure

“non mi sono piaciuti questi tuoi comportamenti: questo, questo e questo.”

“Non provo più quello che provavo prima per cui non posso stare a illuderti ulteriormente.”

“Mi sono invaghita di un altro”

“Voglio una storia più seria/meno seria mentre vedo che tu vuoi una storia meno seria/più seria”

“Ho altri progetti per il futuro”

Che ne so, scegliete voi il modo meno peggiore per dirlo. Indorate un po’ la pillola, ma siate sincere.

E soprattutto CONVINTE di ciò che fate, CONVINTE che sia il passo definitivo, convinte che insieme all’etichetta EX state anche scrivendo la parola FINE, e fine significa fine, non intervallo o fine primo tempo.

Convinte insomma, che se sapete che si ritrova una…voi ve ne starete a cuccia, buonine, a farvi la vostra vita. Con la speranza, al massimo, se vi può consolare, di essere LA EX.

 

Quanto ai rapporti con gli ex questa è una storia vecchia come il mondo, ed è soprattutto soggettiva. E dipende dal perchè ci si è lasciati.

Io coi miei , sotto i sei mesi di relazione, non ho mai voluto avere nulla a che fare. Roba che tipo, ok, ti incontro ti saluto, ma per il resto niente, nulla. Chi se ne incula. Niente buon compleanni e auguri di qui e li, niente quattro chiacchiere.  Poi ok, se ci si è lasciati “bene” è diverso. (esiste il lasciarsi bene?)

Poi se la storia è stata lunga e importante, o peggio se col tipo ti ci devi vedere nello stesso ufficio…lì i rapporti “civili” sono d’obbligo.

Per rapporti civili intendo semplicemente quello che inizia una tacchetta dopo un freddo ciao e finisce una tacchetta prima di una battuta amichevole nella quale ci si sganascia.

Secondo me sta cosa la dovrebbero scrivere nel codice civile o almeno nel galateo,cristo. Se sei la ex/ l’ex di qualcuno, non rompere i coglioni e non farti rompere i coglioni a tua volta.

Ascoltatevi amici mai di Venditti. Amici mai, e ha ragione. A parte un invito a boicottare il programma della de Filippi, è una regola di buona creanza.E non nel senso che non siete amici perchè dovete essere un po’ più che amici. Ma perché lo siete meno, sempre un po’ meno.

Quel rapporto tiepido che è l’anticamera del dimenticatoio e del “ma chi me l’ha fatto fare!”

Come è giusto che sia. E se così vuole il destino: vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole.

E più non dimandare

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