ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

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nodi

Tutto mi ricordo, anche a distanza di anni, e tutto mi lego al dito.

Ce l’hanno insegnato che il rancore non insegna, contamina e intossica solo l’anima. Ma quelli che ce lo dicevano sono solo dei buonisti viscidi e falsi, capaci di impartire la buona omelia, persi poi agli atti…tra le belle donne. 

Che Gesù Cristo perdonava le puttane per farsele gratis, e ti imponeva di porgere l’altra guancia, incurante del fatto che suo Padre fosse un grande vendicatore.

Che secondo voi, quelli che gli hanno crocifisso il figlio (che lui ha fatto nascere per far crocifiggere, così da perdonare agli uomini una sua incazzatura precedente, che sarebbe bastato dire “oh cari. vi porgo l’altra guancia” e tanti saluti) dove sono ora, alle Maldive?

O li ha sbattuti all’Inferno? Opto per la seconda scelta, e, caro Dio, non parlarmi di libero arbitrio. Che quella che hai impartito a quel ragazzo di 30 anni col tumore al cervello è solo una dimostrazione di crudeltà gratuita. Posto che tu esista e, davvero, faresti meglio a non esistere. 

In fondo, agli uomini servi nella misura in cui tu gli sei utile. E se non salvi i Giusti, a cosa servi? Sì, il paradiso. Posto anche esistesse me ne sbatto il cazzo di starti a pregare a oltranza avvolta da luce, preferisco coltivare i vizi, e non le virtu’. hic et nunc, ora, qui.

Grazie Signore, che ci fai soffrire.

E in questa vita, che poi è l’unica, i nodi che ho intrecciato alle dita mi ricordano di ricordare, sempre. Il torto, l’offesa subita. Ma non tanto per soffrire a causa di esse. Ma perché si è rotto un equilibrio, e di conseguenza quell’equilibrio deve essere ripristinato, e se deve essere ripristinato schiacciando le teste finché non grondano sangue, ben venga. Perdonare, rimettere un debito…sol perché qualcuno ti fa pena al cazzo, è un atto da coglioni o da inferiori, che poi è la stessa cosa. E non ci vuole forza a perdonare, perché corrisponde a deporre le armi in battaglia. E quelli che in guerra gettano le armi non ottengono la pace, ma la sottomissione al nemico. E’ arrendersi, non è…VINCERE.

Vincere, vincere, vincere, distinguermi, emergere, svettare, sgomitare, arrampicarmi, frodare, sfruttare…cosa cazzo me ne farei delle pari opportunità se poi dovessi essere costretta a vedere la mia povera testa allo stesso livello di chi odio?

Ed è così che io ricordo tutto.

ricordo quell’inetta della professoressa di lettere, persa nella sua inutile vita romanzata, e il suo dirmi che “non combinerò mai niente nella vita con questa arroganza”, e anche che non sapessi scrivere, perché era uno stile senza binari, retorico e ampolloso, basato sulla ricerca dannunziana della parola e non del significato. Estetico e vuoto. Come tutta me.

Giuro, quanto cazzo godrò a inviarle una copia autografata con dedica del mio romanzo scritto solo per profitto, “soldi, e non grazie ai tuoi insegnamenti, continua a goderti i tuoi 1000 euro scarsi al mese, e fammi sapere se ti serve un prestito o se stai bene così”

E a quella stronza della professoressa di matematica, che mi disse che di Legge non si fa carriera, e che i numeri contano nella vita. Saper contare, poi.

Copia autografata della mia parcella (la parte non in nero, almeno…) e poi: “vero, i numeri contano, ma non li so contare. Contami un po’ questi, visto che ci hai studiato matematica, grazie. Preferisco una calcolatrice di carne, non ho voglia di accendere l’iphone per usare l’applicazione”.

E tutti i miei ex. Passati, presenti, futuri.

Possano morire, tutti. Soffrire, uno per uno, possano essere soli come i cani.

Possano ai miei nemici schizzare le budella dagli occhi, e continuino…

i miei amici…

ad essermi utili.

Le mie dita staranno meglio quando sarà allentata la morsa dei nodi che li avvolge. Questione di tempo, la sacra Vendetta richiede sacrificio, macchinazione, tempo, giri di karma, azione.

Non c’è problema. Se il demonio m’assiste e Dio è occupato a fingere d’ascoltare le preghiere e spargere aministie agli empi, 

è solo questione di tempo.

Ricordati sempre di osare.

Immagine

ode al fottesega

Ma chi cazzo me lo fa fare di smaniare per amore?

Di stare frementi con un telefono in mano, aspettando un suono-trillo-attenzione-invito?

Posso spegnere il cellulare tanto in fondo

 Fottesega, fottesega

Chi mi vuole sa che ho una casa e

Fottesega, fottesega

Chi non mi vuole fottesega,

Meno ingombro

Farò sonni più lunghi.

 

Ma chi cazzo me lo fa fare di stare a sciacquettarmi due ore,

E prima doccia e dopo trucco,

E dopo parrucco

Per andare a prendere un aperitivo annacquato

Consumare 4 schifezze

E tonnellate di parole

A vomitare i 4 luoghi comuni,

Le ancore di salvezza degli sconosciuti?

chi mi vuole mi vuole anche struccata e

Fottesega, fottesega

Chi non mi vuole fottesega,

Meno emissione d’anidride carbonica

Risparmiero’ un po’ di fiato.

 

Ma chi cazzo me lo fa fare di stare lì a far entrare

Un terzo nei miei progetti?

 E se mi gira, se mi gira

Apro a caso una valigia,

Cerco a caso una destinazione

Mi levo dai coglioni e fottesega,

Fottesega,

Chi mi vuole si attacchi al cazzo

O mi cerchi in fotografia

E fottesega, fottesega, 

Queste valigie vanno a peso e un altro essere

 umano

pesa troppo e puzza pure.

 

Ma chi cazzo me lo fa fare

Di stare in poltrona a cercare

Col dito indice sopra lo schermo

che cazzo hanno scritto gli idioti di turno

Su facebook e merdate simili?

E fottesega, fottesega,

Se vi piacciono i gattini,

Se tramonta tardi il sole

Se instagrammate i piatti di cibo

E se le 4 stronzate che pubblicate sono tutte cose

Col ”non ha prezzo”?

 

E che mi frega, che mi frega

Di chi si intende di politica,

E fottesega, fottesega,

Dei vostri inutili comizi inascoltati

La vostra guerra del mi piace

Tanto fate comunque cagare,

Risparmiero’ di corrente e carta igienica.

 

 

 

me voila’

Ehy ehy ehy frena frena frena.

Riemergo dopo mesi e trovo un botto di commenti.

 

Sono viva, premetto.

Uno di vo mi ha scritto ”mi piace immaginarti brutta bassa e grassa e con grande fantasia”.

Secondo lui questo blog sarebbe la proiezione di una me ”come la vorrei.”

Questa non e’ la vita che vorrei, caro. Se potessi fantasticare mi uscirebbero i soldi dal culo.

Cio’ che racconto e’ vero e si’, sono bella. Un po’ sfatta ultimamente, eh. Un po’ meno curata, anche ingrassata direi. Ma cpnsacrero’ l’estate a tornare in pista.

Che dire, dopo la depressione si e’ aperto un lungo periodo di apatia e noia. Che la gente normale chiama serenità e tranquillità. Ma per me, abituata come ero a zompettare da unamore disperato a un altro, questa sembra una vita strana.

Fatta di lavoro, e studio…e un po’ di tante altre cose quotidiane molto banali.

Se il 2013 e’ stato l’anno più distruttivo e frenetico della mia vita, il 14 e’ di un piattume spaventoso. Ci credete che non ho ancora fatto un incontro interessante? Conosciuto qualcuno di nuovo particolarmente brioso, nada. Sì, qualche amico, ma al settore ovaie tutto tace.

Mi sarò incessita, probabile.

Ho perso di sex appeal, altamente probabile.

Ho il cuore che ancora si strugge per il camerata, figuriamoci.

E’ un amore che non si schioda.

Ma non e’ corrisposto…come vorrei.

Forse si chiama riflessione o forsesemplice maturazione, voi che avete combinato? 

 

Schweppes tonica

Così, mio nascente pubblico, stanno i fatti.

Eravamo cinque, sempre. Su venti persone, cinque condividevano con me quegli scazzi liceali meglio di altre. Sedevamo sempre sui posti in fondo, facevamo sempre tanto rumore, ridevamo troppo e sempre di quelle risate sguaiate di quando hai quindici-sedici-diciassette anni, e tutto ti sembra o una tragedia o un evento.

Eravamo sempre e solo cinque.

L’inglese, bionda-occhi celesti, era fidanzata con uno dei miei primi compagni di banco, l’avevo conosciuto addirittura alle medie. Gli davo ripetizioni di matematica, era quel periodo in cui a matematica ero un dio, prima che una professoressa guastasse anche questa convinzione. Pasticciava disegni alla lavagna, mugugnava qualcosa in dialetto, e li chiamava numeri. E ci toccava andare a ripetizione insieme, a me e all’inglese e poi a tutta la classe, tranne la mia Rivale di sempre.

L’inglese ha una casa grandissima dove ci riunivamo sempre, un po’ verso la campagna. Ci organizzava feste estive e invernali, cene.

La tedesca abita sul monte, tirchia da morire. La tedesca e l’inglese già si conoscevano da prima. La tedesca era (e probabilmente è) una tipa volubile, non particolarmente emotiva ma comunque sempre troppo poco decisa. Nella vita relazionale, abbastanza stolta devo dire. Si è sempre fatta lasciare, scaricare, non richiamare. Con quei grossi occhi verdastri pareva chiederti, e a volte osava farlo: dov’è il problema, cosa non va in me? In secondo superiore era il mio mito, magra come un chiodo, era il mio mito.

Si credeva bella e la gente ci provava. Poi combinava qualcosa di sbagliato, evidentemente. Io non ho mai capito cosa. E puntualmente non la cercavano più. Si trascinava la verginità dietro, come un peso.

Poi c’era una, l’araba, che all’inizio non mi stava particolarmente simpatica. Mi dava l’idea di una che tenesse la verità in tasca. Semplicemente avevo un modo di vedere la vita diametralmente opposto al suo. Ero, e sono, più sbrigativa. Più concreta.

L’araba era “innamorata” di un cinese-pardon, giapponese- , fidanzato. Ricordo le scenate angoscianti di quando magari uscivamo da qualche parte, e incontravamo il cinese. Tremava. Oddio, pensavo, e penso ancora: che sciocca esagerazione.

Raccontava minuziosamente di questo cinese, di come stesse sempre per succedere qualcosa ma di come puntualmente di frapponessero problemi su problemi, peggio di una soap.

Aveva strane crisi, tutti i problemi fisici e psicologici del mondo, dalla pressione bassa, a svenimenti a “lieve forma di dislessia” così che poteva portarsi dietro il pc e scrivere con quello per i compiti in classe.

E poi c’era la mia vicina di casa, che conoscevo dall’asilo. E ci ho fatto le medie insieme. Ed è stata la mia compagna di banco fissa, per 5 anni. La conosco da circa tutta la mia vita, se non un ventennio intero, poco ci manca.

Un tantino fissatina con l’oroscopo. Cancro. Mi calcolava tutte le affinità. Paranoica e insicura, era ossessionata dalla paura di sembrare mediocre. A scuola non prendeva voti altissimi, a volte cercavo di aiutarla. Ricordo la maturità, nitidamente. Ricordo che la mia perfettissima tesina era pronta da tempo, studiata da tempo. L’avevo preparata tipo a settembre, non scherzo. Studiandomi gli argomenti durante le vacanze del quarto.

Così avevo aiutato anche lei, coi ripassi, con tutto. Come avevo sempre fatto in cinque anni. L’ho fatto, ma non ero tenuta.

Il suo esame andò relativamente male, dovetti comprimere almeno di fronte a lei l’orgasmo del trionfo, di una commissione in piedi a complimentarsi, di quel numero tondo e perfettissimo che occhieggia insieme agli altri attestati, alle altre medaglie, alle altre pergamene della mia magnifica wall of shine.

Passò  l’ultima estate e le ultime vacanze insieme. Alla fine ci separammo tutte, io sono approdata in quel di Legge, la tedesca ha fatto un bordello,dall’iscriversi a scienze politiche, a economia, a logopedia, per poi prendere tutto e lasciare senza rinuncia agi studi e approdare a Londra a cazzeggiare.

L’inglese è andata lontanissimo, in Australia. Terra visitata.

L’araba studia pubblicità, la vicina una specie di interfacoltà tra scienze delle comunicazioni e sociologia, non ci ho capito molto. Manco voleva farla l’uni.

Sapevo che ci saremmo perse fisiologicamente di vista, ma con quelle due che non hanno espatriato speravo che ci fossero ancora dei rapporti. Uscite ce ne sono state, sempre più sporadiche. A volte cene tristi. A raccontarsi del liceo, come se non avessimo altro da spartire se non quei 5 anni passati in quell’istituto da cui la mia povera testolina flippata ancora deve riprendersi, poverina.

E poi abbiamo smesso proprio.

Ho cercato più volte di ristabilire dei contatti, proporre delle uscite. Era tutto un “ho da fare”, “vediamo”, “vedremo”.

Fino a ieri.

Morale della  favola l’inglese torna dall’australia senza avvertire nessuno,ma chissà come le altre lo sapevano e la sono passata a prendere. Foto, sorrisi, cazzi vari.

Carogne le altre quattro, mi chiedo, perché non mi hanno detto nulla?

Così la mia testolina flippata ha cercato di ritornare indietro nel tempo, dai più recenti avvenimenti andando indietro, sempre più indietro, fino al punto utile.

Ci deve essere stato, a un certo punto, un mio errore, ho pensato. Un’uscita infelice, una frase storta, una mancanza. Cosa potrebbe mai giustificare questo comportamento?

Sono stata egoista, forse. Ma no, le ho cercate. Anche quando mi preparavo due esami contemporaneamente, io le ho sempre cercate.

E allora? E quindi?

Chi è andato è andato, spero anche a fanculo, il passato lo rimpiange chi non ha futuro. Punto. Che altro ti vuoi aggiungere.

J Ax (se non ricordo male) su “amici un cazzo”.

Bello il punto che fa “levami il coltello dalla schiena, sei una iena. amici quali amici amici un cazzo”.

ohibò.

Più che farmi qualche mea-culpa e lavande gastriche di coscienza non posso fare. Forse le mie colpe e mancanze mi sfuggono, ammetto di non essere un soggetto amabile. Ma non ne trovo per ora, magari presuntuosamente, ma non le vedo. E non lascio correre.

Con la lingua affilata e i canini di fuori, pretenderò spiegazioni.

Amaro, amaro. Peggio della Schweppes tonica. Ma anche negli attimi delle nostre vite in cui qualcosa vacilla e si scopre il nervo della debolezza è contenuto un infinito fascino. Amaro appunto, ma conturbante.

seghe mentali

Certe volte la cosa che meglio ci riesce è l’auto sabotaggio

 Auto sabotaggio o se si vuole insieme di limiti auto imposti, o meglio ancora masturbazione emotiva, paranoia, sega mentale.

Seghe mentali. Parlo di ciò.

Sono problemi inesistenti al momento della loro formulazione,il pensiero dei quali è generato dall’ansia e dall’inadeguatezza. Problemi inesistenti che si concretizzano tramite un atteggiamento passivo, di rinuncia, diventando presto reali, spiacevoli situazioni che passano dal “potersi verificare” al “è successo”, scaturendo ulteriori ansie e frustrazioni con conseguenti nuove seghe mentali. E ricomincia il giro, il circolo vizioso, è peggio di prima.

Il tutto condito da un crescente vittimismo.

Giacobbe ci scrisse un libro, lo saprete. Personalmente non l’ho letto. Uno perché diffido dai manuali di self-help, se li compro è solo per farmi due risate o perché cerco una lettura da bagno. E due, perché un tizio che scrive una roba tipo “come diventare bella ricca e stronza” infarcendolo di boiate e ovvietà non mi pare particolarmente attendibile.

Ora.

Partendo dal presupposto che manco la regina elisabetta è esente da seghe mentali (oddio, che cappellino abbino co sto tailleur magenta slavato? Rispetterò il protocollo reale?), e che voi non siete la regina elisabetta, imparate a convivere con le vostre pippe mentali ma non lasciate che esse prendano il sopravvento.

Non credo nella fortuna o nella sfiga, credo nelle probabilità. Che è un po’ la stessa cosa. Se ci sono poche probabilità che l’evento brutto si verifichi, e quello si verifica, è sfiga. Se ci sono poche probabilità che l’evento bello si verifica, e si verifica, è culo. Se ci sono molte probabilità che l’evento brutto si verifichi e si verifica è sempre sfiga ma me l’aspettavo, se ci sono molte probabilità che l’evento bello si verifichi e si verifica è sempre culo ma ci speravo.

Ah poi sfiga e culo possono essere tradotti liberamente e rispettivamente come: “colpa degli eventi/colpa di…”  mentre l’altro sarà sempre: “tutta bravura, merito mio.”

Diciamo che in tutto questo quadro le seghe mentali si collocano quale elemento disturbatore, aiutante della sfiga.

E il peso che si attribuisce alla sega mentale del momento è direttamente proporzionale alla crescita esponenziale delle probabilità sfigate. So, relax, take it easy. Tanto se una cosa deve andare male ci andrà comunque, e se non deve andare male di certo non aiutano i vari “non ce la faccio/non ce la farò mai/non sono all’altezza/non supererò questa prova/sono brutto(a)/sono stupido(a)/sono grasso(a)/sono sfigato(a).”

faber est suae quisque fortunae, fece Appio Claudio.

E poi Machiavelli perfezionò il tutto dicendo “crea (tu, principe) gli argini”. Per la serie, la sfiga esiste, perciò canalizzala via, falla defluire, falla sgorgare da un’altra parte.

Intendeva (che poi è la stessa cosa che presumo dica Giacobbe, solo con circa tre parole contro “libri” interi) : 1-creati la situazione propizia. 2-aspetta comunque che arrivi (la ruota gira) e contrasta la sfiga (che arriva pure quella, e anche più veloce) grazie alla pre-visione e alla re-azione.

La sega mentale non è né reazione (è l’anti-reazione), ma non è manco previsione, se non una previsione forzata, ingigantita, deviata , contorta, del reale. Che porta a vedere solo ed esclusivamente tutto nero, intacca l’autostima, crea un cazzo di atteggiamento passivo, rende immobili, schiavi delle proprie ansie.

E poi, il miglior modo per combattere le proprie paure, è affrontarle. O ti distruggono o si ridimensionano. Loro.

Per la serie, se non ti uccide fortifica o meglio, “quel che nte strippa te ingrassa”

Più scopate, meno seghe.

Cheers.

 

 

 

 

Settembre, e cosa fa Federica Pellegrini quando non nuota.

Due questioni che voglio intersecare.

Due questioni che piazzare qui ora è una scelta poco saggia. Perché parlare della Pellegrini è acqua passata (in tutti i sensi) volgendo le Olimpiadi verso tutt’altre discipline.

E Settembre deve ancora arrivare.

Ma le tempistiche perfette non esistono e quindi.

Parto da lei che ha fenici ovunque. Se le è fatte mettere sul costume, se le è fatte tatuare, se le è fatte stampare sulla cuffia. E non è un caso.

La fenice non è un simbolo di forza e basta. E so perché se l’è tatuata. Forza e basta è il leone, per esempio.

la forza e basta, la vittoria e basta, sono infinitamente noiose. Portano a crogiolarsi sugli allori, portano a una situazione di stallo.

(Non è, non è…sempre estate non c’è sempre il sole, non c’è. Luglio Agosto e Settembre, Luglio agosto e Settembre, da sempre rivoluzione…)

ora, ammesso che per me il detto l’importante è partecipare o peggio ancora l’importante è crederci è una stronzata. Perché il risultato conta, conta eccome. E lottare per esso conta, conta eccome.

Ma non c’è vittoria migliore nell’affrontare una sconfitta come la affronta una fenice.

Cosciente della sua rovina. S’incenerisce da sola quando sa di doverlo fare.

E’ anche un simbolo di sconfitta. Essere fenice comporta il dover periodicamente perire. Ma il sapere come fare a tirarsi su.

E chi nuota, o fa qualsiasi sport a livello agonistico, sa che la sconfitta arriva prima o poi. Lo sanno tutti quelli che raggiungono le vette, qualsiasi sia il campo d’azione.

E lei quando non nuota si trascina quell’aria imponente e incazzosa. Qualunque sia l’esito.

ecco cosa fa Federica Pellegrini quando non nuota. O esulta o si lecca le ferite. O gode del suo fulgore o innalza la pira per uccidersi e riprepararsi a risplendere.

Oppure si scopa semplicemente Magnini, mangia Pavesini, fa foto osè dove si fa photoshoppare tutta per mascherare un po’ quel fisico maschile che il nuoto le ha donato, continua a far parlare di sé meglio di una showgirl, ma almeno lei può fare spallucce e dire: almeno sono famosa anche per altro. So fare qualcosa. Ho una fenice tatuata sul collo e non una farfallina vicino alla passera.

Ma son punti di vista.

E noi perdiamo, sì, sbagliamo, vacilliamo, cadiamo, tradiamo, ci incazziamo, veniamo bocciati, roviniamo i rapporti, imbruttiamo, ci facciamo superare, eccetera.

Ma ciò che fa la differenza tra un vincitore e un perdente non sta nel numero di vittorie e di sconfitte, ma come sai gestire entrambe. Come sai gioire. Come sai reagire. Come sai tirare fuori gli artigli e stringere i denti, come rischi, come metti tutto sul piatto, come osi, come ti poni, come celebri le tue sconfitte e sei prudente nell’esuberanza fuori dalle righe di fronte al successo. perché sai che…chi in alto va cade sovente precipitevolissimevolmente.

Ogni sconfitta è una sfida. Migliore ancora dell’obiettivo che muoveva il precedente tentativo di vittoria, prima di tramutarsi appunto nel perdere. Ogni vittoria che si costruisce sopra una sconfitta raddoppia il piacere di vincere. Ogni fenice che risorge dalle ceneri è più bella e più forte di prima.

Forza Federica, a me tu piaci.

Mi piace il fatto che sei consapevole del tuo valore, non lo sporchi con falsa modestia, e non ti fai scrupoli a rimarcare che vali.

 

Le sconfitte sono occasioni di crescita e le mie le ringrazio una per una.

Tutte le persone sbagliate che ho trovato, tutte le volte che ho cercato di migliorare e non ci sono riuscita, tutti gli errori di valutazione commessi, tutte le diete finite il martedì, tutte le persone che ho deluso, tutte le volte che non ho dato il massimo, tutte le volte che mi sono sentita dire “sei una ragazza sopravvalutata”,  tutti i disegni riusciti male, tutti i capitoli da riscrivere, tutta la perfezione sfuggita, tutti gli esami cannati.

Ecco, l’esame cannato.

E’ da lì che bisogna ripartire. Con un altro spirito, è quello l’obiettivo di Settembre e pretendo il massimo e il meglio, a costo di barricarmi in casa per raggiungerlo.

Il secondo anno universitario deve andare meglio del primo. A me i ventotto non piacciono, le bocciature poi non sono neppure lontanamente contemplate.

A me le medaglie d’argento puzzano di sconfitta. I secondi posti fanno schifo,  lasciano la fame, mi aprono lo stomaco.

Ed è qui che entra in gioco Settembre, e Agosto è solo un pre-settembre. Come tutti gli Agosti della mia vita, e a me non è mai importa to che ci sia ancora il sole. Agosto serve per purgarmi del pressappochismo e della superficialità che accumuli come una tossina durante tutto l’anno. Per ritrovarti a Settembre che o continui sulla stessa scia, o cambi rotta. Ma torni in movimento dopo l’indolenza estiva.

 

Perché Settembre è stato sempre per me un mese SACRO, da una parte bello, da una parte sempre malinconico.

A Settembre ascoltavo sempre September morn (do you remember how we danced that night away? two lovers playing scenes from some romantic play…september morning still can make me feel that way…)

E se ci fate caso qualsiasi canzone dedicata a settembre è malinconica, da wake me up when september ends a l’estate sta finendo.

Ma a Settembre tutto ricomincia. Ricominciavano quei durissimi anni di liceo, lunghi come la morte. Le serie tv. La palestra. La piscina. L’autunno, che è la stagione strana in cui sono nata ed è una stagione meditativa, che passa languida senza troppi clamori, senza la bellezza dell’estate, senza il profumo di vita della primavera. E’ l’antipasto dell’ inverno, stagione odiata. Nera, cupa. Per me settembre è un capodanno, e ricordo bene di come mi preparassi all’evento, ogni anno.

Ecco, rimettersi in movimento tutto qui.

“Settembre andiamo, è ora di migrare…” scriveva il mio vate…

Saprò come fare. Come sempre.

Ricominciare a fluire. Rituffarsi nella vita e nel dovere.

 

fenici e mantidi

Lei sarà mia, è ufficiale.

Fondamentalmente mi tatuo una fenice perché la associo al coraggio e alla caparbietà.

Insomma prendi questo uccello (formulata così questa frase è  allettante.)

Prendi questo uccello, dicevo: nel mito ne esiste un unico esemplare. E solo uno può esistere.

Quindi non si riproduce. Ma non è nemmeno immutabile.

Semplicemente vive 500 anni in cui esiste solo per la sua bellezza, si nutre solo d’incenso e resine, e poi prende e arde. Anzi.

Si costruisce la pira, proprio. Prepara il suo patibolo. Si AUTODISTRUGGE volutamente. Una figata.

Poi, poi…per altri motivi lei conta per me…altri motivi, sì. Più profondi, più sottili, più intimi.

Invece M.A.S è il memento audere dannunziano, altro per così dire perno della mia vita.

 

Bene, passiamo oltre.

 

Questa signora qui dovrebbe diventare una maestra di vita, secondo me.

Innanzitutto è un insetto intelligente, non rompe i coglioni come zanzare, api e vespe (leggere post precedente), non ha spunzoni, pungiglioni, cose varie.

Semplicemente lei, aspetta. Elegantemente direi. Si mimetizza tra le foglie. Uccide l’ignaro insettucolo che passa senza che quest’ultimo manco se ne accorga.

E poi di certo ti è chiara quella storia che lei mangia il marito subito dopo averci consumato, o anche durante.

Vero.

E lo fa perché necessita di proteine per le sue uova.

Bear Grylls approverebbe.

Poi però azzannerebbe anche la signora mantide poverina, perché nel frattempo pure lei è diventata ricca di proteine.

Non me lo sposerei mai uno come sto tipo. Voglio dire, io non so cucinare.

Quindi dovrebbe provvedere.

Avrei un attimino paura di quello che sto coglione potrebbe sbattermi nel piatto. Chiusa parentesi.

Però signore, voglio dire.

MANGIATEVELI sti maschi.

Non vi istigo al cannibalismo, sono a non essere coglione e accondiscendenti.

E io di donne coglione e accondiscendenti-zerbino-camminami-sopra-amore ne ho conosciute diverse.

Più volte.

E sono rimaste tutte a bocca asciutta.

 

Cheers, ladies.

DDT

Fantastico.

Un neofidanzato deficiente, università che butta di merda, perturbazione Circe in arrivo.

Una zanzare del cazzo che mi sta divorando. Ooooh cristo.

 

1-Piazziamo il DDt contro la zanzara.

2- Se funziona, centuplicare la dose. Potrebbe valere anche per il fidanzato.

3- studiare. Se studio non penso. Sì, anche se studio materie di merda, esatto.

4-Circe. Contro il meteo avverso non so che fare, ma è il minimo.

 

E che cazzo, ho veramente i coglioni ESAUTORATI. 

Ma tratterò della questione più lucidamente. Più in là.

Buona vita, a presto. Se provate l’insetticida sui vostri amanti/compagni/fidanzati/mariti fatemi sapere se funziona.

le 5 puttanate nonsense della mattina

l’arancione del tramonto dura sempre troppo poco, come i semafori
io parlo un po’ veloce e tu mi multi per eccesso di saliva
l’attaccatura recessiva dei tuoi capelli, i tuoi occhi sempre pronti a rescindere contratti immaginari
e le lezioni non mutuate di anatomia;
le nostre lezioni non mutuate di anatomia

non mi fermerei mai a comprare
meloni funghi arance per strada
pensa allo smog che prendono stando
tutto il giorno in mezzo alle macchine
ma tu credi che poi quelle nei campi siano meglio,
considerato che i campi stanno proprio vicino alle strade provinciali?
e quando passi con la macchina, la moto o l’aeroplano
in realtà non stai facendo altro che intossicare il cibo, anche se è una bella giornata

 

bella giornata, come quel giorno alla stazione c’ero io a prenderti
abbiamo fatto un giro della città, se non ricordo male ti piaceva il belvedere
ma sì, una città carina piccola a misura d’uomo, certo tira un vento che sembra di stare a Trieste,
ma c’è profumo di buono
e nonostante le panchine siamo riusciti ad amarci, eri vestita bene,
era quel giorno che in televisione c’era il finale di quella serie tv

forse i tuoi non erano poi partiti, chè nel caso si sarebbe fatto a casa tua,
che anche se non è spaziosa sempre meglio della macchina, lo sai, le luci mi disturbano
(già che io ho ansia da prestazione, poi ti senti frustrata…)
non è mica facile far finta di stupirsi ogni volta
per le carezze che io pensavo fossero dovute
e invece no e invece no e invece no…

 

 

 

 

Boh. Ma ci hai capito qualcosa?

Ieri me l’hanno fatta ascoltare. Sta canzone è un’accozzaglia di parole spiattellate lì, senza un fine, una logica, un disegno.  Un’abbuffata di dizionario. Presenti i buffet ai matrimoni, o anche agli aperitivi, o insomma roba del genere?

Che ti fiondi su quei tavoli lunghi e stretti dove ci hanno messo STO MONDO E QUELL’ALTRO, dal dolce al salato dalla carne al pesce e tu riempi i piatti fino all’orlo con fare balordo e pure un po’ sfacciatello. Io dico sempre “Ah tanto nello stomaco si mescola tutto” e magari finisco per pucciare la carne nel budino. Ecco.

Sta canzone è la stessa roba, un buffet di dizionario. Prendi, apri. Leggi, scrivi.

O  forse non sono abbastanza stramaledettamente-ermetica-e-profonda-e-intellettualoide-e-alternativa-per-gustarmi-cotando-splendore-cercando-anche-di-capirci-qualcosina-ina.

Je-ne-sais-pas.

 

Devo dire che tutto sommato ho imparato poca roba dalla vita. Ma se posso consigliarti. Se l’acqua è troppo bassa non tuffarti mai a pesce.

No no niente metafore e cazzi simili , fidati. Io intendo proprio in senso letterale.

Non tuffarti a pesce, peggio se al mare, se sai di poter toccare.

O per lo meno, io credevo sarei scivolata in lunghezza, prendendo l’acqua di taglio.

Ma manco per un cazzo.

Sono piombata giù come corpo morto cade, eh si che ce l’ho piccolo il naso, battiamolo pure.

Ho visto le stelle, giuro. Meglio che a San Lorenzo.

Per la cronaca, Sei mai riuscito a vedere una cazzo di stella cadente a S. Lorenzo?

Scrutavo il cielo qualche secolo, potevo con più probabilità vedere le slitte con Babbo Natale, vista l’ora. Ma di stelle, nada.

Mai creduto poi in quella puttanata dell’ “esprimi un desiderio”. Manco da piccola. La cosa che pensavo era: “Basta non mi cada in testa e poi va bene tutto.”

Va bene tutto.

Non è vero che va bene tutto.

Ok. Ho buttato giu le 5 puttanate nonsense della mattina, adesso ci scrivo una canzone tipo la loro, sti tizi qua. I prolet. Dai cazzo, vi sto pure facendo pubblicità su un blog wordpress, sentitevi onorati. Non riceverò un cazzo di commento prima di qualche mese perché diciamocelo, io non ho proprio voglia di starmene per siti e forum e  youtube social networks a pubblicizzare-spammare-continuamente il mio nascente blog “ehi ciao passate da me, oky? Bacini”. Dio ti prego, no.

All’opera. Ah ok, sti geni non hanno creato manco delle vere rime. Cantamiodiva.

Ci ho battuto il muso sul fondo della piscina, perché volevo fare un tuffo a pesce, come i pesci,

e invece son caduta male e ho visto le stelle,

stelle,

battuto il muso sul fondo della vasca,

dico,

ma hai mai visto una cazzo di stella, a S.Lorenzo?

stella cadente, io. Maaaaaaaaai!  (perché qui mi immagino l’acuto stridulo-voce da gay in calore, capito. Quindi sarebbe tipo “Maaaaaaiiiiiiiiiii”.)

Poi, poi…

come quando eravamo piccoli, e guardavamo il cielo (l’ipotetico noi fa sempre figo in una canzone, perché sembra che se non scrivi una canzone d’amore, non stai scrivendo una canzone)

e non c’era una cazzo di stella-oh-una singola stella.

Non ci ho capito un cazzo dalla vita,

so solo che ci son canzoni che ci hanno capito meno di me,

quando prendono le parole,

mangiano roba ai buffet,

le mescolano a caso, come fa uno stomaco astringente recalcitrante (perché scusate, dovevo mettere qualche parola dotta chiaramente)

e le vomitano…

su fogli di carta e ci fanno canzoni

quiììììììììììììììììììììììììììììììììììì (altro acutino gay)”

 

ahahahahah.

 

 

Ai lov iù soooooo much

 

 

 

 

 

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