ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

notti magiche

Mondiali e maturità sono parole non solo accomunate dalla lettera “m”, ma anche da una certa…nostalgia.

Aridaje co sta nostalgia, si vabbè ma e’ un bell’intervento lo giuro. 

Ogni Mondiale vissuto e’ il ricordo di un mondiale lontano. Ed è del tutto ininfluente se siamo o meno appassionati di calcio, i mondiali sono un fenomeno talmente grande per portata mediatica che finiscono inevitabilmente per coinvolgerti. A volte misuriamo le estati in base ai mondiali, i nostri ricordi in base ai mondiali etc. Notti magicheeeeh inseguendo un goal sotto il cielo di un’estateee italiana…

Insomma, è sempre un periodo un po’ sui generi, spesso ovattato da una certa sembianza di “mito”.

e così funziona anche il periodo della maturità. Che sia stato il momento piu’ orrendo della tua vita o un periodo d’oro continuerà a conservare una certa allure sacra o pseudo tale negli anni a venire. Probabilmente anche per tutta la roba che ci hanno cucito su, da Venditti a venire avanti con quella canzone abusata.

Di quella canzone, tuttavia, un verso merita particolarmente, forse racchiude il succo di tutto. “come i pini di Roma, la vita non li spezza “

E credo che sia proprio questo il fulcro. Quel sentirsi invincibili, drammaticamente accentuato nel post maturità, perdurante per tutto il primo anno universitario (per l’effetto novità) e poi destinato a spompare amaramente.

Ci vedo molto di questo, sì, e il passaggio almeno per quanto mi riguarda è stato molto, molto duro. Ho percepito quel periodo come un allegro inferno, e quelle sensazionacce di tensione sono le stesse che torno ad avvertire ora, centuplicate, prima di ogni esame. E non sono tipa da abbattermi o cosa, ma negli esami a venire tutto perde questo alone di magia, e non certo per assuefazione. Così, col corpo adolescente fatto scivolare attraverso varie notti, e tante sigarette, e le tue compagne a prepararsi con te per quel momento, e le grigliate estive e i pronostici e il beviamo e non ci pensiamo. Innumerevoli stelle di notte, che sì va bè sono le stesse di sempre ma le si guardava con occhi piu’ ingenui, e la lucida follia di credere di poter diventare, potenzialmente, qualsiasi cosa.

E’ però quando inizia a ridursi il cerchio delle possibilità, quando firmi e addio, esci dalla stanza, ti vai a immatricolare all’università e ti incagli nei suoi meccanismi. E’ li’ che, dopo la residuata onnipotenza, capisci che forse c’è qualcosa di peggio rispetto alla versione di latino, che magari non eri poi così geniale considerando la mole molto ridotta delle nozioni, che non puoi piu’ fare il cazzo che ti pare e che l’imbuto delle possibilità si stra stringendo.

Ed e’ brutto , e sempre di piu’, ogni anno che passa.

Ora che sto alla fine del terzo anno universitario e’ un po’ tardi per chiedermi “che voglio fare da grande”, giurisprudenza continua chiaramente a piaciucchiarmi ma non a entusiasmarmi, eppure e’ troppo tardi per tornare indietro (non lo avrei fatto comunque), e conviene stringere i denti e tirare avanti.

Ma con che approccio.

Con l’approccio di un adulto. Ed essere adulti significa fuoriuscire da tante scialbe idee di ragazzina, e chiedersi anche che forse, all’atto pratico e considerata la situazione italiana, magari non è stata questa gran scelta. Ma intanto tiriamo avanti, e qualcosa di buono dovrà pur venir fuori, e ogni esame non e’ emozione positiva, ma solo una pesante incombenza burocratica, da togliersi di mezzo dopo una fase di stress, chiusura in casa, noia, dimenticanza, vuoti di memoria, rotture di coglioni.

E quindi non posso, appunto, non ripensare a quelle estati in cui ero libera, non mi faceva male la schiena, non soffrivo di spotting continuo, scopavo pure, avevo il corpo ben piu’ atletico, i mal di testa non erano martellanti, le occhiaie forse c’erano ma tanto “fa figo” , i libri si leggevano per piacere e forse si cercava di scriverli pure.

Ed e’ questo il punto, e mi ricollego in parte a quanto scritto stamattina, relativamente all’ordine e ai troppi parametri. (la mia facoltà è questo, schemi su schemi su schemi su punti su distinzioni, su categorizzazioni, su elenchi su roba che appunto devi prima sminuzzare e poi sorbirti a memoria)

Che noi abbiamo bisogno del sogno, cazzo, per vivere bene. Abbiamo bisogno di tenere alte le ambizioni, fosse anche in maniera utopistica, abbiamo bisogno di staccare un po’ dal reale e tornare ragazzini, abbiamo bisogno del mare, dei sabati e delle domeniche in famiglia, di innamorarci e di imbrattare una tela con le mani, di addentare una succosa fetta di cocomero prima di guardare una partita, di canticchiare l’inno e di fare qualche stronzata ogni tanto.

Così penso a due mie coetanee che già hanno partorito, agli anelli al dito, alle feste di laurea che svettano nella mia home, alle foto di coppia “seria” e tutto il resto. E tutto mi si sbassa, e mi ricordo che il tempo stringe e di quanto sia immersa, imprigionata, in un presente che non mi piace affatto, perché significa asetticamente essere  “tra” i fasti del passato e l’incertezza futura, aggravata dalla tragica situazione attuale in questa Nazione confusa e malandata. 

E che ho 21 anni e niente in mano.  Forse si stava meglio a copiare alla matura.

E 21 anni sono proprio un’età del cazzo, ora che ci penso.

Notti magicheeee eh.

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