ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

giorni di fuoco

”L’esame, l’esame”…

Io che mi presento, sfatta e ripiena di farmaci, misuro quelle lunghissime ore di attesa.

Ma vinco io. E pure alla grande, ex adversis semper resurgo.

Fiera di essermi tolta quel peso, gironzolo a caso per l’ateneo, poi invio messaggi a tutti per la bella notizia.

 Ci penso un po’ a inviarne uno in particolare. Poi mi dico che non lo faro’.

I miei esami sono salutati dai miei fans come grandi eventi. Tutti a chiedermi come e’ andata..se li cagano piu’ loro che io. Rispondo stancamente.

Ed eccomi qui, tornare a casa di pomeriggio inoltrato, forse le cinque.

Ho pensato che il destino fosse stato buono, ho avuto l’istinto di ripassare proprio l’argomento che mi avrebbero chiesto. Ho sentito il destino tutta la giornata. Non so se il destino esiste, o se noi ne cerchiamo i segni. Non so fin quanto ne siamo artefici, ma credo poco.

Lo chiamo.

Non e’ vero che era scomparso lui, mi aveva risposto. Mi aveva risposto, io non avevo letto e essendo quello un messaggio importante lui ha pensato la stessa cosa che avevo pensato io: ma tu guarda sta stronza, e per ripicca non si era fatto sentire. Poi non ha ricevuto gli auguri del suo compleanno, che non avevo mandato credendomi scaricata, e lui si e’ sentito scaricato non avendoli ricevuti. Io ho passato la settimana a studiare, e lui ha resistito una settimana senza bamba.

Ma poiche’ io e lei nella sua mente siamo la stessa donna, ovviamente non poteva durare a lungo. Ha vinto l’orgoglio di un uomo ferito, e mi ha ricercata.

E ci ha ricercate, perche’ entrambe mancavamo.

‘Ti passo a prendere”

Io per lui sono al massimo delle mie possibilita’. La doccia aveva lavato via la puzza d’esame e d’ateneo, ero fresca, coi capelli ancora un po’ bagnati, il corpo fasciato da un tubino di jeans corto, scollato e borchiato, il trucco leggero, le vans per sdrammatizzare, una borsa bianca.

Lo nota subito. Nota un ulteriore dimagrimento, forse altri due chili.

Mi dice che sono sempre piu’ perfetta.

Lo so.

Gli racconto dell’esame. Del piu’ e del meno. Lo faccio con entusiasmo, con entusiasmo perche’ nella sua vita sono un uccellino scampanellante. 

Pero’ poi una striscia, e la serata precipita.

Mi viene voglia di usurpare il mio ex liceo, mi ci faccio portare, mi ci infilo dentro come un ladro, salto le inferriate neanche fossi un grillo. E lui fa lo stesso.

Folli.

“Ma tu sei matta, ma tu sei matta!”

“Shhh, che è notte, chi ci vede.”

”Matta. Sei la donna dei sogni di qualsiasi uomo. Mora, bella, alta, abbronzata, amore. Le tue labbra grandi, morbide, i tuoi seni perfetti, sodi, tondi, la schiena divina. Le spalle aperte, maschili…e poi quella vita stretta, i fianchi larghi, come fossi una vespa. Le gambe lunghe, sinuose, tu sei perfetta. Bella anche struccata e in tuta. Matta come un cavallo ma…tu sei…

Mia.”

Ringrazio, non sapendo bene che altro

Dire.

”Tu sei mia, capito? Mia e di nessun altro.”

Parole che mi fanno paura.

”Io non conosco dominii, io non ho padroni, regole, morale. Io sono libera, io sono mia”.

Cosi’ mi si avvicina, natante nel piacere. E mi sussurra, piano.

”Se non fossi cosi’, non ti amerei.

Vado avanti in funzione di te.

Mi ammazzo di allenamenti in funzione di te, senti, senti gli addominali…li ho fatti uscire per te. Sto troppo bene in cio’ che siamo. Sei dolce, sei bellissima, sei intelligente, fai cose per me che vanno contro la tua natura. Io voglio la tua felicita’, vivo di quello. Io sono ossessionato da te. Come non lo sono stato mai. Ne ho avute tante tra le braccia, ma un’intesa come con te, cio’ che ho provato…non l’ho sentito mai. Siamo una cosa sola. Una cosa sola, e perfetta.

Poi siamo altrove. Lo facciamo una seconda volta.

Poi siamo ai  giardinetti pubblici. 

Poi ci beviamo un po’ di stelle, parlando. Baciandoci, parlando. Lui che mi sussurra parole dolci, belle.

”Andiamo a convivere…”

Sono sogni campati in aria, come tutti i sogni che si rispettano.

”Se conviviamo tu pero’ sarai quella che guadagnera’ tanto”

”Mi difenderesti da avvocato?”

Cambiamo giardini.

Mentre mi bacia mi squilla il telefono. E’ un mio ammiratore. Avevo in bocca una delle sue marlboro rosse. Lui fumava le mie. Le merit. Merit o Winston blu .

”Rispondi”

Esito.

Lo faccio.

”Metti il vivavoce”

Cosi’ mi dice che mi ama. Si’, tu tu…avevo avuto a che fare con te verso aprile, ma sei passato, non vedi?

”Passamelo.”

”Ma…”

”Ti ho detto di passarmelo”

”Pronto, ciao? Si’ senti stronzo, lascia stare la mia donna se non vuoi finire male. Va bene? Cosa, che? Quale parte della parola levati dal cazzo non ti e’ chiara?”

Assisto alla scena, ghignando, fumandomi tranquillamente la mia sigaretta.

Uomini, uomini, siete cosi’ stupidi.

”Dimmi quanti ne hai ” dice dopo aver riattaccato.

”Quanti ne ho di cosa?”

‘Gente che ci prova, ti cerca, ti vuole.”

”Boh, venti?”

”Venti!” Esclama. 

Glieli elenco uno per uno, in ordine alfabetico.

”Credi di essere l’unico a interessarsi a me ? Credi che non mi basterebbe alzare il telefono per trovarne un altro? Tu credi? ”

Rido.

”Io pero’ voglio solo te. Che me ne faccio di altre donne…”

Annuisco.

”Tu DEVI volere solo me”.

“Chi altro devo volere, chi, se non te. Quando un uomo raggiunge la vetta che cazzo se ne fa della pianura.”

Poco dopo ci salutiamo, e’ circa mezzanotte. 

“No ti prego, cazzo, non te ne andare, resta a dormire da me…”

“No, non posso, devo tornare.”

“ma cazzo ti prego dormiamo insieme stanotte, ti prego.”

“NO! Riportami a casa.”

Sei di mattina di oggi.

Accendo il telefono.

I suoi ti amo. I suoi devo vederti ora e subito.

Non erano le sette che stava sotto casa mia.

“Ooooh geeeesu’, non sarai mica venuto? Sto in pigiama, voglio dormire, mi devo lavare.”

“Rosico, cazzo, rosico! Ci ho rosicato una notte intera, non dormendo, per via di quel coglione che ti scrive, scendi, ti prego.”

Mi sistemo con cura , non mi importa se ci metto del tempo. Non mi importa far aspettare la gente.

E” nervoso. E’ la bamba.

Il resto del giorno lo passiamo tra doccia, vasca da bagno, divano, letto.

Riempire la jacuzzi di acqua calda e schiuma e’ stato bello. Ci e’ entrato come un bambino.

Nel sesso non abbiamo remore, pudori. I nostri orgasmi si mescolano, a volte simultanei. Accorda il mio corpo come fosse una viola suonata da un arcangelo. Ascolta i miei respiri. Non ha freni, non sente fatica.

Lo abbiamo fatto almeno dieci volte. Di nuovo, una notte e una mattina, un breve intervallo.

”Toccati” mi chiede. ”Fammi vedere come godi da sola”.

Lui e’ il primo che mi fa arrivare gli umori alle cosce.

E’ un dio. Forse perche’ e’ folle, e il sesso è follia senno’ se pensi troppo ti intimidisci e non godi.

Lo vedo dormire, vicino a me. Un metro e ottanta di perfezione. Anzi, non credo sia un metro e ottanta, sinceramente. 

I muscoli rilassati, quella schiena bellissima, ampia, la vita stretta ma non troppo. E’ anatomicamente perfetto, magro e muscoloso, la barba tagliata quasi a pelle, i capelli rasati, nerissimi. E’ magnifico.

Ma non ci si puo’ innamorare solo della bellezza, no?

Per me la bellezza è TUTTO.

Ho come l’idea che i belli siano baciati da Dio. Come se siano automaticamente buoni, felici, forti.

Ieri la radio ha mandato ”what’s my age again ” dei blink. Virgin radio. Era la canzone della mia precedente storia.

Buffo.

E’ del cancro pure lui, come mia mamma, le mie due storie importanti, la mia ex migliore amica; tutte le persone importanti della mia vita, lo sono state.

“e tu?”

“io bilancia, croce e delizia ; il segno dei vanitosi”

mi bacia il collo, dolcemente.

“Sì, sei vanitosa. Anche io.”

Abbiamo troppe cose in comune, purtroppo. Non mi drogo di bamba, e’ vero, ma mi drogo d’ambizioni, obiettivi a volte eccessivi, desiderio di perfezione, caos, sport.

Soffriro’ e probabilmente è solo una passionale agonia che si protrae.

Questo è un amore atroce, tormentato, acceso, tremendo.

Soffriro’,

ma quanto ho goduto. Oggi. Ieri. Manco capisco se il tempo passa o meno

Ma l’effetto della bamba si’.

la fase di “up”, che premetto in lui non è che faccia quest’effetto eclatante, è così da lucido come non. Guida pure, per dire. la fase di up diventa down. Un down profondo, depressivo.

Pieno di sensi di colpa.

Perche? perche’ ci sono ricascato, ero stato così’ bravo, avevo resistito, perche’? Perche’?

Non lo so, dico accompagnandolo a casa, freddamente. Dormi. Non ci pensare. Ok. Domani e’ un altro giorno.

 

E tristemente, molto tristemente, mi saluta.

 

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