ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

nonsense della domenica

C’era una poesia “visiva” sulla guerra mondiale che mi ha dato un po’ da pensare. Era fatta tipo a calendario, per dire:

guerra

guerra

guerra

guerra

guerra

(e così mese per mese)

Maggio.

 

Come a dire:  in quei momenti tutto è stato drammaticamente sospeso, il mondo era vuoto, la vita era non vita, poi, Maggio.

(tra l’altro oggi ricorre anche la giornata della memoria, ma non voglio infarcire queste pagine di melassa retorica, perché in cuor mio so che quelle persone trucidate-e tutti i morti dei genocidi della storia, perché nessuno parla mai degli Armeni, per esempio?- non vorrebbero essere ricordate con compassione).

Ad ogni modo, a riscrivere sta poesia, farei proprio:

crisi.

crisi.

crisi.

crisi.

crisi.

E poi un mese. Non so, Aprile.

(Però non si sa di quale anno)

Perché lo percepite , sto clima di insicurezza perenne, di stare in bilico, di navigare nel marciume, di tensione, di imprese che chiudono, di bombardamenti mediatici…

Un clima ancora decisamente pesante, mitigato giusto ora da speranze di ripresa, ma è perché siamo in clima elettorale. Si promette sempre l’Eden , sotto questo periodo.

Il destino ci ha sballottato nella patria sbagliata. Il Paese più bello del mondo, ma anche uno dei più mal governati, da sempre, della Storia.

I “giovani” come me, imparano ogni giorno di più l’arte del disincanto, “tanto ormai”, salvo poi ecco, rifugiarsi in un clima edonistico di “nulla sta succedendo” “viviamo alla giornata” “tanto non cambierà mai niente” e me ne andrò.

Ricordo con una certa amarezza le frasi superficiali di una borghesotta altrettanto superficiale e oca, faceva il mio liceo. Ma voi la sentite la crisi? (credo fosse il 2010). Come a dire: io no. Sfido: piscina, villa, lavoro assicurato dal padre senza bisogno di studiare oltre. Anche perché non sapeva mettere due parole in fila.

Però non provai invidia, pensai solo: beata te , che non capisci un cazzo. Non: beata te, che hai una vita facile.

Perché è così. Quelli che non capiscono un cazzo non hanno pensieri da scacciare, vivono bene, condividono frasi fatte su facebook e si lasciano vivere .

Quelli che non capiscono un cazzo sono la maggioranza. Idioti e superficiali, animali che parlano.

Alle menti pensanti,  è dato soffrire. Sempre. E mettere in discussione ogni singolo pensiero. Le persone che si scavano dentro e sminuzzano la realtà per poi rielaborarla, affondano nella propria voragine interiore. E non arrivano MAI  a conoscersi fino in fondo.

A venti anni, con me stessa, sto solo facendo le presentazioni.

 

 

 

Bof, nonsense, è la domenica.

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