ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

i morti a vent’anni

E siamo morti a vent’anni coi nostri progetti di vita alternativa,
coi troppi negroni barcollando in centro
E i tuoi cd della Nannini per farci qualcos’altro
E siamo morti a vent’anni con le tue apologie del mai e i miei per sempre

Detesto le frasi che iniziano con gli “e…” , i “ma…”. Premessa secca.

Le fanno così per dare a quelle frasi un senso di vuoto e sospensione, mi capite. Come se le avessero estrapolate dall’iperuranio, a afferrate con le loro manine sensibili che “solo loro possono” e te le hanno schiaffate lì, con fare finto-filosofico. Poi vai a stringere e sono le solite quattro menate sentimentalistiche. Provare per credere:

“Non ci sono più le mezze stagioni” Ok? Esempio di boiata ritrita.

Basta prendere l’ “E” e spezzettare la frase, come se fosse frutto di un pensiero sofferto. Guarda che roba che ti stampo su, eh:

“E…le  stagioni parziali, no, non sono più.”

Poi diciamocelo chiaro e tondo, fa estremamente figo “essere morto a vent’anni”.

Ogni generazione “moderna”, dove moderna è inteso in senso dispregiativo, si è gloriata di essere morta a vent’anni.

Dopo la beat generation, tutti hanno fatto a gara a essere più beat dei beat. Nell’eterna manfrina della gioventù bruciata, sbandata, che fila via veloce, nevrotica, insicura, nervosa, “estrema”.

Che poi quando vai a stringere la massima trasgressione concessa è un cinemino il venerdì sera. Ma li conosco i ventenni di oggi, si rigirano in bocca frasi retoriche per darsi un tono. C’è di buono che di “beat” questa generazione ha molto. Ma senza quella patina esteticamente suggestiva, senza arte, senza vero fascino.

Una generazione di gente che picchietta le unghie ricostruite col gel sopra gli schermi di un iphone. E che scrive che odia il sistema, da facebook. E che si lascia scivolare l’esistenza addosso, senza il minimo coraggio di ambire, progettare, sperare. Questo c’è di beat. La loro ottusità è molto beat. Scrivere con le kappa è beat. Rigirare frasi fatte, è beat. Comprarsi tutti le stesse scarpe, è beat. Non avere idea- bada, parlo di idee, non di “ideali”, non pretendo ideali, solo idee, sale in zucca, spirito, spina dorsale- è quanto di più beat si potesse immaginare.

Questa è una generazione che ha riciclato il peggio del beat ricavando solo il cheap. [cheap: “poco costoso”, “a buon mercato”, “di scarso valore o cattivo gusto” n.d.r]

Magari sì, in quest’ottica quella canzonetta ha un senso .”siamo morti a vent’anni”. Cazzo che bello, sei un vero duro. Uno spaccato di vita vissuta e, involontariamente, un traguardo raggiunto. Ma nel suo senso pieno e effettivo, il più triste, patetico, che di “figo” non ha veramente niente.

E datevi una svegliata, che dormite in piedi.

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