ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

la marcia di Wagner

Sono uno a cui piacciono i dettagli, però sapete come va la vita oggi, più aggiungi dettagli e più costa. I vezzi li ho scelti io, con cura, femminilmente, perché lei per queste cose non è tagliata. Le ho lasciato l’osso, l’impalcatura, le cose che non possono mancare, ma per il resto ho scelto tutto io. La marcia, solo, ho voluto cambiarla all’ultimo. Ieri. Wagner, non so se intendete. Wagner, lo scontato Wagner (in certi casi dico, scontato per certi casi) e ho chiesto venisse suonata più grave, sì, quella marcia è molto più solenne, quasi inquietante, l’organo stride di brutto, Wagner, non me ne volere, ma Mendelssohn è decisamente più allegra, ma vai bene tu, così. Lei non sa delle novità del giorno, magari, dico, sarà una sorpresa quando penserà di doversi muovere con Mendelssohn, e per la navata risuonerà Wagner. Ma è anche vero che lei non ha l’occhio per il dettaglio, e nemmeno l’orecchio, probabilmente una vale l’altra, basta un accompagnamento musicale d’archi e organo, tanto per non far sentire i passi non propriamente saldi  risuonare per il corridoio, e poi è tranquilla, va bene così. Tutto filerà liscio.

Abbiamo evitato strascichi e troppe perline, abbiamo, perché lei per “stupire” sarebbe volentieri sfondata verso il pacchiano. Ma che volete farci, una persona si ama in tutto. Ho un unico rammarico. Fanculo il tempo speso intendo, o la strizza, so mantenere la calma e simulo bene tranquillità. Ma avrei volentieri infilato due soldi tra le tette della ballerina, ieri notte, ma no, neanche la vedevo, ero troppo alterato, fuori di me. Questi addio al celibato/nubilato sono deleteri, e non ho l’età.

Ad ogni modo.  La vedete lì, focalizzatela, è la madre della sposa. Un cappello a tesa larghissima che le copre il viso, tailleur, scarpe col mezzo tacco. Una donna snella, di una magrezza nervosa. E’ una donna simpatica, non si direbbe dalle mani impeccabili ma è anche una brava casalinga. Vicino ha il marito, uomo di poche parole. Poi la sorella di lei, in questi sette anni ho cercato di rifilarla varie volte a tutti i miei amici. Volevo fossimo una “grande famiglia”, capite. Però poi mi sono detto meglio così, che poi si guasta tutto, e le amicizie sono sacre. Sacre.

E’ in ritardo, ah, fanculo, non ho dormito un cazzo, gente che mi stringe la mano e mi ricorda che siamo stati da sempre una bella coppia. Manca lei, mancano i testimoni. Qualche chierichetto scalda gli incensi, suore entrano e fanno il segno della croce, signore, ammirate come ho allestito bene la sala, e sedetevi comode. Mi sono sempre chiesto se le suore ai matrimoni vestono diverse, ma invece no. Le suore non conoscono occasioni, queste sono quelle del club del punto croce, e delle gite organizzate. Una mano me l’hanno data anche loro, con la scelta dei canti. Vedo il fotografo, mi faccio fare una foto da solo, poi con qualche amico, che stringo forte. Godetevi la cerimonia.

Sono i dettagli che la fregano, i dettagli, senza di me sarebbe stata la solita cerimonia ingessata, e invece. Ho solo paura che non venga, perché è una cagasotto di natura. Ma non mi farà fare sta figura di merda colossale, dai.

Mi chiedo come ho resistito tutto questo tempo, e tutte queste estenuanti ore di attesa. Dall’ultima settimana, era giovedi, a oggi, non mi è passato un secondo, ho preso anche lo Xanax per distendermi ma niente oh, teso come una cazzo di corda d’arco. A proposito di corda d’arco, guardo in su, faccio un cenno ai violinisti e vedo sventolare l’arco da una delle nicchie, a mo’ di saluto. E vada per Wagner. Loro sono pronti, io un po’ meno.

“La sposa! La sposa , la sposa! I saluti dopo, prendete posto. Prova, prova, si prega di prendere posto”, che tradotto immagino significhi, venti cazzo minuti di cazzo ritardo, il prete ha da fare, cazzo.

Ah, a proposito, ho scelto anche il prete. E quel bifolco del mio testimone si è vestito uguale a me, cazzo. Era il mio compagno di banco del liceo, amici da sempre, amici sacri.

I vestiti non potevamo non comprarli da lui, li vende. E mi ha fatto un gran cazzo di servizio e un buon prezzo, roba da sentirsi in debito. Quello di lei è bello, le ha consigliato bene. E’ un vestito di seta, dritto, liscio, scivola bene, cade bene dappertutto.

Cadeva bene anche quando lo andammo a scegliere all’inizio, anche se lei era più in carne.

Un dettaglio mi ha salvato direi la vita, adesso non fatemi spiegare perché sono in panico, comunque sì, questione di fedi, una cazzata. Vuoi la data per esteso o coi trattini, davvero, tutto qui. Luca e Mia sono nomi corti, forse entrava per esteso. Ma era giorno di chiusura all’atelier. E non è un dettaglio da poco.

Che Wagner sia.

 

“Al cospetto di Dio Padre, e al Figlio, e Allo S.S, scambiatevi le vostre promesse”

“Io … accolgo te …come mio  sposo, con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre: nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita.”

Tu che ti precipiti ad aprirmi dopo che il suono del campanello si era fatto più lungo, col tuo abito facile da mettere, perché scivola come seta. Ma sono i dettagli, amore, che ti fregano, sempre.E io ho atteso, dal saluto di lui rapido e trafelato, a sette anni fa, a quel giorno, a ora.

“No. Ti sei scopata il mio testimone, troia immonda.”

Lui tenta di farsi indietro, è questo il bello. Un gancio, amici, un gancio meditato da oltre una settimana da spaccargli il grugno e da ripulirci il sangue dei denti strappati coi polsini bianchi della camicia. E lo faccio, ed è un delirio.

Sento piombare il silenzio come un funerale, vedo gente che si guarda intorno senza sapere che fare, vedo la madre di lei impallidire, vedo le suore ripetere il segno della croce, vedo il prete prendere da parte lei che urla, vedo rompere le righe, vedo il più bel cazzo d’inferno che in quella chiesa si deve esser mai verificato, vedo demoni che ballano dentro quelle navate, ed è un delirio.

Il dettaglio, sapete, la seta non mente, e sotto il vestito non aveva niente, quel giorno. Stupida fino al midollo.

Poi penso un secondo alla mia vita distrutta, e tiro a me il microfono che sta sul leggio dove i preti piazzano la bibbia, e tranquillizzo chi devo tranquillizzare “visto che il ristorante l ho pagato io, seguitemi pure a pranzo, avevo già detto ai camerieri di allestire , sarebbe stata una cerimonia breve.”

Poi lancio un occhio al fotografo, che mi da’ l’ok. Pagato perché filmasse il tutto zoomando sulle facce dei due.

Poi guardo i violinisti.

E lascio che Wagner concluda il tutto,di nuovo, ecco, ci sta bene. E’ più solenne di Mendelsohn.

 

 

 

(liberamente tratto da un matrimonio finito male,anni fa, cui parteciparono degli amici di famiglia. Ah cazzo, avrei voluto esserci. Ci ho ripensato da poco, vedendo the wedding party.)

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