ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

parte malenca

Contenere l’orgasmo. Un’espressione appena appena un po’ ecco…che se proprio proprio ti avvicini un pizzico la puoi anche decifrare. Ma da questa distanza, no. Poi lei sta anche un po’ girata, potresti sgranare un gran cazzo di sorriso. Invece no, contenere. Ma sì, una di quelle facce vaghe tra il pacatamente stupito e il leggermente sorpreso, un dettaglio impercettibile, una spolverata di senso di meraviglia, un’espressione facciale, lieve, un po’ paracula. “Ah, sì?” Bene così Letizia, tono di voce disinteressato e risoluto, e ingenuo, e svampito, e come casuale… come a chiedere: “ah sì, piove?”. Bene così.

“Eh…sì.”

“Ah. Ma tu pensa.”

Questo è un numero da Stella coi giochi pirotecnici, questo è il momento in cui ( internamente) la Parte Malenca stappa la bottiglia delle grandi occasioni, la porge a Parte Benevola, deridendola. Si sollevano i calici per i brindisi. Parte Malenca manda affanculo parte benevola, ancora una volta. Ed è quel godimento sottile, da ghigno interiore… mentre Parte Malenca sbrana Parte Benevola che balbetta pietà, solidarietà femminile, empatia. Non me ne fotte un cazzo. Cazzo! Sì, cazzo. Era ora.

Il godimento sottile di quando da piccola bruciavo i formicai e vedevo quelle masse nere fuoriuscire dai loro buchi, e fuggire, e scontrarsi, creare file estremamente disordinate, mentre io le avevo sempre viste ordinate e precise, le formiche.

Il sottile piacere della dissoluzione, del male, della disgrazia altrui, capite. La rivalsa, lo schiaffo morale al tuo rivale, il momento in cui estirpi un dente guasto, ti togli una spina da sotto un dito, il momento in cui tutto ciò che vorresti fare…o che avresti voluto fare…sarebbe stato poter assistere alla scena.

“Ah, ma dai!”

“Guarda lo so che sei contenta.”

“Racconta! Dai!”

Sono momenti di una gioia troppo intima, per poter essere esternata, capite.

“L’ha lasciato lei”.

Ah.

Ora, la sostanza non cambia. Certo, forse il mio godimento sarebbe stato più completo. Più completo, voglio dire, così è come un ottimo pasto cui manca il dolce, ma fa niente. Le cose sono andate come sono andate.

E come sono andate? Io mi chiedo…come. La mia scena preferita, potessi proprio plasmarla come fossi un Dio, sarebbe prendere lui, lei, e un’altra. Mettere insieme lui e l’altra. Far sì che lui lasci lei, per un’altra.

Invece le cose sembrano essere andate diversamente. Se è lei che ha lasciato…oh, non starà lì a rimuginarci troppo sopra, conoscendola, perché conosco di che pasta è fatta, conoscendola dicevo, già starà con un altro. O quanto meno, frequentando un altro.

Ma poco male. Di questa favola, il finale aperto, diciamo…quello che un po’ sai che tanto le cose vanno così, ma che ti lascia un po’ in forse. Il finale peggiore tra i migliori.

La mia rivale da sempre, dalle medie. Si-è-lasciata-dopo-due-anni-e-passa-di-storia-con-il-suo-bellissimo-ragazzo-e-io-risveglio-la-mia-parte-infantile-sopravvissuta-indenne-all’adolescenza-e-alla-mia-nuova-età-adulta-e-risveglio-la-memoria-di-un-paio-d’anni.

Un paio d’anni, appena quello che basta. E lui qui, e lui là. Ma quale paio d’anni, bastano due mesi. Sì, davanti a una pizza, un compleanno ingessato, e lei a raccontare di quando è andata a Sharm con lui, poi è tornata, ha dato un esame, così, al volo, e ci ha preso trenta. Abbronzatissima e perfetta, un vestito fantastico. Che cazzo. Mi capite?

O a scuola, Dio.

Appena io mi ero lasciata…e lui è qui, e lui è là, e stiamo coooosì bene, bla bla bla. Ah, Lety ti sei lasciata? Nooo, va bè, dai, adesso passa.

E’ un odio che voi gente, non potete capire. Perché interferiva col mio ego. Perché sembrava imperturbabile, lei, i suoi addominali scolpiti, il suo fisico perfetto. Perfettissima anche struccata, mai un capello fuori posto, voti altissimi. Mi capite. Quella sua smania di supremazia, di rivaleggiare, come la mia. Ora, le starò probabilmente indifferente, mi capite. Forse le stavo indifferente anche allora. Ma quando una ti sta sul cazzo ti sta sul cazzo, punto. L’invidia mi montava su stile sufflè… e io ero pure stata lasciata.

Oh ragazzi lo so, è infantile, ma quanto cazzo ci godevo quando le capitava qualcosa di diciamo non bellissimo. Sembrava riuscirle tutto, oh. E poi stavamo sempre a insultarci.

Lasciata. Sì. Tiè. Karma, grazie!

Grazie grande Karma. Ti ho molto sollecitato affinché avvenisse, da quando smessaggiava con lui furtivamente e con un grosso sorriso dietro quei banchi, direi.

Quella stronza che si lamentava sempre ed era pure francamente inutile perché manco ti faceva copiare un cazzo.

Piagnucolosa.

Iper-puntigliosa.

Bamboccia.

Sono tutto io.

Mammona.

Indietro per i suoi anni.

Superficiale.

Ottusa.

E che cazzo, io non ti conosco, conosco solo quello che avevo voluto conoscere di te, va bene. E adesso manco importa più, chissà che fine hai fatto, e chi se ne frega.

Ma mi ricapiterai sotto tiro, io ne sono sicura, ancora. Nel mio studio, magari.

Fantasie? Eppure sento che il Karma che mi ha sottilmente legato e te, che sei una sorta di mio combattutissimo alter ego, ha ancora qualcosa in serbo. Perché va bene l’antipatia, ma il non poter PROPRIO andare d’accordo mi sembra assolutamente eccessivo, sì.

Ci rincontreremo, sono sicura, come i grandi nemici. Intanto assaporati sta ferita, tanto, anche se hai lasciato tu è sempre una ferita, un piccolo fallimento, no. Ti sei dovuta ricredere su qualcosa, su qualcuno, in vita tua. Dopo due o tre anni di simbiosi, è sempre strano, no.

Sì, lo sento. In fondo se non avessi conosciuto te, e l’altro…e l’altro…e il terzo…in minima parte…non sarei come sono. Che può essere bene o no, ma non sarei così. Sei servita anche tu…

Sorella.

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