ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

il polline di Dio

Ci sono varie cose che non mi mancano del liceo, tra queste ci sono i compleanni. Vorrei poter dire anche i brufoli, ma quelli sono intatti, ogni tanto tornano a far capolino, ma a parte ciò.

I diciottesimi in particolare, tragici.

Avrete sicuramente presente quelle feste ingessate, dove si fa la foto dietro al tavolo, coi sorrisi tirati. Dove la battuta più fresca risale al 95 . Ci si “issava” sopra ai tacchi. Contadini ripuliti. O veri borghesotti dall’aria beffarda. Il  momento in cui Tizia apriva i vari pacchetti.

Si facevano le collette. Mettevi o cinque o dieci euro, a seconda di quanto ti stava simpatica Tizia, o meglio, in linea di massima era così.

Relativamente, sì. Andai al compleanno di una della mia classe, apposi la mia firma insieme alla firma delle altre. Un bel bigliettino con frasi sceme, e tante firme. Tizia non mi era poi così vicina, ma pensai che visto che aveva organizzato questa festa con tanto di dj bla bla bla fosse quasi dovuto sganciare questi dieci cazzutissimi cazzo di euro, e tanti saluti. Sapete cosa scoprii?

Che le VERE amiche di Tizia, voglio dire quelle che considerava tali, voglio dire quelle che ci faceva le vacanze insieme, voglio dire quelle con cui esce, voglio dire quelle cui rivela i suoi segreti (presumo), voglio dire quelle …avevano approfittato del “mucchio” fatto dalle altre (una cinquantina di persone, tra cui io, invitate esclusivamente per il regalo, presumo), avevano messo la loro firma sul biglietto, NON avevano messo manco un euro.

Poi ok, magari risulto superficiale io perché “l’amicizia non si commisura in base al denaro”, e va bene. Ma ti prego, non fingere. Allora di’: guarda non ti ho fatto niente, perché (aggiungere motivazione). No che fai finta di aver contribuito , e anche PIù di qualsiasi altro stronzo invitato a quella festa penosa. Cosa ti vuoi fingere. Si, vabbè.

Anche perché cazzo, ora che ci penso. Il regalo era consegnato dalle mani di Caina (amica stretta), alle mani di Tizia. Caina era la prima a prendersi i bacetti sulle guance, falsi, di Tizia. Voglio dire, frena frena frena, sei una  vile paracula.

Altrettanto penoso era il “pre” festa, voglio dire a scuola. Ognuna aveva il diritto a un vassoio di paste. Comprato con colletta dalle altre.

Al mio diciottesimo si sono dimenticate, e finché sono le altre, amen. Ma lo hanno fatto le mie ex amiche, al che mi dico, be’, liceali.

Liceali, sì, nel senso, persone che non mi appartengono, non mi sono mai appartenute. Una fase un po’ insipida della mia vita, con poco o nulla da rimpiangere…

Oggi è il mio ultimo giorno da teen. A meno che non arrivo a cento anni, la cifra non comprenderà mai più un “UNO” come inizio. Al liceo avevo la Smemoranda, che è probabilmente la sola cosa che mi manca, dopo storia dell’arte e filosofia. Quella vera, dico, i discorsi sull’anima. Ci prendevo sempre 10.  Che ad averli fatti ora sarebbe stata roba da uscirne scemi. La Smenoranda dicevo, c’erano i personaggi famosi che una volta al mese riversavano qualche battuta su quelle pagine. E ricordo due cose in particolare. Simoncelli che diceva: gran giorno quando diventai campione del mondo. E ripenso che ora Simoncelli si trova dentro un’urna, incenerito. Al che penso: e che cazzo. E poi la Gucciari, quando ancora faceva Zelig, che scrisse una roba che ricordo perfettamente, forse testuale: QUANDO LA CIFRA DEI TUOI ANNI INIZIA CON UN “UNO”, L’UNICA COSA PER CUI DOVRESTI PIANGERE  è SE SBATTI IL MIGNOLINO DEL PIEDE CONTRO UNO SPIGOLO.

Ma le cose non sono andate esattamente così. Ricordo quindi tutti quegli inutili pianti per cose di cui francamente ora non me ne fotte un cazzo. Persone che ora non mi interessa cosa fanno, cose che è insulso ricordare. Ricordo appena finii la maturità, sfatta, stressata. La prima cosa che feci fu prendere un grosso scatolone, e scaraventarci dentro la ROBA del liceo. La prima cosa che feci fu liberarmi delle converse, delle felpine, delle cose con i pupazzetti, delle mollettine colorate, dei glitter, di tutto ciò che fosse fluo, sgargiante, degli smalti rosa, dello zaino Seven azzurro scialbo (invicta! Volevo un cazzo di zaino dell’invicta, anni 80! Sarebbe costato 2 lire!), della Smemoranda, di tutti i libri ( CON LE FIGURE!), del dizionario di latino, dei dizionari di lingua, di “melibeo tibi patulens recubans”, o giù di lì.

Insomma, avevo la patente, la macchina, la maggiore età. Tutto il quinto superiore era stato un “che  ci faccio in mezzo a gente che mi dice cosa devo fare e mi dice di fare i compiti? Come osi?”

E lo penso tutt’ora.

Sono uscita presto dall’adolescenza, l’umore mi si  è sintonizzato pacificamente in uno stato di quiete, in via di massima. Vira ogni tanto o verso l’ansia o verso la collera, ma sono solo scosse di assestamento.

Ogni tanto le rivedo quelle del liceo, e penso che non mi interessa sapere quello che fanno, o cosa combinano.

E penso che l’età d’oro è questa, quella che scocca domani. Voglio dire, se non sei in grado di essere bella, o almeno guardabile, a venti anni, fidati, non lo sarai mai più. A vent’anni è l’apice, la cresta dell’onda, il non plus ultra. Si assesta in questo stato di grazia fino diciamo ai 25, 26. Poi, inesorabile, la discesa, il tracollo ai 50, l’accettazione, il declino.

Per questo, vanno goduti. Domani inizia ufficialmente la mia età dell’oro, sono curiosa di una cosa. Degli auguri.

Perché quando compi gli anni, risbuca gente altrimenti dimenticata. Voglio vedere quali ex, e quali cadaveri salteranno fuori. Non ricordo se all’ultimo mio ex ho fatto gli auguri per i suoi ventuno. Dovrebbe averne ventuno. Penso che da oggi posso anche recidere l’ “obbligo” degli auguri di Natale o Pasqua. Penso che lo stesso valga con le tipe del liceo, penso si sia creata la giusta distanza, penso che chi non è in grado di guardare avanti sa solo perdere. Penso che dal passato vadano solo presi gli insegnamenti, e poi il resto è carta straccia. Penso che se si perde tempo a rimuginare non ci si focalizza BENE sull’oggi. Penso che finalmente sono adulta e che la vita non può che sorridermi.

Penso che i diciannove sono un’età di transizione SCIALBA. Penso sia stato solo un anno cuscinetto per attutire il colpo tra il prima e il dopo. Penso che Legge sia la mia strada, penso di aver fatto a modo mio, e di aver fatto, quindi, bene.

Tanti auguri a me. E un brindisi alla libertà, con una strofa a LEI dedicata.

E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

T’ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell’altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.

Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.

 

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