ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

zucchero – guccini, caffè senza zucchero

I peli crescono troppo rapidi, i capelli non mi crescono mai. Non esiste il tempismo perfetto.

Tre cucchiaini di zucchero, tazza di caffè, caffettiera da sei. L’ho sempre preso bollente e amaro. E non mi smentisco, solo, volevo provare. Cosa sente in bocca la gente , che si limita a una tazzina, un cucchiaino raso di zucchero.

E’ sbobbetta, fa veramente schifo, lo zucchero guasta il caffè, come il latte guasta la cioccolata.

Ci sono cose che sono fatte per rimanere pure, integre, in quel modo, e sono le cose perfette.

Non esistono i tempi giusti, merda.

Insonnia di notte, sonno di giorno. Noia, tutto il giorno.

Non è mai il momento perfetto per fare qualcosa, l’anticipo si tramuta ben presto in ritardo.

I momenti propizi, quando non puoi goderne. L’atteggiamento giusto quando non ti serve. Una cosa quando non puoi, e resti a secco se la vuoi.

Il poco diventa velocemente troppo, tutto si adagia morbidamente verso la rovina.

Le costrizioni, Cristo quanto le odio, le costrizioni e i posti chiusi. Questa sala la odio, sto caldo non passa. Questo anno insipido l’ho odiato dal primo all’ultimo istante.

Un anno di mezzi sorrisi e tiepidi passettini, retrocessione.

Come tutte quelle stupide cazzo età di passaggio. Diciannove, che età del cazzo. Venti. Voglio quel numero tondo e compiuto, lo voglio da sempre. Me lo sento da tanto.

Voglio uscire, mi sento come un uccello in gabbia. Liberarmi dagli inconvenienti e dai “devo” e “non posso”. E’ stantia, l’aria. Come una cantina chiusa, puzza di muffa, sughero e tannino.

…e non dover rendere conto di ciò che faccio.

Voglio spendere un po’, divertirmi un po’, una botta di vita.

Ma non esiste il tempismo perfetto. Stai a rimpiangere la libertà quando non c’è, a piagnucolare per solitudine o noia se ce n’è troppa, ma non ne posso più di ste quattro mura roventi.

L’estate ha rotto i coglioni, voglio sentire freddo da gelare, e l’attività, il movimento. L’aria gelida che pizzica le guance, la palestra, non avere un secondo, tornare a casa stanca.

Sì, ce la devo fare, certo.

Sono stupide paranoie femminili pre-ciclo. Sì, lo so.

Le lascio fluire. Fa bene svuotarsi la mente.

Quanto odio la gente appiccicosa, quanto la odio.

Il telefono è roba che io mi scordo, è giusto così. Non sopporto avercelo intorno, esco spesso e volentieri senza. Se si scarica lo lascio spento.

Sì insomma, umanità mi stai sul cazzo da sempre.

Sto caffè è un idillio, ormai mi concilia il sonno.

Soffio caldo Zucchero-Guccini. La stagione mia s’innova. Non mi pare.

Pretendo tracotante e superba, il meglio.

Solo il meglio mi tirerebbe su il morale.

E un buon caffè.

 

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