ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

Schweppes tonica

Così, mio nascente pubblico, stanno i fatti.

Eravamo cinque, sempre. Su venti persone, cinque condividevano con me quegli scazzi liceali meglio di altre. Sedevamo sempre sui posti in fondo, facevamo sempre tanto rumore, ridevamo troppo e sempre di quelle risate sguaiate di quando hai quindici-sedici-diciassette anni, e tutto ti sembra o una tragedia o un evento.

Eravamo sempre e solo cinque.

L’inglese, bionda-occhi celesti, era fidanzata con uno dei miei primi compagni di banco, l’avevo conosciuto addirittura alle medie. Gli davo ripetizioni di matematica, era quel periodo in cui a matematica ero un dio, prima che una professoressa guastasse anche questa convinzione. Pasticciava disegni alla lavagna, mugugnava qualcosa in dialetto, e li chiamava numeri. E ci toccava andare a ripetizione insieme, a me e all’inglese e poi a tutta la classe, tranne la mia Rivale di sempre.

L’inglese ha una casa grandissima dove ci riunivamo sempre, un po’ verso la campagna. Ci organizzava feste estive e invernali, cene.

La tedesca abita sul monte, tirchia da morire. La tedesca e l’inglese già si conoscevano da prima. La tedesca era (e probabilmente è) una tipa volubile, non particolarmente emotiva ma comunque sempre troppo poco decisa. Nella vita relazionale, abbastanza stolta devo dire. Si è sempre fatta lasciare, scaricare, non richiamare. Con quei grossi occhi verdastri pareva chiederti, e a volte osava farlo: dov’è il problema, cosa non va in me? In secondo superiore era il mio mito, magra come un chiodo, era il mio mito.

Si credeva bella e la gente ci provava. Poi combinava qualcosa di sbagliato, evidentemente. Io non ho mai capito cosa. E puntualmente non la cercavano più. Si trascinava la verginità dietro, come un peso.

Poi c’era una, l’araba, che all’inizio non mi stava particolarmente simpatica. Mi dava l’idea di una che tenesse la verità in tasca. Semplicemente avevo un modo di vedere la vita diametralmente opposto al suo. Ero, e sono, più sbrigativa. Più concreta.

L’araba era “innamorata” di un cinese-pardon, giapponese- , fidanzato. Ricordo le scenate angoscianti di quando magari uscivamo da qualche parte, e incontravamo il cinese. Tremava. Oddio, pensavo, e penso ancora: che sciocca esagerazione.

Raccontava minuziosamente di questo cinese, di come stesse sempre per succedere qualcosa ma di come puntualmente di frapponessero problemi su problemi, peggio di una soap.

Aveva strane crisi, tutti i problemi fisici e psicologici del mondo, dalla pressione bassa, a svenimenti a “lieve forma di dislessia” così che poteva portarsi dietro il pc e scrivere con quello per i compiti in classe.

E poi c’era la mia vicina di casa, che conoscevo dall’asilo. E ci ho fatto le medie insieme. Ed è stata la mia compagna di banco fissa, per 5 anni. La conosco da circa tutta la mia vita, se non un ventennio intero, poco ci manca.

Un tantino fissatina con l’oroscopo. Cancro. Mi calcolava tutte le affinità. Paranoica e insicura, era ossessionata dalla paura di sembrare mediocre. A scuola non prendeva voti altissimi, a volte cercavo di aiutarla. Ricordo la maturità, nitidamente. Ricordo che la mia perfettissima tesina era pronta da tempo, studiata da tempo. L’avevo preparata tipo a settembre, non scherzo. Studiandomi gli argomenti durante le vacanze del quarto.

Così avevo aiutato anche lei, coi ripassi, con tutto. Come avevo sempre fatto in cinque anni. L’ho fatto, ma non ero tenuta.

Il suo esame andò relativamente male, dovetti comprimere almeno di fronte a lei l’orgasmo del trionfo, di una commissione in piedi a complimentarsi, di quel numero tondo e perfettissimo che occhieggia insieme agli altri attestati, alle altre medaglie, alle altre pergamene della mia magnifica wall of shine.

Passò  l’ultima estate e le ultime vacanze insieme. Alla fine ci separammo tutte, io sono approdata in quel di Legge, la tedesca ha fatto un bordello,dall’iscriversi a scienze politiche, a economia, a logopedia, per poi prendere tutto e lasciare senza rinuncia agi studi e approdare a Londra a cazzeggiare.

L’inglese è andata lontanissimo, in Australia. Terra visitata.

L’araba studia pubblicità, la vicina una specie di interfacoltà tra scienze delle comunicazioni e sociologia, non ci ho capito molto. Manco voleva farla l’uni.

Sapevo che ci saremmo perse fisiologicamente di vista, ma con quelle due che non hanno espatriato speravo che ci fossero ancora dei rapporti. Uscite ce ne sono state, sempre più sporadiche. A volte cene tristi. A raccontarsi del liceo, come se non avessimo altro da spartire se non quei 5 anni passati in quell’istituto da cui la mia povera testolina flippata ancora deve riprendersi, poverina.

E poi abbiamo smesso proprio.

Ho cercato più volte di ristabilire dei contatti, proporre delle uscite. Era tutto un “ho da fare”, “vediamo”, “vedremo”.

Fino a ieri.

Morale della  favola l’inglese torna dall’australia senza avvertire nessuno,ma chissà come le altre lo sapevano e la sono passata a prendere. Foto, sorrisi, cazzi vari.

Carogne le altre quattro, mi chiedo, perché non mi hanno detto nulla?

Così la mia testolina flippata ha cercato di ritornare indietro nel tempo, dai più recenti avvenimenti andando indietro, sempre più indietro, fino al punto utile.

Ci deve essere stato, a un certo punto, un mio errore, ho pensato. Un’uscita infelice, una frase storta, una mancanza. Cosa potrebbe mai giustificare questo comportamento?

Sono stata egoista, forse. Ma no, le ho cercate. Anche quando mi preparavo due esami contemporaneamente, io le ho sempre cercate.

E allora? E quindi?

Chi è andato è andato, spero anche a fanculo, il passato lo rimpiange chi non ha futuro. Punto. Che altro ti vuoi aggiungere.

J Ax (se non ricordo male) su “amici un cazzo”.

Bello il punto che fa “levami il coltello dalla schiena, sei una iena. amici quali amici amici un cazzo”.

ohibò.

Più che farmi qualche mea-culpa e lavande gastriche di coscienza non posso fare. Forse le mie colpe e mancanze mi sfuggono, ammetto di non essere un soggetto amabile. Ma non ne trovo per ora, magari presuntuosamente, ma non le vedo. E non lascio correre.

Con la lingua affilata e i canini di fuori, pretenderò spiegazioni.

Amaro, amaro. Peggio della Schweppes tonica. Ma anche negli attimi delle nostre vite in cui qualcosa vacilla e si scopre il nervo della debolezza è contenuto un infinito fascino. Amaro appunto, ma conturbante.

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