ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

salsedine

Quando la vita ti sbatte in faccia la sua sfrontata bellezza (quasi alla pari di una donna  nuda di fronte a te e perfettamente consapevole del suo fascino ndr. ) lo fa a piccole dosi. Misurate. Piccole improvvise dosi misurate. Le misura lei, a te arrivano all’improvviso e imperfette come un orgasmo che godi a metà.

Prendi questa vacanza. Sette giorni. Una porzione ridicola di tempo, un morso, un cioccolatino.

Accontentiamoci, si dice. Nutriamoci di ricordi, si dice.

Sì, va be’.

Ripenso agli scazzi della colonna di traffico allineata MA comunque caotica di ogni mattina d’inverno. Al freddo che ti si infila dentro le giunture, a quanto odio i natali e i carnevali e le stronzate invernali e sentire freddo pure dentro a un cinema, ripenso a sti cazzo di tomi di diritto che mai dico mai riuscirò a padroneggiare come se le mie cellule fossero diritto e come se questa scelta non l’avessi fatta a occhi chiusi, con leggerezza, con la codardia di non aver provato Pisa del cazzo perché: “noooo ma io lì non dovrei mai scendere sotto il 28, non avrei una vita sociale, avrei 5 compagni di corso in tutto, non posso bruciare così i miei 20 anni, il mio decennio d’oro, my time to shine.”

E pensare a questa cittadina piccola dove ti squadrano dall’alto in basso, come in tutte le cittadine piccole e grette e spocchiose.

Forse ogni posto diventa invivibile se ci vivi davvero. Un tedio.

Forse è per questo che le vacanze di una settimana, come tutte le cose brevi, non possono che lasciarti un ricordo positivo. Di un posto che hai brevemente assaporato, appunto, brevemente scalfito, appena appena intaccato perché possano emergere eventuali difetti.

So solo che la cazzo di valigia chiusa se ne sta lì sopra il mio letto vero, quello senza bieche madonnine che ti squadrano dall’alto, quello che sai che sì, ok, in tutta la vita ti ci sei posata soltanto te, quello col materasso in un certo modo e i cuscini che conoscono la tua testa, aspettano il tuo corpo, ogni notte, si sono modellati alla forma del medesimo, notte dopo notte. Notti di solitudine.

Il mio cazzo di letto non è matrimoniale, questo è. Può essere comodo quanto cazzo gli pare ma non posso farci l’amore sopra. Punto.

Più diretto di così non saprei come dire. Non posso farci l’amore sopra. Non con uno a caso chiaramente. Punto.

Ci pensavo divorando pizza e sigarette.

Ci pensavo squadrando una tipa seduta davanti a me, che berciava coi tipi con cui ho fatto la vacanza, una tipa col suo nome comune, i suoi capelli lunghi, la sua aria vagamente etnica. Una tipa che mi è perfettamente indifferente, una tipa che mia lusinga nel trovarmi difetti inesistenti, peli nell’uovo. Li sussurra segretamente, non me li viene ad annoverare di persona. Oh sì amore, devi avermi squadrato molto molto bene allora…una tipa che ho eletto a mio capro espiatorio della giornata, in risposta a un istinto di scoglionamento provocato dalla fine della vacanza, dalla routine che mi si riattaccherà addosso. Capro espiatorio, il termine giusto.

Ha commesso il gravissimo sacrilegio di aver messo in dubbio la mia esteriorità. La mia avvenenza. In quel modo goffo che solo l’invidia ti sa donare. Avrei potuto chiudere un occhio…

per correttezza. Perché è amica del mio ragazzo, e dei suoi amici.

Perché una donna bella e di classe deve gloriarsi delle critiche e indossarle come gioielli.

Per non scadere nell’atteggiamento di una bambina indispettita che è venuta a sapere una cosa che la riguarda, fosse anche una critica, un insieme di critiche, i denti storti e brutte mani e brutti capelli e brutti piedi e non so cosa cazzo altro.

E’ più o meno come se io andassi davanti a Monica Bellucci, davanti a Megan Fox, e dicessi loro : sei cessa, hai una doppiapunta. Hai un’unghia spezzata.

Sono cose che se io fossi stata veramente una donna di classe avrei chiuso un occhio.

E invece no.

Sì, che cosa frivola. Noi donne sappiamo essere frivole quanto senza scrupoli. Scatenare battaglie per nulla, soffiare sopra i fuochi di paglia per farli divampare, stuzzicare le vespe per gioco. A costo di farla litigare con questi uccellini poco fedeli che mi hanno spifferato l’accaduto. Ma il mio Ego viene prima. Di magari troppe cose.

Poche parole precise, scoccate con la giusta sprezzante acidità. Lei che non ribatte, non ribatte, non ribatte, non dice una parola se non un imbarazzante “eh…si…”. Un orgasmo, un perfettissimo istante di godimento, come quando da piccola scavavo i formicai coi bastoncini e riuscivo a inforcare la regina, a un certo punto.

Nel più totale squallore il mio lato istintuale avrebbe anche concluso con un saccentissimo: fossi in te guarderei prima TE che mi sembri il misto tra una valchiria e una scaricatrice di porto.

Ma del resto la tipa ci è avvezza. Criticava le dimensioni del culo di una tipa che l’ha circa la metà del suo.

Ma sono cose che ho solo osato pensare.

Chiedere scusa poi. Scusa sto ceppo di cazzo, puppami la fava. Mi stai sui coglioni. Alberghi nel mio scroto immaginario, intasi le mie ovaie. Almeno oggi che mi girano perché a casa non ci volevo tornare, ed è questo il motivo vero di tanto…nervoso facile…

La sto ingigantendo.

A me piace sottilmente stare sul cazzo alle persone.

E poi al mondo ci sono problemi peggiori…

guarda quella tavolata di gente.

Una tizia troppo giovane con un bambino morto dentro la pancia e deve farselo raschiare via…i genitori di lei e di lui e i sorrisi tirati. E io che mi chiedo che cazzo ci faccio in mezzo a loro.

E la crisi e lo spread e quelle balorde puttanate cui fai assuefazione ormai.

Chi me lo ridarà indietro quel paesino bianco, i suoi mercatini, il sole sempre perfetto, trovare una spiaggia quale obiettivo più grande della giornata, mangiare come un bue…, ridere come un’idiota

spartire un letto che già mi manca.

Perfino farmi assistere come un neonato mentre vomitavo anche l’anima, puzzavo come una iena, stavo male come un cane.

Che cazzo avrò mangiato per stare così male, boh.

So solo che la pasta cruda e in bianco che mi ha cucinato mi pareva la più buona del mondo.

Ma è tipo roba che esula quello che sto qui a berciare in questo blog, e potrebbe essere un sentimento come anche una mia costruzione mentale come anche la proiezione ripulita del mio ego e trasfigurata nella persona di un altro, come anche vaga dipendenza affettiva, come anche quella parola grossa…ogni storia appena iniziata può essere TUTTO.  E’ una cellula indifferenziata, bisogna capire come evolve.

BOH.

Spero bene.

Roba tipo chi vivrà vedrà…

so solo che ho l’ultima salsedine addosso. La doccia di domani se la porta via.

E torno nel tedio. E questo mi fa girare le palle.

Come era in principio ora e sempre in tutti i secoli dei secoli amen.

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