ballatasadica

A sua (di Lei) immagine e somiglianza.

Caino vs il mondo

Grossi occhi sgranati e spauriti, capelli eccentrici. Un topo fresco di cattura. La sua faccia ha fatto il giro del mondo.

Uno studentello di quelli che puoi incontrare tranquillamente alla metro, e che, se non fosse strafatto di calmanti e se non stesse vagamente realizzando che: “ok, ho ucciso 12 persone, ne ho ferite 58. Questa corte è qui per giudicarmi, questa corte è qui per giustiziarmi, eventualmente…” avrebbe anche un aspetto molto più normale.

Sapete chi è questo.

Questo è  il tipico ragazzo che, quando non studia, passa ore al pc. Segue le aste su e-bay, avrà molti account aperti dei quali magari dimentica anche la password, bazzica chat, guarda film, scarica musica, gestisce i suoi social, magari blogga anche qualcosa come sto facendo io ora. Passa ore e ore su internet, si immedesima, magari legge.

E pensate voi, state comodamente al cinema, lì per passare una tranquilla serata. E in un attimo, nemmeno il tempo di realizzare roba come “sti pop corn sono troppo salati”, “carino sto film”, “quando finisce sta pubblicità?” vi beccate una scarica di pallottole. E qualcuno spegne la luce, per sempre. La morte che vi toglie crudelmente impreparati, e che ha quell’aspetto allucinato e sconvolto. La faccia di James Holmes.

Ci vogliono le palle per essere i suoi avvocati.

Studio Legge. Mi sentirei più in pace con me stessa e col mio ruolo se, ipotetico avvocato, lo difendessi.

Sì ok, l’accusa è a sua volta difesa dei diritti lesi delle vittime, dei feriti, e dei familiari delle vittime. Ma che non chieda la pena di morte.

Sarebbe ancora più crudele. Spettacolarizzarla all’Americana, poi. Tutto qui.

Sarebbero in grado anche di intervistarlo pochi minuti prima.

Farei leva sulla sua palese insanità mentale, quindi semplicemente sulla realtà dei fatti.

Poi sì, è un individuo di merda e tutto quanto, e a avercelo sotto mano gli faresti saltare i denti uno per uno.

Ma è malato.

E probabilmente, per quanto lo controllino eccetera, troverà il modo di suicidarsi. Da solo. Evitando file e trafile e ricorsi, e processi.

La pena di morte poi, è una pena insensata, ma non poi così terribile, di fronte a quello che lo attenderà…

Una vita dietro le sbarre, a fare i conti con se stesso. Con quella sera a Denver. Con le armi che ha montato pezzo per pezzo, con le bombe intorno alla casa, col terrore negli occhi delle vittime, col terrore nei suoi occhi davanti alla corte.

Sto facendo retorica da due soldi, me ne rendo conto.

Magari lì in mezzo alle sue vittime potevo esserci io, o miei cari, o miei familiari. Poteva esserci chiunque.

Ma non sarebbe stato comunque un motivo oggettivamente sufficiente per condannarlo.

Spero che l’accusa non chieda la pena di morte.

Lo spero più per una questione di diritto che di fatto.

E adesso posso farmela finita con queste balorde e vuote quanto inutili e mal formulate prese di posizione e au revoir e scusate. Mi veniva così.

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